#overrank: hermitage j-l chave ’99

Hermitage rouge 1999 – Domaine J-L Chave


Dopo la parentesi di strepitosa toscanità, ritorniamo in Francia. Vi ho già proposto Bourgogne (in manto dorato e anche rosso regale), Bordeaux e la zona nord della valle del Rodano così come la si può interpretare in Cote-Rotie.

Oggi rimaniamo in Vallée du Rhône lasciandoci idealmente trasportare dalla corrente del fiume fino ad arrivare sotto quella collina, così famosa nel mondo, così unica nel suo genere in bellezza e qualità vinicola.


Vigne sulla collina di Tain de l’Hermitage – Frederick Wildman and Sons, Ltd (CC BY-SA)

L’Hermitage… premetto che la mia esperienza in questa area vinicola (se parliamo di livello qualitativo apicale) è relativamente breve. A parità di spesa ho raramente scelto i vini di questa valle, constatando forse troppo tardi di quanto siano sorprendenti e di come invece rappresentino molto di più di ciò che aleggia nell’immaginario collettivo.


Ho selezionato il vino di Jean Louis Chave, uomo che si unì attivamente nel 1992 al padre Gerard nella conduzione dell’azienda condotta. Un Domaine a conduzione familiare ed estremamente storico, giunto ben oltre la 15^ generazione dove si fa vino dal lontanissimo 1481 (possiamo dire da almeno mezzo millennio)!

L’Hermitage di Chave è di sicuro una leggenda del vino, ma in cosa si distingue realmente dagli altri vini provenienti da queste vigne fortunate?

La diversità che sale subito alla mente è certamente quella che:

  • I famosi “vicini” Jaboulet e Chapoutier vinificano ed etichettano separatamente i loro “lieux dits” andando così a produrre una serie di etichette importanti, tra bianchi e rossi, di grande prestigio e dalle sottili differenze.
  • Chave preferisce vinificare separatamente le sue parcelle (tra cui Bressards, Ermite, Mèal, Beaumes e Peleat) e poi di unire il tutto prima dell’imbottigliamento, dando vita a un solo Hermitage Rouge e un Hermitage Blanc. Frutti quindi di importanti studi di miscelazione tra le varie espressioni delle parcelle.


Caratteriale è la scelta di utilizzare molto i raspi durante le vinificazioni, a seconda dell’annata e della parcella. In cantina solitamente il vino si eleva 18 mesi in botti da 228 litri. Entrambi gli accorgimenti non rendono comunque mai invasiva la nota gusto-olfattiva di legno che mai risulta predominante.

Perla di rarità dell’azienda è la preziosa Cuvée Cathelin che debuttò nel 1990; è prodotta in serie limitatissima e solo nelle annate considerate straordinarie; prese il nome dal noto artista Francese ed amico di famiglia Bernard Cathelin.


In assaggio è un vino che si palesa al limite dell’opulenza al naso: ampio, dalle predominanti note di prugna, di cuoio, di tabacco biondo, che ti invita a pensare a quanto intimamente può effettivamente durare un assaggio. Poi scarica sulla lingua la ferocia di un tannino denso di sapore ed infine una frustata di lampone… eh sì, è un 1999… ti ha sorpreso e spiazzato ma è così con i grandi vini… alla fine vincono sempre loro.

Difficile abbinare un vino come questo, potrebbe esaltare tanti piatti così come li potrebbe sopprimere. Dovendo scegliere mi sento di proporlo con una guancia di vitello brasata accompagnata da radice dell’orso in agro. Il suo saporito tannino troverebbe un degno avversario e l’acidità misteriosamente immortale saprebbe dove sfogarsi.


prendete appunto:


aziendaDomaine Jean-Louis Chave
denominazioneHermitage AOC
nome vinoHermitage rouge
uveSyrah
vendemmia1999
degustato nel2020
valore in commercio*
reperibilità*
rapporto qualità / prezzonon definibile
in abbinamento a:guancia di vitello brasata con radice dell’orso

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