Grandi vini e grandi formati: un binomio vincente in qualità e longevità, anche per lo Champagne.
Lo Champagne non è semplicemente un vino, è un universo di storie, terroir e sapienza che merita attenzione e approfondimento costanti e l’evento che lo ha recentemente celebrato a Bologna, non è stato certamente solo walk around tasting per oltre 140 banchi.
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Per questo oggi torniamo con la mente a Champagne Experience, che ha saputo darci informazioni e spunti per scriverne una nuova pagina. Non ripeteremo ciò che di generico abbiamo visto, né aggiungeremo altro alla nostra selezione (se volete rileggerla cliccate qui), ma ci soffermeremo più sul tecnico, sul valore aggiunto che una masterclass mirata può dare alla nostra competenza e alla nostra interpretazione del vino quando lo degustiamo.
Se parliamo ad esempio di grandi formati, esistono bottiglie che possono valorizzare più di altre gli aspetti organolettici dello Champagne. Un prodotto esclusivo merita anche una narrativa di pregio: tranquilli, c’è Sara Comastri. Buona lettura.
[la redazione]

Grandi vini e grandi formati: binomio vincente in qualità e longevità
Le bottiglie di grande formato sono i contenitori migliori per i vini predisposti e destinati a una lunga evoluzione. Lungi dal rappresentare esclusivamente uno strumento per celebrare occasioni e ricorrenze di una certa importanza, i grandi formati costituiscono la culla più confortevole per il riposo di molti grandi vini e presupposto per uno sviluppo più completo e armonioso delle qualità organolettiche.
Considerazioni che valgono per quasi tutte le tipologie di vino, ma che assumono ancora maggiore rilievo per quanto concerne gli Champagne (e, più in generale, i vini spumanti). In questo caso, la bottiglia è già sede di un processo fondamentale quale la seconda fermentazione, in cui si realizzano interazioni ed alchimie cruciali per la fisionomia finale del vino, nonché lo sviluppo dell’ulteriore componente dell’effervescenza.
Dal punto di vista più strettamente commerciale, poi, l’utilizzo dei grandi formati è indubbiamente più frequente nel comparto delle bollicine, tradizionalmente prescelte per festeggiamenti e per eventi su scala internazionale quali le premiazioni sportive (in questo caso, con grande disappunto per lo spreco che ne consegue!).

In una degustazione mirata a cogliere le differenze che uno stesso vino (in termini di vitigni e annata) può assumere a seconda del formato della bottiglia, esse possono risultare incredibilmente nette e marcate. Una delle testimonianze emblematiche in questo senso è fornita da Jacques Diebolt (fondatore, assieme alla moglie Nada Vallois, della grande maison Diebolt – Vallois). Egli definisce sorprendente l’assaggio alla cieca di tre calici propostogli dal nonno, al termine del quale era convinto si trattasse di tre cuvée completamente diverse, mentre l’unico elemento a cambiare era proprio la dimensione della bottiglia.
I due grandi formati più utilizzati sono Magnum (1,5 litri) e Jéroboam (3 litri). I formati ancora superiori (dal Réhoboam da 4,5 litri, al Melchizédec da 30 litri), per ragioni di costo, dimensioni e maneggevolezza rappresentano, invece, pezzi quasi unici destinati realmente a occasioni di particolare rilievo e prestigio; secondo l’ipotesi più accreditata, è proprio l’esclusività ed importanza a essi associata che ha portato all’adozione di tutta una serie di nomi di re e profeti protagonisti del Vecchio Testamento.
Da segnalare, inoltre, che il disciplinare di produzione dello Champagne prevede che solo la bottiglia di formato standard da 0,75 litri e il formato Magnum possano essere riempiti direttamente per la presa di spuma e la rifermentazione, mentre i formati più grandi possono essere riempiti solamente a seguito di travaso di vino precedentemente affinato in Magnum.
Quali sono le motivazioni tecniche alla base della migliore qualità dei vini affinati nelle bottiglie grandi? Innanzitutto, le dimensioni del collo e del tappo sono le stesse di una bottiglia di formato standard, ma il volume di liquido contenuto è almeno il doppio; la quantità di ossigeno che interagisce con il vino è la stessa, ma si distribuisce su una massa significativamente più grande. Questo comporta un deciso rallentamento del processo di scambio con l’ossigeno e una sua maggiore regolarità e gradualità; preludio a uno sviluppo di perlage più fine ed integrato, a un corredo di aromi più ricco e sfaccettato, e a una tenuta dell’acidità più protratta nel tempo.

In secondo luogo, il maggiore spessore del vetro nei grandi formati, oltre che la minore quantità di liquido che viene ad essere a contatto con esso, fanno sì che il vino sia decisamente più protetto da agenti esterni potenzialmente dannosi, quali luce e sbalzi termici.
Assaggiando lo stesso vino da una bottiglia standard e da formati più grandi, nel secondo caso noteremo senz’altro una freschezza e vivacità più pronunciata (questo indurrebbe, in assenza di informazioni, a ipotizzare una maggiore giovinezza). Troveremo inoltre un bagaglio di aromi più complesso, con fiore, frutto e componenti balsamiche ad affiancare le espressioni della maturità, e un perlage più vivo e fine.
Infine, per coloro che abbiano intenzione e possibilità, di conservare a lungo i vini nella propria cantina, per aprirli in momenti davvero speciali, o per finalità collezionistiche, la scelta dovrebbe indubbiamente cadere sui grandi formati, proprio in virtù della loro maggiore longevità.
Le considerazioni appena svolte sono assodate se il confronto viene svolto fra formato standard e formato Magnum; ma il mondo del vino non segue necessariamente un copione predefinito e ha sempre in serbo qualche sorpresa… Ed ecco che, tendenzialmente, aumentando ulteriormente il formato non si va incontro a un progressivo miglioramento nella qualità! Questo perché il formato Magnum è considerato unanimemente il migliore per la qualità del vino, in virtù della proporzione ideale fra il volume del liquido e la superficie esposta all’ossigeno; in esso si verifica, quindi, uno sviluppo massimamente armonioso e compiuto.
A quest’ultimo, particolare risvolto è stata dedicata una delle masterclass svoltesi nell’ambito dell’ottava edizione di Champagne Experience 2025, il più grande evento in Italia dedicato a questo vino, organizzato da Excellence SIDI, e per la prima volta tenutosi a BolognaFiere (cui spiritoitaliano.net ha già dedicato un resoconto generale e un’interessante e accurata selezione di referenze).

Magnum vs Jéroboam: la masterclass
Alberto Lupetti e Vania Valentini (autorevoli punti di riferimento in Italia per il mondo dello Champagne) hanno guidato i presenti in un appassionante “testa a testa” Magnum – Jéroboam che ha avvalorato questa situazione di superiorità del (relativamente) più piccolo sul più grande.
Tre grandi maison (de Venoge, Charles Heidsieck e Jacquesson), tre sans année (non millesimati), ognuno assaggiato da bottiglie di entrambi i formati. Nel primo caso, è stata scelta una coppia divergente anche in termini di periodo di affinamento, sboccatura e annata base dell’assemblaggio; negli altri due casi, si era veramente innanzi allo stesso vino.
Champagne de Venoge (importatore: Première)
Cordon Bleu
Assemblaggio: 34% Pinot Noir, 33% Chardonnay, 33% Pinot Meunier.
Il vino nel formato Magnum ha effettuato un affinamento sui lieviti di 50 mesi con sboccatura 2023 e l’annata base dell’assemblaggio è la 2018. Il vino nel formato Jéroboam ha effettuato un affinamento di 36 mesi con sboccatura 2025 e l’annata base dell’assemblaggio è la 2021. Il secondo vino ha colpito per la sensazione di gioventù trasmessa, con note erbacee, mentolate e resinose vive e penetranti, e freschezza vivace e dinamica in bocca; nel primo vino, già emergevano decise espressioni di maggiore maturità (mandorla, frutta gialla) e una rotondità al palato più accentuata.
E’ stata espressa, quasi unanimemente, la preferenza per il formato Jéroboam, per l’intrigante freschezza complessiva che ha donato una sorprendente bevibilità e ha fornito un’impressione di evoluzione potenziale davvero prolungata. Ma qui, come anticipato, c’erano anche le variabili tempo e annata a giocare un ruolo determinante…
Champagne Charles Heidsieck (importatore: Philarmonica)
Brut Reserve
Assemblaggio: 40% Pinot Noir, 40% Chardonnay, 20% Pinot Meunier.
I vini in entrambi i formati hanno effettuato un affinamento di 48 mesi sui lieviti e l’annata base dell’assemblaggio è la 2017 (sboccatura non dichiarata). E’ stato confermato il profilo più austero e affilato del vino nel formato più grande, attestato su note erbacee, floreali e di pietra bagnata a fronte di un corredo suadente di agrumi in marmellata, frutta secca e pasticceria. Il vino nel formato magnum ha mostrato, all’assaggio, un equilibrio più riuscito rispetto alla prima coppia, ove maturità e pienezza al sorso erano ancora sorrette con decisione da acidità e sapidità, disvelando al contempo prontezza di bevuta e potenziale evolutivo ancora da scoprire. Ecco che, in un contesto ove a giocare era solo la variabile formato e in un’ottica di bilanciamento fra qualità presenti e future, ha vinto il formato magnum.
Champagne Jacquesson (importatore: Pellegrini)
Cuvée 748 Extra Brut
Assemblaggio: 61% Chardonnay, 25% Pinot Noir, 14% Pinot Meunier.
I vini in entrambi i formati hanno effettuato un affinamento di 46 mesi sui lieviti e l’annata base dell’assemblaggio è la 2020 (sboccatura 2024).
Il vino nel formato magnum ha elargito un bagaglio di aromi incentrato su note calde di frutta candita, biscotto allo zenzero, spezie, mentre nell’altro spiccavano ancora toni floreali di camomilla, agrumi e roccia bagnata. Anche in questo caso, ha vinto la prima alla luce di una coesistenza ancora meglio assortita, al sorso, fra una immediata ricchezza e struttura di gusto (una saporosità speziata, quasi piccante, che ha richiamato istantaneamente un abbinamento gastronomico) e grintose freschezza e mineralità, a donare progressione e persistenza. Anche in questo caso, una valutazione focalizzata sulla capacità di regalare appagamento al momento attuale e nel contempo di lasciar intravedere ulteriori, ampi margini di miglioramento, ha fatto propendere le preferenze verso il formato magnum.

Un’interessante esperienza, che ha dimostrato una volta di più come il mondo del vino sia uno dei più stimolanti da approfondire e studiare costantemente, poiché anche i risvolti più tecnici (apparentemente ostici e noiosi), possono divenire fonte di continua sorpresa e solleticazione per i nostri sensi.
fonte: Uff stampa Società Excellence – foto: Sara Comastri – Paolo Bini ©
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