cavaliere, morte, diavolo e… grappa


I valori di libertà e giustizia, la sofferenza fisica e morale: “Il cavaliere e la morte” è testamento politico e intellettuale di Leonardo Sciascia. Un libro nato nei luoghi della grappa

SPIRITI LETTERARI


«O Palinuro Iaside, portano da sé la flotta le correnti;
spirano lievi le brezze, è l’ora del sonno;
china la testa, ruba gli occhi stanchi alla fatica»

Virgilio, Eneide, V, vv. 843-845


[si legge (più o meno) in: 6 minuti]


Oggi colgo l’occasione per segnalare una curiosa vicenda interessante per noi “spiriti letterari” e nel contempo spero di invogliarvi a rileggere uno dei più bei volumi scritti da un Leonardo Sciascia alla fine della sua esistenza, ormai sofferente e disincantato in merito alla sua sorte, segnata da una gravissima malattia. Mi riferisco al penultimo volume del grande scrittore siciliano: Il Cavaliere e la Morte.


Sciascia L., Il cavaliere e la morte, Adelphi, Milano, 1988

l’ispirazione nei luoghi della grappa


La prima stesura, scritta a mano, del libro fu stilata dallo scrittore nel 1988, in Friuli, dove l’autore, reduce da cure oncologiche ormai restìe a combattere una malattia in avanzato stato di sviluppo, era stato invitato dalla famiglia Nonino; sì proprio la famiglia che dà il nome alla storica e prestigiosa distilleria di Percoto, fondata nel 1897, insignita di numerosissimi premi (il più recente vinto a San Francisco nel 2020 come migliore Distilleria al mondo per l’anno 2019), il cui marchio per i più è legato alla grappa, il distillato di vinaccia che caratterizza l’Italia nel mondo.


courtesy: Nonino distillatori

D’altronde i rapporti tra la famiglia Nonino e Sciascia risalivano già al 1983 quando, con la sua fatica letteraria Kermesse, lo scrittore di Racalmuto aveva ricevuto dalle mani di Mario Soldati, Presidente della Giuria, il “Premio Letterario Nonino”.


courtesy: Nonino distillatori

In quell’estate del 1988, Sciascia aveva soggiornato per circa due mesi a Percoto, alternando, durante le mattinate, alla scrittura del suo libro, le visite al territorio nei pomeriggi.


Tornato nella sua amata casa in contrada Noce, a Racalmuto, Sciascia si premurò di ribattere a macchina il testo correggendolo in gran parte. Alla fine del 1988, un anno prima della sua morte avvenuta per una rara malattia tumorale veniva data alle stampe la prima edizione del volume.



Se dovessimo identificare con una parola il penultimo libro di Leonardo Sciascia, “Il Cavaliere e la morte”, la più adatta sarebbe verità.



l’amara verità


Tutto il romanzo, di genere giallo, si impernia sull’affannosa ricerca della verità da parte del protagonista, un funzionario di Polizia (il Vice) afflitto da un terribile male in fase finale (troppo facile l’identificazione con lo stesso scrittore, come si sa morto per un cancro) contro le forti resistenze di un potere costituito che cerca di indirizzare le indagini su binari diversi, in questo caso un fantomatico gruppo terroristico denominato i ragazzi dell’89, inquietante richiamo anzitempo all’anno della morte dello Scrittore.


Nonostante la malattia incurabile del protagonista che lo costringe a condurre le indagini con evidente difficoltà e le resistenze caparbie del suo Commissario, Vice arriva ben presto ad individuare il colpevole in un potente industriale che però non può accusare per mancanza di prove.


Leonardo Sciascia (PDM)

Il tragico ed inaspettato finale del racconto riporta bruscamente il lettore alla dura realtà di un mondo che non ha posto per chi svolge onestamente e con coscienza il proprio dovere, quasi a ribadire una delle più profonde “verità” che fanno da sottofondo lancinante alla produzione letteraria del grande scrittore siciliano.


Il libro è permeato da un’atmosfera “morbida”, goticheggiante, con personaggi tratteggiati in tinte scure. Lo stesso protagonista indaga e si muove nella narrazione con una sorta di atteggiamento disincantato, quasi rassegnato ad accettare la sconfitta.



Quanto siamo lontani dall’entusiasmo indagatore del capitano Bellodi del “Giorno della Civetta”, il capolavoro scritto da Sciascia nel 1961!


D’altronde, a distanza di quasi 30 anni lo stesso Sciascia è un uomo profondamente diverso segnato da battaglie e polemiche di intellettuale “contro” le ipocrisie del potere.



il cavaliere, la morte e… il diavolo


Dopo la tragica e prematura morte di Pasolini, avvenuta in un una fredda giornata di novembre del 1975, Sciascia era rimasta l’unica voce capace di indagare intellettualmente i terribili avvenimenti legati agli anni della mafia dei Corleonesi e del terrorismo, mettendosi spesso su posizioni scomode come nel caso delle feroci polemiche in merito ai “Professionisti dell’Antimafia”, o precedentemente in occasione della tragica vicenda di Aldo Moro.


Il titolo del libro “Il Cavaliere e la morte” è tratto da una famosa incisione di Albrecht Dürer del 1513 dal titolo “Il Cavaliere, la morte e il diavolo“, splendida opera incisa a bulino su lastra di rame che si considera facente parte di un trittico che comprende anche il “San Girolamo” e la “Melancholia”.


Il cavaliere, la morte e il diavolo, Albrecht Durer, 1513 (incisione) (PDM)

L’incisione raffigura appunto un cavaliere con una splendida armatura, fornito di lancia e spada che incede maestoso a cavallo guardando davanti a sé.

Compagni del suo cammino sono la morte che cavalca uno scheletrico cavallo e il diavolo, posto alle spalle del Cavaliere. È evidente che il modo in cui sono raffigurati i personaggi si presta a molteplici interpretazioni che non è qui il caso di scandagliare.


Molto opportunamente nella prima edizione a stampa del volume, curata da Adelphi nel 1988, venne pubblicata in copertina l’incisione di Dürer a testimoniare l’intrinseco legame del testo con i molti significati che evidenzia l’incisione.


Autoritratto, Albrecht Durer, 1498 (Museo del Prado) (PDM)

Lo stesso protagonista tiene appeso alla parete dell’ufficio, come negli altri in cui aveva prestato servizio, una riproduzione dell’incisione, dando ai personaggi raffigurati le sue interpretazioni personali:


… sicché gli parve prendesse, la Morte di Dürer, un riflesso di grottesco. L’aveva sempre un po’ inquietato l’aspetto stanco della Morte quasi volesse dire che stancamente, lentamente arrivava quando ormai della vita si era stanchi. Stanca la Morte, stanco il suo cavallo…


… In quanto al Diavolo, stanco anche lui era troppo orribilmente diavolo per essere credibile. Ma il Diavolo era talmente stanco da lasciare tutto agli uomini che sapevano fare meglio di lui…




Anche durante l’intera esistenza dello scrittore, il Diavolo si era rivelato troppo stanco per occuparsi delle vicende umane: gli uomini avevano già fatto tutto molto meglio di lui. E appena tre anni dopo la morte di Sciascia, esattamente 30 anni fa da oggi, il Diavolo aveva lasciato fare agli uomini uno dei suoi capolavori più maligni: l’assassinio di Falcone e Borsellino.


foto: Pexels

In quanto alla Morte, si apprestava ad alzare la sua falce abbattendosi su un uomo ormai evidentemente stanco della vita, soprattutto nella sua fase finale.


Il 20 novembre del 1989, a Palermo città che lo aveva visto protagonista anche di una burrascosa esperienza di impegno politico, Leonardo Sciascia abbandonava per sempre il palcoscenico della vita politica e sociale italiana ed europea lasciando un vuoto intellettuale e letterario profondissimo.



Ce ne ricorderemo, di questo pianeta“: ecco l’epitaffio che lo scrittore volle sulla sua lapide e noi invece ci ricorderemo per sempre di lui.



prendete appunto:


l’operaIl cavaliere e la morte
l’autoreLeonardo Sciascia
la bevandaGrappa
consigliato ai cultori alcolici *
consigliato agli astemi *


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Antonio Scollo ha conseguito la laurea quadriennale in Storia. Oggi è Direttore editoriale di una casa editrice dopo un’esperienza trentennale nei settori dell’editoria e della comunicazione. Ha curato i Laboratori di Editoria e Comunicazione presso la Struttura Didattica Speciale di Ragusa dell’Università di Catania e per la stessa sede di ateneo fa anche parte del Comitato scientifico del master di primo livello Management Art & Food (MAF). In ambito enogastronomico ha conseguito il diploma di Sommelier AIS. e la patente di assaggiatore ANAG. È accademico dell’Accademia Italiana della Cucina, maestro assaggiatore di ONAS e ambasciatore per la Liguria di Levante dell’Accademia Italiana di Gastronomia Storica. Ha ideato e cura, attraverso un blog, il progetto bookdecanter, il primo metodo “ragionato” di abbinamento tra libri, vino e distillati.