skenderbeu! la nuova albania


Una nuova rubrica per scoprire con noi la vitivinicoltura albanese. Riscatto e orgoglio dell’alcol nella terra dell’aquila bicipite.


Iniziamo un nuovo viaggio aprendo una originale, interessantissima, finestra sulla realtà albanese. L’Albania è una terra con tanta storia, vicina all’Italia geograficamente e umanamente.


[si legge (più o meno) in: 3 minuti]


Lo sapevate che ancor oggi vivono nel nostro Stato i discendenti di piccole comunità che si insediarono a partire dal XV° secolo e provenienti dall’altra costa dell’Adriatico?

Comunità che si sono stanziate nel tempo e che tuttora conservano la loro identità arbëreshë attraverso parole, antichi usi e costumi che, negli anni, sono stati integrati e miscelati con quelli della tradizione meridionale italica.


Tanti episodi nei secoli ci hanno visto a stretto contatto con il popolo d’Albania e purtroppo non tutti narrano di momenti felici. Ci provoca ancora dolore e estremo imbarazzo l’invasione italiana del 1939 ma, al tempo stesso, sappiamo di quanto gli albanesi abbiano apprezzato l’accoglienza (non facile ma sincera) del 1991 che ci ha forse definitivamente riscattato ai loro occhi.


E se parliamo di riscatto e di orgoglio facciamo subito focus su questa nostra nuova rubrica.

Riscatto perché crediamo che l’Albania stia vivendo finalmente un’epoca di rinnovamento socio-culturale che già la pone sotto l’occhio attento di chi fa business. Una nuova aria di sviluppo (“andante” ma progressivo) che investe anche il mondo del vino e degli alcolici in genere.

Orgoglio perché conoscete bene la fierezza, la dignità e l’attaccamento che provano gli albanesi per la propria terra e la propria storia.


È con questo spirito che abbiamo deciso di intitolare questa rubrica: “Skenderbeu” da Gjergj Kastrioti Skenderbeu, l’eroe nazionale di Albania per eccellenza.

Vissuto nel XV° secolo, fu principe e condottiero che seppe combattere e fermare l’avanzata del potentissimo impero ottomano verso l’Europa, tanto da essere appellato da Papa Callisto III come “atleta di Cristo e difensore della fede”.


Skenderbeu combatte contro Ibrahim Pasha a Polog, incisione di Jost Amman, 1453, estratto dal “Comentario de le cose de’ Turchi, et del S. Georgio Scanderbeg, principe d’ Epyrro”, Altobello Salicato, 1539 (PDM)

Scopriremo la vitivinicoltura e le principali tradizioni [super-]alcoliche albanesi con Vincenzo Vitale (benvenuto Vincenzo!), passaporto italiano ma grande esperienza e passione (vissuta anche direttamente sul posto per anni) per quei luoghi su cui campeggia la bandiera rossa con l'”aquila bicipite nera”.


Partiremo forzatamente con una introduzione storico-economica per andare a scoprire, nei prossimi articoli, i territori, le uve e i sapori più rappresentativi.


Sarà un viaggio senza la pretesa di mostrarvi e dettagliarvi tutto ma con l’ambizione di incuriosirvi e, attraverso le nozioni essenziali, spingervi ad approfondire ulteriormente la vostra conoscenza per ciò che si produce in Albania, dove riscatto e orgoglio si intrecciano verso un futuro di riscossa nella nuova Europa unita e in area balcanica… avanti Skenderbeu!

[n.d.r.]


foto: Websi


Intro geostorica all’Albania vitivinicola


L’Albania è un Paese di piccole dimensioni che occupa il margine occidentale della penisola balcanica ed è per circa il 70% montuoso; confina a nord-ovest con il Montenegro, a nord-est con il Kosovo, ad est con la Macedonia, a sud con la Grecia e ad Ovest con il mare Adriatico e il mar Ionio; il Canale di Otranto separa l’Albania dalla Puglia con una distanza di circa 75 km.



L’Albania è uno dei più antichi produttori vitivinicoli d’Europa. La viticoltura si era sviluppata già nel VIII secolo a.C. sulla base di varietà autoctone che avevano resistito presumibilmente fin dall’era glaciale.


La presenza della Vitis Vinifera Silvestris in tutto il territorio nazionale lascia pensare che la regione albanese rappresenti per la vite europea, oltre che un centro importantissimo di variabilità secondaria, anche un centro di domesticazione primario.



Vinaccioli riconducibili alla vite selvatica sono stati portati alla luce nella grotta di Konispol vicino al confine greco, di età stimata tra i 4.000 e i 6.000 anni. Tra l’ottavo ed il sesto secolo a.C., i Greci fondarono sulle attuali coste albanesi una serie di colonie, le più importanti furono Epidamnus (attuale Durazzo) e Apollonia (tra le attuali città di Valona e Fier). Esse divennero tra i più importanti porti dell’Adriatico orientale; in epoca romana, le regioni costiere dell’Albania erano ormai rinomate per la produzione di vino e olio, che alimentava una florida corrente d’esportazione.


Particolare del mosaico mandalico nel sito archeologico di Butrint (VI° sec DC) – foto: Vincenzo Vitale

Con la conquista degli ottomani nel XVII secolo ebbe inizio una grave crisi della viticoltura da vino, che riuscì a sopravvivere solo nei territori cristiani (Scutari, Valona, Coriza, Pogradec, Himare).


Nelle zone a prevalenza musulmana, invece prese piede un tipo di viticoltura per la produzione familiare di uva utilizzata spesso per la produzione di distillati. Quest’uva, localmente chiamata Cylek o Cilek, in vinificazione produce un vino dal basso tenore alcolico ma dal gusto fortemente aromatico e acidulo, molto simile all’uva fragola.


L’ordine dei Bektashi, confraternita islamica fondata in Anatolia che dopo la caduta dell’Impero Ottomano si trasferì in Albania, concesse la possibilità di consumare alcol ai suoi credenti e riconobbe come testi sacri il Corano, la Bibbia, la Torah ed il libro dei Salmi.


Pashko Vasa nel Mutasarrifato del Monte Libano, 1880 ca., ignoto, (PDM)

L’Albania è stata da sempre considerata una sorta di ponte tra Occidente e Oriente. Nel corso degli anni l’Albania ha sempre ricevuto parole di grande apprezzamento per l’incredibile coesistenza interreligiosa anche dal Vaticano. Un grande letterato del risorgimento albanese, Pashko Vasa, scriveva “la fede degli albanesi è l’albanesità”.


A partire dal 1912, a seguito dell’indipendenza albanese, si poté assistere a una ripresa della viticoltura, ripresa che si dovette scontrare fin dal principio con la diffusione delle malattie causate da oidio e peronospora e infine dalla fillossera, che negli anni ’30 distrusse quasi completamente i vigneti albanesi.


La celebrazione del primo anniversario di independenza dell’Albania, Petro Dhimitri, 1913 (PDM)


Il percorso tortuoso della viticoltura


Nel Paese convivono principalmente due sistemi di allevamento della vite: quella ad alberello, più diffusa nella regione costiera, e quella a pergola, ossia con viti maritate a piante arboree, tipiche dell’entroterra.


Negli ultimi anni alcuni produttori della fascia costiera hanno convertito l’allevamento ad alberello ad un simil cordone speronato e/o Guyot.


All’inizio della Seconda Guerra Mondiale le statistiche parlavano di 4.200 ettari di vigneti e più di 5 milioni di viti maritate; alla fine del conflitto la superfice del vigneto subì una netta diminuzione, passando da 4.200 a circa 2.000 ettari.


foto: Richard Mcall

La politica economico-agraria del dittatore Henver Hoxha, il cui regime durò dalla fine del secondo conflitto mondiale fino alla sua morte nel 1985, diede un forte impulso all’espansione della viticoltura e nel 1990 si raggiunsero i 18.000 ettari con oltre 6 milioni di viti a pergola maritata.

La gestione dell’uva da vino fu presa in carico dalle cantine di Stato, con una produzione complessiva di 90.000 tonnellate. (*)




La crisi politica ed economica tra il 1990 ed il 1995 determinò l’abbandono e l’estirpazione di quasi tutta l’intera superficie vitata, che si ridusse a circa 4000 ettari.


Fu questo il periodo del grande esodo albanese, dello sbarco nel marzo del 1991 di 25 mila albanesi nel porto di Brindisi, e poi di altri 20 mila a Bari ad agosto dello stesso anno.

In questo periodo così difficile per l’Albania, si verificò una ulteriore spiacevole situazione: gli albanesi, furibondi per il periodo di isolamento nazionale, non ebbero rispetto alcuno per tutto ciò riferibile all’opera dell’ex regime di Hoxha, vigneti compresi.


Dal 2000 ad oggi si è vissuta una rinascita e registrato un netto incremento dell’attività. Gli albanesi nel corso degli anni, hanno compreso il vantaggio che il business del vino può portare e si è arrivati agli attuali 25 mila ettari vitati circa.

foto: Vincenzo Vitale



In attesa di un prossimo appuntamento per iniziare a conoscere più nel dettaglio i territori, vi lascio un riferimento bibliografico che può raccontarvi e mostrarvi accuratamente sia il calo nei primi anni ’90 che la successiva ripartenza della viticoltura e della produzione vinicola a cavallo del nuovo millennio.



Le tabelle sopra riportate (produzione uva e vino) sono estratte da: Competitiveness of milk and wine production and processing in Albania (2004).




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Nato a Palermo nel 1972, Vincenzo Vitale fin da bambino rimase attratto dai genitori che producevano il vino ad uso familiare. Una seduzione che nel 2001 lo porta a seguire la strada per diventare sommelier. Un percorso concluso nel 2016 solo dopo il ritorno dall’Albania. Trasferitosi a Tirana per lavoro, da appassionato diventa conoscitore profondo di territorio e vino albanese. Oggi è sommelier e relatore AIS con master ALMA-AIS in “Comunicazione e gestione e marketing del vino” che ha concluso, ovviamente, con tesi sulla viticoltura albanese. Il cuore spinge sempre la sua mente a immaginare una nuova avventura.