A “L’anniversario” di Andrea Bajani il 79° Premio Strega. Dal 1947 il liquore di Benevento è sinonimo di cultura letteraria.
Ormai ci conoscete, la nostra linea editoriale spazia dagli assaggi, alle storie, a quella cultura che amiamo da sempre definire sia interalcolica che spirituale, che sia moderna o classica che sia tradizionale o di tendenza.
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Quello del Premio Strega è così un appuntamento che divulghiamo ogni anno, in maniera semplice ma certi che possa interessarvi. L’estate è appena iniziata e si fa presto a immaginarci in vacanza, in relax con un drink rinfrescante e un buon libro.
Lo Strega è uno dei pochi liquori che ha resistito al tempo e alle società, altri marchi evocativi del passato sono stati recuperati recentemente dopo decenni di oblio mentre il giallo beneventano è riuscito a rimanere più o meno saldamente a galla e oggi può vantare un ottimo posizionamento sul mercato grazie al rilancio dell’ultimo decennio e, probabilmente, anche a questo importante legame con la letteratura.

Nato nel 1860 da una ricetta della famiglia Alberti, deve il suo nome alla nota leggenda secondo cui in Benevento si sarebbero riunite le streghe del mondo per i loro sabba sotto un noce presso il fiume Sabato. Nel 1947 Guido Alberti, grande appassionato di recitazione, decise di finanziare un nuovo premio letterario ideato da Maria Bellonci che, assieme al marito Goffredo, era solita riunire personaggi della cultura e dell’imprenditoria nel noto salotto letterario romano “Amici della domenica“.
Il liquore Strega – che oggi l’azienda esporta in 40 Paesi con alcuni store monomarca in Italia e a New York – è diventato così un immediato riferimento per gli appassionati di libri che attendono giorni come quello di ieri in cui si è assegnato l’ambitissimo premio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Un premio promosso da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e Strega Alberti Benevento, con il sostegno quest’anno di Roma Capitale e Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con BPER Banca, media partner Rai, sponsor tecnici Librerie Feltrinelli e SYGLA.

Strega d’Autore 2025 by MP5 – courtesy: Premio Strega
I 5 finalisti in gara della LXXIX edizione del Premio Strega, il cui manifesto è stato realizzato da MP5, erano stati ufficializzati il 4 giugno nel Teatro Romano di Benevento:
- Andrea Bajani, L’anniversario (Feltrinelli)
- Paolo Nori, Chiudo la porta e urlo (Mondadori)
- Elisabetta Rasy, Perduto è questo mare (Rizzoli)
- Michele Ruol, Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia (TerraRossa)
- Nadia Terranova, Quello che so di te (Guanda)
La giuria del Premio era composta da 400 “Amici della domenica” più 245 fra studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri (selezionati da 35 Istituti italiani di cultura all’estero) e poi ancora 30 lettori forti (scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria) e ulteriori 25 fra scuole, università e gruppi di lettura, tra cui i circoli costituiti presso le Biblioteche di Roma.
Il totale dei voti espressi: 646 (pari al 92% degli aventi diritto), ha sancito la vittoria del il romanzo di Andrea Bajani, L’anniversario (Feltrinelli), con 194 voti.
Per lui, oltre alla foto di rito, lo Strega Tour che partirà il 5 luglio da Cervo e poi toccherà queste tappe: il 6 luglio Lonato del Garda, il 9 luglio Roma (Festival Letterature), il 20 luglio il Festival della Marina di Villasimius, il 26 luglio Vieste (Il Libro Possibile), proseguirà poi ad agosto per poi riprendere e concludersi in autunno.
Al secondo posto Elisabetta Rasy, Perduto è questo mare (Rizzoli), con 133 voti. Terza: Nadia Terranova, Quello che so di te (Guanda), con 117 voti.

Proposte, come fossero inviti
Queste le motivazioni con cui sono stati presentati al concorso i primi tre romanzi classificati.
Partiamo, ovviamente da L’anniversario di Bajani che fu proposto da Emanuele Trevi con questa motivazione:
«È una storia eccezionale, quella di Bajani, che infrange un vero e proprio tabù: nelle prime pagine del libro incontriamo il protagonista che ci racconta dell’ultima volta che ha visto i suoi genitori, prima di voltare le spalle per sempre alla sua famiglia, disgregata dalla violenza del padre-padrone e dalla muta, disperata sottomissione della madre. Per delineare un’immagine credibile di questo inferno domestico e della fuga senza ritorno del protagonista, il narratore ricorre alle risorse del romanzo per mettere ordine nei dati dell’esperienza, spiccando quel salto mortale capace di condurlo dall’informità del “reale” alla consistenza e alla leggibilità del “vero”. Ed è solo così che una vicenda singola si trasforma in uno specchio in cui tutti i lettori possono intravedere qualcosa che non conoscevano direttamente, eppure li riguarda.
L’anniversario è un romanzo avvincente e originalissimo, che colpisce chi legge come un pugno nella testa e nella pancia. Bajani non sente il bisogno né di condannare, né di perdonare, e ci racconta quanto sia impervia e necessaria la via del riscatto».
Perduto è questo mare di Elisabetta Rasy aveva la referenza di Giorgio Ficara:
«La definizione stessa di “romanzo”, in effetti, appare insufficiente per descrivere un libro straordinariamente composito in cui l’arte del ritratto, l’affresco memoriale e la riflessione (sottilissima) su un’epoca difficile, si legano in un dettato originale. Due personaggi, un padre sognatore, allegro, sventato, inconcludente, evanescente, e a suo modo funesto, e un amico famoso e intelligentissimo, Raffaele La Capria, tengono la scena. Se il padre – aviatore sotto il fascismo, poi avvilito fainéant nella Napoli del dopoguerra – rappresenta una specie di fatale sottrazione nella vita della figlia, l’amico scrittore, uno dei sommi del nostro tempo, è il “di più” di spirito, stile e ispirazione cui ogni vita ambirebbe. La forma stessa del libro si piega con grande naturalezza ora alla vicenda del padre, progressivamente tortuosa, ora al magnifico ritratto, per quadri pressoché slegati e fermi, di La Capria: un uomo affascinato dalla “riposante superficie della vita” come dai suoi abissi; uno scrittore-filosofo che osserva il dolore nelle cose stesse; un camminatore, come Palomar, tormentato dalla nostalgia del “paesaggio perduto”…
Perduto è questo mare contiene sullo stesso piano narrazione e meditazione, e memoria classica, appunti, sospensioni critiche, come in un vero romanzo. Particolarmente prezioso oggi, nel tempo della sua (decisiva?) reductio all’unum della cronaca e del resoconto».
Quello che so di te di Nadia Terranova era stato presentato da Salvatore Silvano Nigro:
«“La famiglia è la storia che ti racconti, il modo in cui te la racconti, mentre ognuno vive il suo pezzo di vita, la sua parte nel gruppo, a tratti indifferente alla versione degli altri. Scrivere è interrompere il non detto, o crearne uno nuovo… scrivere è creare un incantesimo; se lo scrivo accade. Scrivere è spezzare un incantesimo: se lo scrivo, non accade più”. La citazione magistralmente ritmata è stata sfilata dal grandioso romanzo di Nadia Terranova, Quello che so di te, pubblicato dall’editore Guanda. È una illuminante dichiarazione di intenti; e anche un’indicazione di lettura. Il romanzo di Nadia Terranova non è infatti una cronaca familiare che guarda all’albero genealogico. È una continua interrogazione di una Mitologia Familiare, saggiata, corretta, verificata o contraddetta, dove il detto e il non detto, il silenzio e la parola, il pudore e l’autoinganno, il sogno e la realtà, la solitudine e l’orfanezza, la superstizione e la fatalità, sono passioni dell’enunciazione: in un romanzo che, prima di tutto, guarda al valore letterario, grazie anche all’esattezza di una lingua sapientemente tersa.
L’asse della storia è dato dalla ricostruzione di un caso di follia in famiglia, che diventa un viaggio nel tempo e nei corpi di una bisnonna e della narratrice: due diverse esperienze della maternità, tra dolori, incanti e alchimie fisiologiche; sull’esser donne e sull’esser padri, con sgomento e paure. Non manca, nel romanzo autobiografico di Nadia Terranova, la consueta memoria di un paesaggio d’affetto. È il quadro della sua Messina ferita dalla guerra e dal terremoto, ma sempre magica, sotto i riflessi lattiginosi dell’aerea “Lupa”: una “condensa” che oscura la costa calabrese ricordando ai messinesi che la Sicilia è un’isola, basta un po’ di nebbia per separarla dal continente».

Il romanzo di Andrea Bajani appare come un potente atto di liberazione e una riflessione sul tabù dell’abbandono familiare.
Il libro narra la storia di un figlio che, dopo dieci anni di violenza psicologica pervasiva in casa, decide di tagliare i ponti con i genitori. Il racconto è un ritratto lucidissimo di una madre annullata dal marito possessivo e di una famiglia isolata.
Nonostante il contesto “concentrazionario”, il romanzo infonde il desiderio di rinascita, di essere sé stessi e di aprirsi al mondo. È una storia che mostra come, per salvarsi, a volte sia necessario abbandonare ciò che non può essere salvato, smascherando il “totalitarismo della famiglia” con onestà e una voce “scandalosamente calma”.

Siamo certi che questi testi di autori italiani possano regalare emozioni forti e favoriscano, con estrema leggibilità, lo studio introspettivo e la riappacificazione con noi stessi e il nervoso mondo che abbiamo intorno.
Non fatevi mancare almeno una di queste letture per l’estate, non fatevi mancare un ottimo drink per accompagnarla. Rinfrancate e rinfrescate lo spirito… buona lettura e buona bevuta.
fonte e foto: Premio Strega
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