quanto condiziona il brand?


La ricerca Nomisma Wine Monitor indica il brand come principale aspetto che condiziona la scelta del vino alla carta


A cosa pensiamo quando, seduti al tavolo di un ristorante, decidiamo di scegliere un vino dalla carta? Ok, siamo innanzitutto condizionati dalla compagnia, dal tipo di serata, dal cibo, dai suggerimenti del personale di sala. Benissimo, e poi?


si legge (più o meno) in: 4 minuti


Da cosa si fa condizionare un cliente per la propria scelta finale?

  • La tipicità del prodotto?
  • La notorietà della denominazione?
  • La fama del brand?
  • La popolarità della bottiglia?
  • I premi ricevuti da quell’etichetta sulle varie guide?

Pensateci un attimo a quante possano essere le variabili che condizionano una selezione alla carta. Poi leggete (con le dovute considerazioni) i risultati dati in anticipazione da Nomisma Wine Monitor


Foto di Tim Bigger

Nomisma Wine Monitor ha effettuato una ricerca per l’Istituto Grandi Marchi sul mercato nazionale e i cui risultati definitivi saranno presentati fra qualche mese.

All’Istituto Grandi Marchi (che raccoglie 19 importanti brand fra cui Antinori, Argiolas, Ca’ del Bosco, Donnafugata, Gaja, Mastroberardino, Tenuta San Guido) avevamo già fatto riferimento qualche giorno fa in un articolo per altra finalità.


Lo studio Nomisma quest’anno si è concentrato sulle evoluzioni del mercato italiano ai tempi della pandemia, in particolare sui consumi di vino fuori-casa attraverso una doppia indagine: sui ristoranti e sugli italiani che acquistano e/o consumano prevalentemente vino al di fuori delle mura domestiche.


L’indagine è stata realizzata nel periodo 22 settembre – 23 ottobre 2020 e ha coinvolto 124 ristoranti italiani, localizzati per il 31% nel Nord Est, per il 27% nel Nord Ovest, il 24% nel Centro e il 18% nel Sud del Paese.

La media delle etichette presenti nella carta dei vini del campione è pari a 420, il 77% degli intervistati propone un menù degustazione e il prezzo medio di tale menù è di 65 euro. Il 94% dei ristoranti intervistati è segnalato almeno in una delle principali guide di settore.


Dalla ricerca Nomisma emerge che nella scelta dei vini, in particolare quelli di alta qualità, il brand è rimasto in tempi di pandemia uno dei principali criteri di scelta da parte dei ristoratori nella formulazione della propria offerta in wine list (lo pensa l’84% degli intervistati), prima ancora dei premi sulle guide (63%) o della denominazione nota/famosa (52%).


Altre indicazioni comunque interessanti sono quelle emerse sulla situazione pre-decreto di ottobre e sulle previsioni che fino a qualche settimana fa si auspicavano.

  • circa il 33% degli intervistati addirittura prevedeva un forte recupero delle vendite di vino superiore al 2019, un 50% che comunque stimava un analogo livello e solo un 17% che vedeva “nero”.

Per quanto riguarda la scelta nella carta dei vini:

  • il 20% dei ristoranti intervistati ha dichiarato di aver modificato la wine list sacrificando spesso i vini stranieri (il 23% dei ristoranti ha ridotto o addirittura eliminato le etichette estere proposte in carta).
  • Al contrario, i vini locali e/o dello stesso territorio del ristorante, sono quelli ad aver subito “tagli” meno drastici, con l’11% dei rispondenti che ha dichiarato di avere addirittura aumentato il numero di tali referenze in carta.

foto: SplitShire

Nel complesso, e fino alla settimana scorsa, il saldo nelle vendite di vino dei ristoranti intervistati evidenziava segno negativo (inteso come differenza tra coloro che hanno dichiarato aumenti e quelli che invece hanno subito diminuzioni nelle vendite), dovuto principalmente alla riduzione della clientela (il 36% giustificava tale calo con la già citata riduzione dei posti a sedere).


Una variazione che ha inevitabilmente comportato impatti sui produttori di vino: il 28% dei ristoratori ha dichiarato di aver ridotto il numero dei fornitori abituali (contro un 61% di chi li ha mantenuti costanti); e se nel 2019 il 68% dei ristoranti effettuava gli acquisti di vino mediamente ogni settimana/mese, con la pandemia tale frequenza è arrivata ad interessare un minor numero di titolari (il 55%).


Su queste anticipazioni, il professor Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto Grandi Marchi ha osservato che: “Il brand gioca un ruolo importante per diverse ragioni, in primo luogo perché è un indice di affidabilità, e in un momento di così grande incertezza il cliente probabilmente ritiene opportuno adottare un approccio più prudenziale al processo d’acquisto. Inoltre ai brand noti è spesso associato un più elevato tasso di rotazione, che in una fase come questa è importante sia per la sua capacità di restituire efficienza in linea generale alla gestione, sia perché riduce il rischio di ritrovarsi un invenduto in cantina di un ristorante nell’ipotesi malaugurata di improvvisi provvedimenti restrittivi dell’operatività.

Denis Pantini, Responsabile Nomisma Wine Monitor ha infine evidenziato “Tra i principali cambiamenti indotti dal coronavirus, e che si manterranno anche nei prossimi anni, figura la digitalizzazione, considerata soprattutto in ambito promozionale e gestionale (dalla presenza sui social network alle modalità di prenotazione on-line fino ai rapporti con i fornitori): lo dichiara un ristoratore su quattro, accanto ad una gestione più efficiente degli spazi


Il 65% dei ristoratori intervistati, prima del DPCM 24 ottobre, era comunque convinto che l’epoca della pandemia lascerà negli italiani una maggior consapevolezza sui valori che la ristorazione esprime sia in termini di qualità che per i risvolti socioeconomici prodotti sull’intera filiera agroalimentare.

Evidentemente a questo punto resta da capire come evolverà la situazione del canale on-trade che, va ricordato, incideva fino all’anno scorso per circa un terzo sulle vendite a volume di vino nel nostro Paese.


fonte: Nomisma Wine monitor
foto da: Pixabay

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