alla prova: beer cocktail baladin


I “beer cocktails” sono un’invenzione geniale o semplice operazione di tendenza? Intanto mettiamo alla prova quelli di Baladin

SPIRITO LEGGERO


Non si può certo dire che Teo Musso, pioniere della birra artigianale in Italia fin dal 1996 con il birrificio Baladin, sia personaggio tranquillo, dedito a riposarsi sugli allori.


si legge (più o meno) in: 5 minuti


La storia sua e di Baladin è sempre stata una storia anticonvenzionale, una corsa orientata verso il futuro, verso la crescita, il miglioramento, la perfezione, verso il nuovo e soprattutto verso il non banale.


La capacità di stupire è diventata insita nei suoi prodotti, e se i suoi colleghi si stanno cominciando a spingere appena adesso, soprattutto nel campo della distillazione (già esplorato da Baladin fin dal lontano 2012), ecco che lui, proprio a ridosso della stagione estiva, tira invece fuori dal suo cilindro i beer cocktail, da lui definiti i cocktail “easy to drink“.


foto: Rocco Stoppoloni

Ma facciamo un passo indietro e focalizziamoci su alcuni dati recenti :

  • Secondo alcuni dati recenti negli ultimi anni il consumo delle bibite pronte, a basso contenuto alcolico, a base di vino o altri liquori/amari/distillati ha avuto un boom incredibile, soppiantando la vecchia, classica, lattina di birra fresca come bevanda “portable”, conviviale, di facile consumo serale.


  • In base ai dati pubblicati dall’IWSR Drinks Market Analysis (RTDs to become second biggest alcohol category in US (thespiritsbusiness.com), il settore di questi “ready to drink” è divenuto negli USA più grande in volume rispetto al totale degli spirits ed è atteso superare il consumo del vino entro la fine di questo 2021.

    La crescita è stata del 63% nel 2020, favorita anche dalle chiusure dei locali causa pandemia e conseguente maggior uso di prodotti pronti all’uso per l’utilizzo e la socializzazione casalinga, ma si prevedono comunque simili ulteriori incrementi negli anni a venire perlomeno fino al 2025.


  • Anche la rivista del Gambero Rosso, nell’ultimo numero di Luglio, riporta proprio in copertina il titolo: “Poco alcol – nuovi trend della mixology” specificando poco più sotto: «Che si beva meno alcol è certo. Ma cosa significa? È possibile conciliare salute, leggerezza e gusto e tradizioni?»

Per il Gambero Rosso l’esperimento funziona, noi ci fidiamo ma la tentazione di verificare personalmente è stata maggiore e allora…


Possiamo partire da qui…


Se volete un po’ di sottofondo musicale, allora oggi misceliamo l’euforia rimasta dopo la vittoria agli Europei di calcio con un po’ di ritmo tribale del Piemonte e vediamo che cocktail ne esce…


Mau Mau – La Ola (live at Hurban Club)

Il mondo dei cocktail è un mondo ben strutturato, ha delle sue regole, dei suoi cardini standardizzati (vedi il ricettario ufficiale IBA), ma seguendo una tendenza che si sta ben consolidando, è prassi comune cercare di adattare e rivedere queste ricette in base ai prodotti locali che si hanno a disposizione o soprattutto che si producono, alleggerendone il tenore alcolico in modo tale da trovare sempre nuove possibilità di allargare i propri mercati.


Anche nei vari locali a marchio Baladin nel corso degli anni si è cominciato a seguire questa tendenza, variando e sostituendo pian piano gli ingredienti base di vari cocktail famosi con le birre e bibite provenienti dalla loro produzione.



Nel tempo le ricette si sono migliorate e perfezionate, ma sono sempre rimaste limitate all’interno dei locali. Così succede che “il visionario” esce con il suo lampo di genio: una volta constatato questo successo, perché non uscire anche all’esterno e rendere disponibili tali nuovi cocktail a tutti e in ogni luogo?


Ecco allora che 6 prodotti classici della miscelazione, rivisti e riadattati con i prodotti artigianali e locali, soprattutto a base birra, sono inscatolati dentro una comoda piccola lattina e quindi resi pronti da bere facilmente, belli freschi, in ogni dove, dal bar al divano di casa insieme con gli amici, secondo la nuova filosofia dell’easy to drink.



Addirittura, per semplificare il consumo, la consueta apertura a strappo coinvolge tutta la parte superiore della lattina, scoperchiandola completamente e trasformando il barattolo in un bicchiere pronto per l’uso (o dove inserire la canonica cannuccia, magari con qualche cubetto di ghiaccio).


Prodotti freschi e leggeri, con un grado alcolico che va dal 5% al 7%, in una comoda dimensione monodose da 237ml che sintetizzano l’accattivante concetto di “il tuo drink preferito, firmato Baladin”


Troviamo in distribuzione :

  • il Beer hugo: dove i fiori di sambuco si uniscono a una birra agrumata
  • il Beer Americano: dove i sentori luppolati della birra si uniscono a un bitter di produzione locale
  • il Beermouth tonic: vermouth a base birra che si mescola con la Tonica Baladin al fieno
  • il Gin Tonic: dove il gin è prodotto con alcool distillato da birra
  • il Moscow beer: connubio tra birra speziata allo zenzero e la ginger beer di Baladin
  • il Sidro spritz: con il sidro di mele che ripropone la nota acidula del vino per integrare il composto


Gli aromi rimandano ovviamente ai cocktail di provenienza integrati da nuovi profumi e nuove sensazioni, secondo il concetto 100% locale con i pochi ingredienti non artigianali Baladin che arrivano da pochi chilometri di distanza.


Come sempre, quando un grande classico, storico, viene “aggiornato” si sprecano le interpretazioni dei consumatori e le valutazioni se ci troviamo di fronte a un colpo di un genio o se invece, sotto sotto, si tratti solo una grande operazione di marketing allo scopo di incrementare le proprie vendite (e magari anche di consumare qualche stock di birra in avanzo in conseguenza di questo ultimo periodo di pandemia…).



Probabilmente come sempre, la giusta risposta sta un po’ nel mezzo. La qualità dei prodotti non si discute, il risultato è piacevole e se poi qualche volta l’originale è sempre ancora il migliore, questo diventa un bel argomento di dibattito.


D’altronde è come quando in campo culinario ci troviamo davanti a una rivisitazione di una bella Carbonara o Amatriciana e scoppia la diatriba tra puristi e modernisti che non potrà mai aver fine.

Dal canto nostro abbiamo provato ad assaggiarli tutti e le considerazioni finali si possono riassumere facilmente in maniera abbastanza sintetica.



L’impressione


I gusti sono sicuramente diversi dagli standard, e non può che essere così diverso visto che gli ingredienti sono altri. I profumi sono intensi e se si bevono alla giusta temperatura di 6-8 gradi trovano la loro piena espressione sia al naso che al palato.

L’armonia finale è molto buona e si vede che gli accoppiamenti sono stati scelti con cura. La comodità di avere il tuo bel miscelato già pronto, senza fatica, è un bel plus da tenere in considerazione.



Parlandovi francamente, come ci piace sempre fare: forse leggermente troppo dolce il Sidro Spritz e un po’ sbilanciato a favore della tonica il Gin Tonic, mentre veramente interessante e caratteristico il Beermouth Tonic (a partire appunto da una birra – e non vino – fortificata e speziata) e soprattutto il Beer Americano che ricorda in pieno l’originale.


Nel Moscow Beer balza subito all’occhio la vivacità dello zenzero bilanciata ma non troppo dalle note agrumate della birra, mentre nel Beer Hugo la fa ovviamente da padrone il profumo del sambuco e un dolce di fondo appena contrastato dalla luppolatura della birra.


In ogni caso sicuramente promossi tutti e sei i prodotti con piena convinzione se non altro per la novità e la qualità intrinseca.

Qualche dubbio rimane sulla bevuta diretta da lattina, certamente comoda ma che priva del piacere e della sostanza (e anche del peso) che il contatto con un bel bicchiere di vetro può dare.



 Ai posteri, o meglio ai consumatori, l’ardua sentenza di certificare se sarà gloria vera o vana.






torna in alto


foto: Mauro Bonutti
riproduzione riservata ©




condividi l'articolo su:

Mauro Bonutti, nasce a nordest in provincia di Gorizia, proprio sui confini della guerra fredda, nei favolosi anni ’60 e si laurea nei mitici anni ’80 in Scienze dell’Informazione quando nessuno sapeva cosa fosse un PC. Si forma come affinatore di Grappe aromatizzate di ogni tipo prima di rimanere folgorato sulla via del Belgio e delle sue birre. Da vero cultore dell’informazione (purché sia fermentata o distillata), è purtroppo costretto a lavorare in ufficio per mantenersi tutti i master su ogni prodotto alcolico non sapendo più dove sistemare i vari libri sulla materia. Il vero impegno attuale è nell’ANAG tra assaggi, docenze e giurie varie, ma il primo vero amore non si scorda mai: la Birra!