se il formato fa il mercato


Negli USA è prossima l’approvazione di 10 nuovi formati standard per la vendita degli alcolici. Il mercato drizza le orecchie


Magnum, Jeroboam, Balthazar, mezza bottiglia e via discorrendo… la capacità e il formato hanno un senso che va oltre il semplice divertimento nel riconoscerli con il loro nome in eno-gergo.


[si legge (più o meno) in: 3 minuti]


Questo è palesato soprattutto quando si parla di mercato, esportazione e tassazione. Qualcuno di voi magari non sa che ogni Paese riconosce degli standard di formato anche per la distribuzione degli alcolici.


Esattamente tre anni fa, il Dipartimento del Tesoro USA per voce del suo Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (TTB), propose una revisione della normativa nazionale in materia di standard di capacità dei contenitori di vino e superalcolici.

Fra qualche giorno (25 luglio) scadranno i tempi per comunicare al TTB ulteriori osservazioni, proposte e petizioni per l’ampliamento dell’elenco proposto.


foto: Alexander Lesnitsky

Intendiamoci, sono richieste che devono arrivare formalmente da holding, enti o istituzioni estere per evitare la penalizzazione di alcuni loro prodotti (anche tradizionali) da esportare negli USA.


Sotto riportiamo la situazione attuale e quelle (probabilmente) futura ma, più dei numeri e dei formati, troviamo curioso leggere da quali Stati siano arrivate le richieste e il perché.



Come riportato sul documento governativo, questi sono i formati attualmente considerati standard per la distribuzione di wine & spirits negli Stati Uniti:


standard US in vigore per il vino

  • 3 litri
  • 1,5 litri
  • 1 litro
  • 750 millilitri
  • 500 millilitri
  • 375 millilitri
  • 355 millilitri
  • 250 millilitri
  • 200 millilitri
  • 187 millilitri
  • 100 millilitri
  • 50 millilitri

Vedete intanto che, per il vino, sui 12 ammessi sono ben 8 i formati inferiori alla bottiglia. Tre soltanto quelli più capienti e non si oltrepassa il formato da 4 bottiglie.


foto: Gustavo Aguilar

standard US in vigore per i prodotti da distillato

  • 1,8 litri
  • 1,75 litri
  • 1 litro
  • 900 ml
  • 750 ml
  • 720 ml
  • 700 ml
  • 375 ml
  • 355 ml (solo lattina)
  • 200 ml (anche in lattina)
  • 100 ml (anche in lattina)
  • 50 ml (anche in lattina)

Per noi italiani è sicuramente strano pensare a un distillato in lattina ma non dimentichiamoci del grande successo dei ReadyToDrink canned cocktail che si sono presi stabilmente una bella fetta di mercato americano.



Ecco i 10 nuovi standard proposti per la distribuzione sul mercato USA:


nuovi ulteriori standard proposti per il mercato US

  • 2.25 litri
  • 1.8 litri
  • 720 ml
  • 700 ml
  • 620 ml
  • 550 ml
  • 360 ml
  • 330 ml
  • 300 ml
  • 180 ml

Ma perché questi dieci?


foto: bluebudgie

Innazitutto il formato da 330 ml è stato richiesto da un importante esportatore sudafricano di vino. In realtà però l’obiettivo è quello di commercializzare la loro beer and soda in lattina.

Negli USA il formato standard per le lattine è il classico da 12.0 fl. oz. (fluid ounces) equivalente ai nostri 355 ml. Pare però che l’azienda abbia fatto petizione perché non riesce a reperirle nel proprio Paese.


Bizzarro o no, potrebbe essere una modifica buona anche per i nostri produttori europei, si tratta solo di capire se gli americani gradiranno scendere con la quantità…


foto: Qywee

Suggestiva invece la motivazione per l’introduzione dei 620 ml. Numerosi sono stati infatti i produttori di Vin Jaune che hanno chiesto di tutelare il loro gioiello di Jura storicamente contenuto in bottiglie da 620 ml. e impossibilitati a venderlo in USA mantenendone la tipicità.


Il formato da 700 ml servirebbe invece sia alla Moldova che alla Georgia. Pensate che, essendo stato il formato di imbottigliamento autorizzato nell’Unione Sovietica, sia i moldavi che i georgiani si trovano attualmente nell’impossibilità di commercializzare vini di vecchie annate con un mercato che li sta guardando con sempre più attenzione.


La richiesta per i 2,25 litri è invece meno poetica: a un noto importatore serviva l’ok per il vino cartonato in formato 3 bottiglie e risparmiare significativamente sul packaging (costo e peso della materia: vetro vs cartone).


Gli altri formati sono stati proposti dopo accordi presi con gli enti governativi giapponesi, per il loro vino ma soprattutto per il loro distillato.


Un mercato per noi essenziale come quello statunitense potrebbe quindi vedere importanti novità e consentire anche una intelligente razionalizzazione dei costi.


foto: David Mark

Detto questo, visto che i formati standard per l’imbottigliamento si stanno moltiplicando, il TTB non esclude neppure la soluzione finale: lasciare tutto libero regolamentando solo una dose minima di 50 millilitri.





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fonte: US Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau

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