vendemmia: la previsione dice -9%


Le nuove previsioni vendemmiali di Assoenologi, UIV e Ismea ipotizzano un calo del 9% sulla quantità di vino ma la qualità c’è tutta. Report dalle regioni


Avevamo a inizio agosto pubblicato la situazione dei vigneti italiani così come riportata da Assoenologi, UIV e Ismea in previsione della stagione vendemmiale.


[si legge (più o meno) in: 4 minuti]


Oggi gli Enti italiani più autorevoli, in un comunicato congiunto, hanno espresso la loro previsione dopo i primi raccolti aggiornando quanto ipotizzato.


Il meteo ha sicuramente condizionato questa annata che pare avviarsi verso un calo stimabile attorno al 9% rispetto all’anno scorso: 44,5 contro i 49 milioni di ettolitri del 2020 (dato ufficiale Agea).


foto: Gerhard G.

Ciò non scalfirebbe il primato produttivo tricolore in un’annata che vede la Spagna ferma attorno ai 40 milioni di ettolitri e la Francia penalizzata da un andamento climatico particolarmente avverso.

Secondo le previsioni vendemmiali di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, presentate ieri in conferenza stampa online alla presenza anche del sottosegretario Gianmarco Centinaio, il Vigneto Italia resiste con segnali incoraggianti sia dalla domanda estera (2,7 miliardi di euro e +11% il risultato dell’export nei primi 5 mesi dell’anno) che sul mercato interno.


Dopo una campagna 2020/21 con i prezzi in flessione del 3% (indice Ismea rispetto alla campagna precedente), la prospettiva di una minor produzione per la vendemmia in corso, assieme alla ritrovata dinamicità della domanda, genera ottimismo anche sull’andamento futuro dei listini trainati dalla riapertura dell’Horeca e dalla ripresa del turismo.



Ma, tirando anche solo parzialmente le somme, com’è andata al Vigneto Italia in questo 2021?

Ad oggi, è stato raccolto circa il 25% dell’uva, con la Sicilia al taglio del nastro già a fine luglio. Tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre si sono svolte le operazioni di vendemmia per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon) nella maggior parte delle regioni italiane, mentre si stima che su tutto il territorio il pieno della raccolta sarà quest’anno posticipato all’ultima decade di settembre, per concludersi verso la fine di ottobre se non agli inizi di novembre.


Nella classifica per regioni, il Veneto si confermerebbe capofila di quantità con quasi 11 milioni di ettolitri, seguito da Puglia (8,5), Emilia Romagna (6,7) e Sicilia (3,9), per una produzione complessiva delle quattro regioni di circa 26 milioni di ettolitri, pari al 60% di tutto il vino italiano.


foto: NickyPe

Osservando le variazioni rispetto al 2020, spicca la contrazione della Toscana che, complici le gelate di aprile, subirebbe una perdita del 25% del raccolto regionale, così come altre aree del Centro Italia (Umbria -18%, Marche -13% e Lazio -10%).


Al Nord è la Lombardia a registrare il decremento più importante (-20%), mentre sul versante est si segnala il -15% dell’Emilia Romagna, con il resto delle regioni che oscillano tra il -10% e -7%.


Al Sud è l’Abruzzo che segna il primato in negativo (-18%) seguito da Molise (-15%), Sardegna (-15%) e Basilicata (-10%) ma si distinguono anche incrementi produttivi in Sicilia, Calabria e Campania.


fonte: UIV

Secondo i 3 Enti, la situazione del vigneto italiano appare complessivamente buona, mentre si attende con attenzione l’evoluzione nei prossimi mesi di settembre e ottobre.


Dalle prime analisi, si evidenziano delle gradazioni medio alte, con qualche criticità sul rapporto zuccheri/acidità su cui peserà il sempre ottimo lavoro degli enologi e delle imprese in cantina.



Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi ha dichiarato:«I cambiamenti climatici, con una tropicalizzazione del clima, stanno condizionando sempre più il mondo dell’agricoltura e quindi del vino. È compito di noi enologi mitigare gli effetti negativi ed esaltare quelli positivi, con particolare attenzione alla custodia e alla sostenibilità ambientale, elementi ormai necessari anche per un adeguato riconoscimento da parte dei consumatori. La qualità dipende anzitutto dall’andamento climatico, ma molto anche dal modo di condurre la vigna attraverso la scienza e la conoscenza che sono alla base dell’attività di noi enologi: laddove viene applicata con la massima meticolosità avremo una vendemmia molto buona, in alcuni casi ottima ed eccellente».



Per Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini: «Questa, che potremmo chiamare la vendemmia del rilancio, si presenta in un quadro positivo che ci aiuta a proseguire il nostro entusiasmante sviluppo sui mercati internazionali. Segnali di forte crescita si registrano, nel primo semestre 2021, su tutte le principali piazze, come Usa (+18% valore), Canada (+13%), Svizzera (+19%) e Giappone (+2%), ma assistiamo a forti rimbalzi anche in Russia e Cina. Sono dati positivi che devono spronarci a fare ancora di più e meglio anche per aiutarci a verificare sul mercato la possibilità di trasferire, almeno in parte, il fisiologico rialzo dei prezzi che subirà il vino a causa di una quantità di uva minore rispetto allo scorso anno e di ottima qualità. È necessario quindi proseguire con determinazione, spirito di squadra e “logica di sistema” nella promozione del “sistema Italia” con effetti positivi sull’immagine del nostro Paese e dell’enoturismo».



Per Fabio Del Bravo, responsabile Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale Ismea: «Il vino è uscito a testa alta dalla prova del Covid. Quello che all’indomani dello scoppio della crisi pandemica si preannunciava come uno dei comparti più colpiti, per via della sua forte esposizione verso il circuito dell’Horeca e i mercati esteri, ha invece dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. La crisi ha fornito alle cantine italiane uno stimolo straordinario all’innovazione digitale e alla diversificazione dei canali commerciali. I segnali che Ismea ha colto delineano delle buone prospettive per la campagna che sta per aprirsi, grazie al significativo rimbalzo dell’export, al rialzo dei listini, e alla ripresa dell’on-trade. […] La campagna in corso, su livelli più bassi in termini quantitativi ma verosimilmente con uve di ottima qualità, sembra quindi poter ben accompagnare il percorso verso la Premiumisation che sta negli ultimi tempi interessando la domanda nazionale e internazionale di vino


foto: Kerstin Riemer

Questo il link al report completo di Assoenologi, UIV e Ismea.




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fonte: Ufficio stampa UIV: Ispropress

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net