il futuro dei vini dop e igp


OIV ha rivisto le sue definizioni di IG e DO. Ci sarà presto qualche piccola novità sui prodotti alcolici a marchio


Arrivano novità sulla definizione dei prodotti alcolici di qualità. L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino OIV ha infatti rivisto le sue definizioni di Indicazione Geografica e Denominazione di Origine.


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L’OIV (presidente: Luigi Moio) è, lo ricordiamo, un’organizzazione intergovernativa tecnico-scientifica con sede in Francia e composta da 48 Stati membri di grande influenza sulle politiche internazionali in materia di prodotti da filiera vitivinicola.


In occasione dell’ultima Assemblea generale, l’OIV ha aggiornato le proprie definizioni di indicazione geografica e denominazione di origine (OIV-ECO 656-2021). dando di fatto un segnale che le istituzioni nazionali e europee probabilmente recepiranno presto.


foto: Chetan L

L’Assemblea ha di fatto ratificato il lavoro che da anni il Gruppo di esperti su “Diritto e informazione del consumatore” (DROCON) della Commissione III “Economia e diritto” dell’OIV ha condotto per aggiornare e armonizzare le attuali definizioni presenti nei principali accordi internazionali sulla proprietà intellettuale.


L’OIV ha infatti svolto da sempre un ruolo decisivo nella definizione, nella promozione e nella protezione dei concetti di denominazione di origine e indicazione geografica. Nelle definizioni del 1992 e in quelle del 2021, che riflettono quelle dell’OMC del 1994 e dell’OMPI del 2015, l’OIV ha preso in considerazione il ruolo che i marchi di origine hanno progressivamente acquisito nel settore vitivinicolo.


foto: Gitti Lohr

La prima definizione internazionale di denominazione nel percorso normativo OIV risale al 1947. Poi, nel 1992, fu adottata la definizione di indicazione geografica riconosciuta aggiornando con la OIV-ECO 2/92. 


Il nuovo testo OIV-ECO 656-2021 abroga anche la risoluzione del 1992 e lascia il posto a due nuove definizioni in linea con le definizioni internazionali dell’OMPI e dell’OMC.



Per quanto riguarda la definizione riconosciuta attualmente dalla legge italiana dei generici prodotti a marchio di qualità:


  • Indicazione Geografica Protetta (attualmente 118 vini a marchio IGP e 9 grappe IG) è un nome che identifica un prodotto anch’esso originario di un determinato luogo, regione o paese, alla cui origine geografica sono essenzialmente attribuibili una data qualità; la reputazione o altre caratteristiche e la cui produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona geografica delimitata. 
  • Denominazione di Origine Protetta (attualmente 408 vini a marchio DOP) è un nome che identifica un prodotto originario di un luogo, regione o, in casi eccezionali, di un determinato Paese, la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico ed ai suoi intrinseci fattori naturali e umani e le cui fasi di produzione si svolgono nella zona geografica delimitata.   Attualmente sono stati riconosciuti 578 prodotti con la Denominazione DOP, di cui 170 prodotti agroalimentari e 408 vini.

foto: hilmi ceper

Ecco quanto deciso da OIV per l’etichettatura riconosciuta a marchio dei vini:

  • Per Indicazione Geografica si intende qualunque denominazione protetta da parte delle autorità competenti nel paese di origine, che identifica un vino o una bevanda spiritosa come originari di una specifica area geografica, quando una determinata qualità, la notorietà o altre caratteristiche del vino o della bevanda spiritosa siano essenzialmente attribuibili alla sua origine geografica (rif Articoli 22.1 e 23.1 dell’Accordo TRIPS)
  • Attenzione però, la protezione dell’IG:
    • per quanto riguarda i vini è soggetta alla raccolta di almeno l’85% dell’uva nella specifica area geografica
    • per quanto riguarda le bevande spiritose di origine vitivinicola, è subordinata alla realizzazione della fase decisiva della sua produzione nel paese, regione, luogo o nell’area definiti


Secondo OIV, adesso gli Stati membri che riconoscono il termine “Denominazione di origine” possono considerare la
seguente definizione:

  • Per denominazione di origine si intende qualunque denominazione riconosciuta e protetta da parte delle autorità competenti nel paese di origine, che consiste o contiene il nome di un’area geografica o un’altra denominazione attraverso la quale è noto che ci si riferisce a tale area, volta a designare un vino o una bevanda spiritosa come originari di tale area geografica, quando la qualità o le caratteristiche del vino o della bevanda spiritosa siano esclusivamente o essenzialmente attribuibili all’ambiente geografico, compresi i fattori naturali e umani, e che ha conferito al vino o alla bevanda spiritosa la sua notorietà. (buona parte del testo rispecchia ancora l’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche (2015, articolo 2.1.i)

Possiamo così sintetizzare che, nelle nuove definizioni e, a differenza delle precedenti, si include che la qualità, la reputazione o altra caratteristica certa è riconducibile in massima parte alla provenienza geografica. Nella definizione di Denominazione di Origine si sottolinea anche il fattore umano tra i fattori che determinano il profilo caratteristico del vino.


foto: SofiaPapageorge

Vi ricordiamo che siamo in una importante fase di adeguamento e rideterminazione del concetto qualitativo delle bevande alcoliche. Non dimentichiamo la recente revisione delle norme europee sulle Bevande spiritose IG con i Regolamenti 2021/1235 e 2021/1236.




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fonte: OIV

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