Alla prova: Cembra Cantina di Montagna

Qualità e identità vera, il progetto Cembra Cantina di Montagna coinvolge 300 vignaioli della valle. Tre vitigni declinati in cinque vini e messi alla prova nel calice.


Come spesso mi accade, apro tirandovi dentro all’articolo e voglio subito la verità. Siate sinceri con voi stessi: quante volte avete esitato non appena sentito vini da società consortile?


[si legge, più o meno, in: 6 minuti]

Ecco, è bene partire da qui perché quella di essere cantina cooperativa alla fine risulta, dati alla mano e calice alla bocca, quasi paradossalmente un valore aggiunto dopo aver “messo alla prova” le nuove uscite in bianco di Cembra Cantina di Montagna.

courtesy: Cembra CdM

La ragione sociale dice già molto ma, prima dei dettagli, inquadriamola comunque insieme: siamo in Val di Cembra (nord-est di Trento), una realtà sociale con oltre 70 anni di storia, poco meno di 300 conferitori che lavorano vigne fra i 450 e i 900 metri su terreni sorretti da 700 (settecento) km di muretti a secco che un drone farebbe sembrare quasi un’opera d’arte “ragnatela su pendii” di genio umano su risorsa naturale trentina.

I luoghi

Un territorio che rappresenta tanto, sia sotto l’aspetto della materia che dei valori. Parlare di Trentino significa pensare alle cose buone, fatte bene e con sacrificio costante. Generalizzare è sempre sbagliato ma – e ve ne faccio un’altra di domande – ditemi (anche in privato) se conoscete qualche azienda di questa provincia autonoma che lavora con superficialità o se avete qualche ex-amico/a di qui che vi ha fregato quando meno ve l’aspettavate…

courtesy: Cembra CdM

Si, ok, gli ski-pass aumentano di prezzo ogni anno ma, a parte questo, il Trentino si è giustamente costruito nell’immaginario collettivo un ruolo quasi poetico e con sostanza reale (ad esempio e dati alla mano) anche nel sociale.

Cembra Cantina di Montagna – qualche volta lo vedrete qui abbreviato con CdM per comodità – pare riassumere un po’ tutto ciò ed è per questo che non ho voluto perdere l’occasione e sfruttare l’opportunità di metterla alla prova alla prima occasione utile che, indipendentemente dalla location esclusiva, ha consentito “in orizzontale” di farsi un’idea sulla proposta “in bianco” e (di conseguenza) sulla conduzione di questo progetto.

foto PB ©

Ce ne sono stati innumerevoli di casi in Italia (per fortuna ormai quasi introvabili) in cui cooperative di soci si sono trasformate in “signorie” condotte da imprenditori egemonici che poi hanno fallito – del tipo: “e qui comando io e questa è casa mia” o, peggio ancora, del “prendi i soldi e scappa” – .

Oggi il rischio è più qualitativo che etico, la tendenza rimane quella di cercare di imbottigliare vini comunque fatti bene con punte di pregevolezza da provare a inserire in enoteca dirottando invece (e possibilmente) una buona percentuale dei prodotti verso gli scaffali della grande distribuzione.

Difficile che questo concetto sia totalmente ignoto non tanto al brand Cembra CdM quanto magari alla madre Soc. Coop. Agricola Cantina di La Vis e Valle di Cembra che, a sua volta, confluisce da pochi anni nel consorzio di secondo grado Cavit e che, a sua volta ancora, attualmente controlla interamente Casa Girelli e Cesarini Sforza, nonché la maggioranza della storica tedesca Kessler e l’80% della commerciale GLV Srl.

courtesy: Cembra CdM

Qui tutto vogliamo tranne che essere fuorvianti, cerchiamo solo di avere un’idea del contesto e dell’obiettivo. Appare però sufficientemente palese (soprattutto dopo gli assaggi) che, in strutture societarie come queste, un marchio come Cembra CdM si elevi a piccolo importante baluardo di piena riconoscibilità territoriale e qualitativa. Il “saper lavorare bene” trentino, si esplica qui con il tentativo di distribuire in larga scala le varie risorse con la consapevolezza di come si possa diversificare ogni marchio in base alle proprie aspettative di mercato.

Lo stile

Ecco così che Cembra Cantina di Montagna è stata rilanciata da pochi anni come piccolo fiore all’occhiello della cooperativa, portabandiera di tanti piccoli vignaioli “eroici” della Valle da seguire con meticolosità nel loro lavoro al fine di uscire in bottiglia con vini estremamente identitari e di valore. Già poco dopo l’inizio del millennio, La-Vis estese ai vigneti della Val di Cembra gli studi di zonazione intrapresi in collaborazione con l’Istituto agrario di San Michele all’Adige e l’Istituto di difesa del suolo di Firenze con il chiaro obiettivo di curare quegli aspetti che poi si espletano all’assaggio: attitudine pedoclimatica, selezione viticola, scrupolosità produttiva

Con le parole d’ordine “precisione, freschezza e delicatezza”, il giovane enologo Stefano Rossi ha cercato così di dare riconoscibilità e pregio alle tre bianche varietà identitarie del luogo: Müller Thurgau, Riesling e Chardonnay declinandole adesso in espressioni monovarietali capaci di portare nel bicchiere l’eleganza tutta cembrana fatta di pura coltivazione artigianale su terreni con pendenze che superano anche il 40% in una Valle che, per la sua amena tipicità, è iscritta dal 2020 nel Registro Nazionale dei paesaggi rurali storici.

foto PB ©

Per Rossi è essenziale sapere dove si poggiano i piedi e percepire l’aria che si respira: «Deve esserci una profonda consapevolezza del valore del territorio: vogliamo valorizzare in maniera ancora più netta le peculiarità delle nostre uve, un carattere da ricondurre alle altitudini, ai forti sbalzi termici tipici della valle e alla salinità data dal porfido ai nostri vini».


E’ stato quindi un interesse vero quello che mi ha portato all’evento di presentazione delle 3 nuove uscite monovitigno Trentino DOC 2022 allargate anche al Trentodoc riserva Oro Rosso 2018 e la nuova cuvée Zymbra 2019 Vigneti delle Dolomiti IGT. Sono 5 esemplari di una linea che Cembra CdM completa poi con il Trentino DOC Pinot nero.

Comprendere la logica significa arrivare preparati all’assaggio così come contestualizzare significa miglior capacità di interpretazione al sorso.

courtesy: Cembra CdM

Immaginatevi quindi a un’altezza – si fa per dire – più “bassa”, fra i 500 e i 600 metri, due appezzamenti di chardonnay su suoli maggiormente sabbiosi e fortemente esposti. Salendo anche giusto un minimo di quota, si possono ancora apprezzare le vigne di riesling che crescono fra i 500 e i 650 metri esposte a sud/sud-ovest e sempre su terreni prevalentemente sabbiosi.

Più in alto, dai 700 ai 900 metri, le viti müller thurgau che poggiano su un terreno maggiormente porfirico e sono esposte in direzione est e sud. Da solitamente metà settembre in poi si raccolgono prima i grappoli di chardonnay e, a seguire, quelli di müller thurgau e riesling.

Il porfido caratterizza il suolo di quest’area, a tal punto da definirlo identitario. Il porfido è un’antica roccia di origine vulcanica e rossastra risalente al permiano (tra i 260 e i 280 milioni di anni fa), plasmato nei millenni dal fiume Avisio e dallo scioglimento dei ghiacciai. Nei secoli, la pietra ha avuto un ruolo cruciale per la sopravvivenza economica della valle dato che i giacimenti del cembrano sono considerati fra i più importanti nel continente per estensione e qualità. Il porfido è così considerato una sorta di “oro rosso” ma, tornando al nostro, è determinante per la qualità multisensoriale dei vini locali.

foto PB ©

Gli assaggi

E citando l'”oro rosso” si arriva istintivamente a una delle etichette di Cembra Cantina di Montagna, un nome che dice tutto sul ruolo che il Trentodoc di gamma deve giocare per l’azienda verso l’assaggiatore. E’ stato il primo campione versato nel calice per l’occasione.

Trento riserva brut nature DOC Oro rosso 2018

Chardonnay in purezza estremamente cremoso che ben invita all’assaggio grazie al suo perlage fine e persistente che favorisce la spinta profumata di susina e albicocca fresca con arrivi di nocciola, pasticceria e caramella d’orzo su letto di fiori gialli. I 48 mesi di contatto sui lieviti donano equilibrio sulle papille, un corpo non eccessivamente invadente si lascia apprezzare per briosa piacevolezza e cremoso rientro finale di passion fruit di importante sapidità.

RQP:

foto PB ©

Siamo andati poi a capire come l’annata 2022 è stata gestita nella raccolta e nella vinificazione di Müller Thurgau, Riesling e Chardonnay. Un test stimolante e didattico, l’annata in Italia è rimasta negli annali non certo per mitezza e benevolenza ma qui è andata leggermente in modo diverso rimanendo comunque impressa per la sua “stranezza”.

Il clima siccitoso e con temperature più alte della media della prima parte della stagione vegetativa è stato bilanciato infatti dalle piogge di agosto. La prima vendemmia in azienda è datata 17/8, poi però i ritmi si sono accelerati godendo per fortuna di marcate escursioni termiche settembrine che hanno consentito una buona maturazione fenolica delle uve, arrivate in cantina (le ultime il 27/9) sane e tutto sommato da aspettative ottimali


Trentino bianco Müller Thurgau DOC 2022

Da uve vendemmiate il 12 settembre e trasformate in succo alcolico con l’utilizzo di solo acciaio, è stato imbottigliato un vino estremamente fresco. Floreale bianco, erba limoncina, pietra bagnata e soprattutto agrumi sono i marker che avviano a una beva vibrante. Entra secco, quasi nervino e deciso a ricordare l’altitudine (700-900 m) delle sue vigne. Il percorso gustativo prosegue con rimandi di pesca bianca e bergamotto non perdendo mai una verticalità distintiva.

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Trentino bianco Riesling renano DOC 2022

La pressatura delicata è fondamentale per la qualità finale del riesling e qui si capisce da subito che ogni cosa è andata al posto giustissimo. Il 10% di uve è scelto da un cru che serve anche a produrre vendemmia tardiva, il percorso in cantina passa dall’acciaio ma anche in parte da piccolo rovere non nuovo. Paglierino senza sbavature e ammaliante, al naso è cedro, salmastro, pesca gialla e ginestra con rientri di mentuccia che in bocca si miscelano in un corpo pieno, sostanzioso e appagante. Convince senza se e senza ma, non lunghissimo ma estremamente divertente con scia salata di mandarino e frutta secca.

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Trentino bianco Chardonnay DOC 2022

Vendemmiati il 10 settembre, gli acini di chardonnay hanno fermentato in tini di acciaio e il loro vino si è affinato in inox con una parte che ha beneficiato del riposo in piccole botti di rovere francese. La veste rimane quella del bianco giovane seppur da uva e produzione che lascerebbero immaginare sfumature più evolute, al naso torna nei suoi canoni con ricordi di banana, mango, arancia bionda e soffi vanigliati su petali freschi di biancospino. Carattere più ammansito dei “fratelli”, entra più vellutato e prosegue con educazione e coerenza il suo percorso bilanciato fra papille sicuramente soddisfatte per il gusto. Trait d’union: congedo sapido.

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foto PB ©

Usciamo dalla 2022 – attenzione, proprio in questi giorni si affacciano sul mercato – e usciamo dalla DOC per assaggiare un campione stimolante e, forse, decisivo per la valutazione complessiva dell’azienda. Molti appassionati sono attratti dal monovitigno e non c’è assolutamente niente di male – anzi! -, anche noi ci divertiamo a capire l’interpretazione delle uve tipiche e peculiari. Se però si punta alla vetta qualitativa e riconoscibile, serve quell’etichetta che sublima la produzione e, magari, ne fa sintesi di alto livello e convince il degustatore attento.


Vigneti delle Dolomiti IGT Zymbra 2019

Zymbra è un blend da selezione delle 3 uve che nel nome – ancora nomen omen – svela la sua missione. Zymbra è l’antico toponimo della valle e dietro questa etichetta c’è la voglia di dar voce a tutti i suoi comuni a tutti quei vignaioli che rendono unico il progetto Cembra CdM e il luogo stesso. Fermentazione e affinamento inizialmente separati con una minima parte che sta per 2 anni in piccole botti di rovere francese prima di unirsi e riposare insieme per circa 18 mesi in bottiglia.

Scintillano i suoi riverberi dorati appena versato e, almeno in questo 2019, sembrano didascalici gli apporti di ogni protagonista: profumo di fiori di tiglio, iris, ananas, pietra, erbe aromatiche con ricordi di cioccolato bianco. Un divertimento che si completa al sorso dove si mostra ricco ma non opulente, preciso nello scandire i suoi aromi, si rivela elegantemente giovane, gustoso e lungo su un finale di pesca, fiori gialli e crema al limone con – guarda il caso… – scia sapida. Se ne producono dalle 3500 alle 5000 bottiglie in base all’annata, un rapporto qualità/prezzo indiscutibile.

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foto PB ©

Diventa così chiaro che Cembra Cantina di Montagna fa le cose sul serio e il progetto cooperativo, gestito dall’alto e affidato in cantina alla mano di Rossi, sta funzionando e bene. Trucchi e inganni stanno altrove, qui la volontà (come già premesso all’inizio) è di valorizzare il lavoro di una comunità e, per quanto possibile, veicolarla con un brand che sia il più possibile autoreferenziale, riconoscibile e identitario sia al consumatore distante che all’enoturista.

Prova superata, con convinzione e piacere di poterlo raccontare. Gli abbinamenti si possono fare ovviamente a tutto pasto, lasciando magari i secondi piatti di pesce o carne bianca a Zymbra IGT o al Trentino Riesling DOC. Se aveste carne rossa da bagnare… c’è da pensare ad altro ma non è detto che non possiate rimanere sempre da queste parti: Cembra CdM fa anche un Trentino Pinot nero DOC davvero signorile.


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fonte: Cembra cantina di Montagna – foto: Paolo Bini ©
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