quando i bambini bevevano vino…


Quando i bambini bevevano a scuola: educhiamo le giovani generazioni al corretto consumo consapevole.
Ma un goccio di vino è davvero più dannoso di una bibita in lattina?

FATELO CON STILE


La sana alimentazione è al centro del benessere quotidiano e spesso si dibatte sul corretto stile di vita legato al cibo e alle bevande. La nostra esistenza ha un senso se, una volta comprese alcune regole, ci consente di solleticare le passioni e soddisfare alcuni piaceri, anche a tavola.


La nostra tradizione, la nostra storia, le nostre abitudini sono legate a una società in continua evoluzione e che, talvolta, può arrivare a minare le nostre convinzioni su ciò che è piacevolmente buono e lecito.


si legge (più o meno) in: 7 minuti


La campagna per la lotta al consumo dell’alcol in età adolescenziale ha certamente un senso e stride fortemente con le vecchie concezioni del passato quando, ad esempio, il vino era considerata bevanda sana che “faceva sangue” anche ai bambini.


Non possiamo però dimenticare la poesia di quei tempi, le nostre radici, il concetto per cui la moderazione consente responsabilmente di godere dei piaceri della vita a differenza dell’abuso che può comportare danni al nostro sistema psicofisico, sia nel caso del consumo dell’alcol che parimenti in un regime dove è incontrollata l’assunzione di alimenti di natura “industriale” (bibite e merendine sono l’esempio più calzante) come spesso accade ai nostri giovanissimi e per cui si dovrebbe sostenere una campagna altrettanto incisiva.


Cerchiamo di rifletterci insieme in questi giorni di Festa pasquale…


«Se il vino non fosse una cosa importante,
Gesù Cristo non gli avrebbe dedicato il suo primo miracolo»


La pandemia ha forzatamente riunito le famiglie concentrando i membri anche in spazi limitati. E’ stata un evidenziatore di criticità e ha acuito difficoltà già esistenti.


foto: Gerd Altmann

Sono stati pubblicati molti studi che hanno rilevato un aumento dello stress genitoriale, soprattutto nelle madri che, già prima della pandemia, spesso si sono sobbarcate, l’impegno del lavoro, la cura della casa e della famiglia.

Se da un lato è aumentato il disagio dei bambini, molti genitori hanno però dichiarato che passare più tempo con i figli li ha aiutati a scoprirli, cogliendo in loro lati che non conoscevano.


Questo isolamento forzato forse è anche servito ai ragazzi per scoprire il valore della scuola e la libertà di poterci andare.

La forzata convivenza in famiglia necessariamente ha dovuto produrre nuovi modi di interagire, per sopperire alla mancanza di amici, di libertà, di spazi aperti.


foto: Juuucy

I bambini per sentirsi bene hanno bisogno di fare qualcosa di costruttivo, è importante cogliere questo momento per insegnare loro anche alcune abilità della “vita in comune” da fare insieme. Possono sentirsi importanti anche soltanto aiutando a scrivere la lista della spesa, oppure imparando a fare piccole pulizie, apparecchiare la tavola, cucinare.


Soprattutto lo stare a tavola, oltre a rappresentare un momento di aggregazione, è anche un’occasione per dare il buon esempio su buone maniere e galateo. L’educazione si impartisce fin da piccoli affinchè diventi un modo naturale di comportarsi.



A tavola si impara come stare seduti, l’uso corretto delle posate, quando si comincia a mangiare, come si mangia, che si mastica a bocca chiusa, che non si fanno rumori con la bocca, risucchi dal cucchiaio o dal bicchiere.

A tavola non c’è posto per telefono, giornali, libri. Non si urla, non si fanno schiamazzi, non ci si alza da tavola senza permesso e se proprio c’è una necessità impellente, si dice “scusate mi assento un attimo” .


foto: FotoRieth 

So che sembra quasi un pio desiderio, ma sono le norme basilari da impartire ai nostri figli per farli crescere educati, uniti all’uso del “grazie”, “prego”, “scusa“.

Vedo anche spesso bambini che scorrazzano indisturbati per le sale dei ristoranti, mettendo a dura prova le capacità di equilibrista dei camerieri.


Altra cosa importante da fare a tavola è soffermarsi sul rapporto con il cibo salutare, spiegare con semplicità l’importanza di certe sostanze nutritive per la crescita, dissuadere i ragazzi dall’ingerire “junk food“, nella quale lista sono indicate tutte le bibite gassate e zuccherate tra le quali troviamo: le spume, la gazzosa, il chinotto, l’acqua tonica, e le bevande a base di cola.


foto: Daniela Mackova

Nonostante l’avviata inversione di tendenza, sono bevande che ancora troppe volte si vedono sulle tavole dei ristoranti, in famiglia o negli zainetti della scuola per accompagnare “la merendina”, magari confezionata!

La mia non è una polemica contro le bibite, ma negli ultimi anni le continue campagne di demonizzazione del vino, con particolare riferimento per i ragazzi, mi disturbano e vi spiego perché.


Bere alcolici è un argomento delicato, ma ritengo giusto affrontarlo perché a tavola si sta insieme e perché ritengo che ai ragazzi i divieti vadano spiegati.

Molti genitori si domandano che male possa fare un goccio di spumante fatto bere ai bambini durante la festa di compleanno. Corredata dalla frase; “è un goccino lascia che lo assaggi“!


Alcune ricerche (molte fonti sono di generica provenienza ma fanno titolo sulla stampa) affermano che i bambini introdotti all’alcool da piccoli rischiano maggiormente di diventare adolescenti bevitori e di conseguenza sviluppare in età adulta problemi legati all’alcool.

foto: Adam Jones from Kelowna, BC, Canada, (CC BY-SA 2.0)


Secondo certi studi bisogna tenere in considerazione che il loro il corpo è più piccolo del nostro e anche una piccola quantità di alcol può causare danni alla crescita e a carico del sistema nervoso in via di sviluppo o del fegato.

Uno studio, condotto qualche anno fa dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) in collaborazione con l’Osservatorio Permanente Giovani e Alcol, non riportò risultati confortanti.



L’associazione indipendente statunitense National Capital Poison Center afferma che l’alcool è addirittura da considerarsi un veleno per i bambini. Questo perché compromette il sistema nervoso centrale e uccide le cellule neurali. Ho letto un articolo che il consumo dell’acool sarebbe ideale dopo i 25 anni quando lo sviluppo corporeo è definito. (sigh!)


Credo sia fondamentale l’esempio dato da quei genitori che consumano l’alcol moderatamente e responsabilmente. Insegnare ai figli il buon esempio e le regole comportamentali dell’autocontrollo mi pare, oggettivamente, più utile di qualsiasi divieto.


La Vergine col bambino che beve vino, Joos van Cleve, Museum of Fine Arts, Budapest (CC0)

Bisogna educare i nostri figli fin da piccoli a comprendere la differenza fra uso ed abuso, senza contare che, è risaputo, la trasgressione alle regole è una pratica a cui l’essere umano non sa resistere.


E’ importante parlare con loro, sottolineando come gli spot si fondino su aspetti consumistici. Che l’abuso dell’alcool fa male alla salute e che l’abuso fa perdere la lucidità e alla guida di un mezzo si può perdere la vita o provocare incidenti mortali. Sottolineando poi il pericolo della dipendenza che si instaura.



Parimenti mi sento di dire che analoghe accortezze andrebbero prese per il consumo di bibite e affini la cui ricaduta sull’obesità e le conseguenti malattie ha riscontro in letteratura scientifica.

Il consumo di alimenti di produzione industriale, il poco movimento e la diffusa abitudine di stare seduti con il telefono o davanti ad un pc, stanno rendendo obesi tanti bambini.


foto: marcisim

Eppure c’è stato un periodo che ai bambini veniva somministrato il vino in quanto ritenuto un alimento capace di fortificare.


In certe regioni era più sicuro bere vino che acqua e non dimentichiamo Pasteur che dopo aver introdotto nel 1867 la pastorizzazione anche per il vino affermatò che: «il vino è la più sana e la più igienica delle bevande».


Cartolina del 1900, Wikimedia commons (CC0)

Nella tradizionale Francia, fu servito il vino ai bambini nelle mense delle scuole primarie fino al 1956 mentre nei licei l’abitudine fu tolta nel 1981.

Curioso il video girato all’epoca, archivi INA – Institut national de l’audiovisuel, per combattere l’alcolismo infantile nelle mense scolastiche. Interessante anche il recente video di Le Parisien TV che celebrò i 50 anni senza alcol nelle scuole francesi ripercorrendo le fasi e riportando alcune foto significative.


video di Le Parisien TV, 2016

Anche nella tradizione italiana ai bambini si serviva a merenda pane, vino e zucchero. Un antico proverbio siciliano dice: “pani e vino rinforza u schinu” (pane e vino rinforzano la schiena, nel senso della fatica e delle ossa)


Fece grosso scalpore il pensiero della Vinitaly International Academy che, non a caso, al Padiglione del Vino di Expo 2015 dichiarò: «Vogliamo parlare ai bambini perché il vino fa parte dell’identità culturale del nostro Paese, delle nostre famiglie».


foto: Gini George

Il solo chiedersi se fosse possibile insegnare ai bambini che l’uso moderato del vino è salutare fece esplodere dissenso e interrogazioni su come potesse essere consentito in Italia che i bambini diventassero oggetto di iniziative in omaggio alla più evidente operazione “culturale” e di marketing promossa per finalità esplicitate.

Furono davvero registrati grande stupore e indignazione per la scelta di “avvicinare” i più piccoli al consumo di bevande alcoliche, contro ogni evidenza scientifica.



Il problema resta aperto. Ma nello stile alimentare gli interessi scientifici spesso confliggono con altri. Qualcuno ricorderà quando negli anni ’60 ci fecero buttare l’olio per usare la margarina!


foto: photoAC

Io non sono medico e non voglio darvi consigli attinenti alla salute ma solo riferiti alle questioni di stile e alla mia esperienza personale.

Quindi dopo aver impartito ai vostri bambini il galateo della tavola, l’uso dell’alcol con moderazione, spiegate che non è salutare bere certi tipi di bibite perché fanno veramente male alla salute, contengono troppi zuccheri, coloranti, diciamo che potremmo definirli prodotti non naturali.



Per quanto riguarda il vino non è certo questa la sede per spiegare il vino ai lettori, facciamo solo la premessa che è un prodotto naturale “incidentalmente” alcolico e che va bevuto con moderazione.

Molti di noi vengono da tradizioni familiari dove ai ragazzi per merenda si serviva pane e olio o pane, vino e zucchero.


foto: Sergio Infantes Gª

Per quanto mi riguarda, la mia famiglia ha curato la caduta del mio primo dentino con sciacqui di acqua e vino; la domenica mia nonna con il dolce serviva lo zibibbo e me ne dava un sorso.

Verso i dieci anni potevo bere un dito di vino allungato con tanta acqua. Tradizioni che io ho mantenuto con mia figlia Diana che mi sembra sia cresciuta bene.


foto: eagletonc

Poi visto che ormai ho un’età per cui nessuno mi può più punire o stigmatizzare cosa ho fatto, ammetto che quanto mia nonna mi mandava a riempire la bottiglia di vino per la cena da una botticella in dispensa, questa era corredata da un tubo di gomma dal quale il vino si aspirava e poi si infilava nella bottiglia (ricordate??), e io al momento dell’aspirazione ci mettevo tanto impegno!!


foto: suju-foto

Quando è intervenuta l’innovazione “tecnologica” della pompetta a forma di palla a fisarmonica con beccuccio, la prima spremuta me la sparavo direttamente in bocca!! Poi portavo la bottiglia a tavola…


Forse sono stata una bambina cattiva, nella mia vita in sessant’anni ho bevuto vari etttolitri di vino, non soffro di cirrosi epatica, ho un’ottima memoria, mi ritengo sveglia e con i neuroni discretamente attivi e non per ultimo: non ho rughe.

Sicuramente effetto di un potentissimo antiossidante: il resveratrolo!!!


Seppur, forzatamente, in forma ristretta, passate una buona Pasqua con i vostri cari. Sempre in serenità e… con stile!




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Cuore sicilianoironia toscanaanimo inquietoAntonella d’Isanto è nata in Sicilia e non ha mai dimenticato la sua terra e la rigida educazione della nonna che le insegnò il piacere per la lettura, la cucina, la bella biancheria ricamata, l’ospitalità, il gioco delle carte e il vino del suo piccolo vigneto. Laureata in Sociologia a Urbino, il suo animo inquieto, appassionato e ricco di interessi l’ha trasformata da consulente del lavoro a proprietaria dell’azienda vitivinicola I Balzini fondata dal marito e adesso condotta dalla figlia. Antonella oggi è etiquette coach, formatrice e docente a corsi di accoglienza per valorizzare relazioni e business. Cura il blog www.tempidirecupero.eu