il nuovo whisky giapponese


La Japan Spirits & Liqueurs Makers Association annuncia i propri standard per la produzione del whisky giapponese.


Piccolo passo in avanti per la regolamentazione, la riconoscibilità e tutela del tanto amato whisky giapponese.


[si legge (più o meno) in: 2 minuti]


La Japan Spirits & Liqueurs Makers Association ha infatti pubblicato a metà febbraio un elenco di standard per la produzione e etichettatura del whisky giapponese proveniente dalle numerose aziende associate.

Un tema che fa discutere da tempo per un distillato che, ormai parzialmente uscito dalla nicchia esclusiva degli assaggiatori esperti e privilegiati, manca in vera regolamentazione a tutela del consumatore e del mercato stesso.


foto: Denis Doukhan

La neppure troppo celata lotta intestina fra le poche grandi aziende (a cui, intendiamoci, si deve tutto o quasi della notorietà del whisky del “sol levante”) e le piccole distillerie (che lamentano alte percentuali di distillato estero uscito in decanter e bottiglie “made in japan”) pare aver trovato un punto d’incontro da non sottovalutare.


Un punto d’incontro che la Japan Spirits & Liqueurs Makers Association ha così messo per iscritto e a cui sarebbe auspicabile si attenessero le aziende affiliate nella messa in commercio del whisky giapponese.



Precisiamo: sono importanti linee-guida, non un vero e proprio disciplinare. Quantomeno dovrebbero attenersi importanti distillerie come, ad esempio, Suntory, Nikka e Matsui Shuzo, che già fanno parte dell’associazione.


foto: holdosi

Vediamone genericamente alcune (avvezzi ai disciplinari DOP europei non stupitevi e non fate ironia):


  • materie prime: le materie prime dovranno essere limitate a cereali maltati, altri cereali e acqua estratta in Giappone;
  • produzione: la saccarificazione, la fermentazione e la distillazione dovranno essere effettuate in una distilleria in Giappone. Il titolo alcolometrico all’uscita dall’alambicco non potrà superare il 95%
  • affinamento: Le botti di invecchiamento in legno dovranno avere una capacità superiore a 700 litri per maturare il distillato almeno per 3 anni in appositi locali siti in Giappone.
  • imbottigliamento: Dovrà avvenire solo in Giappone, per un whisky dal titolo alcolometrico minimo di 40%

Leggi il documento di standard nel dettaglio



Certo, potrebbe essere una premessa a una futura regolamentazione normata dal Governo nipponico ma ancora non è così, tanto è vero che non sono previste sanzioni in caso di mancato rispetto delle regole e l’Agenzia delle imposte giapponese non ha modificato con alcun testo ciò che per lo stato è definibile a livello nazionale come prodotto whisky, nero su bianco.


foto: Kohji Asakawa 

Gli standard entreranno in vigore dal 1° aprile 2021, giorno del Japanese Whisky Day e, in qualche località, anche della fioritura dei ciliegi.


Una disposizione transitoria consentirà ai produttori di continuare comunque a etichettare quei prodotti ritenuti non attendibili come vero “whisky giapponese” fino al 31 marzo 2024.




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fonte: Japan Spirits & Liqueurs Makers AssociationNomunication

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net