Agostino Arioli di Birrificio Italiano è il Birraio dell’anno 2025. Il racconto dell’evento e nostri migliori assaggi.
È stata una bellissima due giorni, ma partiamo doverosamente dal risultato più atteso: il premio Birraio dell’Anno rimane in Lombardia!
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Potremmo dire, come tanti appassionati, che finalmente questo prestigioso riconoscimento è andato a chi ha seriamente contribuito a dare il via al movimento dell’artigianale italiana: Agostino Arioli, un professionista che, in un contesto dominato da prodotti standardizzati, ha saputo introdurre profumi inediti, gusti spiazzanti e un approccio tecnico e culturale che ha anticipato il mercato di anni.

Figura centrale di un percorso che ha cambiato per sempre il modo di intendere la birra nel nostro Paese, per Arioli è stata una doppia soddisfazione in un anno in cui il suo Birrificio Italiano festeggia i suoi 30 anni di attività (fondato nel 1994, ma attivo dal 1996). In tanti aspettavano questo nome, che finalmente è uscito.
Si è conclusa così la diciassettesima edizione di Birraio dell’Anno, l’evento organizzato da Fermento birra al Teatro Cartiere Carrara di Firenze che ha incoronato Agostino Arioli assieme a Maurizio Folli di Birrificio Italiano, realtà storica di Limido Comasco (CO).
Il premio Birraio dell’Anno viene assegnato a chi, nell’anno precedente – in questo caso il 2025 – si è distinto per la qualità complessiva della produzione. Birrificio Italiano ha saputo mantenere uno standard elevato sin dal 1996, anno delle prime cotte, contribuendo insieme ad altri pionieri a ridefinire il concetto stesso di birra in Italia. Lo scorso anno si aggiudicò il premio Emanuele Longo di Birrificio Lariano (LC).

Al secondo posto si è classificato Marco Valeriani del birrificio Alder di Seregno (MB), che inanella il terzo secondo posto consecutivo dopo la vittoria del 2023 (Birraio del 2022). Sul podio anche Elia Pina del birrificio 50&50 di Varese. Un podio tutto lombardo che racconta bene la solidità e la continuità del panorama brassicolo regionale. Sotto, la Top Ten Birraio dell’anno 2025:
Premio “Birraio dell’anno 2025” – Fermento birra
| # | Birraio | Birrificio | Sede |
| 1 | Agostino Arioli e Maurizio Folli | Birrificio Italiano | Limido Comasco (CO) |
| 2 | Marco Valeriani | Alder | Seregno (MB) |
| 3 | Elia Pina | 50&50 | Varese |
| 4 | Giovanni Faenza | Ritual Lab | Formello (RM) |
| 5 | Cecilia Scisciani e Matteo Pomposini | MC77 | Serrapetrona (MC) |
| 6 | Samuele Cesaroni | Brasseria della Fonte | Pienza (SI) |
| 7 | M.Benda, M. Voliani e S. Botto | Cantina Errante | Barberino Tavarnelle (FI) |
| 8 | Conor Gallagher Deeks | Hilltop | Bracciano Romano (VT) |
| 9 | Josif Vezzoli | Elvo | Graglia (BI) |
| 10 | Giorgio Masio | Altavia | Quiliano (SV) |

I motivi di un successo
Tante le motivazioni che hanno spinto i 100 esperti in giuria a decretare l’esito di questa edizione. L’organizzazione ne ha riportato un riassunto di cui facciamo una sintesi. Molte informazioni sono già note sia ai publican che al grande pubblico di appassionati, ma è sempre bene ricordare le tappe principali di un faticoso lavoro che, infine, sa portare al successo.
Fondato a Lurago Marinone, il Birrificio Italiano è stato uno dei pionieri del movimento brassicolo artigianale nel nostro Paese. Partito come un piccolo brewpub con impianti di fortuna, ha saputo distinguersi fin da subito per una filosofia produttiva orientata a birre “democratiche”: prodotti non filtrati né pastorizzati, di grande bevibilità ma dotati di una forte identità.
Nel 2012 l’attività si è trasferita nella sede di Limido Comasco, mantenendo intatto quel delicato equilibrio tra rigore tecnico e libertà creativa che definisce la sua “Officina Alchemica“. Il metodo di lavoro si basa su un controllo meticoloso delle materie prime che permette alla birra di evolversi naturalmente verso il risultato desiderato, senza interventi correttivi successivi.
Impossibile non citare la Tipopils, la birra simbolo di Arioli, una reinterpretazione moderna delle Pilsner che, grazie alla tecnica del dry hopping, ha dato origine allo stile oggi noto come “Italian Pils“, influenzando birrai di tutto il mondo. Accanto a questa etichetta iconica, il birrificio ha creato negli anni numerosi altri riferimenti storici – come la Amber Shock, la Bibock, la Finisterrae o la Nigredo – che testimoniano una ricerca costante capace di spaziare tra i diversi stili classici con creatività e metodo.
Possiamo con sicurezza anche noi affermare che, dopo 30 anni di attività, Arioli prosegue a portare avanti la sua iniziale idea di birra, senza mai lasciare indietro qualità, innovazione e sperimentazione. Un motivo per il quale facciamo le nostre sincere congratulazioni per questo premio ben meritato.
Agostino ha parlato al plurale al ritorno da Firenze, dopo questi due giorni intesi:
«Ringrazio tutti, questo riconoscimento è mio come di Maurizio e di Francesca e di tutto il team della produzione e anche di tutti quelli attorno al nudo lavoro della produzione e quelli che sostengono il progetto. Sono strafelice, ripartiamo con nuovo spirito e carburante perché sappiamo che ci adorano in mezzo mondo ma il paese dove ci vogliono più bene è ancora il nostro, l’Italia»

Birraio emergente
Spazio ovviamente anche al premio Birraio Emergente, la sezione dedicata ai nuovi birrai che hanno immesso sul mercato le proprie birre nei tre anni precedenti l’assegnazione del premio, uno spazio importante per raccontare le nuove energie del panorama artigianale.
Il premio Birraio Emergente 2025 è andato ad Andrea Nardi di Linfa Brewery (Roma), seguito da Lorenzo Monacci di Mudita (Stagno, LI) e da Stefano Furlanetto di De Lab Fermentazioni di Diano d’Alba (CN).
“I sogni son fatti di PlastiKa“, dicono da Linfa Brewery, in omaggio ad Andrea Nardi, detto Er PlastiKa. Un sogno che prende forma a metà giugno 2023, quando Andrea, già conosciuto nel panorama brassicolo italiano, avvia il progetto insieme ai suoi soci, Roberto Antonini e Francesco De Santis, proponendo fin da subito una gamma articolata di stili, capace di muoversi tra tradizione e modernità con uno standard qualitativo solido e riconoscibile.
Nonostante la giovane età, il progetto si è distinto per un team esperto e una comunicazione originale, capace di mescolare la tradizione delle Real Ale britanniche con il rigore delle basse fermentazioni mitteleuropee. Grazie a questo approccio, che rilegge gli stili classici in chiave contemporanea, Linfa si è dunque già affermata come una delle novità più mature e interessanti del panorama birrario, sono i risultati a dirlo.
| # | Birraio | Birrificio | Sede |
| 1 | Andrea Nardi | Linfa Brewery | Roma |
| 2 | Lorenzo Monacci | Mudita | Stagno (LI) |
| 3 | Stefano Furlanetto | De Lab Fermentazioni | Diano d’Alba (CN) |

Non solo premio… tanti assaggi
L’evento non è stato solo premio, anzi… È stato molto e, soprattutto, degustazione (senza limiti con il Beer pass). Vi abbiamo selezionato ciò che più ci ha colpito o incuriosito. Nel nostro viaggio in giro per gli stand, abbiamo voluto iniziare proprio dall’emergente progetto Linfa Brewery e le impressioni sono state ottime.
Abbiamo provato la Reef, una Pils di una beva da paura. Già in partenza si è notato lo stile di Andrea, che in questa birra ha voluto cercare l’equilibrio tra i malti tedeschi e i luppoli cechi, riuscendoci perfettamente.
Siamo poi passati alla Sugar on My Tongue, Triple con aggiunta di zucchero candito e zest di arancia: anche qui una birra ben bilanciata, note speziate e fruttate, di corpo medio ma che comunque mantiene una beva molto facile per lo stile. Infine siamo andati sulla Corgi, una Extra Pale Ale di ispirazione britannica, realizzata in collaborazione con Aimara, che assaggiamo spillata a pompa, che dire: leggera, beverina, amaro percettibile, da berne una dopo l’altra.
Oltre ai grandi classici, quest’anno il nostro occhio e la nostra bocca, sono rimasti attratti decisamente dalle anteprime presenti in degustazione.

Assaggi in anteprima
Ci ha colpito particolarmente la nuova arrivata in Cantina Errante: la Nontrebbio Cuvée 21/24. Co-fermentazione di Trebbiano e Malvasia vendemmia 2021, fatta riposare in barrique per tre anni. Successivamente, macerazione di bucce di Trebbiano e Vernaccia 2024 in un blend di birre a fermentazione spontanea proveniente sia da coolship sia dalla loro perpetua. Il tutto infine assemblato e lasciato maturare in bottiglia per un altro anno. Ecco: questa è una di quelle birre dove, come dicono i mastri artigiani stessi di Cantina Errante, è più facile berla che spiegarla. Complessa, intensa, profonda: ogni sorso è una nuova scoperta.
Abbiamo proseguito con la nuova Arna di Alder, una DDH (Double Dry Hopped) IPA con l’utilizzo di luppoli Chinook (il principale e maggiormente utilizzato), Citra e Idaho 7: una IPA secca, amara, molto aromatica, con le note speziate e agrumate tipiche del Chinook in evidenza, che segue perfettamente il profilo di Alder, maestri nelle produzioni luppolate.

Un’altra anteprima degna del nome del birrificio è la Blutmond di Wild Raccoon, una Rauchbock anch’essa complessa ma molto elegante e beverina. L’affumicatura è ben presente sia al naso sia in bocca, ma senza mai prendere il sopravvento, lasciando spazio alle note fruttate, agrumate e speziate della birra che, con il suo corpo medio e vellutato, va giù che è una meraviglia.
Abbiamo trovato molto interessante anche la nuova Nelson/3 di 50&50, una New Zealand Pils di stampo hazy che segue il filone del birrificio di quelle birre che si concentrano sull’utilizzo di un particolare luppolo in varie forme (ecco il perché “al cubo”). In questo caso, come il nome suggerisce, il Nelson Sauvin: un luppolo spesso considerato estremo, con sentori fruttati che ricordano il Sauvignon Blanc.
In questo specifico caso riferiscono di averlo utilizzato addirittura in quattro forme: pellet, Cryo, Dynaboost e Hyperboost. Le prime due a caldo, mentre le ultime due a freddo. Un esperimento sempre ben riuscito quando si parla di 50&50: secca, pulita, amaro deciso e persistente, ma anche vegetale e resinoso ben percettibile, così come le note vinose tipiche del luppolo che la contraddistinguono.

A Firenze, come di consueto, non sono mancati le degustazioni e i laboratori tecnici tenuti da esperti di settore, accanto ai produttori, con la presenza attiva anche dei restanti 30 birrai inseriti nella classifica dei Top 50 ma che non hanno concorso al premio.
Birraio dell’Anno si è così confermato – ma dubbi ne avevamo pochi – un appuntamento imprescindibile per il mondo della birra artigianale italiana: una vetrina di eccellenze, un luogo di incontro e confronto, e soprattutto una grande festa capace di raccontare, anno dopo anno, l’evoluzione del movimento brassicolo nazionale.

Birraio dell’anno – Palmares
| Anno | Birraio dell’anno | Birrificio |
| 2025 | Agostino Arioli e Maurizio Folli | Birrificio Italiano (CO) |
| 2024 | Emanuele Longo | Birrificio Lariano (LC) |
| 2023 | Enrico Ciani | Birra dell’Eremo (PG) |
| 2022 | Marco Valeriani | Alder (MB) |
| 2021 | Luigi Recchiuti | Opperbacco (TE) |
| 2020 | Giovanni Faenza | Birrificio Ritual Lab (RM) |
| 2019 | Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani | Birrificio Mc77 (MC) |
| 2018 | Marco Valeriani | Birrificio Hammer (BG) |
| 2017 | Josif Vezzoli | Birrificio Birra Elvo (BI) |
| 2016 | Marco Valeriani | Birrificio Hammer (BG) |
| 2015 | Fabio Brocca | Birrificio Lambrate (MI) |
| 2014 | Simone Dal Cortivo | Birrificio Birrone (VI) |
| 2013 | Luigi D’Amelio | Birrificio Extraomnes (VA) |
| 2012 | Riccardo Franzosi | Birrificio Montegioco (AL) |
| 2011 | Gino Perissutti | Birrificio Foglie D’Erba (UD) |
| 2010 | Valter Loverier | Birrificio Loverbeer (TO) |
| 2009 | Nicola Perra | Birrificio Barley (CA) |
fonte: Fermento Birra
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