profilo e assaggi: elena fucci


Una delle produttrici più apprezzate: Elena Fucci, la sua cultura in vigna e un Titolo per l’Aglianico del Vulture


Elena Fucci rappresenta quella generazione di ragazzi del sud diventati grandi recuperando il patrimonio naturale lasciato loro in eredità dalla famiglia.


si legge (più o meno) in: 7 minuti


Un patrimonio che prima di essere sfruttato va salvato, un’eredità di quelle che si guadagnano con sacrificio, di quelle su cui impegni il tuo futuro, di quelle su cui metti in gioco la tua stessa vita e che sanno di sfida così ricca di valori, di fatica, di viaggi e di anni trascorsi lontani da casa.



Ci troviamo a Barile, probabilmente il luogo vitivinicolo più rappresentativo del Monte Vulture. Oggi stranamente sono in anticipo, decido di prendermi un caffè e voglio farlo infilandomi nelle stradine del paese.



Girando l’Italia c’è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da imparare ma quando scendo al sud mi sembra di essere un bimbo al luna park… amo il sole, amo il calore multisensoriale e ogni angolo, ogni spicchio di luce riflesso sulla pietra sembra invitare la mia curiosità e mi fa sentire come quei gatti che immaginano chissà quale preda dietro alle foglie mosse dal vento.



La Basilicata è un regione di gente per bene, semplice, ospitale e pronta a scherzare ma senza invaderti lo spazio. Barile nel suo piccolo è davvero caratteristica e cerco subito un mezzo contatto, un modo per capirne qualcosa in più.



L’emergenza covid in primavera qui si è vista praticamente solo in tv e molto da lontano; è tutto davvero tranquillo e fuori dal bar, dopo i classici e doverosi sguardi indiscreti al forestiero, si continua a discutere del più e del meno in questa mattina di fine estate.

Non mi intimoriscono, anzi, li scruto sprezzante anche io: due quasi giovani che pensano alla Juve, due nonnini sulle sedie che parlano di vecchi amici e tre anziani al tavolino che invece sono impossibili da capire perché… sì, davvero, parlano ancora serenamente in arbëreshë, una lingua che ancor oggi testimonia una identità culturale greco-albanese nata assieme al paese stesso oltre cinque secoli fa.

Il caffè non è un granché, il servizio pure ma “chissenefrega“, mi aspetta una delle produttrici più brave del mezzogiorno italiano.



Prima però voglio passare dalle sheshë, da quelle cantine scavate nel tufo che un tempo erano povere grotte abitate dai coloni fondatori.

Incastonate nella collina del paese, le sheshë sono pura suggestione e furono portate alla ribalta da Pier Paolo Pasolini che qui girò nel 1964 parte del suo film “Il Vangelo secondo Matteo



Elena Fucci ha grinta, personalità e tanta gentilezza. Ci conosciamo da un po’ di anni ma la cortesia e il sorriso con cui mi accoglie nel suo tempio non vengono dati per scontato.



Siamo nel meridione ma, sia chiaro, a 600 metri slm sotto il crinale di un monte alto 1.326 metri che arrivava (da vulcano oltre 140.000 anni fa) sopra i 2.000 metri.

D’inverno la neve imbianca sempre il paesaggio, qualche volta arriva anche a primavera e in autunno le temperature scendono parecchio e presto, anche in contemporanea con la maturazione di un’uva tardiva come la pregiata Aglianico.



Elena Fucci lavora oggi su 6 ettari di vigneto, filari di famiglia che decise di recuperare all’inizio del terzo millennio un attimo prima che fossero irreparabilmente venduti.



Figlia di insegnanti, la cultura a casa Fucci si era sempre respirata ma quella Enologica (con la E maiuscola) scelta da Elena sarebbe arrivata realmente per la prima volta in Contrada Solagna del Titolo una volta tornata dalla Toscana.



Studiare nella prestigiosa Facoltà di viticoltura ed enologia di Pisa fu una scelta saggia che consentì a Elena (con grande sacrificio e impegno) di apprendere essenziali tecniche agronomiche e enologiche e (importante) di entrare in contatto con alti professionisti, accademici del settore e personaggi del mondo vinicolo come il compianto Daniel Thomases che la arricchirono a tutto tondo pronta per il rientro a Barile.



Non posso tenervi qui troppo tempo, devo sintetizzare: il successo che Elena Fucci ha riscosso in questi anni è servito per investire e raggiungere quel livello da piccola azienda importante che però necessità di essere mantenuto sempre al passo con i tempi in un universo dove la qualità emerge ma la competizione è tanta e i grandi marchi occupano fette importanti di mercato.



E’ così che dal 2004 si è ritenuto essenziale fare anche questo:

  • alle vigne vecchie tra i 70 e i 50 anni sono stati affiancati nuovi filari dal sempre strettissimo sesto d’impianto;
  • si è installata una stazione meteo per fare concretamente agricoltura biologica;
  • sono state acquistate macchine per la vinificazione di ultima generazione;
  • sono state inaugurate sia la nuova cantina nel 2015 che la sala degustazione nel 2019.


Ogni accorgimento agronomico è figlio di studi e precisa ricerca, Elena è una donna preparatissima che non lascia niente al caso seppur la sua avventura sia nata senza averla prima immaginata.



E poi qui non basta essere bravi: il Vulture e l’Aglianico sono 2 risorse impressionanti ma sono solo il punto di partenza perché il terreno va sfruttato bene, l’uva matura a metà ottobre e poi (diciamocelo) non sei in Piemonte, in Toscana o in Veneto dove tutto è così meno complicato da comunicare.

E’ difficile fare vino eccellente, è altrettanto difficile dimostrare di saperlo fare e convincere gli scettici quando sei donna, giovane e in un piccolo paese della Basilicata.


La nuova cantina è un piccolo capolavoro bio-architettonico scavato nella roccia vulcanica e costruito per mantenere naturalmente una temperatura interna costante.



La cantina va davvero vista di persona per comprendere tutta l’attenzione messa nella progettazione e nella sua costruzione. Cose che si capiscono solo dal vivo e che ho ritrovato da poche altre parti:

  • un vespaio termo-protettivo adornato con ciottoli di fiume locali,
  • l’acqua rinfrescante per i vasi vinari che segue il ciclo produttivo ed è poi impiegata per il lavaggio macchine o per i trattamenti in vigna,
  • un lucernario che in alto ha un’apertura comandata automaticamente da un sensore di temperatura e, come una valvola di sfiato, consente il passaggio dell’aria.

È una cantina con un tetto rivestito da pannelli solari che internamente pare davvero respirare.



La barriccaia sembra quasi una cripta, l’unico santo da adorare si chiama Titolo e riposa distribuito in contenitori di legno selezionato e rigorosamente francese. Ci arriva dopo un lavoro meticoloso in vigna per raggiungere una maturità fenolica ottimale e determinante per l’Aglianico del Vulture. Ci arriva anche dopo una fermentazione con macerazione sulle bucce altamente controllata.



La ricerca di barrique più piccole della norma ma con la doga più spessa è la scelta che Elena ha concordato con la tonnellerie per garantire al suo vino polimerizzazioni più stabili, la giusta complessità aromatica e quella distintiva eleganza che tutti gli riconoscono indipendentemente dall’annata.



C’è spazio anche per la sperimentazione in anfora, dopo qualche anno di studio è arrivato anche il momento dell’imbottigliamento per Titolo by amphora, un vino in cui si cerca l’essenza dell’uva Aglianico. La sperimentazione è meritoria (933 bottiglie per la 2017) ma l’impressione è che l’Aglianico del Vulture benefici molto più favorevolmente dell’arricchimento in legno che lo lascia esprimere in tutta la sua estrema potenzialità.



Degli assaggi fatti in saletta riporto il trittico (guarda subito le schede) dal vino in anfora 2017 al classico Titolo 2017 e 2018.

Davvero impressionante la qualità del 2018, vino di assoluta eccellenza che pur se figlio di un’annata fresca mette al centro espressività fruttata ed una sontuosa eleganza fatta di acidità, sapidità e bevibilità. Molto bene anche Titolo 2017, leggermente più concentrato e più energico, comunque lungo pur se non sontuoso come il fratelino. Entrambi comunque eccellenti hanno un ottimo rapporto qualità prezzo.



prendete appunto:


[inciso di premessa alle schede]: spiritoitaliano.net valuta graficamente “in stelle”/5 il rapporto qualità/prezzo del vino stimandolo per il proprio target di lettori. Non viene fatto altrettanto per valutare la complessiva piacevolezza del prodotto per cui si ritiene esaustiva la recensione testuale. Ogni descrizione del vino è prodotta nel pieno apprezzamento del lavoro delle aziende e con profondo senso deontologico. Non vengono recensiti vini ritenuti appena sotto una qualità ritenuta “buona”.


aziendaElena Fucci
denominazioneAglianico del Vulture DOC
nome vinoTitolo
uveAglianico
vendemmia2018
degustato nel2020
cenni di degustazione in sintesiUn granato così luminoso e semitrasparente da ricordare epiche uve di altre latitudini. Ampiezza olfattiva impressionante: pietra focaia, rosa macerata, mora, ruggine, eucalipto e ribes nero non perdendo mai un’interminabile scia balsamica e minerale. Raffinatissimo in bocca, bilanciato con tannini esemplari tali da promettere lunga vita e un finale succoso e sapido dal sapore infinito di amarena, arancia e tamarindo. Esemplare.
valore in commercio*
reperibilità*
rapporto qualità / prezzo
da abbinare a:tasca di manzo ripiena ai funghi

aziendaElena Fucci
denominazioneAglianico del Vulture DOC
nome vinoTitolo
uveAglianico
vendemmia2017
degustato nel2020
cenni di degustazione in sintesiBouquet floreale scuro e di frutta matura: mirtillo, visciola, viola, glicine ma dove si inseriscono note speziate di cannella, noce moscata, grafite e cacao. In bocca la buona avvolgenza fruttata viene incisa da un tannino percettibile e ben dosato. Lungo finale sapido di liquirizia. Passionale.
valore in commercio*
reperibilità*
rapporto qualità / prezzo
da abbinare a:capretto con patate


aziendaElena Fucci
denominazioneAglianico del Vulture DOC
nome vinoTitolo by amphora
uveAglianico
vendemmia2017
degustato nel2020
cenni di degustazione in sintesiLa terracotta non è il legno e il risultato sorprende: intriganti freschi profumi di rosa, melagrana, ribes e rosmarino. In bocca è sufficientemente snello e vivace con componenti che devono però ancora assestarsi. Rispetto al fratello elevato in barrique, l’anfora gli dona maggior semplicità e nitidezza ma senza lo stesso equilibrio e persistenza. Intraprendente.
valore in commercio*
reperibilità*
rapporto qualità / prezzo
da abbinare a:arrosto di vitello con peperoni

Elena Fucci sembra un ciclone quando racconta il suo lavoro, ai poco attenti la sua passione pare quasi aggressività. È l’entusiasmo sfrenato per il lavoro che la spinge a cercare sempre il risultato migliore ma ritengo che siano 2 le prerogative che davvero la elevano dalla media: cultura e sensibilità.



Riparto da Barile conscio che questi siano territori che meritino un’attenzione ancor maggiore, quei luoghi della tradizione da promuovere e da difendere anche con il coltello fra i denti.

Grazie Elena, in bocca al lupo per l’annata 2020


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