verso il vino-bibita, poveri noi…


Timori, perplessità e risentimento dopo le indiscrezioni che parlano del via libera europeo alla dealcolazione del vino. La furia di Coldiretti.


Tutto fa mercato, tutto fa business, tutto fa ripresa, tutto fa sapore, tutto fa brodo, anzi vino. Almeno per chi non è un appassionato come noi.


[si legge (più o meno) in: 2 minuti]


Le indiscrezioni e le dichiarazioni già uscite parlano chiaro: siamo a un passo dall’approvazione della dealcolazione del vino nell’Unione Europea.

Gli ultimissimi incontri in argomento Wine Common Market Organisations (CMO, all’italiana: OCM Vino) hanno dimostrato come buonissima parte dei rappresentanti degli Stati siano favorevoli all’autorizzazione della pratica, parziale o totale.


foto: Christine Sponchia

Certo che sotto, come sempre e sia chiaro da subito, ci sono prospettive di ampi finanziamenti che vanno bene se finiscono in tasca nostra e meno bene quando le tasche sono di altri.

Ma cosa può pensare la gente come noi che assaggiando una goccia di vino o di distillato riesce a vederci l’universo e non una semplice formula chimica?


Coldiretti dalle sue pagine si mostra quasi furiosa ed è comprensibile vista anche la serie di misure già intraprese dall’Unione Europea per la salute dei cittadini (leggasi: Piano europeo di lotta contro il cancro), compresa l’introduzione di un’etichettatura allarmistica sulla bottiglia, che possono portare a nuove difficoltà da rigettare istintivamente in questi momenti difficili.



Certo, ci saranno sicuramente altri confronti europei ma il succulento calice del mercato arabo mette oltremodo sfizio a tanti, soprattutto ai giganti della produzione e indietro pare difficile tornare.

Quello che probabilmente riuscirà possibile fare, sarà il garantire ai singoli Paesi la possibilità di poter in parte regolamentare e recepire o meno alcune indicazioni e direttive.


foto: 955169

A maggior ragione Coldiretti fa sentire la sua voce ben chiara perché l’Italia possa quantomeno preservare la sua riconosciuta qualità nonché un prodotto, il vino, che rappresenta la principale voce dell’export agroalimentare nazionale (un fatturato di oltre 11 miliardi in Italia e all’estero).



Il presidente Ettore Prandini ha dichiarato: «L’introduzione della dealcolazione parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo e che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo, anche perché la definizione “naturale” e legale del vino vigente in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua».


E ancora la Confederazione sulle sue pagine precisa: «La proposta di aggiungere acqua nel vino è solo l’ultimo degli inganni autorizzati dall’Unione Europea che già consente l’aggiunta dello zucchero nei paesi del Nord Europa per aumentare la gradazione del vino mentre lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva. Ma Bruxelles ha dato anche il via libera al vino “senza uva” ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes. Una pratica enologica che altera la natura stessa del vino che storicamente e tradizionalmente è solo quello interamente ottenuto dall’uva».


Vi suggeriamo di leggerlo tutto l’articolo di Coldiretti che allude ironicamente alla famosa “società dei magnaccioni” e all’oste che se mette l’acqua ar vino e nun va pagato


Ma, sorrisetti a parte, il problema rimane perché il mercato è globale e le tavole soltanto inizialmente sarebbero quelle di nuovi mondi, il vino alternativo (prima o poi è garantito), tornerebbe anche vicino casa nostra.


foto: Khusen Rustamov

Una nuova semplice e futuristica bibitina al sapore di uva che potrebbe chiamarsi proprio come quella citata da Plinio il Vecchio nelle sue opere. Poveri noi, andiamo subito a bere bene per dimenticare…




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fonte: Coldiretti

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net