s-scouting: roku gin suntory


analizziamo la versatilità di Suntory “Roku Gin”: liscio in miscelazione e in abbinamento

SPIRITS SCOUTING


Se una storica distilleria giapponese presenta il suo gin negli spazi del 51° best bar al mondo, qualcosa di speciale accade sempre


si legge (più o meno) in: 5 minuti


Non volevamo perderci l’opportunità di assaggiare un distillato che sta ottenendo un ottimo riscontro, soprattutto se viene proposto in miscelazione e abbinamento ai piatti preparati al Locale di Firenze, luogo alla ribalta nazionale soprattutto dopo la recente nuova entrata negli World’s best bars di William Reed Business media.


foto: PB©

Sul mercato da 5 anni, siamo onesti, più che raccontarvi di una novità che di fatto non è più novità ci è piaciuta l’idea di dilettarvi a ragionare su come i superalcolici riescano ad essere versatili.


E’ quindi uno “spirits-scouting” più dedicato alla tipologia del consumo, per certamente testare le qualità del prodotto ma in special modo verificarne l’idoneità sia sul tavolo in piccolo calice, che al bancone come base di cocktail o ancora sulla tavola fra piatti, posate o bacchette.


foto: PB©

Un appuntamento fiorentino prenatalizio organizzato da Stock Spirits Italia che dal 2020 è distributore esclusivo nazionale della numerosa e importante gamma di brand nel portafoglio Beam Suntory.



il progetto, in breve


Cosa rappresenti Suntory nel mondo spirits non serve precisarlo ma giusto per sintetizzare ricordiamo che era il 1899 quando Shinjiro Torii a soli 20 anni ebbe l’intuizione di interpretare le bevande alcoliche occidentali adattandole al gusto e alla tradizione del “sol levante”.


Dal vino si passò ai distillati e, soprattutto, al whisky integralmente giapponese nel 1923. La Torii Shoten era diventata pochi anni prima Kotobukiya ma stava per diventare presto Suntory e immettere sul mercato la prima acquavite uscita dalla nuova distilleria Yamazaki, il primo whisky di malto giapponese.


foto: Sangyeon Yu

Nel 1936 fu la volta del gin Hermes, un prodotto al quale palesemente si ispira Roku Gin premium e che ne conserva parte della ricetta con le stesse essenze riproposte oggi nel ventunesimo con l’arricchimento di altre 6 altamente rappresentative.


Un Marco Gheza, brand ambassador, preciso e didascalico nell’esposizione delle prerogative di Roku ha fatto doverosa introduzione all’assaggio.



Il claim Alive with the seasons of Japan” è già di per sé indicativo del messaggio centrale: le botanicals, le loro stagioni di raccolta, le loro peculiarità da preservare nella distillazione artigianale con il tempo che passa e gira intorno a un nucleo fatto di qualità, cultura e tradizione giapponese.


foto: PB©

L’avanzare moderato e costante del tempo viene dai giapponesi modulato da antico calendario in 24 fasi dell’anno.


Stagioni che si susseguono ma che lasciano segno tangibile con più frequenza, che possono essere maggiormente apprezzate nella loro manifestazione e nella loro effimera permanenza, perché tutto arriva e sorprende, tutto muta, tutto passa e tutto va quindi saputo apprezzare nella brevità della sua esistenza.


foto: Pexels

Non è così uno scherzo il “concept” di Roku Gin che a questo pensiero si ispira. Perché fugace è il periodo di perfetta condizione delle piante da reperire e poi da distillare infuse. Lo “shun“, l’attimo ideale di raccolta, è l’emblema di una filosofia di stagionalità e tradizione antica.


Primavera, estate, autunno e inverno che si rincorrono con i loro colori e gli aromi di 6 elementi: sakura (foglie e fiori), tè Senchatè Gyokuro, pepe Sansho e yuzu.


foto: szyi351

Sono materie prime che vanno ad aggiungersi alle 8 originarie del gin Hermes: ginepro, coriandolo, angelica (radici e semi), cardamomo, cannella, scorze di arancia amara e di limone.


La conseguente attesa di 1 anno per la produzione e l’utilizzo di differenti alambicchi in base all’essenze, fanno già capire che Roku Gin è figlio di una multinazionale ma non è un distillato da scaffale qualsiasi.



la proposta


La stessa serata organizzata al Locale di Firenze (51° best bar nel mondo 2021, 4° in Italia) è volutamente un segnale di esclusività.

Il tour itinerante “Alive with the seasons of Japan” si è fermato in Toscana in uno dei luoghi più glam della nightlife e che sa coniugare le aspettative di chi cerca la socializzazione assaggiando piatti esclusivi o cocktail di qualità.


foto: PB©

Il Locale si trova all’interno dello storico Palazzo Concini, nel suo seminterrato di stile duecentesco oggi custodisce il laboratorio dove vengono preparati gli ingredienti utilizzati per i cocktail serviti al banco.


Un’atmosfera condizionata dall’incrocio dei tempi creato dall’architettura e dall’arredamento fra antico e moderno: spazi dalle linee rinascimentali che accolgono un melting pot cosmopolita da newyorker, accessori che danno al medioevo un riverbero vagamente liberty e barocco.


foto: PB©


Per la presentazione in abbinamento “a tutto pasto” di Roku Gin alla stampa e operatori, il resident chef Simone Caponnetto è stato affiancato dallo chef Andrea Magnelli. Una decina di portate (ottima cucina, ricercata e appagante) per sette cocktail a base Roku Gin by barman Matteo Di Ienno.


foto: PB©

Io però l’ho prima preteso “liscio“, per una valutazione più globale e completa.



le stille alcoliche


Bottiglia prismatica a (manco a dirlo) base esagonale, i 6 botanical sono impressi in rilievo sul vetro e l’etichetta è stampata su carta washi che pare esaltare ancor più l’ideogramma “roku”, il numero 6 in lingua giapponese.


Il profilo non è slanciato ma è minimal con ottimi richiami alle origini. La presa è sicura, il design è studiato ovviamente nei dettagli, convince bene esteticamente ma senza esaltare.


Servito liscio non maschera completamente lo spirito appena lo avvicini al naso, ma è oggettivamente un alito che sparisce presto e più ci si avvicina al bicchiere e più salgono i profumi di agrume e fiore.


foto: Jirreaux Hiroé

Distinguere lo yuzu dal limone o dall’arancia amara non è cosa semplice, la scorza è comunque uno dei tratti odorosi più immediati assieme al petalo di sakura, molto elegante, estremamente fresco con ginepro e spezie perfettamente inseriti.


Scorre sulle papille egregiamente, non punge ed è ben bilanciato. Devo dire che sotto l’aspetto tattile mi ha messo di buonumore, mi aspettavo di meno, pensavo a qualche spigolosità, a qualcosina fuori posto.


Invece è pulito e non solo: coerente nei primi secondi, si apre poi verso note pepate davvero di pregio. Un percorso piacevole di buona aromaticità e fresca consistenza nonostante il 43% di alcol.


foto: Mirko Stödter

Finale giustamente sapido, mentirei nel dirvi che ho riconosciuto l’essenza di tè Sencha e tè Gyokuro, però il tratto erbaceo è vivo ma ovviamente si interseca un po’ subordinato agli aromi speziati.


Il potere della miscelazione è quello di esaltare le peculiarità degli ingredienti. In sette preparazioni servite al Locale, più della maggioranza hanno reso riconoscibili le botanicals peculiari del premium gin e alcune hanno saputo davvero esaltarle.

Non c’è dubbio che sia un gin focalizzato e ben inquadrato sul mondo del bartending, ma quello di livello medio-alto.



foto: PB©

Gli abbinamenti cocktail-piatto sono stati sfizio, proposta, provocazione, idea, seduzione, fusione raggiunta o tentata.


Non sempre vincente ma drink dignitoso su quasi tutti i cibi, su un paio da apoteosi a conferma che l’abbinamento cibo gin-based-cocktail si-può-fare! (con parsimonia e attenzione).


foto: PB©


Concludendo, Suntory Roku Gin è un gin dal compromesso facile, ben ideato, ben fatto, ben raccontato e che sa stare bene al posto giusto in diverse occasioni.


Non è il distillato da strapparsi le vesti ma Roku ha sicuramente buon equilibrio e 6 riconoscibili botanicals d’ispirazione che rendono il suo concept pienamente attendibile (la natura e la sua degustazione appagante.


E’ un buon gin da bere liscio perché non aggredisce e ha giusta freschezza, ma ha il suo bel “perché” in abbinamento a sashimi o maiale speziato all’orientale.


foto: PB©

Nel mondo mixology si stacca dalla massa, secondo noi vince soprattutto qui.


Perché si impone qualitativamente rispetto ai prodotti di mass-marketing non costando poi molto di più e consentendo comunque un buon ricarico economico.

E il suo valore sul mercato rimane ben sotto le cifre dei nuovi gin territoriali, magari eccellenti e di fattura superiore però un pochino troppo onerosi anche per i titolari di un bar che punta a un target di lusso. Roku gin è più che sufficiente, perché cercare oltre?


foto: PB©

43% di alcol gestiti molto bene con un prezzo sul mercato oggettivamente molto concorrenziale, solitamente (per il consumatore finale) poco sopra i 25 euro. Per una bottiglia di gin dozzinale da “shottino bucastomaco” escono dalla tasca sui 15 euro. Fate voi.





prendete appunto:


aziendaSuntory
tipologiaGin
prodottoRoku Gin
alcol43%
degustato nel2021
valore in commercio*
reperibilità*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:sashimi di tonno in crosta di pepe con patate e avocado

Attenzione, ricordate… nessun consiglio per gli acquisti ma semplicemente il racconto di un assaggio di qualità.

Commentate o scriveteci a redazione@spiritoitaliano.net.

Imitandoci, potreste comunque migliorare anche il vostro spirito. Il confronto, come scriviamo sempre, è il primo passo verso l’accrescimento culturale… per tutti!




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fonte: Carlo Dutto Uff stampa Stock spirits / Beam Suntory per i Maestri del cocktail


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Paolo Bini è giornalista iscritto all’Albo Pubblicisti; si è laureato in Informatica all’Università degli Studi di Firenze, città dove è nato nel 1971. L’amore per la storia, il gusto e la cultura enoica toscana lo portarono, a fine anni ʼ90, a intraprendere percorsi verso la conoscenza del vino. Oggi è sommelier professionista, degustatore ufficiale e relatore per Associazione Italiana Sommelier per cui svolge docenza ai corsi toscani e fuori regione per la formazione dei futuri sommelier AIS. Scrive e collabora per riviste generaliste e di settore, è anche chocolate taster per Compagnia del Cioccolato, assaggiatore e relatore per ANAG, l’associazione italiana vicina al mondo dei distillati. Curatore editoriale per spiritoitaliano.net.