prepariamoci al ritocco prezzi 2023…


Fra “incudine e martello”, Federvini e UIV lamentano ulteriori aumenti delle materie prime e la richiesta della GDO per bloccare il prezzo ancora 6 mesi. Improponibile.


Sta arrivando il Natale e non vogliamo rovinare le Feste, ci mancherebbe! E’ giusto però comunque prepararsi – senza allarmismi – a un 2023 complicato per chi ama bere bene.


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La nostra filosofia è quella di trovare sempre una goccia di buono in ogni calice e sempre un raggio di sole nelle giornate nuvolose, dobbiamo però necessariamente dare voce alle preoccupazioni di un settore che sta lottando, oggi con numeri ancora buoni, verso un futuro sicuramente incerto.


foto: Furkanfdemir

Secondo Federvini e Unione Italiana Vini è necessario avviare un dialogo schietto e fattivo lungo tutta la filiera perché serve condivisione e la collaborazione di tutti per affrontare la difficile situazione che potrebbe presto arrivare.


Il nuovo anno si aprirà con l’ennesimo aumento dei prezzi del vetro: si parla di un ulteriore 20% di incremento chiesto dai fornitori di bottiglie in aggiunta al surplus (48%) già riscontrato nel 2022 rispetto al 2021.



Se sommiamo questa criticità ai già registrati aumenti dei costi delle materie prime – energia su tutti – il 2023, già a rischio recessione, potrebbe essere un anno davvero non semplice.


Il problema poi sta anche nella richiesta della grande distribuzione che in questi giorni sta chiedendo una moratoria sui prezzi per almeno 4-6 mesi.


Una richiesta valutata da molti come insostenibile, visto che già nel 2022 le aziende hanno sofferto gli aumenti di energia e materia prime e proseguire ancora così significherebbe perdere marginalità, redditività e di fatto mettere a rischio la tenuta dell’intera filiera vitivinicola a monte della distribuzione.



«In questo modo siamo tra l’incudine e il martello – ha dichiarato Micaela Pallini, Presidente di Federvini – ci chiedono di accettare aumenti anche del 20%-25%, come quello del vetro, che soprattutto oggi ci sembra ingiustificato visto che i prezzi energetici al momento sembrano sotto controllo, però vorrebbero che i nostri prezzi finali rimanessero invariati. È evidente che questa combinazione non può assolutamente funzionare e mette a rischio migliaia di piccole e medie aziende, dopo due anni di bassa redditività e costi crescenti».


Per il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi: «La congiuntura che va sempre più delineandosi minaccia da vicino un settore come il nostro. Siamo a cavallo tra una escalation dei prezzi alla produzione, un minor potere di acquisto da parte dei consumatori, con storici partner – come la grande distribuzione e l’industria del vetro – che mostrano rigidità poco costruttive».


foto: Tim Douglas

Il mondo del vino chiude il 2022 con più ombre che luci e con un 2023 tutto da scrivere. Secondo l’elaborazione dei dati Istat da parte delle 2 organizzazioni italiane del settore, nel corso del 2022 il mondo del vino ha registrato aumenti dei listini molto contenuti nella GDO (non oltre il 6,6% di media), quindi largamente sotto gli attuali livelli di inflazione e molto inferiori rispetto a quasi tutti i comparti dell’agroalimentare italiano. Un deficit, questo, a cui si aggiunge il contestuale decremento volumico della domanda di vino presso la grande distribuzione nei primi 11 mesi dell’anno (-6%).


Non roviniamoci le Feste ma aspettiamoci molto presto qualche ulteriore comprensibile ritocco dei prezzi…





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fonte: Federvini
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