il riscatto dell’amaro


Numeri di mercato importanti per l’amaro. Tradizione italica e spirito al passo con i tempi.


I profumi della primavera, la luce dell’estate in lontananza, l’odore delle riaperture e della ripartenza riavviano nella nostra mente quei processi multi sensoriali che ci riportano ad abitudini da recuperare, a gesti da ripristinare anche parzialmente.


[si legge (più o meno) in: 2 minuti]


L’aperitivo è tornato da tempo al suo antico ruolo: l’importante momento di stacco dalla giornata lavorativa e il passaggio fra l’attività del giorno e la distensione della serata.

Lo sapete, per adesso è bene accontentarsi e rimandare eccessive voglie di dopocena o ambizioni da nightliving ma i bartender possono finalmente scaldare le mani e iniziare a pensare nuovamente ai prodotti da muovere sul bancone.


Fin dalla nascita della nostra testata, abbiamo tenuto a sottolineare e valorizzare il ruolo di protagonista che l’amaro ha recuperato nei momenti pre e post cena, da solo o miscelato, riconoscendogli un’importanza che va oltre il semplice consumo (leggi qui o anche qui o ancora qui).


foto: Iannis K

Non ci sorprendono, quindi, le recenti due indagini di mercato fatte da Iri Infoscan e da Nielsen che raccontano del suo successo crescente.

Certo, sono dati su cui pesa la forte mano della grande distribuzione in momenti di emergenza ma non pensiamo che la situazione cambierà sensibilmente una volta ripristinate, anche solo parzialmente, le vecchie sane abitudini pre-covid.



La prima indagine parla di un impennata del +40,8 delle vendite di amaro nell’ultimo mese (con fetta importantissima catturata da un brand italiano molto noto) la seconda (su cui ci concentreremo qualche attimo in più) riporta un +24,4% nel primo trimestre 2021.


Il focus lo punta Federvini attraverso il suo Gruppo spiriti e la presidente Micaela Pallini: «C’è una vera e propria rinascita degli amari in Italia e all’estero, dove sono state riscoperte le radici come accade con il vermut».

Una passione che gli italiani hanno saputo esportare anche all’estero e che, nella distribuzione, ha visto salirne le vendite di un +24,6% a volume e un +24,4% a valore.


Segreto del successo? Beh, da queste pagine ci sentiamo “al volo” di citarne più di uno. Innanzitutto la tendenza al miglioramento qualitativo del prodotto. La nascita di liquorifici artigianali, distillerie urbane e la consapevolezza del consumatore ha quasi costretto i grandi marchi a spingere sull’acceleratore per percorrere la strada della qualità, sulla quale in verità erano già in viaggio.

Poi la corretta divulgazione, lo stile di vita, il piacere di legarsi a storia territorio e tradizioni, l’ottimale apporto organolettico per il bilanciamento in miscelazione, ecc. ecc.



Come giustamente ricorda Federvini, nel Medioevo i missionari arabi portarono ricette per la distillazione attraverso il Mediterraneo nello stesso periodo in cui fiorivano le rotte marittime delle spezie. I monasteri dedicarono particolare attenzione alla coltivazione di piante officinali e aromatiche producendo distillati e altre bevande a fine terapeutico e taumaturgico.


foto: PublicDomainPictures 

La gestione delle erbe medicinali e delle botaniche da macerare e mettere in infusione con l’alcol è oggi sottoposta a grande discrezionalità produttiva in base alla provenienza o alla finalità con ingredienti spesso rappresentativi della tipicità locale.

Di recente, gli amari di erbe hanno vissuto un reale riscatto e sono diventati preziosi ingredienti per la preparazione di cocktail per l’aperitivo o, come accennavamo a inizio articolo, per il dopo cena.


Con questi presupposti e con questi dati, vi invitiamo infine a leggere gli approfondimenti sopra segnalati augurando “nuova e lunga vita” all’amaro questa bevanda che nacque proprio come segreto “elisir” del perenne benessere.




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fonte: FederviniIRI

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