povera amata birra mia: favola triste


lettera di un amore perduto, orfano di quella spuma


Ricordi? Sbocciavano le viole…
E voi?? Ricordate questo incipit musicale? Questa meravigliosa, malinconica canzone e il suo autore?


si legge (più o meno) in: 9 minuti


Capita nei social, magari alla fine del post, di suggerire una colonna sonora per accompagnare la lettura dei contenuti. Qui no, qui la cito subito come premessa. E’ veramente il titolo, il riassunto, la spiegazione.


Canzone dell’amore perduto – Fabrizio de André

E premesso tutto ciò possiamo partire, storia vera


Tranquilla serata di inizio ottobre 2020. Io seduto sul divano, davanti al telegiornale, guardo distrattamente il cellulare e le notizie che si accavallano una dietro l’altra seguendo scelte misteriose.

Esce d’improvviso dalle pagine web del telefono una notizia, nella penombra del salotto sembra quasi accecare quello sfondo bianco acceso e quella macchia luminosa gialla al centro.

Toh! Un’altra notizia di spiritoitaliano.net (li seguo da giugno) con i risultati dell’ennesimo concorso birrario mondiale.


Mah… ma sì… la leggo… i concorsi, si sa, lasciano il tempo che trovano ma ci incuriosiscono sempre.

I risultati di questi concorsi sembrano le liste elettorali: magari le idee ce l’hai ben chiare ma ti diverti a vedere se fra tutti i candidati di tutti i partiti c’è qualcuno che conosci e che si è messo in gioco.


Allora scorro, scorro fra i nomi di questo concorso internazionale con oltre 2000 prodotti da oltre 50 nazioni divisi in 9 categorie e, a un tratto, ecco! Eccola lì! Eccola lì in questa graduatoria internazionale!


C’è poco da esultare, sale la malinconia e istintivamente giro lo sguardo sulla mia destra. E’ ancora lì… Lei, il mio vecchio grande amore, Lei che tanto mi ha dato e che ora giace impolverata sopra il mobile in buona compagnia. Lei, quell’amore perduto che “strappava i capelli” ma di cui ormai “non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza“.

La osservo ancora e, tutti stropicciati, vedo sotto vecchi ritagli di stampa e alcune foto. Sono i ricordi di questa grandissima vera passione finita di colpo, un brutto giorno, nel nulla.




Li guardo, li leggo, commento in silenzio… “questi per me erano i concorsiquesti qui!

  • Concorso Birra dell’anno 2008
    (uno dei must della birra artigianale italiana):
    Categoria Birre ad alta fermentazione oltre 16 plato
    1^ classificata: lei…, la mia lei da Borgorose (RI)
  • Concorso Birraio dell’anno
    (un tempo rivolto ai prodotti poi dedicato ai migliori produttori di birra artigianale)
    anno 2010: 2° classificato: Leonardo di Vincenzo
    anno 2011: 5° classificato: Leonardo di Vincenzo

E così via, con nostalgia al pensiero di quei tempi, di quei grandi concorsi, importanti, significativi, ricchi di concorrenti uno migliore dell’altro, mentre adesso mi ritrovo a vederla correre al fianco di nuovi compagni, alcuni dei quali sconosciuti, e che purtroppo sono di un’altra estrazione sociale.


E allora l’occhio diventa davvero lucido… ma come è possibile che dopo tutto quanto c’è stato tra noi ora non ci guardiamo più? Perché mi hai lasciato per nuove, diverse, compagnie?


Bene, esco dal flashback per raccontare anche a voi una storia comunque conosciuta, una vicenda che i veri cultori della birra non scordano sia che ne abbiano sofferto come me oppure no.


photo: cottonbro

A qualcuno dei nostri lettori potrebbe però interessare, c’è ancora troppa ambiguità nel mondo dell’Artigianale e poi (rispettando sempre ogni scelta commerciale e il lavoro delle persone) la memoria ha sempre un ruolo importante nella vita; è giusto fare chiarezza anche se con un po’ di malinconia.

Scoppiò una sorta di “bomba”… sì… sembra ieri ma ormai sono passati oltre 4 anni.

Qualcuno ha dimenticato altri no ma il dubbio rimane: perché se ne parla ancora? Perché una “googolata” ci restituisce una centinaia di link all’argomento?


photo: cottonbro

Aprile 2016: scoppia la “bomba”!

Il mondo della birra artigianale viene scosso alle sue fondamenta.

Facciamolo allora questo piccolo (grande) passo indietro: anno 2016, il fenomeno della birra artigianale in Italia era realmente all’apice della sua rampa di lancio e stava vivendo un incremento di interesse davvero significativo.


Un mercato che rimaneva comunque elitario, pari al 2-3% di quello complessivo, un piccolo granello di aziende libere e soprattutto indipendenti che però facevano la birra come va veramente fatta, con materie prime vere, originali, reali, di qualità, grazie alle sapienti mani di alcuni abili “artigiani”.

Partiti dalle cantine, dalle stanzette, lottando contro tutto e contro tutti, soprattutto contro un mercato di multinazionali il cui (giusto e indiscutibile) scopo è il profitto e non l’altissima qualità del prodotto.


photo: cottonbro

Un mercato piccolo ma sorretto da numerosi appassionati che negli anni hanno girato per l’Italia a cercare queste birre e, dopo tante sofferenze, grazie ai nuovi mercati telematici sono addirittura riusciti a farsele anche spedire dai produttori o a reperirle online negli appositi circuiti dedicati.


Un mercato di cultori che negli anni hanno imparato a riconoscere il prodotto nella sua unicità con ingredienti che non hanno niente a che fare con quelli di mainstream.

Un piccolo mercato di amatori che, una volta imparato a riconoscere la qualità, hanno decretato anche il successo di chi è riuscito a ottenere i prodotti migliori con capacità, passione e abnegazione.


Le richieste sempre più crescenti stimolarono inevitabilmente la spinta a sovradimensionarsi e i cosiddetti “piccoli produttori” soffrirono presto la carenza di locali e macchinari per una comunque auspicabile cospicua esigenza della clientela.

I limitati spazi di lavoro rischiavano di arrestare un fatturato che stava diventando sempre meno da “piccolo produttore”.


La questione dell’adeguamento strutturale e societario fu l’interrogativo che all’epoca coinvolse numerose birrerie artigianali: come stabilire il giusto nuovo dimensionamento aziendale? Come evitare di fare il passo più lungo della gamba?


Dietro a questi problemi esistenziali dei piccoli, intanto, le riflessioni dei grandi anche sulla base della regolamentazione in piena attuazione:

  • Il Disegno di Legge 1328-B, già approvato dal Senato il 13 maggio 2015 e dalla Camera dei Deputati il 16 febbraio 2016, avrebbe visto presto il definitivo via libera (avvenuto poi a luglio 2016) per diventare poi parte della Legge n. 154 del 28 luglio 2016 (art. 35 e art. 36)

Alcune multinazionali capirono così che non serviva preoccuparsi (il vantaggio di 98% a 2% era ampio…) ma lessero bene la situazione e, fiutando l’opportunità, decisero di “strizzare l’occhio” anche a questo mondo ristretto.


photo: cottonbro

Quando l’avversario, seppur piccolo, è granitico e si basa su uno zoccolo duro e convinto delle proprie idee… la tattica da secoli è sempre la stessa: tentare di trasformare il nemico in amico per poi gestirlo più facilmente. Prevenire è sempre meglio di curare soprattutto se si affronta il problema sul nascere!


Sintetizzo facendovi giocare al gioco del mastro birraio artigianale di quasi chiara fama. Immaginate di esserlo, quali domande vi assalirebbero la mente arrivati al bivio decisivo per il futuro?

  • “Continuo così come sono o divento più grande?”
  • “E chi pagherebbe le spese per la mia crescita?”
  • “Sono sicuro che tutto continuerà sempre così?”
  • “E se ci fosse una crisi?”
  • “Potrò sempre continuare a coltivare i miei nuovi (costosi) progetti?”

E come vi comportereste voi se arrivasse qualcuno a dirvi: “Ehi! Ho visto quanto sei bravo, troppo bravo. Che ne dici se io ti aiuto a diventare ancora più bravo, più forte e più potente?


photo: cottonbro

Stimolante vero?? Ma tutto avrebbe un prezzo (e che prezzo!), immaginate poi se qualcuno vi aggiungesse che…: “Ovviamente anche tu dovresti fare qualcosa per me: devi vendere la tua anima, devi vendermi il tuo cuore, devi diventare mio! Ti compro io e ti metto a disposizione tutto ciò che vuoi per crescere.


E fu così, cari lettori, che a un certo punto tale Leonardo (all’apice del successo e osannato dal mondo birrario italiano) compì il grande passo.  

Fra i primi cedette alle lusinghe del più grande colosso produttore di birra al mondo. Si lasciò sedurre, acquisire, conquistare per avere alle spalle un protettore con i giusti mezzi per crescere e ingrandirsi con tutti i suoi nuovi progetti.

Con la solita cantilena, la ninnananna della sera, la stessa rassicurazione per tutti: “non preoccuparti, la qualità della birra non cambierà, anzi!


Tutto bello, tutto a posto, ma specialmente tutto vero? 

Tutto come e meglio di prima? Nessuno può conoscere i dettagli più intimi dell’accordo.


photo: cottonbro

La produzione di birra continua incessante ancora oggi ma…

  • lo sapete voi se per fare quella splendida birra (densa, scura e così fantastica da innamorarsi al primo sorso) viene utilizzata la stessa quantità e qualità di ostriche di una volta?
  • Lo sapete voi se si utilizzano ancora le stesse materie prime di una volta o se ne usino di migliori o magari di diverse?
  • Lo sapete voi come siano stati ridotti i costi per far scendere in tal modo i prezzi e vendere oggi quella birra (la mia amata Birra) nella GDO?


Mi fermo qua. Potrei continuare ad ampliare gli ultimi punti all’infinito, ma non è compito mio.


photo: cottonbro

Quando scoppia la bomba non si può rimanere indifferenti: lo scoppio fa rumore, lascia conseguenza e il mondo rimane colpito al cuore: “ma perché proprio tu? Cosa devo fare adesso io che ti adoravo?

  • C’è chi passa all’odio, guai solo a nominare queste birre, c’è chi una volta lavorava con te e ora non più.
  • C’è chi semplicemente, grazie alle nuove leggi nate nel frattempo si limita a sentenziare che questa non è più definibile birra artigianale, non è più il frutto del lavoro personale, autonomo di qualcuno, non è più il frutto della sua competenza e abilità.
  • E poi c’è chi se ne frega di tutto e continua a bere come prima, tanto mi hanno assicurato che “la qualità non cambierà, anzi…“.

Lasciamo allora volutamente i puntini di sospensione, non è corretto ergersi a giudici al di sopra delle parti.

Lasciamo ad ognuno il diritto (e il dovere) di fare le sue valutazioni.  “Vox populi vox dei” si diceva una volta. Il piccolo mondo degli appassionati, il piccolo 2% di cui sopra, ora anche cresciuto (dicono 3 – 4 %, chissà!) sicuramente se ne intende.

Loro la risposta la sanno: provate a chiedergliela di nascosto, non è giusto spargere troppo la voce.


Povera amata birra mia: “vorrei dirti, ora, le stesse cose… ma come fan presto, amore, ad appassire le rose“.



PS.: tanto per la cronaca il buon Leonardo non si è fermato, è andato avanti, ha ormai abbandonando tutto questo progetto e da un po’ di tempo è passato al mondo del vino.


Mauro Bonutti – Spirito Italiano writing staff

photo by: cottonbro from Pexels

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