tendenze dell’export vino


Si preannuncia una crescita globale nell’export del vino italiano anche per il prossimo bienno 22-23. Non per tutti i mercati…


Al netto di situazioni contingenti e inaspettate (comunque non poca cosa) l’esportazione del vino italiano rimane uno dei settori economici in piena salute.


[si legge (più o meno) in: 4 minuto]


Ci siamo soffermati in questi mesi a valorizzare le ricerche e gli studi fatti sia sul recente che sullo storico del terzo millennio (davvero bella l’analisi di OeMV)


Con ottime prospettive per il futuro (vedi la nascita del Consorzio di Tutela Grappa e la prossima riforma IG, non neghiamo che il settore nazionale spirits, preso nel suo insieme, continua a faticare per essere apprezzato fuori confine.


Il vino, grazie al duro e costante lavoro su qualità e comunicazione, prosegue la strada di riconoscibilità a livello internazionale con numeri che convincono ma con mercati ancora da scoprire o consolidare.


foto: Vinotecarium

Molto interessante l’analisi fatta giorni fa da Sace, una SpA assicurativo-finanziaria controllata dal MEF e specializzata nel sostegno alle imprese attraverso l’export credit, la protezione degli investimenti, le garanzie finanziarie e altre attività di riferimento per il commercio all’estero.


Nel documento: SACE Focus On Vino si rimarca innanzitutto di quanto quello del vino sia un comparto rilevante dell’export agroalimentare italiano, rappresentando circa un quarto del suo valore (24,3%).



Oltre ai dati su quanto prodotto ed esportato (cose che, come detto sopra, vi abbiamo già riportato recentemente), è interessante il confronto che viene fatto con gli altri Paesi e soprattutto i suggerimenti per le nuove “vie del vino” da percorrere.


Francia, Italia e Spagna sono i principali esportatori mondiali di vino in valore e mentre la quota italiana cresce nel tempo, la Francia mantiene il primato (in valore, ribadiamo) ma scende sotto il 30%.


A giocare a favore dei francesi, lo sappiamo, sono i prezzi della bottiglia mediamente più alti a rispetto a quelli nostri e, nel particolare, confrontando fra “bolle” Champagne versus Prosecco.


Lo schema sotto è altamente esplicativo e mostra lo stacco fra Francia/Italia e resto dell’eno-mondo


fonte: Sace

Per capire quanto e dove sarà recapitato il vino italiano nell’immediato futuro è stato innanzitutto preso in considerazione il concetto per cui il vino è sicuramente uno di quei beni dove le preferenze individuali incidono significativamente sulle tendenze della domanda globale.


Prendendo in considerazione i primi venti importatori dall’Italia, nel biennio 2022-2023 si prevede un incremento medio degli acquisti del 3,1% (in calo rispetto al +3,8% previsto per il biennio appena trascorso), frutto anche di una serie di incognite che gravano sui portafogli dei consumatori, non da ultimo l’intensificazione delle pressioni inflative, seppure in un contesto caratterizzato da un relativo rilassamento dei vincoli legati alla gestione della pandemia, almeno negli sbocchi più tradizionali.


foto: Holger Detje

Si confermano mercati dai consumi in crescita sia gli Stati Uniti (primo mercato di destinazione del nostro export di vini), sia quelle geografie (quali ad esempio Cina e Giappone), dove il valore delle vendite di vino italiano è già abbastanza rilevante, ma il presidio ancora non al pieno delle potenzialità.


Le esportazioni italiane di vino in Cina potrebbero oltretutto beneficiare degli effetti dell’imposizione da parte del governo di tariffe molto elevate nei confronti dei vini australiani (ancora oggetto di disputa presso l’OMC).


Da non sottovalutare quei cosiddetti “sbocchi minori” dove le imprese italiane potranno cogliere sempre maggiori opportunità (Norvegia, Finlandia, Messico e Repubblica Ceca).


fonte: Sace

La Germania, seconda geografia per valore del nostro export, vede un ottimo presidio da parte delle imprese italiane, sebbene i consumi di vino per il prossimo biennio siano sotto la media di previsione.


Canada e Regno Unito rappresentano un buon connubio di consumi e quota di mercato, con un valore esportato che le posiziona al centro del quadro previsionale, con il Regno Unito un passo lievemente indietro per motivi, ancora una volta, legati agli effetti della Brexit.


Svizzera e Belgio si presentano come Paesi dove invece il nostro posizionamento enologico oltreconfine sembra destinato a flettersi: Berna, pur mantenendo un’elevata quota italiana di import mostra consumi di vino stabili per i prossimi due anni, mentre per Bruxelles, addirittura, i consumi sono attesi passare in territorio negativo.


foto: JoBischPeuchet

Tutto da verificare in Russia, stante l’attuale situazione socio-politica ma il quadro prevede consumi in contrazione con una netta inversione di tendenza rispetto alla situazione pre-conflitto quando si prevedeva una crescita nell’ordine dell’1,6% per il biennio 2022-2023.


Nel 2021 la Russia ha rappresentato il 12° mercato di destinazione per le esportazioni di vini italiani (con 149 milioni di euro), dietro al Giappone e davanti alla Cina, con una notevole crescita (+18,4% rispetto al 2020).

Se si considera l’import globale russo di vini italiani (acquistato anche “indirettamente” via altri Paesi), pensate che l’ammontare complessivo si stima in 345 milioni di euro.


Ricordiamo che il quarto pacchetto di sanzioni decise dall’UE nei confronti di Mosca si applica ai beni il cui valore sia superiore a 300 euro. Gli effetti di tali sanzioni sono parzialmente attutiti dal valore di soglia minima tuttavia non si può escludere che fra le varie ritorsioni del Cremlino non vi sia in futuro la decisione di adottare un bando all’import di prodotti sotto tale soglia.



In conclusione: un settore export vino in salute che purtroppo non può non accusare i contraccolpi dell’incertezza socio-economica che stiamo vivendo.


A trainare la buona dinamica delle esportazioni potranno continuare a essere quelle peculiarità territoriali per cui l’Italia vanta numerosi riconoscimenti di qualità.


fonte: Sace

La strada è quella che tutto il sistema sta perseguendo da anni, la via è quindi quella giusta. I riferimenti, se parliamo di vendita all’estero, continuano a essere stabilmente il Veneto (vino maggiormente richiesto all’estero), il Piemonte e la Toscana.

   




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fonte: Sace

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net