vite e humus della vita

La vite, la vita, lo scandagliatore e il rabdomante

SPIRITO NELL’ARTE


Premessa: l’arte come forma di espressione ha rappresentato per millenni uno strumento di testimonianza diretta e attendibile.


si legge (più o meno) in: 6 minuti


Non vi sono dubbi su quanto l’uva, frutto della terra, il vino, nettare dello spirito, e i suoi derivati alcolici, energetici dell’anima, abbiano condizionato e influenzato le società di ogni epoca.


Caravaggio, Bacco – particolare

Infinite sono le rappresentazioni pittoriche, scultoree, visive in genere che ancor oggi ci danno spunto per comprendere quanto l’alcol sia stato nei tempi strumento di piacere, di culto, di lotta, di lavoro e di tutti quegli aspetti socio-culturali che noi, come spiritoitaliano.net non potevamo chiaramente ignorare.


Nasce oggi, con febbraio 2021, una nuova rubrica con cui anche noi sanciamo il legame naturale e imprescindibile fra alcol e arte visiva, fra sacro e profano, fra religioso e sacrilego, fra meravigliosamente bello e indiscutibilmente buono.


Jan Vermeer, Il bicchiere di vino – particolare

Simbologia, allegorie, narrazioni da ogni tempo saranno il fulcro di Spirito nell’arte, lo spazio in cui lo storico dell’arte Roberto Manescalchi, racconterà il legame atavico fra la vite, il suo frutto, le idee e le rappresentazioni degli artisti nel tempo.

Ancora una volta, che siate semplici bevitori o sommelier affermati, cercheremo di portarvi “oltre il calice” e la mera degustazione tecnica.


Partiamo subito “con il botto” (così da intenderci alla “prima”): da un’incisione di Carracci e un oggetto usato in cantina che nel suo nome implica significati ben più profondi e intuitive fantasie di provocazione sensoriale.

Buona lettura e ancora benvenuto a Roberto Manescalchi.
[n.d.r]



La vite, la vita, lo scandagliatore e il rabdomante


Non so e non ho la benché minima voglia di controllare se vite e vita hanno un qualche cosa che etimologicamente le unisce… magari poi si scopre che tra i due termini, malgrado l’assonanza onomatopeica, non c’è alcun nesso.


Mi sovviene la madrevite con cui si intende di solito un cilindro forato e filettato atto a ricevere una vite che in detto filetto si impana e il tralcio di vite attorcigliato su se stesso che, in qualche modo, alla meccanica rimanda o, forse, ha proprio dato origine e spunto all’idea di detta meccanica.

Madrevite è altresì una delle più rinomate cantine situate tra Umbria e Toscana nei pressi del Trasimeno, ma non ci interessa ora alcun tipo di pubblicità.


La nostra attenzione è focalizzata sul madre anteposto a vite e sul fatto che madre sia certamente significante di vita senza alcun dubbio. Ma che una cantina si chiami madrevite è in se poca cosa.


foto: Hans Braxmeier

Più interessante è sapere che il termine indica, in loco, un antico arnese atto a fissare l’usciolo alle botti colme di vino. Un qualcosa atto all’accoppiamento, foriero di vita, intimo e profondo.


Della vite e dei tralci che, a opera del vignaiolo portano frutti spirituali e salvezza eterna, si può leggere in Giovanni (15, 1-8).


Certo è che il pendolino del satiro radiestesista (meglio conosciuto come “scandagliatore“) in questa stupenda incisione di Agostino Carracci (Bologna 1557 – Parma 1602) sonda profondità arcane alla ricerca dell’humus che favorisce l’accoppiamento e la nascita di una nuova vita.

Lo stesso humus che le radici della nostra pianta ricercano nella profondità del terreno per ben fruttificare.


Agostino Carracci, Il satiro scandagliatore, incisione a bulino – foto: ©Roberto Manescalchi

La ricerca dell’acqua, più che del radiestesista è tuttavia prerogativa del rabdomante e della verga che impugna.

Non manca certo in questa stupenda iconografia l’allusione, neanche troppo velata, alla potentissima verga di cui sono dotati i satiri qui celata ma ben intuibile attraverso il piccolo grembiule perizoma.


La vite ed il suo frutto con il nettare che ne deriva è simbolo precipuo di ebrezza cara allo spirito del dio Dioniso, alle sue processioni e riti orgiastici di accoppiamenti guidati da Pan satiro tra i satiri ed allietati dal suo flauto.

Sono quei riti atti da sempre a sconfiggere la sterilità e favorire la vita.


Árpád Czapp da Pixabay 

Analogie naturali che, con l’azione del pensiero e della fantasia, riportano l’essere umano a riflettere sulla vera essenza della propria esistenza. Dobbiamo partire innanzitutto da questo.





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Spirito libertario e anticonformista, Roberto Manescalchi è Storico dell’arte e studioso anomalo che pratica “l’eresia” con estrema costanza e disinvoltura. Insofferente verso l’umana stupidità, esplicita una raffinata e profonda irriverenza contro ogni ingessatura burocratica e qualsivoglia “ordine” o giudizio precostituito. Le sue innovative metodiche di indagine hanno scritto “pagine nuove” nella storia dell’arte e dell’architettura. Sicuro che due più due faccia sempre e comunque quattro è tuttavia particolarmente attento a ciò che è sopravvivenza, inquietudine, irrazionale, magico e fiabesco e sostiene infaticabilmente la ricerca di storia comparata delle idee che ha in Aby Warburg il suo modello ideale. Il suo lavoro su: robertomanescalchi.com