vinitaly 2022.0: a proposito di…


Il successo del grande ritorno di Vinitaly in presenza. Ottime novità e qualche strategia da rivedere. Siamo davvero gli stessi di prima?


La primavera è arrivata, Vinitaly 2022 ha riportato con sé quel gioioso profumo di ritorno alle abitudini di un tempo che però, volenti o nolenti, non è più lo stesso.


[si legge (più o meno) in: 5 minuti]


Perché dopo la felicità di ritrovarsi negli spazi più famosi della produzione alcolica italiana, servirà un confronto a 360° (organizzazione, espositori, buyers, operatori, stampa) per capire davvero se siamo gli stessi di prima oppure non più.


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Per gli appassionati e la stampa non può non essere sembrato il ritorno alla gioia. Vinitaly 54° ha messo negli spazi di Veronafiere tutto quello che era possibile in 4 giorni.


Poi si può sempre fare meglio ma occorre davvero avere la faccia di bronzo per contestare sulla generosità di appuntamenti, fra convegni e conferenze, pensati dall’organizzazione.


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Il problema semmai è stato come al solito il contrario. Sono giorni in cui c’è sicuramente una certezza: non riesci a seguire tutto quello che vorresti.


E’ stata un’edizione sicuramente ricca, con tentativi di allargare l’orizzonte, di coinvolgere non solo il prodotto finale ma anche il mondo che gli gira attorno.


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Non mi sento certamente di contestare la scelta delle date: una volta capito mesi fa che la situazione pandemica avrebbe consentito un Vinitaly in presenza, era difficile incastrarsi negli slot rimasti liberi.


La settimana prepasquale ha chiaramente penalizzato le adesioni ma non dimentichiamoci lo stato di incertezza che abbiamo vissuto fino a ieri; le lamentele su questo non sono mancate così come, riteniamo noi, la constatazioni dell’assenza di memoria a lungo termine dei soliti incontentabili.


Riuscire a passare dopo 3 anni quei tornelli, ha istintivamente concentrato i partecipanti sui padiglioni regionali ma per noi non può esistere un Vinitaly senza Enolitech e le opportunità di conoscere le tendenze del lavoro dal campo allo stoccaggio.


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Meritorio anche il tentativo di ampliare a settori che fanno dell’alcol la base del loro lavoro. La novità dell’area Mixology immaginiamo sarà replicata perché la tendenza lo vuole, perché non si vive di solo integralismo (il nostro [nda]) e perché, leggete l’ultimo articolo, è un importante strumento per la valorizzazione del “made in Italy” di qualità.


La Bio (una conferma) e la nuova Micro Mega wines sono due sezioni tematiche che meriteranno entrambe, per motivazioni diverse, una riconferma fermo restando che, a nostro modesto avviso, il rischio dispersione a Vinitaly fa sempre capolino.


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Il 54° Vinitaly ha dato tanto: da Opera Wine con le 130 etichette selezionate da Wine Spectator alle tavole rotonde sull’analisi del mercato; dal riconoscimento dell’imprenditoria al femminile ai premi riservati ai comunicatori internazionali; dalle degustazioni a tema alla scelta di devolvere il ricavato delle masterclass per l’attività della caritas a sostegno delle popolazioni colpite dalla guerra in Ucraina.


E tutto con la partecipazione delle autorità politiche, invitate o autoinvitatesi per dare visibilità e valorizzazione a territori da cui ricevono visibilità e consenso.


foto: PB©

Vinitaly non è una semplice fiera, è una kermesse a cui non si può (forse) dire di no. Una vetrina irrinunciabile per il business. Ma quanto siamo cambiati in questi 2 anni? E quanto sono cambiate le strategie d’impresa?



Veronafiere comunica a consuntivo che a Vinitaly 2022 sono arrivati circa 25.000 operatori stranieri (circa il 25%) del totale, un record storico di incidenza estera ancor più valorizzato dalla fortissima contrazione degli spostamenti da/per l’Estremo Oriente e l’assenza della rappresentanza russa.


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: «Il ruolo delle fiere italiane è sempre più legato all’aumento numerico delle imprese che si avviano all’internazionalizzazione, in particolare delle Pmi. Vinitaly, in questa edizione più che mai, si è concentrato molto su questo aspetto con un risultato molto positivo in favore di un settore morfologicamente caratterizzato da piccole realtà.

Guardiamo ora al 2023 – ha aggiunto Danese – con un evento ancora più attento alle logiche di mercato e alla funzione di servizio e di indirizzo della nostra fiera in favore di un comparto che abbiamo ritrovato entusiasta di essere tornato a Verona dopo 3 anni».


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Anche per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Si è chiuso il Vinitaly che volevamo, e non era nulla scontato. Abbiamo dato un primo riscontro dopo una lunga attività di ascolto e condivisione con le aziende del settore, e dato vita a un piano che troverà, progressivamente, pieno regime entro il prossimo biennio.

Segnare il record di incidenza di buyer esteri in un anno così difficile sul piano congiunturale e geopolitico è tutt’altro che banale ed evidenzia tutta la determinazione di Veronafiere nel perseguire i propri obiettivi».


foto: PB©

I numeri danno ragione all’organizzazione, l’universo dell’uva italiana e dei suoi derivati non può minimamente fare a meno di Vinitaly. Non possono però rimanere invisibili le decisioni e le ultime dichiarazioni di chi ha deciso di “scendere dalla giostra” veronese, soprattutto se rappresentanti di territori dell’eccellenza vinicola.



Più di un espositore ha storto la bocca negli anni, non è questo che ci interessa particolarmente. Ciò che invece ritieniamo stimolante è il valutare quanto lo sviluppo obbligato della comunicazione e l’intreccio dei contatti in questi anni di pandemia abbia modificato le strategie di business.


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Non ci meravigliamo affatto se territori vinicoli nazionali già noti al mondo, manifestino la volontà di scegliere altre strade. Chi è già famoso e vive anche di enoturismo, può certamente valutare la rinuncia all’investimento su Vinitaly.



Come spiritoitaliano.net, riferimento di cultura interalcolica, mi sento anche di rinvigorire l’idea di separare la parte spirits dal vino.

Ho certamente constatato il successo riscosso da qualche distilleria, la quasi totale assenza di slot liberi per alcuni espositori dell’alto grado. Questo però non toglie che per comunicare in modo più compatto il messaggio di “grappa e distillato italiano” serva forse rimanere più concentrati piuttosto che distribuiti fra padiglioni regionali e in secondo piano rispetto al vino (al netto di quelle 4-5 distillerie conosciute bene anche oltreoceano).


foto: PB©

Il neonato Consorzio Nazionale di Tutela Grappa, presentatosi il 12/4, potrebbe (potrebbe…) superare queste logiche di “campanile” e pensare a qualcosa che nel futuro possa mettere la Grappa al centro di Vinitaly, magari un padiglione per la grappa e derivati (e non di derivati con anche la grappa).


Sogno? Ambizione? Speranza o proposta? Vinitaly rimane la manifestazione a cui difficilmente puoi dire di no, perché chi conta è lì, ed è per questo che ci sentiamo autorizzati a suggerire, a fare proposte nonostante l’oggettiva maestria di Veronafiere che, nei giorni di evento, ci ha letteralmente accompagnato quotidianamente con molteplici comunicati e contenuti informativi.


foto: Ennevi foto – courtesy: Press office Veronafiere

Impossibile cercare invece di capire come una città come Verona non riesca ancora a gestire il traffico cittadino in momenti come questi. Non siamo alla terza, siamo alla cinquantaquattresima edizione di Vinitaly… scandalosa la congestione sulle vie che portavano all’uscita dalla città.


E fra coloro che dovevano trasferirsi in stazione con navetta, c’è stato chi si è sopportato oltre 1 ora di viaggio per il tratto Fiera-Porta Nuova nel tardo pomeriggio con conseguente perdita del treno e imprecazioni varie al limite dello smadonnamento in ogni dialetto italico.


foto: PB©

Il 2023 dovrà vedere qualche aggiustamento ma oggi non pensiamoci… è stato tutto molto, troppo, bello.





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fonte: Ufficio stampa Veronafiere

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Paolo Bini è giornalista iscritto all’Albo Pubblicisti; si è laureato in Informatica all’Università degli Studi di Firenze, città dove è nato nel 1971. L’amore per la storia, il gusto e la cultura enoica toscana lo portarono, a fine anni ʼ90, a intraprendere percorsi verso la conoscenza del vino. Oggi è sommelier professionista, degustatore ufficiale e relatore per Associazione Italiana Sommelier per cui svolge docenza ai corsi toscani e fuori regione per la formazione dei futuri sommelier AIS. Scrive e collabora per riviste generaliste e di settore, è anche chocolate taster per Compagnia del Cioccolato, assaggiatore e relatore per ANAG, l’associazione italiana vicina al mondo dei distillati. Curatore editoriale per spiritoitaliano.net.