wine club: una risorsa per tutti


Lo studio Divinea vede negli wine club una importante risorsa sia per gli appassionati che per i produttori italiani. Un trend in crescita da legare all’enoturismo


Una forma di condivisione stretta che implicitamente punta all’esclusivo: la parola “club” in Italia ha lentamente assunto significati dalle varie sfumature.


[si legge (più o meno) in: 4 minuti]


Non ci interessa qui parlare di associazionismo puro, di criteri selettivi o di fratellanze ma cerchiamo piuttosto di focalizzarci sull’ambito a noi vicino e sul numero di appassionati che cercano semplicemente di unirsi per creare gruppi dal comune interesse per le bevande alcoliche.



Forse per storia, per struttura sociale o per marketing, in Europa gli wine club esistono ma operano meno attivamente rispetto al mondo anglosassone anche, e soprattutto, di oltreoceano.



Possiamo definire gli wine club come associazioni di grandi appassionati di vino che condividono assaggi ed esperienze con cadenza più o meno regolare. Una sorta di community più o meno strutturata che, attraverso la propria forza numerica, cerca di instaurare un rapporto privilegiato con i produttori anche per l’acquisto.


foto: Helena Lopes

Sicuramente l’epoca Covid-19 ha stimolato e impresso grande spinta a questa attività. I contatti stabiliti a distanza con le aziende che si sono fatte trovare pronte, oggi danno l’opportunità di nuovi incontri in presenza e di fidelizzazione stabile.


Una interessantissima e crescente forma di conoscenza e vendita diretto su cui possono maggiormente puntare oggi i produttori, soprattutto quelli che si sentono meno tutelati dalle attività consortili o dalle politiche istituzionali.


foto: Elina Fairytale

Il wine club, dal punto di vista del marketing, ha un target di clienti molto omogeneo che va nutrito con l’obiettivo di mantenere il cliente (retention), incoraggiarlo a comprare con frequenza (ricorsività), portarlo ad aumentare il budget di spesa (upselling) e fargli fare esperienze come visite aziendali (selling integrato).


Questi dovrebbero essere gli obiettivi principali secondo Divinea, giovane società che propone soluzioni per creare un punto d’incontro fra produttori e appassionati.


fonte: Divinea

Di questo e altro si è discusso nel webinar organizzato proprio da Divinea “Wine Club in Italia: cosa sono e come farli funzionare” e dove è stato presentato il report Report Enoturismo e vendite direct to consumer 2022“.


Secondo i dati raccolti da Divinea il 17,3% delle cantine si è dotato di un wine club mentre il 75% di chi non lo ha ancora fatto dichiara che lo realizzerà̀ o lo sta prendendo in considerazione.


fonte: Divinea

Per il co-founder Divinea Filippo Galanti: «I wine club italiani registrano molti iscritti ma producono volumi relativamente contenuti. Metà dei wine club italiani hanno più̀ di 500 membri ma generano spesso vendite irrisorie, a dimostrazione di una mancata cultura del dato. Spesso le informazioni raccolte non sono utilizzate adeguatamente per fidelizzare i clienti.”



Delle aziende italiane iscritte – secondo i dati di Mediobanca – il 25% ha più di 1000 iscritti, il 25% da 500 a 1000, il 14,3% da 100 a 499, il 35,7% meno di 100. Da questi utenti i volumi generati sono spesso irrisori e le vendite tramite wine club rispetto alle vendite DTC incidono meno del 5% nel 39,3% dei casi e più del 50% solo per il 3,6%.


fonte: Divinea

Altre informazioni che emergono dalla ricerca sono che: le cantine italiane offrono spesso accessi riservati agli utenti registrati e l’eshop con annate e formati speciali, mentre solo il 20% di esse propone l’abbonamento con spedizione periodica. 


Qualcosa in più si può fare, senza dubbio, soprattutto considerando la potenza evocativa dell’enoturismo, oggi più che mai strada nazionale maggiormente percorribile per la conoscenza reciproca.


Questo, assieme a una maggior attenzione per le community di appassionati, possono portare a creare il giusto valore per il prodotto.


fonte: Divinea

Secondo Francesco Minetti, CEO di Well Com, intervenuto in occasione del webinar: «in Italia il wine club non porta ancora i risultati che si manifestano in altri paesi come gli Stati Uniti perché con il consumatore finale ci vuole energia e continuità nel coltivare una relazione prima e dopo l’acquisto.


Ma investire sul consumatore del vino è vincente per diverse ragioni: l’evoluzione del modello di consumo del vino e la crescita della domanda diretta del consumatore; la vendita diretta è un canale commerciale integrativo e diversifica il rischio; la vendita diretta al consumatore finale aumenta in maniera significativa la redditività dell’impresa; l’incasso immediato migliora le dinamiche finanziarie; infine il contatto diretto rappresenta un modo di fidelizzare il cliente».



Chiudiamo come al solito con le nostre riflessioni, né dolci né amare ma solo consapevoli di quanto sia già cambiato il commercio delle bevande alcoliche in questi ultimi 2 anni e quanto (fra eshop aziendali, distributori, enoteche online, associazioni di vignaioli, consorzi, web-tasting, enoturisti, wine club, …) si trasformerà ancora nei prossimi 10 anni.




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fonte: Divinea, Zedcomm

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net