il chianti cambia nome!


“Oh my… that’s a white Cianti!” Perplessità sulle novità annunciate per un vino storico che cambierà nome e aggiungerà un colore: in arrivo il “Cianti bianco”.


Era nell’aria da qualche tempo e pare che il confronto per arrivare alla decisione finale non sia stato affatto semplice. Gli organi ufficiali non hanno lasciato trapelare indiscrezioni se non il risultato dell’accordo: il Chianti cambia nome!


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E’ notizia di poche ore fa – fonti “amiche” parlano di maggioranza risicata – l’approvazione di ulteriori rivoluzionari cambiamenti al disciplinare del Chianti DOCG.


Dopo le ultime modifiche del 2021 e 2022 che avevano prima consentito un aumento del residuo zuccherino massimo nei vini e poi una diminuzione dal 70% al 60% della percentuale minima di Sangiovese (decisioni prese per venire incontro alle richieste del mercato), i passi successivi sono parsi fin da subito molto chiari un po’ a tutti (anche se, magari, non fino a questo punto).


foto: PB

Prima grande novità: la possibilità di produrre finalmente un Chianti bianco a base dei classici vitigni autoctoni (trebbiano e malvasia) ma con l’apertura all’utilizzo dei vitigni cosiddetti “internazionali” quali chardonnay, sauvignon blanc, viogner, isabelle e altri autorizzati alla coltivazione e in percentuale suggerita.


Viene spontaneo pensare ai ristoranti e le enoteche delle principali mete turistiche toscane: da sempre si riscontra nei turisti stranieri (e non…) la voglia, la domanda e la richiesta crescente di un Chianti bianco che, evidentemente, ha poi “acceso la lampadina” e portato all’approvazione di una versione “bianca” del celebre vino toscano. Indiscrezioni (tutte ancora da confermare) raccontano di un’ipotesi “metodo Charmat” per un futuro in cui aggredire un ramo di mercato oggi quasi esclusiva del Prosecco. Ma, ripetiamo, per adesso questi ultimi sono solo “rumours“.


foto: hcdeharder

Ci lascia stupefatti – e un po’ attoniti – la seconda riforma prevista, un cambiamento importantissimo che segna una svolta epocale nella storia di questo vino: la decisione, sempre per evidenti richieste di mercato, di variare il nome del vino da Chianti in Cianti.



Il nome Chianti è risultato in effetti troppo complicato da pronunciare in molte lingue e comunque la maggior parte degli anglofoni già lo pronuncia Cianti. Da qui l’idea dell’aggiornamento.


Il nome Cianti da una parte segnerà un totale distaccamento dal Chianti Classico, vino ritenuto troppo legato a tradizioni e territorio e, dall’altra, lo farà sembrare più “friendly” e più vicino al consumatore estero. Secondo alcune indiscrezioni pare che la decisione finale di modificare il nome in Cianti si debba, nel particolare, a ricerche di mercato e sondaggi effettuati sui mercati asiatici che hanno risposto con feedback di alto gradimento.


foto: PB

Con queste due nuove e innovative proposte di modifica al disciplinare, gli organi per la valorizzazione e la tutela del Chianti – pardon: Cianti – proseguono con la volontà di andare incontro a richieste e necessità dei mercati esteri, confermando al tempo stesso di essere disposti e pronti a ogni cambiamento per raggiungere lo scopo.



Voci sufficientemente attendibili, sussurrano che si stia vagliando anche una terza novità per l’anno prossimo: l’allargamento della zona di produzione del futuro Cianti anche alla costa livornese e alla Versilia con l’istituzione di una nuova sottozona: “Terre del Cacciucco”.


L’introduzione di questa nuova sottozona permetterebbe oltretutto a livornesi e viareggini di non abbinare più il tipico piatto di pesce con il Chianti Colline pisane, vino non particolarmente amato sul litorale, specialmente nella città labronica.


Rimaniamo quindi in attesa di sviluppi ed eventuali cambiamenti.



Ah! Dimenticavo di dirvi che la data di approvazione prevista per il nuovo disciplinare sarà il 1 Aprile 2024




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Viareggino di nascita e fiorentino per amore, Livio Del Chiaro decise nel 2009 di stravolgere la sua vita, a 33 anni, dopo una tesi di laurea, un dottorato di ricerca e una borsa di studio in biologia molecolare. Diventa Miglior Sommelier d’Italia nel 2014 e con la sua dolce metà Bianca condividerà la passione per l’alta qualità e tutte le più belle avventure della vita anche professionale. Oggi sono co-titolari di una celebre enoteca nel centro storico di Firenze e qualificati assaggiatori nel mondo dei distillati, dell’olio e del cioccolato. Docente Fisar, Livio ama smoderatamente le piccole realtà artigianali dei vignaioli, una passione che lo ha portato a viaggiare per Italia e Francia (per adesso…) alla ricerca di piccole perle, di vitigni rari, di prodotti sempre nuovi e stimolanti