il fascino del vino tedesco


Il grande rilancio del vino tedesco, una qualità ormai indiscutibile e il fascino irresistibile del Riesling. Partiamo dall’ABC

ACINO TEUTONICO


Escludendo gli ormai rari (ma ancora esistenti) miscredenti ignari che in terra tedesca si possa fare il vino, voglio loro rassicurare che non solo la Germania è un paese produttore, ma anche di altissimo livello.


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La Germania ha una storia particolare e, volendo, anche strana: dalle origini della viticoltura a oggi si passa attraverso secoli di produzione. Un territorio estremamente affascinante, dove nascono vini grandiosi.


Una notorietà tristemente decaduta a causa di scelte sbagliate negli anni 70 (la famigerata legge del 1971) sta oggi ritrovando il suo storico collocamento grazie alla volontà animosa di giovani ed entusiasti produttori che hanno riportato la qualità ai massimi livelli.


foto:  Brigitte Art Tower

Il fascino del Riesling


Il Riesling è una varietà davvero particolare, complessa, che si esprime con grandezza in climi freddi. Terry Theise, scrittore, grande intenditore e amante di questo vitigno, ritiene che non solo il suo sorso “sia in grado di provocare diletto e meraviglia” ma, senza esagerazione, in grado di cambiare la vita. Se non la vita forse il suo punto di vista.


Fu poi Hugh Johnson, e il suo amore per i riesling tedeschi più fini, che ne fece comprendere l’importanza nel mondo del vino: «Possono unire caratteristiche contraddittorie come leggerezza e complessità, sottigliezza e intensità, ricchezza e purezza, potenza ed eleganza, è un vino maturo, fresco, serio e sereno»-


Hugh Johnson – foto: Dhasler (PDM)

Esagerava? No, personalmente non credo proprio. La sua versatilità gli consente di essere interpretato in un ampio range di stili che spaziano dai vini fini più delicati e sottili a quelli maggiormente robusti e potenti.




Clima, posizione geografica del vigneto, viticoltura, wine-making… sono tanti i fattori che contribuiscono alla sua versatilità, una peculiarità che da sempre lo ha contraddistinto e che lo ha fatto apprezzare anche in epoche distanti dalla nostra.

Sapete che, fino a un secolo fa, i riesling della Mosella erano annoverati tra i vini più importanti del mondo?


foto: Georgenhausen, (CC BY-SA 4.0)

Pensate che nel 1923 un fuder di 1000 litri di Trockenbeerenauslese (TBA) 1921 di Herrenberg fu venduto al Waldorf Astoria di New York per ben 3,3 milioni di Dollari!(1) Una cifra davvero importante che ci fa capire quanto i vini tedeschi fossero tenuti in alta considerazione e valutati al pari dei grandi Bordeaux Francesi o Champagne.


(1) [S. Reinhardt, The finest wines of Germany, University of California Press, 2020]




Ma che cosa è allora accaduto a questi straordinari e seducenti vini nel ventesimo secolo?


Il rilancio qualitativo del vino tedesco


Per capirlo dobbiamo andare un po’ indietro nel tempo, in quel 1971 dove venne approvata una legge che danneggiò in larga parte la produzione del vino, un vero e proprio atto di autolesionismo, distruggendo in un attimo l’intero sistema enologico.


Fu abolito il concetto di qualità e rimpiazzato con i gradi Oechsle, cioè il contenuto di zucchero nel mosto, annullando tutto l’aspetto del territorio e origine, escludendo così il concetto di terroir che, come sappiamo, ha un largo impatto sulla personalità del vino. Il criterio di qualità legato alla provenienza, resa, varietà o viticoltura non furono più rilevanti.

I vini tedeschi iniziarono così a tendere verso il dolce e l’insipido, molli e senza carattere, categoricamente evitati dagli esperti per almeno 20 anni, per il loro poco appeal, poco interesse, diedero al vino tedesco l’immagine della bevanda dolce ed economica.



Sarà dagli anni ‘90, grazie a giovani, entusiasti ed ambiziosi produttori come Burlink-Wolf, Robert Weil, Heymann-Lowenstein, che ripartirà “The Reinassance” , un vero e proprio rinascimento: idee fresche e un nuovo concetto di qualità che si sviluppa con vini secchi che riflettono le loro individuabili origini, come propria ambizione e soddisfazione culturale.


fonte: VDP

Il sistema VDP (Verband Deutscher Prädikatsweingüter), ambita associazione di circa 200 produttori, ha consentito di superare la legge del ‘71 reimpostando la valutazione dei vini su base territoriale, introducendo una classificazione molto simile alla Borgogna, il sito adesso riveste nuovamente importanza e caratteristiche peculiari.


Furono coniate le definizioni Erste Gewäch per tutti quei vigneti “premier cru” e Grosse Gewäch per quelli considerati come “grand cru“. Una classificazione che ha saputo dare prestigio e classe ad i vini secchi tedeschi

Il VDP, fondato nel 1910 (e inizialmente chiamato Verband Deutscher Naturwein), prevede che che si producano vini di qualità (Qualitätsweine) con Prädikat, alias distinzione, che diventa un nuovo termine per i vini non zuccherati.


foto: ©VDP by Peter Bender

C’è infatti in Germania un concetto di vini naturali tutto particolare che indica vini “cresciuti” in un determinato vigneto, non fortificati, no blended e soprattutto non zuccherati o, meglio, senza aggiunta di zucchero nel mosto al momento della fermentazione.

Ancora oggi l’ideologia dei vini tedeschi è basata sulla supposizione che la qualità è definita primariamente dalla fermentazione dello zucchero naturale dell’uva e si esclude lo zuccheraggio nei vini mit Prädikat


Ma quali sono questi Prädikat, queste distinzioni?



mit Prädikat


La classificazione QmP (Qualitätswein mit Prädikat) prevede 5+1 definizioni distintive, i Prädikat sono legati al livello di maturazione, intesi sia come gerarchia qualitativa ma anche come differenza di stile.


fonte: VDP

Il Kabinett, considerato il “primo livello” per la maturazione delle uve, leggero e delicato, si può produrre secco o con zucchero residuo; in alcune regioni sono incredibilmente complessi con grande capacità di invecchiamento.


foto: ©VDP by Peter Bender

Il livello successivo è Spätlese: prodotto solo con uve da vendemmia tardiva. Morbidi e suadenti, si bevono sia giovani che maturi


Negli Auslese le uve pienamente mature sono anche attaccate da Botrytis Cinerea, la muffa nobile responsabile del tipico sentore di marmelade, zafferano. Dolci e piacevoli.


Molto dolci sono i Beerenauslese, fatti da uve surmature e botritizzate. Vini nobili e zuccherini di alta concentrazione .


I noti Trockenbeerenauslese sono infine ottenuti da uve botritizzate eccezionalmente surmature, avvizzite che danno vini “immortali”, di bassissima gradazione alcolica, alto residuo di zucchero. Sono vini eccezionali.


foto: Tom Maack (CC BY-SA 3.0) – Wikimedia Commons

E poi… gli Eiswein: vendemmia tardiva su pianta con freddo e neve, uva lasciata ghiacciare che accumula zucchero ma mantiene la naturale acidità presente nell’uva.


foto: Peter H

Le regioni oggi più vocate sono Mosella, Rheingau, Rheinessen. Dedicheremo loro i prossimi capitoli, un doveroso approfondimento sul territorio e i loro produttori alla scoperta di straordinari vini e i loro territori





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Valentina Merolli Porretta – Spirito Italiano writing staff

Valentina Merolli Porretta: una passione che nasce in vigna nel territorio di Montalcino. Miglior sommelier di Toscana e seconda nazionale, certificazione WSET3 nel 2020. Donna di riferimento in enoteca, oggi è anche docente ai corsi per sommelier Degustibuss



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