Da BB2025 un Brunello 2021 a tutta freschezza. Le piccole cantine meritano più spazio e possono fare la differenza.
«Madonna mia che freddo stamani, nevischia pure…». È proprio gelido questo sabato mattina mentre, come ormai di abitudine, scendo dall’auto mi avvio in paese per l’appuntamento col nuovo Brunello.
[si legge, più o meno, in: 6 minuti]
Mi incammino, sono cinque minuti di strada, ma stamani faccio una fatica boia ad arrivare al chiostro: temperatura rigida, mi sembra di essere pure più rincoglionito del solito e tengo la testa bassa in questo inizio di weekend nella Montalcino che presenta le sue nuove etichette al mondo. Meno male che domani mette sole.

Nel complesso museale di Sant’Agostino, Benvenuto Brunello 2025 ha confermato la distribuzione dello scorso anno: con le prime due giornate (giovedì e venerdì) dedicate esclusivamente alla stampa nazionale ed estera, mentre negli altri giorni la walk around tasting alla presenza dei produttori, con il lunedì riservato a ristorazione stellata e alta hotellerie.
Quest’anno, per noi, niente tradizionale degustazione massiva con servizio al tavolo e, in tutta sincerità, la cosa a priori non mi ha preoccupato. A posteriori, poi, credo sia stata la miglior soluzione.
Intendiamoci: assaggiare praticamente tutti i nuovi Brunello, con il servizio impeccabile e rapido dei sommelier, ti consente di avere un resoconto immediato sul valore dell’annata e sui migliori campioni in anteprima (migliori, ma sempre a discrezione del giornalista di turno). Però, però… se vogliamo davvero essere onesti, di “però” ce ne sono parecchi…
Abbiamo già letto le analisi fatte ovviamente in tempo zero da alcuni media (di settore o presunti tali), critics (autorevoli o presunti tali) influencer (veri o presunti tali). Direi che, nel 2025 (non 2005 ma 2025), servirebbe davvero andarci un po’ più piano.

Valutazione dell’annata… eh!
Si può disquisire quanto vogliamo, ma:
- Montalcino ha il suo microclima in ogni areale;
- le sue aziende spesso hanno appezzamenti in più di un versante (e giustamente lo sfruttano);
- gli espertissimi agronomi ed enologi lavorano sopra (nei vigneti) e sotto (in cantina) per avere un prodotto che soddisfi stilisticamente la filosofia aziendale.
Tutto ciò, nel terzo decennio del terzo millennio a partire dall’unica certezza – che per noi è certezza – di un sangiovese 100%.
A chi mi ha chiesto: «Allora? Questo Brunello 2021? Grande annata o così così? Qual è stato il migliore?». Ho risposto che ho assaggiato tanti vini davvero molto buoni, spesso pensati per giocarsi molto il sorso sulla freschezza e che la classica classifica dei migliori Brunello (almeno per il vino Brunello di Montalcino) è roba ormai da paleolitico.
Ci sono produttori che (ad esempio) raccontano di aver avuto una stagione ottimale, chi dice di aver perso molto raccolto per colpa delle grandinate, chi sottolinea (oggi a testa alta) di essere sul versante nord, chi vendemmia a mezzogiorno ma ha ottima agilità (verificata) nel calice. Ci sarebbe altro ancora […], possiamo già fermarci per capire che generalizzare si può, ma non troppo e mai come regola, neppure per il consumatore.
Oggi fanno ottimi vini quasi tutti, la professionalità fa la differenza e mai come in questi ultimi anni diventa aleatorio dare un punteggio “in anteprima” a un Brunello.
La linea è sottilissima e anche fra gli esperti (veri) la diatriba è serrata fra chi è fautore e giode della sottile ipereleganza frutto dell’altissima esperienza enologica, chi invece la ritiene quasi impalpabile e ancora preferisce salviare la ricca e solida persistenza, o ancora chi ritiene che si può arrivare alla signorilità tradizionale solo con colli, poggi o grazie. Guardate che non è così banale tale da poter banalizzare!

Ma di cosa si ragiona, allora, quando ci rendiamo conto che la vera opinione (leggasi: scatto sui mercati) oggi riescono a farla solo le 3-4 testate (generaliste, non di settore) dei grandi gruppi italiani, i media internazionali (di settore) che annoverano colleghi di stimatissima competenza e quelle 2-3 riviste “Wine something” di oltreoceano?
Meglio il Brunello di Tizio o di Caio? Quello vale 97, l’altro 96,5? Oltretutto valutati in anteprima, con tutte la variabili odierne del caso e tutto il disagio che le aziende di “grido” provano ormai quando sentono da lontano la parola “guida” (italiana)… dai, ma di che si ragiona?
Andiamoci quindi piano, visto anche che il concetto della “valutazione stellata delle annate” (comunque ancora tanto caro al consumatore) è stato ormai superato in questa terra dall’anno scorso con il metodo “Brunello Forma“, un sistema basato su criteri qualitativi e stilistici che tengono conto dell’interazione tra vitigno, clima e vino, e dell’eterogeneità del territorio per esposizione, altitudine e suoli.
[salta alla considerazioni personali]

2021: andamento agronomico
Parole del Consorzio:
Il 2021 si è distinto principalmente per l’assenza di calore estremo e di condizioni di stress correlate. I fattori che più hanno determinato le caratteristiche dell’annata sono stati la gelata primaverile, che ha posticipato l’intero ciclo vegeto-produttivo e comportato in alcuni casi produzioni più ridotte, e le temperature moderatamente elevate ma con una spiccata escursione termica in un contesto di una stagione particolarmente secca soprattutto nei mesi di marzo, luglio e settembre. Fattori che però non hanno avuto contemporaneità e livelli di severità tali da compromettere il corretto funzionamento fisiologico delle viti e per questo determinanti nell’espressione dei caratteri dell’annata descritti.
La vendemmia si è svolta nella seconda metà di settembre per concludersi nei primi giorni di ottobre con un raccolto in alcuni casi limitato non solo a causa della gelata primaverile ma anche per la carenza di piogge nel periodo marzo-settembre.

2021: eccellente? No: fragrante, definita e verticale
Se volete, guardatevi l’interessantissimo studio e limitiamoci a quanto esposto dal Consorzio e quanto commentato dal primo portavoce, il giovane neo-presidente Giacomo Bartolommei, all’esordio in “Benvenuto” e, a sensazione, “benvoluto” anche da tanti produttori (medio-piccoli compresi): «Abbiamo inaugurato un nuovo approccio alla lettura delle annate, superando il tradizionale sistema delle stelle per adottare una valutazione in chiave più qualitativa e stilistica, capace di esprimere al meglio la personalità del Sangiovese. La valutazione di quest’anno ci racconta di un millesimo armonioso ed elegante, con grande potenziale anche in termini di invecchiamento: ora non ci resta che attendere la risposta del mercato, dove già registriamo un fortissimo riscontro per un’annata che entrerà in commercio a partire da gennaio».
Ok, il presidente deve anche un po’ infiocchettare il regalo, ma assaggiandone tanti (non tutti, ma comunque tanti) ho ritrovato quella vivacità principesca (non regale), gustosa, piacevole, quasi immediata e succosa a cui ha fatto riferimento l’analisi della commissione del Consorzio e degli 8 MoW presentando la vendemmia 2021: «Un profilo floreale e aromatico, dal carattere preciso e stratificato. Un’annata equilibrata, in cui concentrazione aromatica, alcol e tannini trovano un’armonia naturale, con una profondità elegante che lascia prevedere un’evoluzione positiva nel tempo».
Un’annata 2021 (ipsi dixerunt): fragrante, definita e verticale. Perché?
- Fragrante: un’espressione di Brunello dal profilo più floreale e aromatico, con richiami alla pesca e alla ciliegia rossa croccante. Un carattere dettagliato e stratificato, che mette in risalto il cuore del frutto e una gestione dell’estrazione attenta e precisa, a conferma dell’attitudine vibrante del Brunello. Intrigante, puro ed etereo, con una speziatura distintiva che aggiunge complessità e una vena di macchia mediterranea che ne esalta la bevibilità.
- Definita: l’equilibrio sorprendente del Brunello 2021, con un’armoniosa interazione tra concentrazione aromatica, alcol e tannini, è legato alle condizioni climatiche. Nonostante una stagione molto secca (-36% rispetto alla media storica), le piogge nel trimestre chiave per il Sangiovese (giugno, luglio, agosto) sono state leggermente superiori alla media. Le ondate di calore sono state brevi e mai eccessive, dando origine a vini saporiti e completi, privi di qualsiasi segno di surmaturazione o di rigidità tannica, confermando così un’annata di Brunello contraddistinta da eleganza e finezza.
- Verticale: un attributo tattile raro per un Brunello slanciato e di aggraziata profondità, fedele all’eredità del Sangiovese. La struttura è in una tensione armoniosa; i tannini mostrano una tessitura che varia dal gessoso al sabbioso, con una lineare dinamicità. Un’annata che celebra la diversità del carattere territoriale e dello stile enologico all’interno della denominazione. La purezza espressiva, la succosità diffusa e il volume etereo permettono al Brunello 2021 di distendersi nel retrogusto, rivelando una chiara predisposizione a un’evoluzione positiva e duratura.

Considerazioni
Prima di vedere la nostra selezione dei 12 piccoli grandi ilcinesi, fatemi aggiungere che l’evento si è svolto bene, l’organizzazione ha funzionato e molto interessanti sono state anche le masterclass a latere che hanno dato un valore aggiunto alla manifestazione, compresa quella condotta da Giambattista Marchetto “Brunello al Vertice: Riserva 2019 e Vigna 2018” che abbiamo seguito con piacere e ha fornito una chiave interpretativa non banale a vini figli di 2 annate e versanti differenti.
Lo abbiamo già scritto: i Brunello 2021 erano buoni, parecchio. Aziende di chiara fama ce ne siamo assaggiate, ma è stato più divertente finire sulle piccole realtà: cantine che solo poche vendemmie fa accusavano un divario qualitativo che oggi si è ridotto. Il confronto, l’intervento di consulenti illuminati, l’esperienza anno dopo anno… tutti fattori che oggi ci fanno pensare che queste piccole realtà restino sotto ai “mostri sacri”, ma mica poi così tanto…
Ti trovi così a controllare e confrontare il prezzo della bottiglia. Se pensiamo di quanto stiano calando gli investimenti sul vino da collezione e di quanto anche i grandi nomi tentino di fare dei vini di lungo invecchiamento ma non più così lunghissimo… finisce che davvero si trovino alcuni Brunello che se la giocano – magari non alla pari, ma se la giocano – con i top di sempre.
L’altro volto di Montalcino
E se questi vini sono prodotti da cantine medio-piccole, magari a conduzione familiare, poniamoci pure il quesito: «Meglio continuare a raccontare sempre la solita e sempre più opinabile classifica dei giganti (la tiriteratop) o meglio iniziare a dare valore all’altro volto di Montalcino»? È un’importante fetta di piccoli produttori che certamente godono del lavoro promozionale fatto dai big, ma al tempo stesso sono l’humus per non appiattire una denominazione, un piccolo baluardo della “enobiodiversità” così essenziale per come si concepisce oggi e si concepirà domani il vino.
Io perlomeno non ho dubbi, l’edizione 2025 di Benvenuto Brunello mi ha convinto. Perderemo magari dei lettori (sono tanti quelli che mi chiedono sempre dei migliori 20) ma acquisiremo in autorevolezza, rispetto e stima da chi al vino e a Montalcino vuole davvero bene.
Poi – ci mancherebbe! – stampa estera qualificata o giornalisti del Gruppo 24Ore, RCS e Gedi possono muovere numeri importanti sui mercati e torna logico rimanere sulla filastrocca di sempre, con i soliti 15 brand che si scambiano posizioni nelle top20 di ogni anno. Gli altri wine critic – non voglio ragione a prescindere – sarebbe bene cambiassero target, a patto (ovviamente) di non fare marchette.
Ecco perché quest’anno abbiamo deciso di dedicare la nostra maggior attenzione a quelle cantine un po’ meno blasonate, che lavorano su pochi (anche pochissimi) ettari, ma che ci hanno colpito per qualità, coerenza, passione per il lavoro, amore per il territorio e, infine, quel pizzico di sana follia propria dei sognatori.

Benvenuto Brunello 2025: la piccola grande dozzina
in rigoroso ordine alfabetico
(localizzazione su mappa a bassa definizione a fondo pagina)
Armilla
armillawine.com
Piccola cantina a conduzione familiare, che trova origine dalla trasformazione di un casale nel 1980 quando Silverio Marchetti decise di farne casa e risorsa. L’armilla era il bracciale da indossare sul braccio sinistro che, nella Roma antica, veniva dato a ricompensa per coloro che si erano distinti per meriti militari. La storia aziendale sembra quasi ricollegarsi alle battaglie degli antichi legionari, tante sono state le difficoltà e l’ardore nel voler proseguire il progetto di Silverio e che Marchetti non riuscirà a vedere completato. La famiglia si distribuirà gli impegni della produzione vitivinicola che prende davvero il via nel 1995.
Oggi Armilla lavora su circa 3 ettari, tra i 320 e i 350 metri di altitudine in zona Tavernelle, sul versante sud-ovest di Montalcino e suoli con prevalenza di elementi calcarei, silicei ed arenacei, più o meno cementati con intercalazioni sabbiose e con prevalenza di minerali, di media fertilità.
Per scelta aziendale hanno portato in assaggio solamente il Brunello 2021. Noi che qui abbiamo scelto di citare almeno due etichette, per loro e un’altra cantina abbiamo fatto uno strappo alla regola: troppo buono.
Un Brunello di Montalcino DOCG 2021 vera sintesi di grazia. L’incipit olfattivo è un preciso ricordo di violetta fresca, ciliegia e accenni di glicine. Al sorso, non c’è opulenza, ma un’eleganza che scatta precisa sul palato. Il frutto è puro e sapido, con tannini fitti, vellutati e impeccabilmente signorili. Finale lunghissimo, speziato di sottile sapida persistenza floreale con ritorni balsamici. Inconfutabilmente ilcinese e di rara armonia, prodotto in circa 10000 copie.

Chiusa Grossa
chiusagrossa.it
Altra piccola azienda che coltiva su circa due ettari e su due appezzamenti: uno a Sant’Angelo e l’altro in zona Castelnuovo dell’Abate. Dal 2018 si fa vino e si privilegia la gestione attenta delle parcelle, con l’idea che ogni annata possa riflettere in modo distinto microclima e suolo. La filosofia aziendale mira a restituire il carattere del sangiovese di Montalcino senza compromessi: nessuna ricerca dei trend o dei numeri, bensì una produzione riservata a chi sa apprezzare la misura, la memoria del luogo, il tempo lento della vigna.
La famiglia è il bene primario a cui affidare lavoro e risultati, sapendo che (come dicono loro): “non ci si improvvisa agricoltori: il vino è semplicità e complessità al tempo stesso, è il frutto di un percorso lungo, mai lineare”.
Rosso di Montalcino DOC 2023 di spessore: fragola in confettura e amarena matura in avvio olfattivo e a centro bocca, dove sale un piacevole corredo aromatico di erbe officinali, pizzichi pepati e scorza di agrume. Finale decisamente sapido e di caldo rientro fruttato.
Il Brunello di Montalcino DOCG 2021, avvicinato al naso è una ventata di agrumi e fiori dove si inseriscono le note di chiodo di garofano e tabacco. In bocca sa di viola e scorza d’arancia amara, è scattante e vibrante, con una freschezza che ne rimane fulcro costante. Gioca sulle papille con più durezza e meno avvolgenza ma i suoi tannini restano pienamente nei canoni. Di ottima prospettiva evolutiva, chiude piacevolmente sapido.

Corte dei Venti
lacortedeiventi.it
Corte dei Venti porta avanti una tradizione familiare di lunga durata su un podere compatto: pochi ettari vitati (e un oliveto), tutte viti curate quasi come in un orto di casa. L’azienda si è mantenuta su dimensioni ridotte, quasi una dichiarazione di compattezza e autenticità, nell’area sud est di Montalcino, fra Sant’Angelo e Castelnuovo dell’Abate, quella delle terre rosse riscaldate dal sole ma dove i venti confluiscono e allontanano nebbie e agenti insalubri per la crescita del frutto.
Vendemmia manuale e produzione pensata per mantenere un legame con la terra e con una tradizione che si tramanda. I mercati sono fondamentali ma non sono un chiodo fisso e Clara Monaci rappresenta perfettamente quella categoria di chi produce vino con la coscienza di chi difende il valore del vocato, non del volume. E la nuova generazione è già in rampa di lancio…
Ci è piaciuto molto il loro Rosso di Montalcino DOC 2024 che ti arriva con agrume succoso, gelatina di more e petali di mammole. Al palato è gustoso e molto buono fin dal primo sorso, non cerca la potenza esagerata ma si impone per la sua personalità distinta. La frutta concentrata è ben gestita, mai pesante. Un Rosso affabile, gustoso, che chiude con coerenza su ritorni agrumati e sapidi.
Per secondo vino selezioniamo il loro Brunello di Montalcino riserva 2020: materico e di prospettiva che parte al naso di mirtillo, erbe officinali, liquirizia nera e fragrante polvere di caffè. In bocca è profondo e concentrato, con giusta astringenza da tipologia. La progressione è forte e culmina in un succoso finale di prugna matura e spezie dolci. Saporito e ben centrato.

Il Paradiso di Manfredi
ilparadisodimanfredi.it
Ci sono attimi in cui senti un’energia particolare, come se cogliessi un segno invisibile, se qualcosa ti attraesse più della normalità. Il Paradiso di Manfredi mi è parso qualcosa di speciale, non solo nel calice ma nella sensorialità data dagli sguardi, dalle espressioni, dalle parole, dai gesti educatissimi e al tempo stesso dolci di Florio Guerrini e la figlia Giada.
Cinque minuti cinque, per capire di non poterne più fare a meno in futuro. Florio è il genero del compianto Manfredi Martini, uno dei soci fondatori del Consorzio, e in questi anni si è sobbarcato un impegno fatto di amore puro, per la famiglia e per il lavoro.
Poco più di 2 ettari sul versante nord/nord-est con risultati, almeno sul Brunello, tremendamente strepitosi e che, oltretutto, sembrano rispecchiare nel calice pienamente quei valori che ho avuto l’impressione di ricevere dai miei interlocutori: mai sopra le righe ma con carattere vero, la sobrietà distinta di chi sa di valere molto e poi… la piacevolezza che non per forza deve essere diretta ma che va sorseggiata piano, con calma, studiandosi.
Il Rosso non era in degustazione perché non ritenuto pronto. Non potevamo anche qui non fare uno strappo alla nostra regola (2 vini per azienda) e raccontare velocemente questo loro Brunello di Montalcino 2021, tanto fresco ma non esile, tanto snello ma pur deciso negli aromi di arancia, amarena su ritorni gentili di viola, cannella, liquirizia e cardamomo. In bocca va avanti senza aggredirti ma segna deciso la sua trama tannica schioccante e fruttata. Freschissimo, finisce lontano di agrumi e mora, ma sembra non bastarti mai tanto è il suo richiamo alla beva. E pensare che, fra giovedì e venerdì mentre erano comodamente a degustare seduti, a tanti critici è sfuggito…

Podere Giardino
poderegiardino.it
Podere Giardino unisce la viticoltura a un progetto di ospitalità rurale, offrendo un’esperienza che va oltre la bottiglia: agriturismo, piccoli alloggi, un contesto naturale che invita al riposo e all’immersione nel paesaggio. I poco più 4 ettari di vigneto, ad altitudine compresa fra i 300 e 350 m, sono gestiti con pratiche attente che puntano sulla sostenibilità e sul rispetto del terroir.
Siamo sul versante sud, verso S. Angelo Scalo. Si coltiva quasi esclusivamente Sangiovese ma si sperimenta anche su Foglia tonda, Pugnitello, Trebbiano e Verdea con una produzione annua inferiore alle 10000 bottiglie. Azienda costituita nel 2003 con l’impianto dei primi vigneti e la ristrutturazione degli immobili (il principale terminato nel 2006).
Si ha la sensazione che l’obiettivo principale sia quello di fare un vino parte di un contesto, di un’esperienza: chi visita può cogliere il ritmo del podere, osservare la cura per la terra, comprendere l’idea di una viticoltura che dialoga con la natura e con chi cerca un contatto autentico.
Il loro Rosso è un vino di passione concentrata: frutto in caramella, speziato, floreale. Non lo definirei un “piccolo” Brunello, bensì un sangiovese di carattere: ricco, saporito, e con un tannino deciso che regala una persistenza di rilievo. La freschezza non è il suo forte ma è lungo e di grande personalità.
Al naso, il loro Brunello ricorda invece la prugna e il durone con integrazioni profumate di mammola, cuoio e tabacco. Sulle papille è sostenuto da una freschezza vibrante e una complessità aromatica che riesce a superare anche il grip dei tannini di prospettiva. Un vino peculiare e riconoscibile che va avanti nei secondi scivolando su ritorni floreali e balsamici.

Podere Scopetone
lamelina.net
L’azienda biologica Podere Scopetone è il frutto della passione di Loredana Tanganelli e Antonio Brandi, iniziata nel 2002 con il podere La Melina dove, inizialmente, ci si concentrò sull’apicoltura. Dal 2009 è stato rilevato lo storico marchio Scopetone (attivo dal 1979), divenendo così anche produttori di Brunello.
Cinque gli ettari coltivati a sangiovese nel versante sud-ovest, da poco tempo ce ne sono anche due in sperimentazione sul versante nord sempre a circa 400 m. Affiancati da consulenti enologici esterni, Scopetone produce circa 21.000 bottiglie tra Brunello, Rosso e Toscana IGT.
Il valore aggiunto è la biodiversità: ai vigneti si aggiungono 3 ettari di olivi per l’olio EVO e alberi da frutto. Ultimo investimento nel nel 2015: la nuova cantina per l’accoglienza degli enoturisti e professionisti del settore.
Non semplice fare un Rosso 2023 così succoso, di beva immediata. Dinamico, al naso e in bocca, passa dalla peonia fresca al lampone in composta con pizzichi di noce moscata e affabili ricordi balsamici. I suoi tannini si fanno sentire, ma il finale è progressivo e ti conduce verso sapide note di ciliegia, rosmarino e macchia mediterranea.
Stile moderno e seducente per il loro Brunello 2021, dalle nuance rubino accese. Intensi arrivi di mora di rovo e susina matura, chinotto e stecco di liquirizia. Al palato è fresco e contemporaneo: un avvio morbido di frutto scuro viene sostenuto da tannini decisi, in evoluzione, ma che non frenano una rincorsa fruttata sorprendente per lunghezza e succo.

Poggio alle forche
poggioalleforche.it
I numeri sono contenuti per questa cantina che coltiva le viti su circa tre ettari divisi fra la zona vicino all’Abbazia di Sant’Antimo e le colline sotto la Fortezza di Montalcino. Storia, paesaggio e viticoltura: si è scelto di mantenere un progetto artigianale con pochi vigneti, rese limitate, attenzioni personali e gestione diretta.
Il nome Poggio alle forche affonda le radici nella tradizione familiare di Montalcino, iniziata a metà del secolo scorso con Ofelio Cherubini e l’acquisto del podere Scarnacuoia 288. Dopo quarant’anni di esperienza nel settore vitivinicolo locale, la figlia Giuliana e il marito Lorenzo Turchi hanno ripreso la terra di famiglia per lanciare il proprio marchio, onorando le antiche tradizioni.
A “Benvenuto” presentavano il Rosso il Brunello annata e il vigna: i risultati ci hanno impressionato in ogni campione. Un lavoro davvero straordinario che ci è arrivato come il frutto di una filosofia che rifiuta l’omologazione, ma nel massimo rispetto per la propria terra. Circa 5000 bottiglie prodotte all’anno.
Rosso di Montalcino DOC 2024: Da singolo vigneto in produzione dal 2018, è un rosso pulito, fragrante di ribes rosso, lampone e rosa canina che anticipano un sorso divertente, fatto di freschezza con note di arancia bionda e karkade. Armonioso e caldo ha un finale sapido e coinvolgente con tocco pepato in chiusura di appagante lunghezza.
Buonissimo ed elegante il loro Brunello 2021, ma ci ha altrettanto convinto il BdM DOCG Scarnacuoia 288 2021: un cru da vigne del 1972, espressione territoriale e peculiare. Garbato ed elegante, il suo bouquet si spinge tra un frutto succoso di mirtillo e mora di gelso, fiore di glicine, spezie dolci e intrigante gianduja. Vino dignorile e di prospettiva, al momento la sua astringenza prosciuga ma sotto c’è tanta sostanza di pregio che si schiude verso un fresco finale di erbe, tamarindo ed eucalipto.

Poggio dell’Aquila
poggiodellaquila.it
Cantina a conduzione della famiglia Cosimi che mi ha colpito per l’approccio sobrio, genuino e di alta qualità, che immancabilmente si sono poi riflessi nel calice.
Circa 10 ettari complessivi, di cui 6 vitati esclusivamente a Sangiovese grosso, impiantati tra il 1990 e il 2004 con una densità media di 4500 piante per ettaro (Guyot). I vigneti sono collocati a 450 metri di altitudine su suoli prevalentemente galestrosi, derivanti dalla degradazione del substrato argillo-calcareo sottostante, risultando molto drenanti e ideali per ottenere uve perfettamente sane e ricche di polifenoli.
La filosofia produttiva si basa sul bassissimo impatto ambientale; un impegno culminato con la certificazione Biologica ottenuta a partire dall’annata 2015. La produzione è ovviamente contenuta con l’ambizione di mettere in bottiglia una testimonianza autentica del proprio luogo di origine. L’ho selezionata per questo, per la freschezza e sincerità del racconto della giovanissima Giulia a BB2025 e per la qualità oggettiva dei vini in assaggio, su cui stacca un Rosso che non si scorda proprio. Circoletto rosso.
Rosso di Montalcino DOC 2023: immediatamente piacevole, con un bouquet profumatissimo e fragrante che spazia dalla lavanda, al giaggiolo, alla rosa canina. Petali espressivi ma anche i ricordi di amarena e fragoline di bosco ti divertono assieme a pungenze speziate e lievi terziari dati probabilmente dal passaggio per un annetto in tonneau. In bocca mi è piaciuto molto: fresco ma non sottile, un Rosso che si è fatto sentire con succo e sapidità vera. Lontano dal concetto dell’eleganza moderna ma comunque snello, bevibile, appagante, sincero e con un frutto costante dall’avvio. Ricordi di ciliegia accompagnati da pepe rosa e caldo abbraccio, da centro bocca fino alla fine. Ma prima di dire “fine” ce n’è voluto…
Il loro Brunello di Montalcino DOCG 2021 ha mostrato ottima struttura. Esordio olfattivo di frutta rossa e nera (più mora e susina), poi un dignitosissimo ventaglio che ha aperto verso pansé, legno di cedro, chiodi di garofano, macchia mediterranea. In bocca si è offerto ricco, gustoso e saporito, con tannini che hanno marcato decisi lo scorrere dei sapori ma senza lasciare graffi. In questa fase, ne hanno condizionato anche il finale dove sono ritornati gli aromi di rabarbaro, cacao e scorza d’arancia. La lunghezza è rimasta ottima, seppur non infinita, ma basta dargli il giusto tempo… oppure, subito, un piatto di lepre in salmì.

San Guglielmo
cantinasanguglielmo.it
A conduzione familiare sul versante ovest di Montalcino, è profondamente legata alle radici storiche del Brunello. Il sogno prende vita nei primi anni 2000, ispirato dal nonno Guglielmo, uno dei soci fondatori del Consorzio. Negli anni Novanta, il figlio Mario riacquista cinque ettari di terreno e nel 2002 sua figlia Ilaria pianta le prime barbatelle di Sangiovese, dando vera progettualità vitivinicola all’azienda.
Poco meno di due ettari a vigneto che si estendono a circa 450 metri di altitudine su terreni di galestri e palombini. Il microclima ideale è garantito dalla vicinanza della macchia mediterranea, dalla brezza marina che sale dalla Maremma e dai profumi silvestri dei boschi vicini. Un habitat che San Guglielmo si obbliga a rispettare in tutto e per tutto secondo i dettami della vera sostenibilità, sia per il lavoro in vigna, che per i consumi (impianto fotovoltaico che copre un quarto del fabbisogno) che ancora per il riciclo (oltre il 60% del packaging).
Davanti a me, Ilaria e Mike, mi sono piaciuti un “casino”: trasmettono passione, condivisione, un’energia positiva che sa di entusiasmo e di fatica, di piccoli grandi sogni familiari da avverare e quell’ambizione di chi vuole fare, prima di tutto, le cose per bene, sebbene il lavoro sia indiscutibilmente molto oberante.
Oggi si commercializzano circa 10.000 bottiglie, la prima vendemmia è stata la 2005, le prime etichette: il Brunello 2016 e il Rosso 2019. Se pensiamo che sono, più o meno, passati 5 anni dalle prime uscite… i risultati sono straordinari.
Il Rosso di Montalcino DOC 2023 luccica rubino e sprizza profumi nitidi di violetta e iris, amarena e ribes nero con intriganti pizzichi speziati. In bocca sorprende per caratura, rimane un vino snello ma elegantissimo con sapori di ciliegia e arancia che non ti abbandonano mai, un equilibrio tattile magistrale e sinergia fresco-sapida che allunga la scia aromatica con ricordi conclusivi di tabacco. Sarà stata anche l’annata, ma questo Rosso ci ha entusiasmato.
Il loro Brunello di Montalcino DOCG 2021 ha i tratti della contemporaneità. Si è evidentemente cercato (coma da altre parti) di privilegiare la bevibilità nel breve-medio periodo e, indubbiamente, ci siamo riusciti. Grande ampiezza olfattiva (mora, mandarino, macis, mammola, gianduja, elicriso), in bocca perde al momento un po’ di carnosità fruttata e spinge il sorso con gustosa freschezza e tensione sapida. I tannini sono progressivi e mai rugosi, dal centro bocca salgono ritorni floreali verso un saporito finale dai ricordi di cioccolato all’arancia.

San Polino
sanpolino.it
Fondata da Luigi Fabbro e Katia Nussbaum nel 1990, la cantina è un esempio contemporaneo di viticoltura responsabile e pionieristica. Quando i fondatori acquistarono la terra, la trovarono incontaminata e priva di pesticidi, decidendo di applicare fin da subito una filosofia di permecultura e agricoltura rigenerativa, ispirata dalle esperienze di Luigi Fabbro in Amazzonia. La loro missione non era restaurare, ma proteggere la natura selvaggia e ridurre al minimo l’impatto ambientale, puntando all’autosufficienza e al basso impatto oltre i confini aziendali.
L’azienda rivendica un modo consapevole di fare vino: il prodotto deve essere un riflesso vivo e complesso del paesaggio e del suo ricco ecosistema. Il loro impegno fu riconosciuto nel 1994, quando San Polino ottenne la prima certificazione biologica a Montalcino, aprendo la strada a tecniche rigenerative poi adottate da altre cantine.
La produzione è contenuta, ma la visione è chiara: il vino è il risultato dell’equilibrio tra natura e mano dell’uomo, con la convinzione che l’eleganza estetica del vino sia lo specchio della ricchezza di vita degli ecosistemi da cui nasce. Questo “filo unico” lega la terra, i microrganismi, le persone che lavorano la vigna e chiunque condivida i loro vini. Lo si leggeva benissimo negli occhi di Giulio Fabbro, giovane professionista esperto in geofisica, che mi ha introdotto a una degustazione divertente.
Rosso di Montalcino DOC 2024: Di impronta decisa, la sua estrema giovinezza lo carica di vinosità e di frutta rossa fresca e concentrata. Il bouquet rivela la densità dell’amarena matura, bilanciata da un singolare e rinfrescante sentore di arancia rossa. Al palato è gustoso e armonico, dotato di una buona lunghezza strutturale. Chiude con un finale sapido e caldo, arricchito da un persistente richiamo alle erbe mediterranee, offrendo un tratto distintivo e coinvolgente.
Il Brunello di Montalcino Helichrysum 2021, anche all’occhio promette ricchezza: la sua veste è compatta e concentrati sono i suoi profumi in avvio: dalla viola appassita si passa subito al caffè tostato, avvolti da un abbraccio speziato di pepe nero, mora e chiodi di garofano. Intenso anche al sorso, energizzante, di frutta scura masticabile e tannini percettibili da vino di razza. Ha già ottima persistenza da sciogliersi nei mesi. Chiude con un’eco balsamica e di lavanda su percorso che non lascia mai i ritorni fruttati.

Scopone
winescopone.com
Una giovane e ambiziosa realtà di Montalcino. La tenuta è di circa 50 ettari, di cui 12 vitati, in posizione strategica nel versante sud-est della denominazione a un’altitudine compresa tra 490 e 512 metri. Le vigne guardano l’Amiata con una pendenza tra il 6 e il 10% e crescono su terreni con da un’alta percentuale di scheletro, ricchi di calcare e originati dalla decomposizione di rocce come galestro e alberese.
Dal 2021 è proprietà della famiglia Minari e Cristina Minari, trasferitasi da Bologna, guida il progetto con l’obiettivo di elevare Scopone a vero riferimento di eccellenza. Me lo racconta con entusiasmo e si capisce che il rinnovamento è stato davvero importante e oneroso, sia sotto l’aspetto produttivo che sulle risorse umane. Assieme a Francesco, a cui ha affidato importanti responsabilità fin dagli albori, mi mostrano suoli e territori (anche con animazioni digitali), mi parlano di tecnologia al servizio dei vigneti per monitorare ogni fase della crescita e sottolineano l’importanza della biodiversità.
Sotto a tutto ciò, c’è la base: i 12 ettari coltivati prevalentemente a Sangiovese con piccole porzioni di Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah. Ognuna con portainnesti selezionati in funzione del terreno e piantati con alta densità. Dinamismo, entusiasmo, fascino: Scopone trasmette questo anche nei propri vini e l’accoppiata dei loro Brunello 2021 ci ha convinto pienamente.
Brunello di Montalcino DOCG 2021: Ne abbiamo assaggiati di più freschi, ma questo è un Brunello che vuole abbracciarti, farti stare in comfort. Si capisce subito dai suoi profumi più evoluti, avvolgenti e tostati: dalla mora matura, si passa al glicine, al mirto, vaniglia e nocciola, tabacco da pipa con ricordi ferrosi. Entra morbido e con tannini fruttati ti spinge in una beva signorile, dai ricordi di frutta scura e amarene, con sapidità rinfrescante e balsamica chiusura
Brunello di Montalcino DOCG Scopone 507 2021: un cru, guarda caso, coltivato a 507 metri. I profumi e il bilanciamento sembrano guadagnarne. Al varietale, si aggiungono note di kumquat e tamarindo, marasca e mirtillo, torrefazione e sottobosco. Vorresti annusarlo per minuti, ma ti diverte anche al sorso dove rimane tendenzialmente morbido ma sontuoso con acidità viva e tannini di pregio che ti portano verso un lungo finale di frutta scura, viola e pain d’epices.

Villa i cipressi
villacipressi.it
Situata sulla strada per S. Angelo in Colle, l’azienda affonda le radici a metà degli anni ’70, quando Hubert Ciacci decise di ingrandire la piccola attività di apicoltura ereditata dal padre. Fu negli anni ’90 che, spinto dalla voglia di produrre eccellenza, Hubert impiantò i primi vigneti e olivi, dando il via alla produzione di Brunello e Rosso di Montalcino dal 2000. Oggi l’azienda è gestita con passione e continuità da Hubert, dalla moglie Patrizia e dai figli Dario e Federico.
La qualità dei vini si fonda sulla duplice natura del terroir: 2 ettari sul versante sud-est (Castelnuovo dell’Abate) e 4 su quello ovest, ma l’esposizione rimane sempre a mezzogiorno e il Sangiovese grosso, protagonista in vigna, può essere selezionato sulla base delle miglior peculiarità pedoclimatiche e dell’annata. Sui 250 metri si ha poi un terreno prevalentemente limoso-sabbioso, mentre le vigne ai 450 metri sono piantate su un suolo tendenzialmente calcareo e con una piccola presenza di argille.
L’intera gestione aziendale riflette un forte spirito ecologico: seguono i dettami del biologico e utilizzano esclusivamente energia fotovoltaica. Non solo vini ma anche miele, olio evo, grappa e gelatine di vino. Ispirazione artigianale in tutto, pensate che hanno dipinto la cantina ispirandosi a un quadro dell’artista austriaca Waltraud Redl.
L’accoppiata dei loro Brunello ci ha pienamente soddisfatto: il Brunello 2021 è partito di gelso nero, ciclamino, liquirizia, cacao con ricordi di origano e soffio balsamico. In bocca il suo tannino fremeva, ma il frutto è rimasto centrale e carnoso. Una buona acidità ha portato aromi di agrumi ma è stato il tratto di frutta scura, tostato e speziato dolce a proseguire la rincorsa nei secondi.
Il Brunello di Montalcino DOCG Zebras 2021 è la loro selezione, non sempre viene prodotto, ma se lo si fa, si è sicuri del grande risultato. Concentrato carminio intenso, una veste che trasporta mirtillo e amarena, petali scuri, cannella e cioccolato che vengono rinfrescati da ricordi mentolati, e di tabacco Virginia. Sulle papille spinge con sostanza concentrata, la percezione fruttata è tanta, così come il grip fenolico che, data la sruttura, non riesce a fermare la lunghissima rincorsa dei sapori. Affascina il palato la sua chiusura balsamico-speziata.

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Foto: Paolo Bini ©
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