piccoli chablis crescono


La riscossa dei Petit Chablis: vini dal significativo rapporto qualità/prezzo. Il cambiamento climatico che fa bene.


ESPRIT FRANÇAIS: ESPLORAZIONI IN CORSO


Con Livio del Chiaro è facile superare idealmente il confine nazionale. Non esistono restrizioni, zone colorate o tamponi obbligatori per chiudere gli occhi e immaginarsi in viaggio.


si legge (più o meno) in: 5 minuti


Un’esplorazione alla scoperta dei luoghi, dei vitigni rari, delle piccole perle del vino francese, giunta oggi al quarto appuntamento e fatta da semplici nozioni o racconti alla portata di tutti.


Esprit Français è un viaggio virtuale per colline, valli, e campagne della Francia che siano note o da conoscere. L’importante è entrare in sintonia, comprendere lo stile narrativo e lasciarsi stuzzicare da qualche idea che potrebbe portarvi poi di persona a “verificare con mano” le realtà e i suggerimenti descritti su spiritoitaliano.net.


background photo: spuntz

Se non vi siete persi le precedenti esplorazioni (l’ultima sulle Hautes Côtes di Borgogna), siete allora pronti per mettervi di nuovo in movimento, senza però allontanarsi troppo…


Arriviamo oggi nel dipartimento della Yonne, vicini al suo capoluogo Auxerre. Scopriamo qualcosa su Chablis, buona lettura!

[n.d.r.]


Auxerre – foto: luctheo


Piccoli Chablis crescono


Stiamo parlando di una zona, lo Yonne, dove la coltivazione della vite fu introdotta dai romani. La produzione di vino si sviluppò in seguito grazie ai monaci, in particolare ai Cistercensi che pare ebbero l’intuito di introdurre lo Chardonnay a Chablis.



Nel XV° secolo i vini di Chablis erano noti e apprezzatissimi anche nel Regno Unito.


Nei primi del 1600 iniziarono però le prime disgrazie quando una gran parte dei vigneti fu bruciata dagli Ugonotti. La 1886 e la 1887 sono state nel tempo poi ricordate come due annate terribili che videro l’arrivo prima dell’Oidio e poi della Fillossera.


foto: (sinistra) Maccheek (BY-SA-30)

E poi arrivò anche la ferrovia che dal punto di vista logistico migliorò in Francia i collegamenti interni ma fece perdere ulteriore interesse per i prodotti di Chablis. Ve lo sareste immaginato che a metà degli anni ’50 fossero soltanto 200 gli ettari a vigneto nell’Auxerrois?


Poi tutto cambiò. Negli anni ’70 si passò a 750 ha per arrivare ai 4300 attuali ed il nome Chablis divenne sinonimo di Chardonnay con effetti molteplici (sia positivi che anche negativi).


La regione dove viene prodotto lo Chablis rientra nella Borgogna anche se siamo a pochi chilometri dall’Aube (Champagne) a nord e a Puilly sur Loire e Sancerre (Loira) ad ovest.


Bourgogne Maps – www.bourgogne-maps.fr

Il clima è quindi continentale con estati solitamente calde ed inverni molto rigidi. Non a caso non è raro in primavera, quando le viti iniziano a germogliare, che le temperature si abbassino drasticamente (le famose gelate primaverili) ed i produttori si trovino costretti ad accendere fuochi nei pressi dei filari per cercare di alzare un poco la temperatura durante le notti più gelide.


A complicare il tutto ci si mettono anche le grandinate, frequenti da primavera inoltrata a fine estate, che in più di un’occasione hanno drasticamente ridotto il raccolto. Devastante quella di maggio 2016.


Chardonnay – credits: BIVB / Jessica-VUILLAUME ©

Quindi la prima caratteristica di Chablis è il clima: freddo. Ma lo chardonnay come sappiamo non lo disdegna, anzi.

La Seconda caratteristica di rilievo è il suolo, altro fattore che avvicina molto questa zona all’Aube e alla Loira orientale. I terreni sono argillo-calcarei, di natura sedimentaria, con una grande moltitudine di piccole conchiglie fossili, piccole ostriche a forma di virgola (Exogyra Virgula), caratteristiche del Kimmeridgiano, piano geologico del Giurassico Superiore.


Kimmeridgiano e Portlandiano sono i nomi dei due suoli marnosi che costituiscono il terreno della regione di Chablis.


Ammonite da Chablis – credits: BIVB / Joel GESVRES ©

Il tesoro del Kimmeridgiano sono milioni e milioni di ostriche preistoriche: i resti dei loro gusci costituiti da calcaree nutrono le vigne da cui si ottengono i migliori (per me) Chardonnay del mondo.


Molti esperti sostengono che il suolo Portlandiano sia meno pregiato di quello Kimmeridgiano, e la storicità della classificazione lo prova: da sempre i vigneti “Grand Cru” giacciono su suolo Kimmeridgiano.


Bourgogne Maps – outil cartographique interactif – www.bourgogne-maps.fr

  • Petit Chablis: coltivato prevalentemente sulle pianure che si estendono per circa 1500 ettari, con una resa massima di 60 hl/ettaro
  • Chablis: coltivato sulle pianure e sulle colline esposte a nord e a est che si estendono per circa 4500 ettari, con una resa massima di 60 hl/ettaro
  • Chablis Premier Cru: coltivato sulle colline esposte a sud e a ovest che si estendono per circa 800 ettari, con una resa massima di 58 hl/ettaro. Sono identificati 79 ‘climats’
  • Chablis Grand Cru: coltivato esclusivamente a Chablis e a Fyé sulle colline della riva destra del Serein proprio di fronte all’abitato di Chablis e si estendono per circa 100 ettari, con una resa massima di 54 hl/ettaro. Sette sono i ‘climats’ dell’appellation che qualitativamente rappresentano il vertice della piramide:’Blanchot’, ‘Bougros’, ‘Les Clos’, Grenouilles’, ‘Preuses’, Valmur’, “Vaudesir”

Bourgogne Maps – www.bourgogne-maps.fr

I Petit Chablis vengono prodotti dal 1944, con l’entrata in vigore del decreto del 5 gennaio dello stesso anno. Parliamo inizialmente di 1189 ha disposti intorno al comune di Chablis.


I terreni in questione sono tutti di Portland, quindi più recenti e privi delle caratteristiche ostriche fossili. Il risultato sui vini è una minore complessità e mineralità.


Inoltre i vigneti si trovano nella parte più bassa, tra i 230 ed i 280 m slm con esposizioni molto eterogenee. Quindi storicamente si hanno sempre avuto problemi di maturazione delle uve, considerando anche il fatto che siamo molto a nord. Il risultato è che fino agli anni 80′-90′ le vendemmie veramente di pregio erano 1 ogni 4-5 anni.


Ammonite da Chablis – credits: BIVB / Aurelien-IBANEZ ©

Negli ultimi decenni il clima è decisamente cambiato e adesso i risultati sono divenuti palesi in tutto il mondo vitivinicolo.


Per i Petit Chablis questi cambiamenti climatici non sono stati per niente negativi e nelle ultime vendemmie, gelate e grandinate permettendo, i risultati sono stati molto di rilievo.

Ne è esempio un’annata calda come la 2018 in cui sono stati fatti vini dal grado alcolico contenuto (in media sotto i 12.5% vol) ma comunque di buona struttura, complessità e persistenza.


credits: BIVB / Aurelien-IBANEZ ©

Il calice solitamente ci racconta di vino dal colore giallo paglierino chiaro con riflessi verdolini (i Petit affinano solitamente in acciaio), cristallino e molto trasparente.


Al naso emergono i profumi di fiori e frutti bianchi con eleganti note di mineralità, seppur non così esplosive come nei fratelli maggiori.

In bocca sorpende la struttura, la morbidezza che è equilibrata alla perferzione da un’acidità viva e da una buona sapidità.


Diciamolo: è un vino perfetto per un aperitivo, una primo a base di pesce in bianco, una catalana di branzino ma anche una bella carbonara o un pollo fritto.

In breve potremmo riassumere che questa AOC per molti secondaria negli ultimi anni sta esprimendo risultati sempre più interessanti.



Al giorno d’oggi trovare vini bianchi di struttura ma con un grado alcolico contenuto, di gran freschezza e sapidità ma con un buon equilibrio ed una buona lunghezza e soprattutto vini di qualità ad un prezzo veramente contenuto non è cosa da poco.


Sostengo da sempre che dobbiamo bere quello che c’è nel bicchiere e non quello che c’è scritto sulla bottiglia e in questa piccola oasi dello chardonnay spesso i risultati sono sorprendenti.


credits: BIVB / Image & Associés ©

Non tutti i Petit Chablis sono ovviamente grandiosi ma penso che questa sia una prerogativa riscontrabile anche in denominazioni ben più prestigiose e vendute a prezzi decisamente differenti. Provare per credere.



Leggi gli altri articoli di Esprit francais


Torna in alto


riproduzione riservata

spiritoitaliano.net © 2020-2021



condividi l'articolo su:

Viareggino di nascita e fiorentino per amore, Livio Del Chiaro decise nel 2009 di stravolgere la sua vita, a 33 anni, dopo una tesi di laurea, un dottorato di ricerca e una borsa di studio in biologia molecolare. Diventa Miglior Sommelier d’Italia nel 2014 e con la sua dolce metà Bianca condividerà la passione per l’alta qualità e tutte le più belle avventure della vita anche professionale. Oggi sono co-titolari di una celebre enoteca nel centro storico di Firenze e qualificati assaggiatori nel mondo dei distillati, dell’olio e del cioccolato. Docente Fisar, Livio ama smoderatamente le piccole realtà artigianali dei vignaioli, una passione che lo ha portato a viaggiare per Italia e Francia (per adesso…) alla ricerca di piccole perle, di vitigni rari, di prodotti sempre nuovi e stimolanti