il vino che sa evolvere nel tempo


Un chiaro esempio di come il vino si evolva nel tempo e riesca a trasmettere la mano del vignaiolo attraverso le stagioni. Questo è stato Life of Wine 2021


Nella splendida cornice dell’Hotel Villa Pamphili di Roma, a ridosso di uno dei più ampi polmoni verdi capitolini, Studio Umami con Life of Wine ha celebrato degnamente il ritorno del vino come protagonista di eventi dal vivo.


[si legge (più o meno) in: 4 minuti]


Le ampie sale che ospitavano i banchi di assaggio hanno fatto da cornice a una organizzazione attenta alla sicurezza che ha donato ai partecipanti l’ambiente ideale per godere appieno la giornata.


Alla presenza di tanti produttori, addetti del settore e winelover hanno potuto compiere un ideale viaggio nelle età del vino grazie a 69 cantine rappresentative dell’intera penisola con oltre 250 etichette in degustazione, di vecchie e nuove annate.


foto: FM©

Presenti, infatti, anteprime non ancora in commercio da confrontare con annate recenti e passate, con tante sorprese e qualche inatteso fuori programma.


Spinti dalla curiosità di conoscere come il tempo ha forgiato il vino e, dovendo fare necessariamente una selezione, siamo andati alla ricerca di realtà rappresentative delle tre macro aree italiane (nord, centro e sud).


foto: FM©


Assaggi selezionati


Pianta Grossa (Valle d’Aosta)


Siamo a Donnas, vigneti in altitudine e interamente terrazzati dove la meccanizzazione è pura chimera.

Il nebbiolo si esalta e si veste di rara eleganza grazie ad acciaio e criomacerazioni. Terreni porfirici che decomponendosi danno vita a sabbia e pietra. Mille bottiglie prodotte per anno di Georgos – γεωργος, unico rappresentante della DOC Donnas, che, indipendentemente dall’annata, mantiene intatta la nota fruttata.

Il colore è tipicamente scarico, il tannino è elegante e mai pervasivo. Bottiglie nel formato 0,500, 1 litro e magnum.


foto: FM©

Georgos – γεωργος 2018

Annata particolarmente calda, perfettamente gestita in cantina: regala intriganti note fruttate e floreali che si fondono con eleganza a richiami di caffè e liquirizia.

Georgos – γεωργος 2017

Altra annata calda. Il vino, franco, comincia a godere dell’evoluzione facendone presagire tutte le potenzialità.

Georgos – γεωργος 2016

Da segnalare per eleganza e raffinatezza. Il passare del tempo consegna un prodotto dal sorso suadente ed equilibrato che invita a un altro assaggio.


Kettmeir (Alto Adige)


La cantina situata a ridosso del Lago di Caldaro, in una zona dell’Alto Adige che non necessita di presentazioni, produce vini fermi e spumanti metodo classico.

Ci affascina la storia del müller turgau da uve allevate in vigneti che sorgono in altitudine, nell’altopiano del Renon, e che sanno regalare ai vini eleganza e sorsi accattivanti


La mini verticale effettuata a ritroso ci consente di confrontare il Miraggio 2018 generoso e profumato con il Miraggio 2011 che, nonostante sia figlio di un’annata calda, si presenta come un vino armonico ed equilibrato, caratterizzato ancora da spiccata freschezza.

La verticale del metodo classico Kettmeir 1919 Riserva extra brut, da uve chardonnay (60%) e pinot nero (40%) allevate a 850 metri di altezza in ripidi vigneti su base di porfido, ci ha consentito di apprezzare l’evoluzione, in intima connessione con le annate climatiche, e il fatto che il vino ami riposare in bottiglia.


foto: FM©

Kettmeir 1919 Riserva Extra Brut 2012

Figlio di una stagione molto calda, si presenta con sorso attraente, accattivante e piacevolmente sapido, che rivela nuances fruttate evolute con bollicine contenute al palato.

Kettmeir 1919 Riserva Extra Brut 2013

Il nostro preferito che celebra, con la limited edition etichetta bianca, i cento anni dell’azienda. L’annata, più equilibrata, regala una spiccata freschezza che sostiene vivaci e avvolgenti bollicine su affascinanti note balsamiche.

Kettmeir 1919 Riserva Extra Brut 2014

L’andamento climatico freddo e con poco sole ha consegnato uve per i vini base non facili da gestire. Il risultato dopo la spumantizzazione, tuttavia, è sorprendente. L’incisiva freschezza e sapidità su cenni speziati inondano e solleticano piacevolmente  il palato. 

Kettmeir 1919 Riserva Extra Brut 2015

Uscirà in commercio a fine anno. Altra annata molto calda caratterizzata da una vendemmia certosina alla ricerca dei grappoli più in altitudine. Sarà interessante verificare l’evoluzione in bottiglia e la tenuta della spalla acida.


Secondo Marco (Veneto)


L’azienda riserva al suo Amarone 100 giorni di macerazione, fermentazione con lieviti indigeni, cemento vetrificato, 4 anni di botte grande di rovere di Slavonia e 2 di bottiglia.


foto: FM©

Amarone della Valpolicella 2013
Annata non ancora in commercio, degustata in anteprima, ci suggerisce di attenderla ancora un po’, svelando già un elegante potenziale di  longevità.

Amarone della Valpolicella 2012
Speziatura intrigante in evidenza, sorretta da un bel frutto a bacca nera. Equilibrio in divenire con tannino ancora scalpitante.

Amarone della Valpolicella 2011
Tanta struttura ma soprattutto equilibrio con l’importante alcolicità contornata dai generosi e raffinati tannini. L’affinamento ha addomesticato il tannino rendendolo un piacevole alleato nel sostenere il sorso.



Col d’Orcia (Toscana)


Brunello di Montalcino con 36 mesi di sosta in botti grandi. Grandi come sono le premesse e le aspettative che ci spingono ad approfondire la degustazione con il produttore.


foto: FM©

Brunello di Montalcino 2016
Piacevole ma da vedere in prospettiva perchè forse ancora troppo giovane.

Brunello di Montalcino 2014
Annata fresca ed umida. Bocca più esile, mai spinta la concentrazione e discretamente apprezzabile in gioventù.

Brunello di Montalcino 2013
Tanta stoffa declinata su note eteree e iodate.

Brunello di Montalcino 2011
A detta del produttore (e forse anche a detta nostra) l’annata ha un solo difetto: è venuta dopo la iconica 2010, riconosciuta dai più come una delle più grandi per il Brunello. Maggiore struttura, con sorso appagante e setoso.

Il tempo in questo caso ha smussato i tratti giovanili del vino regalandoci spunti considerevoli di maturità.


Montecappone (Marche)


L’azienda che sorge a Jesi è estremamente orientata a produrre vini che siano non solo rappresentativi del territorio ma anche di una filosofia che guarda con rispetto alla vite, alle biodiversità e ai differenti terreni dei vigneti.


foto: FM©

Due etichette della linea Utopia a confronto.

Utopia Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico DOCG 2018

Profumi floreali e fruttati netti e intensi al naso che tornano coerenti e lunghi  in bocca. La freschezza si accompagna alla sapidità che richiama il vicino mare. Si intuisce come questo vino sia capace di sfidare il tempo.

Utopia Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico DOCG 2011

Le caratteristiche varietali del vitigno non vengono intaccate dal riposo in bottiglia anzi, il corredo aromatico si arricchisce con sentori di erba secca, fieno e camomilla. Sapido e morbido con finale quasi salmastro.



Traerte Vadiaperti (Campania)


Dal 1984 impegnati, anche assieme ad altre realtà di zona, a promuovere la simpatica “Cenerentola” dell’enologia irpina: la coda di volpe.

Uva non spiccatamente acida, usata in passato per il taglio soprattutto con il fiano e il greco.



foto: FM©

Vadiaperti Coda di Volpe 2011

Interessanti richiami di mallo di noce e mandorla. Spiccati profumi terziari. Buona longevità con terziarizzazione molto spinta.

Vadiaperti Coda di Volpe 2009

Il formato magnum (ed è questo il fuori programma che simpaticamente Raffaele ci concede), ha discreta complessità al naso che si tramuta poi in pienezza gustativa e pulizia. Leggere note di burro fuso. Sorso leggiadro e pulito nonostante gli anni onorevolmente portati sulle spalle.


D’Angelo (Basilicata)


Azienda che nasce nel 1920, ora alla quarta generazione con i fratelli Erminia e Rocco alla guida.  250.000 bottiglie prodotte su 25 ha di proprietà. Siamo in provincia di Potenza, a Barile su suoli vulcanici (che donano complessità) e a Maschito su suoli sabbiosi (capaci di regalarci invece eleganza).

Caselle è un’etichetta storica per un cru aziendale con prima annata prodotta nel 1970. Viene vinificato esclusivamente in annate favorevoli, con vendemmie rigorosamente manuali e macerazioni in cemento. Riposa poi per 5 anni in cemento, botti grandi di rovere di Slavonia e poi bottiglia.


foto: FM©

Caselle 2015

Da pochissimo in commercio, puledro di razza che fa intuire come il tempo inciderà benevolmente nel domare l’attuale impeto.

Caselle 2013

In evidenza per apprezzare come una delle annate climaticamente più fresche si traduca, dopo il sapiente affinamento, in un sorso ricco, condensato di equilibrio con tannino, tuttavia, ancora in divenire e grande potenziale di longevità.

Caselle 2011

Da vendemmia tardiva a novembre. Netta l’impronta territoriale con affinamento che preserva il frutto, donando complessità olfattiva e piacevole morbidezza.

Caselle 2009

Raccolta tardiva anche per la 2009che ci regala uno spiccato equilibrio grazie a finissima freschezza e tannino elegantemente evoluto. Anche in versione magnum.


foto: FM©

 

Non ci resta che aspettare, impazientemente, che i vini continuino a evolvere in questo affascinante viaggio nel tempo e darci appuntamento con il prossimo Life of Wine.


a cura di: Federica Rossi e Salvatore Stanco
Spirito Italiano writing staff



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foto: Fulvio Montozzi

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