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Elegante, profumata, morbida e subito vincente: scopriamo la nuova Grappa di passito riserva della Distilleria Pezzi

SPIRITS SCOUTING


Ci sono uomini che con la semplicità e la dedizione conquistano i cuori e la stima degli altri.


si legge (più o meno) in: 5 minuti


Non conoscevo Carlo Pezzi prima del 2020, lo confesso senza problema alcuno. Erano i tempi del lockdown, con i primi esperimenti mediatici di ciò che oggi pare naturale e fa sorridere ricordare quell’epoca, i tentativi anche posticci per innovare la comunicazione e mantenere viva l’informazione e il contatto fra esseri umani e con la gente.


Già in quella intervista a distanza capii che dietro di lui c’era un mondo ricchissimo da conoscere. Verrebbe da pensare che non è una novità e in effetti apparentemente non lo è.



Come amo raccontare a chi si avvicina al nostro settore: “si capisce con il tempo di essere arrivati nel mondo wine&spirits per il piacere di apprezzarne e capirne l’assaggio ma di esserne rimasti innamorati soltanto grazie alle storie uniche che ci narrano i protagonisti, ovvero chi li fa in prima persona”.


Carlo Pezzi però va oltre la media, sarà la sua apparente pacatezza, sarà quella specie di timidezza che sembra sfuggirgli ogni tanto di mano, sarà quella sua umiltà tipica e propria dei grandi personaggi, sarà che da buon trentino sa di fare un lavoro eccellente ma non ha necessità di urlarlo al mondo, sarà che ama il suo lavoro in maniera viscerale perché rappresenta un valore tramandato di famiglia.


Sono queste impressioni che ricevetti da subito, va da sé che potrei essere smentito e potrei essermi sbagliato ma tutto questo ha di fatto reso ancor più intrigante il mio approfondimento sul suo lavoro.


courtesy: Distilleria Pezzi

Non è un articolo sulla figura di Carlo, sia chiaro, abbiamo già altre rubriche che se ne occupano nel nostro contenitore ma una doverosa e spontanea premessa al nucleo del pezzo per comprenderne meglio motivo e fine.



il progetto, in breve


Quando arriva un nuovo prodotto sul mercato alziamo le antenne e cerchiamo di valutarlo, non solo sotto l’aspetto qualitativo ma, essenzialmente, per come è stato concepito.


I distillati e liquori Pezzi sono noti al pubblico generico e ancor più a quello preparato. Quando arriva una novità da Campodenno è normale che il nostro interesse sia così doppiamente stuzzicato anche per quanto premesso sopra.


C’è poi l’escalation dei risultati, il riscontro concreto delle valutazioni tecniche che in questo biennio ha dato a Pezzi una ulteriore spinta alla passione produttiva aziendale.


foto: PB©

[Inciso]: sarò nuovamente sincero con voi, la grappa che analizzeremo oggi l’ho assaggiata un paio di mesi fa ma ho volutamente atteso i risultati di alcuni concorsi del semestre per onestà intellettuale e non essere lontanamente tacciato di tentativi pubblici di condizionamento. Sapete bene quanto sia vicino ad ANAG e quanto stimi il serio lavoro che viene fatto per il concorso Alambicco d’Oro: la Gold medal che la Grappa di passito riserva Pezzi si è aggiudicata poche settimane fa conferma con mio piacere le eccellenti impressioni che ho ricevuto in degustazione.


Oltre 70 anni di lavoro ufficiale in Val di Non, la valle trentina dove sono nate le prime cantine vinicole sociali oggi nota per la coltivazione delle mele.


courtesy: Distilleria Pezzi

Conduzione familiare nel rispetto dell’esperienza, dei valori tramandati e della distillazione artigianale come risorsa qualificante del lavoro.


La sinergia sincera con gli affiliati all’Istituto Tutela Grappa del Trentino ha permesso una notevole crescita diffusa su tutta l’area provinciale e oggi, Pezzi ma non solo, il tridente in etichetta è già un simbolo riconoscibile di seria qualità.



Pezzi seleziona la materia prima facendo attenzione non solo alla sostanza ma anche alla tipicità. Una sorta di “zonazione” che la porta ad avere rapporti diretti con i vignaioli della Val di Cembra per le vinacce di muller thurgau, con quelli della Piana Rotaliana per il teroldego e stesso discorso vale per il marzemino da Isera e lo chardonnay dalle colline della Valle dell’Adige.


Una linea di prodotti diversificati dà oggettivamente completezza all’offerta che la Distilleria Pezzi propone agli appassionati dell’alto grado. Dalle grappe giovani monovitigno alle invecchiate, poi una serie appagante di aromatizzate e l’acquavite di mele ottenuta dalla varietà Bella di Boskoop, nota per la sua tipicità e per un profilo acidulo ideale per trasmettere tutta la fragranza degli aromi anche dopo la distillazione.


foto: PB©

C’è poi la collezione Mémora che culmina in un prodotto come la 19 50, grappa che riposa in legno per 60 mesi e che sta riscuotendo successo straordinario anche nei concorsi nazionali.

Da pochi mesi fa parte della gamma anche la Grappa di passito riserva, interessantissima sperimentazione partita dalla già esistente Grappa di passito.


le stille alcoliche


Le vinacce arrivano da piccole aziende che raccolgono l’uva sulla sponda orientale dell’Adige per poi metterla ad appassire qualche mese sulle “arèle”, i tipici graticci usati per la vinificazione del Vino Santo trentino ma, guardando altrove, anche per concentrare gli zuccheri negli acini che diventeranno recioto nel veronese.


Nosiola, merlot e teroldego sono stati i vitigni che Pezzi ha selezionato da conferitori fidati della zona per questa prima produzione immessa sul mercato da poco più di sei mesi.


foto: PB©

Immaginiamo ci sarà comunque spazio per future sperimentazioni e scelte che ogni anno saranno dettate dalla qualità della materia prima sulla base dell’andamento vendemmiale ma sempre legate al concetto di territorialità, punto fermo che noi personalmente riteniamo un riferimento imprescindibile da cui mai dovrebbe allontanarsi chi vuole proporre eccellenza e unicità.


Distillazione artigianale in impianto discontinuo e riposo per circa 4 anni in legno di diversa essenza e dimensione dopo le normali verifiche periodiche per comprendere l’evoluzione del distillato e la sua prontezza al confezionamento.



Bottiglia solida a spalla alta dalle evidenti rotondità che si avvicina all’eleganza di un decanter ma senza averne fregi né rilievi. Ne deduciamo un messaggio chiaro che punta evidentemente alla sostanza essenziale.

Una forma tronco-conica rovesciata, pulita, bella e lineare dalla presa sicura sia dalla base che dal collo. Un’eleganza senza opulenza che, lo dico, mi mette di buon umore. Tappo sintetico a proteggere un’apertura dal diametro di circa venti millimetri.


foto: PB©

Liquido ambra brillante che al naso arriva oggettivamente senza la minima sbavatura e grande ampiezza. Esordio olfattivo decisamente fruttato con percettibili accompagnamenti speziati che poi liberano fiori e erbe officinali.


Impressiona la sua varieganza soprattutto nei profumi di frutta: parte dalla pesca bianca, va sulla ciliegia poi l’albicocca e ancora mango.

Petali di rosa gialla e giaggiolo riescono a uscire dopo qualche secondo di predominio vanigliato e nei secondi l’olfatto lentamente si assuefa verso ricordi di agrume candito, salvia, caramello e cioccolato bianco.


In bocca la gestione degli aromi è coerente e quasi esemplare: in entrata il 43% di alcol prova ad attaccare il palato molle, lo pizzica, lo stuzzica ma resta contestualizzato lasciando magistralmente intonse lingua e faringe.


foto: PB©

Il sorso è generoso nei sapori: quello di frutta rossa resta preminente e viene arricchito dalle note di passion fruit e crostata di mele. Il terziario è una costante ma i ricordi di tabacco, cocco e crema non eccedono il limite concettualmente consentito.


Il finale è di lunghezza avvolgente, sapida e vellutata fatta di caramella d’orzo, marmellata di arance, miele di castagno, aghi di pino e fiori gialli. Una conclusione che pare quasi abboccata e che ci sorprende vista la quasi assenza di zuccheri aggiunti a dimostrazione di quanto siano determinanti la selezione della materia prima e la capacità del distillatore nel far uscire la morbidezza direttamente dall’alambicco.

Un coup de nez definitivo ci congeda da lei ancora con agrumi canditi, composta di fragola e nocciola tostata.


foto: PB©

Della sorella maggiore che non si eleva in legno ne mantiene la linearità visiva seppur con spalla visivamente più “importante”, la materia prima è praticamente la stessa ma la grappa di passito riserva ha un profilo organolettico che decisamente stacca da quella “giovane”. Non poteva e non doveva essere altrimenti, è chiaro, però anche sotto l’aspetto tattile risulta ben più affabile e appare inconfutabilmente mirata a un differente target di appassionati.


Se fosse musica sarebbe quella romanticamente ritmica, calda e variegata del pop rock geniale di Phil Collins con qualcosa dei Genesis: alto profilo, immediato e mai aggressivo.


Poco più di 40 euro sono un prezzo indiscutibile per questa nuova creazione di casa Pezzi che, sinceramente, non altererei con abbinamenti forzati e, nonostante l’alta aromaticità, neppure vedrei idonea per una miscelazione “a tutti i costi” (magari la sorella “giovane” sì) ma lascerei esprimersi nel suo calice corredata esclusivamente da frutta secca per momenti di serenità e relax che siano davanti a un caminetto acceso in inverno o guardando le infinite sfumature del cielo estivo nelle ore che dal tramonto passano al crepuscolo respirando a pieni polmoni aria di mare o di montagna.



prendete appunto:


aziendaDistilleria Pezzi
tipologiaGrappa riserva
prodottoGrappa di passito riserva
alcol43%
degustato nel2022
valore in commercio*
reperibilità*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:da sola o con anacardi e mela essiccata

Attenzione, ricordate… nessun consiglio per gli acquisti ma semplicemente il racconto di un assaggio di qualità.

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Paolo Bini è giornalista iscritto all’Albo Pubblicisti; si è laureato in Informatica all’Università degli Studi di Firenze, città dove è nato nel 1971. L’amore per la storia, il gusto e la cultura enoica toscana lo portarono, a fine anni ʼ90, a intraprendere percorsi verso la conoscenza del vino. Oggi è sommelier professionista, degustatore ufficiale e relatore per Associazione Italiana Sommelier per cui svolge docenza ai corsi toscani e fuori regione per la formazione dei futuri sommelier AIS. Scrive e collabora per riviste generaliste e di settore, è anche chocolate taster per Compagnia del Cioccolato, assaggiatore e relatore per ANAG, l’associazione italiana vicina al mondo dei distillati. Curatore editoriale per spiritoitaliano.net.