i passiti delle donne: si accendano le luci


Donatella Cinelli Colombini presenta il suo nuovo passito IGT da traminer aromatico. Degustazione esclusiva con le Donne del Vino Toscana


Oggi il sole fende delle nuvole in chiaroscuro, in un cielo che non riesce a trasmettere una tranquillità totale in questo autunno così difficile per la Toscana.


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In quegli sprazzi concessi alla loro forza, luce e calore si irradiano su Val d’Orcia e Valdichiana accendendo i toni delle crete senesi e della loro vegetazione tanto da regalare un panorama che, sommato tutto, da quassù sa infondere una pace interiore appagante.


foto: PB ©

I raggi oltrepassano i vetri delle finestre e finiscono per accendere ulteriormente l’oro in questi bicchieri allineati sul tavolo per la presentazione di stamani a casa Cinelli Colombini, un’occasione per assaggiare una novità e metterla al centro di una degustazione esclusiva assieme ad altre etichette di pari categoria.


Sono a Trequanda, Fattoria del Colle, e Donatella Cinelli Colombini ci ospita per questa sua nuova etichetta, dolce, pensata e voluta fortemente assieme al marito Carlo Gardini: il loro passito da uve Traminer si svela adesso, a 5 anni dalla vendemmia. Un progetto che raggiunge il suo primo importante traguardo fra queste mura, a casa propria, davanti ai media di settore e, soprattutto, in compagnia di altri apprezzatissimi rappresentanti di questa tradizione vitivinicola regionale e di mani femminili che li hanno concepiti e fatti.

Sono presenti le Donne del Vino della Toscana, associazione di cui Donatella è stata presidente nazionale e di cui oggi ricopre la massima carica regionale. Un incontro, un confronto, un piacevole appuntamento per rinnovare sodalizio e idee attraverso 12 versioni, da 12 produttrici di un’unica tipologia di vino proveniente dai vari territori.


foto: PB ©

Quella dei vini dolci, indipendentemente da quanto residuo contengano, è una categoria che non sta vivendo un’epoca fulgida, il consumo è in calo per una serie di fattori – che non possiamo certamente  sviluppare adesso in questo spazio – ma niente potrà togliere loro la tradizione che rappresentano, la storia che sanno ancora raccontare e il senso che tuttora danno su di una tavola allungata o su quella ristretta e gourmet.

Come saggiamente discusso alla Fattoria del Colle, in una degustazione introdotta dalla padrona di casa e guidata dal giornalista Gianni Fabrizio, per quanto possano risultare parzialmente impegnativi al consumo, i passiti non possono non meritare una rispettabilissima dignità e cercare una nuova veste sugli odierni mercati internazionali, così ricettivi alla sperimentazione enogastronomica ove la base fondante sia la qualità.

Non possono poi passare inosservati i dati che dimostrano di come il loro acquisto avvenga sovente più in azienda che in enoteca o, ancor meno, nella ristorazione dove colpevolmente si relegano a meri gregari di dessert tipici di una nazione così ricca di preparazioni dolciarie ma al tempo stesso così generosa di vini passiti a ogni latitudine.


foto: PB ©

Rimarco spesso, nelle mie esperienze quotidiane da formatore più o meno integralista, di quanto le preparazioni dolci (se parliamo di abbinamento per concordanza e contrapposizione sensoriale) necessitino di vini altrettanto dolci ma ciò non può confinare i passiti all’angolo della tavola viste le loro palesi e strabilianti prerogative per controbilanciare piatti con tendenze amarognole – lampante l’esempio del foie gras e patè di fegatini – o formaggi strutturati, molto saporiti e finanche piccanti.

Il Vin Santo e la “dolce” Toscana hanno quindi delle importanti frecce nell’arco che adesso vanno scoccate con intelligenza e deontologia nella divulgazione comprendendone il ristretto campo di interesse ma al tempo stesso rimarcandone le prerogative assolute.


foto: PB ©

Serve proseguire, con arduo impegno, la strada dell’alto valore qualitativo, contestualizzarlo su di un corretto piano commerciale e consentendo di distinguere, con le giuste fasce di prezzo, ciò che è eccellente e raro da ciò che non lo è. L’assoluto – inizio a odiare la parola, perdonatemi – storytelling che si riesce tradizionalmente a raccontare con determinati prodotti, sarebbe un’opportunità da sfruttare sempre con quel pubblico di appassionati ed enoturisti pronti a recepire e, magari, anche disposti a un piccolo sacrificio economico davanti a un packaging di pregio e innovativo, come si confà a una bottiglia davvero esclusiva.

E se parliamo di esclusività, questo nuovo passito da Traminer aromatico Donatella Cinelli Colombini, ha davvero tutte le carte in regola, anzi… qualcosa in più.


foto: PB ©

L’idea non è originalissima ma romantica e comunque singolare per un vino. Nell’epoca degli NFT e del collezionismo a portata di click, quella di un certificato cartaceo – posto vicino alla bottiglia numerata all’interno di un elegante cofanetto azzurro – rimanda al pregio assoluto di un gioiello o di un’opera d’arte in genere. Qui sopra si potranno registrare i passaggi di proprietà della singola bottiglia qualora l’acquirente iniziale non coincidesse con chi, magari un giorno, la dovesse aprire e contemporaneamente leggerne, nel certificato, il “viaggio” storico-conservativo.

Solo 364 esemplari di questo Toscana IGT aromatico con cui, in assoluta agricoltura biologica, si adatta l’indole dell’uva traminer all’appezzamento del vigneto Sanchimento di Fattoria del Colle, facendola poi appassire naturalmente al sole per quasi due mesi prima di un lungo riposo preparatorio del vino in cantina.

Lo abbiamo premesso, una presentazione avvenuta in compagnia di altri 11 campioni usciti dalle cantine delle Donne del Vino, un’associazione nata nel 1988 e che dopo 35 anni conta 1150 socie di cui 94 toscane fra produttrice, ristoratrici, enotecarie, sommelier, giornaliste ed esperte di settore.


courtesy: Uff. stampa Donne del Vino Toscana

Una dozzina altamente rappresentativa di ciò che la Toscana “in passito” e “al femminile” sa ancora offrire e che ha, oggi più che mai, il dovere di preservare e promuovere con ulteriore spinta comunicativa. In degustazione guidata, seguendo una linea più rispettosa del territorio, in rosso e in bianco, dalla 2022 alla 2004 (non li valuteremo con punteggio):

  • Fattoria Aldobrandesca Aleatico Sovana DOC Superiore 2022
  • Fattoria Le Pupille Passito Solalto IGT Toscana 2019
  • Banfi Florus Moscadello di Montalcino DOC 2019
  • Donatella Cinelli Colombini Passito IGT Toscana 20188.
  • Dei Vin Santo di Montepulciano DOC  2016
  • Castello di Querceto Vin Santo del Chianti Classico DOC 2018
  • Badia a Coltibuono Vin Santo DOC 2013
  • Tenuta Il Corno Vin Santo 2004
  • Castello Sonnino Red Label Vin Santo del Chianti DOC 2015
  • Capezzana Vin Santo di Carmignano DOC Riserva 2016
  • Tenuta di Artimino Vin Santo di Carmignano DOC Occhio di Pernice 2012
  • Villa di Vetrice Vin Santo del Chianti Rufina DOC 2005

foto: PB ©

Fattoria Aldobrandesca Aleatico Sovana DOC Superiore 2022

Aleatico in purezza di fulgido rubino e profumi di caramella di lamponi, rosa rossa, arancia e rosmarino. In bocca non maschera dolcezza e morbida energia. Quante crostate alla frutta scura di alta pasticceria saprebbe abbinare con la sua persistenza di fragola ed erbe officinali… Finale gustoso di ciliegia e aromi di mirto. Segni Particolari: Profumatissimo.

Fattoria Le Pupille Passito Solalto IGT Toscana 2019

Trittico pressoché paritetico di uve Traminer, Sauvignon e Semillon grossetane che appassiscono in pianta e che nel bicchiere arrivano con nitida aromaticità e note di cera d’api, salvia e papaya e frutta secca. Cremoso in bocca, ed estremamente equilibrato con finale giustamente fresco di agrume candito. SP: Vellutato.

Banfi Florus Moscadello di Montalcino DOC 2019

Il Moscadello è storia a Montalcino e Banfi lo fa appassire in pianta prima di fermentarlo in acciaio e maturarlo parzialmente in rovere. Il risultato è noto per qualità: dall’oro brillante escono i profumi di mandarino, pappa reale, zafferano con sbuffi balsamici. Estremamente elegante al sorso, chiude con sapidi e solleticanti rimandi di ginger candito. SP: Elegante.

Donatella Cinelli Colombini IGT Toscana passito 2018

Un esordio d’impatto su questa esclusiva passerella per il Traminer di casa. La sua veste brilla d’oro e al naso arriva con tratti decisamente fruttati di albicocca in confettura, mango maturo, giuggiola e vaniglia su un corredo floreale giallo. Dolcemente suadente e felpato con lunghissimi ritorni di biscotto, pappa reale e tocchi aromatici di erbe. SP: Suadente.


foto: PB ©

Dei Vin Santo di Montepulciano DOC 2016

Da Malvasia, Trebbiano e Grechetto, sa ammaliare alla vista ma non tradisce gli altri sensi: arriva balsamico e di sfoglia all’arancia, nitidezza balsamica e crème brulée su petali di zagara. In bocca è avvincente, c’è percezione dei suoi zuccheri ma non appesantisce in assaggio. Buona lunghezza con sapori che si intrecciano e convergono su un finale di pesca gialla. Niente male questi 7 anni di attesa. SP: Avvincente.

Castello di Querceto Vin Santo del Chianti Classico DOC 2018

Da Montepulciano allo storico territorio del Chianti Classico di Greve e le sue uve Trebbiano, Malvasia e San Colombano. Cinque anni che sembrano un niente tanta è la freschezza già dall’avvio: arancia bionda, mango, nettarina e susina. Solo 40 g/l di residuo e un percorso gustativo ben mediato fra acidità e forza alcolica. Saporito di buona persistenza e finale di nocciola. SP: Vibrante.


foto: PB ©

Badia a Coltibuono Vin Santo del Chianti Classico DOC 2013

Malvasia e Trebbiano vendemmiate dieci anni fa nell’areale di Gaiole e che ne rispettano pienamente la nota generosità nel calice: ambrato vivace che arriva di erbe aromatiche, fico e croccante di mandorle. Ricco al naso e ancor più al palato dove si aggiungono gli aromi di caffè, tabacco, un po’ di cuoio con tocco smaltato ma dove non si perde il tratto fresco di agrume che accompagna la degustazione in lunghezza eccellente e controlla una percettibile dolcezza dal finale di pera cotta e pot-pourri. SP: Generoso.

Tenuta Il Corno Vin Santo del Chianti DOC 2004

Da San Casciano, un tradizionale Vin Santo di uvaggio Trebbiano, Malvasia, San Colombano e, pure, Colorino. Dopo 19 anni, dal suo color mogano, ancora vivo, arrivano terziari e spezie: cacao, sigaro, pepe nero e cumino con ricordi nitidi di prugna surmatura e pesche in composta. In bocca sorprende per vitalità e freschezza che non ti aspetteresti: scorza d’arancia e miele di castagno sono gli aromi che emergono da un dolce e divertente percorso gusto-olfattivo. SP: Attraente.

Castello Sonnino Red Label Vin Santo del Chianti DOC 2015

Da Montespertoli, con solo Trebbiano “rosa” altamente selezionato in pianta, un passito fra i più straordinari della batteria. Vin Santo che colpisce la vista con riflessi oltremodo vivaci e che intriga da subito l’olfatto con profumi da vero bouquet: parte dalla ginestra e vira su creme caramel, dattero e cioccolato bianco; ritorna sui profumi di agrumi misti in marmellata e poi lascia respirare note di erbe aromatiche e pietra bagnata. In bocca è sublime per equilibrio, bilanciamento e notevole persistenza con finale di arancia navel e spezie dolci. SP: Signorile.


foto: PB ©

Capezzana Vin Santo di Carmignano DOC Riserva 2016

Fra i passiti toscani più noti a livello internazionale, questo blend 90% Trebbiano con 10% San Colombano riposa nei tradizionali caratelli per 7 anni. Profuma di frutta esotica candita e cera d’api, macchia mediterranea, pot-pourri giallo con anice stellato e tocco smaltato. In bocca concentra dolcezza e lunghezza di sapori con finale di ananas e crema catalana. SP: Espressivo.

Tenuta di Artimino Vin Santo di Carmignano DOC Occhio di Pernice 2012

Un Occhio di pernice a prevalenza Sangiovese con sostegno di Canaiolo, Aleatico, Trebbiano, Malvasia e San Colombano appassite per circa 4 mesi sui graticci. Un blend che a 11 anni dalla raccolta si mostra con tonalità ambrata ma ancora luminosa e va atteso qualche secondo per farlo liberare nei profumi di amarena e papaya, erbe officinali, tabacco da pipa, frutta secca con lievi arrivi di vernice. Solo 27 g/l di residuo lo fanno incedere succoso e mai stancante, sorso dopo sorso. SP: Freschissimo.

Villa di Vetrice Vin Santo del Chianti Rufina DOC 2006

Passito di Rufina da Trebbiano, Malvasia e Sangiovese, rimane almeno 10 anni in vinsantaia con “madre” di oltre un secolo. Assolutamente divertente nella sua dicotomia che lo pone più evoluto al naso e ben più vibrante in bocca. Albicocca candita, miele di castagno, muschio, funghi secchi e confettura di pesca sono le sue espressioni all’olfatto che in bocca non ci abbandonano ma arrivano con sostegno acido e freschezza inaspettate. Quasi maggiorenne, incanta per vibrante personalità e finale molto sapido dalle note balsamiche. SP: Sorprendente.


foto: PB ©

Una meritatissima vetrina per questo nuovo arrivato in casa Donatella Cinelli Colombini, una casa dove esperienza ed eleganza sono offerte con qualità ed emblematica ospitalità. Dove tutto ha un senso e dove il genio femminile trova risultati strabilianti.





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foto: Paolo Bini – riproduzione riservata ©
spiritoitaliano.net 2020-2023


Paolo Bini è giornalista iscritto all’Albo Pubblicisti; si è laureato in Informatica all’Università degli Studi di Firenze, città dove è nato nel 1971. L’amore per la storia, il gusto e la cultura enoica toscana lo portarono, a fine anni ʼ90, a intraprendere percorsi verso la conoscenza del vino. Oggi è sommelier professionista e relatore per Associazione Italiana Sommelier per cui svolge docenza ai corsi toscani e fuori regione per la formazione dei futuri sommelier AIS. Scrive e collabora per riviste generaliste e di settore, è anche chocolate taster per Compagnia del Cioccolato, assaggiatore e relatore per ANAG, l’associazione italiana vicina al mondo dei distillati. Curatore editoriale per spiritoitaliano.net.