l’italia vince anche sull’eno-bio


Nel mondo ha la più alta percentuale sul totale dei vigneti: l’Italia è sempre più eno-biologica. Dati significativi anche dalle regioni


Abbiamo visto giorni fa di come l’Italia sia il 3° Paese per superficie vitata nel mondo e il primo per vino prodotto. Giunge adesso il report MiPAAF-Ismea che si concentra sulla filiera produttiva biologica e che ancora riconosce numeri significativi ai nostri territori.


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Nel 2019 l’Italia è medaglia d’oro nel mondo per la più alta percentuale di vigneti bio sul totale: quasi il 18% di uve coltivate secondo il metodo biologico. Ottimi risultati dall’Europa intera, nel particolare da Spagna, Francia e Austria. Nel resto del mondo è il Messico che raggiunge quasi i nostri livelli secondo le agenzie di statistica internazionali.


Nel decennio “anni 10” impressiona l’investimento fatto da Australia (+1950%: 20 volte tanto) e Cina (+600%) sulla coltivazione certificata ma nel complesso (per motivi differenti) la quota sul totale vitato resta ridotta.


fonte: Ismea

A fotografare la dimensione strutturale del settore e le tendenze in atto, con particolare riferimento al contesto italiano, è il report “La filiera vitivinicola biologica” l’ultimo contributo sul tema promosso dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e realizzato da Ismea in collaborazione con CIHEAM-Bari, nell’ambito delle attività di Sinab

«Questo quaderno tematico rappresenta un’importante fonte di informazione per gli attori della filiera vitivinicola biologica. – ha dichiarato Francesco Battistoni, sottosegretario all’agricoltura – Il biologico italiano è un prodotto di grande qualità, non a caso siamo primi esportatori europei e secondi a livello mondiale. Abbiamo il più alto numero di operatori biologici del vecchio continente ed un mercato costantemente in espansione. Il nostro modello di filiera è un esempio virtuoso, ma siamo consapevoli di avere ancora un grande margine di crescita». 


foTO: Alexander Vollmer 

Nel 2020 4 bottiglie di vino su 100 sono biologiche, ma il fenomeno è in forte crescita in tutto il mondo sia in termini di estensioni delle superfici vitate che di interesse del consumatore, sempre più attento all’impatto della produzione alimentare sull’ambiente.


A livello mondiale, dei 7 milioni di ettari di superficie viticola complessivamente censita, una quota pari al 6,7% è coltivata secondo i metodi di produzione dell’agricoltura biologica, per un’estensione complessiva vicina ai 500 mila ettari, più del doppio rispetto a 10 anni fa.



E all’interno dei nostri confini, che cosa è accaduto e quali sono i prossimi traguardi?


Più nel dettaglio a livello regionale e in ottica dinamica, emerge chiaramente una rincorsa da parte del Centro-Nord a recuperare nell’ultimo decennio il gap di superfici con il Mezzogiorno.


fonte: Ismea

Un percorso di crescita che ha portato a un maggior equilibro nella distribuzione di vigneti tra Nord (22,8%), Centro (22,5%), Sud (25,5%) e Isole (29,2%).


fonte: Ismea

Sicilia, Toscana e Puglia sono in ordine le 3 regioni che hanno oltre il 10% di superficie vitata bio (la Sicilia va quasi al 25% nel 2020)


fonte: Ismea

Attenzione però anche al confronto con la SAU (Superficie Agricola Utilizzata): Calabria, Marche e Umbria dimostrano come in questi ultimi anni la vitivinicoltura biologica abbia catalizzato gli sforzi delle aziende agricole.






Nel nostro Paese sono attualmente oltre 18.000 i viticoltori bio ai quali si aggiungono tutti gli altri attori della filiera, per un totale di operatori del settore vitivinicolo biologico prossimo alle 25.000 unità


fonte: Ismea

Scendendo all’interno delle circoscrizioni provinciali, i dati ricalcano più o meno quelli relativi alle regioni con i consistenti numeri delle aree di Trapani, Palermo, Siena, Foggia, Firenze, Taranto, Grosseto, Agrigento.


fonte: Ismea

E’ però ancora il rapporto con la SAU che ci dà spunti sulla conversione all’interno delle piccole realtà e, forse, ci trasmette un’attenzione ancor più scrupolosa alla coltivazione verde: Ascoli Piceno, Crotone, Pisa, Brescia, Grosseto, Teramo


fonte: Ismea

Il report mostra come l’Italia detenga un ruolo importante nelle esportazioni del settore bio sebbene sia soprattutto l’estero il mercato di maggiore apprezzamento per il vino biologico, con la Germania e la Francia capofila tra i Paesi consumatori.


fonte: nonmisvegliate

Per Maria Chiara Zaganelli, Direttore generale di ISMEA: «Questo lavoro ha il merito di consegnare il quadro del settore vitivinicolo biologico sia in ambito mondiale che nazionale e ci restituisce una fotografia di un Paese, il nostro, ancora una volta competitivo e sul podio per la viticoltura biologica, sia per superfici coltivate che per il ruolo che riveste nelle esportazioni del comparto.

L’analisi dei principali indicatori economici fa emergere a tutto tondo la vivacità del settore e le sue potenzialità nel contribuire all’accelerazione del processo di transizione ecologica del nostro sistema agroalimentare».


Indicazioni da alcune regioni


  • Piemonte
    Panorama piuttosto eterogeneo ma si profila una vendemmia nei tempi. Clima piuttosto freddo fino a fine maggio, seguito da un mese di giugno tra i più caldi in assoluto con una piovosità decisamente contenuta, al limite di manifestazione di stress idrico, soprattutto nel sud della regione. Temporali con grandine a fine giugno nel Nord della regione e poi al Sud nel Roero e dintorni albese.
  • Lombardia
    Buona condizione dello stato fisiologico e sanitario dei vigneti, nonostante la forte grandinata che ha interessato centinaia di ettari nell’estremo nord-est dell’Oltrepò Pavese. Anche in Franciacorta alcune zone hanno risentito della gelata di inizio aprile, e la situazione si è aggravata in seguito alle violente grandinate della seconda metà di luglio che hanno colpito soprattutto Adro, Erbusco, Calino, Capriolo, Passirano e Monterotondo. I grappoli sani godono di un buono stato vegetativo, proprio grazie anche alle ultime piogge, che hanno riequilibrato il regime idrico. Fortunatamente il fronte lombardo del lago di Garda è stato risparmiato sia dalle gelate tardive che dagli eventi meteo estremi che si sono abbattuti la settimana scorsa sulla sponda veronese.
  • Trentino Alto Adige
    La situazione è buona: il ciclo vegetativo e le fasi fenologiche sono fino ad oggi regolari. Al di là di qualche piccolo danno da gelata sulle varietà precoci, come Chardonnay e Marzemino, non si sono palesati al momento altri problemi. Le intense grandinate del 22 luglio hanno colpito soprattutto la piana rotaliana per un totale di circa 500 ettari vitati e anche la Val di Cembra, ma per capire i danni effettivi è necessario attendere. Le temperature primaverili, più basse del solito, hanno provocato nei vigneti a bassa quota dell’Alto Adige un ritardo vegetativo stimato in circa 10 giorni, più regolari i vigneti sopra i 4/500 m slm. Il caldo delle ultime settimane sta facendo recuperare in parte il ritardo accumulato nei mesi di aprile e maggio.


  • Veneto
    Nella zona occidentale il germogliamento è stato ritardato anche di 15 giorni. Ad oggi questo ritardo si assesta tra i 7/10 giorni. Nell’aera orientale il ciclo vegetativo è avvenuto in ritardo rispetto alla scorsa annata.
    La situazione meteo si è poi stabilizzata e dal mese di maggio le temperature sono risalite a valori normali. Attualmente la maturazione delle uve precoci è prevista tra fine agosto e primi di settembre con un ritardo di 10-15 giorni circa rispetto alla vendemmia 2020.
  • Friuli Venezia Giulia
    Un autunno secco e un inverno particolarmente piovoso, associato a straordinarie nevicate in montagna, hanno sicuramente influito sul ritardo vegetativo. L’eccezionale gelata di aprile ha creato isolati danni nei fondivalle e nelle zone limitrofe ai corsi d’acqua. I problemi sono stati molto contenuti in quanto la vegetazione era appena sviluppata su varietà precoci come Glera e Chardonnay. Ai primi di giugno è iniziata la fioritura che si è svolta nel migliore dei modi. L’attuale clima caldo e ventilato porta ad avere qualche problema di siccità in collina e la necessita di intervenire con l’irrigazione di soccorso specie su vigneti coltivati su terreni sciolti.
  • Emilia Romagna
    Inverno con modeste precipitazioni e temperature abbastanza elevate per il periodo, la ripresa vegetativa per tutte le varietà è stata veloce dal 27 marzo. I danni delle gelate di aprile sono apparsi da subito molto importanti soprattutto nei fondivalle e per alcuni vitigni (Lambrusco Grasparossa nel pedecollinare modenese) hanno ritardato la vegetazione di circa 10 giorni. Il danno quantitativo si è attenuato grazie alla ripresa delle piante, con la crescita di numerosi germogli solo parzialmente necrotizzati dopo la gelata e anche per l’emissione di grappoli dai germogli secondari. Dal punto di vista fitosanitario le uve sono mediamente ottime. Attualmente è la siccità la vera incognita.

foto: Bruno /Germany

  • Toscana
    Gli ultimi mesi del 2020 e i primi mesi del 2021 hanno fatto registrare una pluviometria abbondante che ha dotato i vigneti di un ottimo approvvigionamento idrico di partenza. I primi germogli di sangiovese sono apparsi con un leggero ritardo rispetto all’annata 2020. Con il ritorno del caldo del mese di maggio, la vite ha potuto svilupparsi con un buon vigore recuperando il ritardo di sviluppo dovuto alle gelate tardive. La fioritura, avvenuta tra il 20 ed il 25 maggio, ha potuto beneficiare di un clima che ha portato ad un’ottima allegagione dei frutti e ha limitato lo sviluppo di malattie garantendo un’ottima sanità delle piante. Attualmente si cominciano a vedere leggeri segnali di invaiatura nelle zone più calde della Toscana che ci fanno pensare a una vendemmia in linea con il periodo.
  • Umbria
    Situazione simile alla Toscana; tolte anche importanti perdite da gelate in alcuni areali, attualmente si segnala un buono stato di salute dei vigneti con qualche fondata preoccupazione per la prolungata assenza di precipitazioni.
  • Marche
    Inverno più caldo del normale come ormai accade da diversi anni, ma con precipitazioni più abbondanti della norma mentre da febbraio un record negativo di precipitazioni che non si registrava dal 1961. Nel mese di giugno per la temperatura è stata superata di ben 3°C la norma di riferimento 1981-2010. Il germogliamento delle principali varietà marchigiane quest’anno è avvenuto con un ritardo di 7-10 gg rispetto al 2020. Il ritardo si sta recuperando grazie anche ai picchi termici alternati alle piogge che stanno regolando il metabolismo della vite. Il quadro delle malattie è abbastanza buono, il livello vegetativo è generalmente regolare e di buona vigoria.


  • Lazio
    Normale sviluppo del vigneto con circa una settimana di anticipo. Le gelate non hanno creato grandi perdite di prodotto mentre ora sono le alte temperature a preoccupare perché favoriscono attacchi patogeni, quali l’oidio.
  • Abruzzo e Molise
    Piogge scarse fino ad aprile con vigneti giovani che sono andati in forte sofferenza (ove non c’era la possibilità di irrigare). Dalla fine di aprile fino alla metà di luglio non si è verificata alcuna precipitazione di rilievo e la vite ha dimostrato ancora una volta la grande capacità di adattamento e resilienza alle situazioni estreme. riuscendo a reagire e ad adattarsi alle condizioni di scarsità idrica e improvvisi colpi di calore. Attualmente tutti i vitigni hanno un ritardo fenologico di 5/7 giorni. Le alte temperature delle ultime settimane (prima metà di luglio) hanno praticamente arrestato la crescita vegetativa, solo le cultivar precoci hanno iniziato l’invaiatura.

foto: Pexels

  • Campania,
    Temperature invernali piuttosto miti fino agli inizi di marzo e con abbondanti piogge. La buona ripresa vegetativa è stata però rallentata dall’importante abbassamento delle temperature di inizio ad aprile, con nevicate ad alta quota e qualche gelata più in basso. Da maggio le temperature appena più alte della media, con assenza prolungata di piogge, hanno limitato lo sviluppo di malattie e consentito una buona fioritura e allegagione. Con le piogge di metà di luglio e l’abbassamento delle temperature, si conferma un ritardo di 7-10 giorni sulle fasi fenologiche della vite.
  • Puglia
    Situazione fitopatologica assolutamente sotto controllo. Buono anche lo sviluppo vegetativo con vigneti molto rigogliosi anche se queste ultime settimane hanno allarmato per il perdurare della siccità. Al momento l’unica certezza è che l’annata viticola volge verso un ritardo consistente nelle maturazioni. I primi rilievi su chardonnay indicano un’annata in ritardo rispetto allo scorso anno di circa 10 giorni e comunque tali ritardi non trovano eguali negli ultimi 20 anni.


  • Calabria
    Nonostante le avversità dovute anche alle gelate, i vigneti sono in uno stato vegetativo ottimale anche se le previsioni vendemmiali sono molto disomogenee addirittura da vigneto a vigneto della stessa area. Attualmente si prevedono circa 10 giorni di anticipo.
  • Sicilia
    Vigneti in buona salute. Dopo un inverno di nuovo generoso dal punto di vista pluviometrico, la primavera è stata decisamente asciutta. Anomalo il mese di aprile con pochissime piogge, ai minimi climatici assoluti, e temperature molto elevate nella seconda metà di giugno in alcune zone dell’isola che hanno portato a qualche scottatura dei grappoli più esposti. Durante le delicate fasi di allegagione le piogge sono state praticamente assenti, le infezioni sia peronosporiche che di oidio più pericolose sono state limitate e di scarsa rilevanza, producendo solo qualche focolaio localizzato. In generale, dove i trattamenti sono stati fatti con accortezza, visto l’attuale andamento climatico, ci si aspetta un’annata ottima, sia per quantità che per qualità.
  • Sardegna
    Piogge abbondanti da gennaio a marzo hanno creato una buona riserva d’acqua ma poi si sono avute pochissime precipitazioni limitate ad alcuni areali, che stanno creando qualche problema sui vigneti non irrigui. Dal punto di vista climatico il punto dolente sono state le gelate verificatesi l’8-9 aprile, che hanno colpito in maniera molto forte il nord Sardegna in particolare l’areale di Alghero e la Gallura dove si sono riscontrati danni del 40-50%; più lievi i danni nell’oristanese e in tutti i fondivalle nelle varie zone dell’isola. Le temperature più elevate e le poche precipitazioni degli ultimi mesi hanno invece favorito un migliore stato sanitario delle uve. Dal punto di vista fenologico si è avuto un anticipo iniziale, ridotto successivamente dal fenomeno delle gelate di aprile e dalle alte temperature di giugno e luglio. Ad oggi si ipotizza un inizio raccolta in linea con lo scorso anno, con le basi spumante che verranno presumibilmente raccolte entro la prima settimana di agosto, con una previsione molto positiva dal punto di vista qualitativo.

foto: Grape Things

Queste le premesse, a settembre il primo vero resoconto produttivo.




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fonte: Assoenologi

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net