ig: occasione da non perdere


La riforma delle Indicazioni Geografiche europee: L’Italia tiene le redini e freme per tutelare il proprio prodotto di qualità. Occasione da non perdere


La situazione politica internazionale fa pensare principalmente ad altro ma sono settimane molto importanti per l’enogastronomia europea di qualità.


[si legge (più o meno) in: 4 minuti]


E’ ormai iniziata la strada che porterà alla grande riforma delle Indicazioni Geografiche. Un percorso che in circa un anno dovrà modificare alcune regole per rendere ancor più valorizzante la definizione di prodotto territoriale tipico.


L’Italia freme: è il Paese che per primo (assieme a altri 4) esattamente 30 anni fa adottò il sitema IG, ha attualmente il primato europeo con ben 841 prodotti a marchio IG, ha un avamposto come l’europarlamentare Paolo De Castro a fare da relatore alla nuova riforma.


foto: Tomas Williams

Attraverso i canali istituzionali e nel corso del seminario “La Riforma del Sistema delle Indicazioni Geografiche” (organizzato da Origin Italia, in collaborazione con Afidop, Federdop e con il supporto di Fondazione Qualivita) il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli è stato chiaro: «Le indicazioni geografiche non sono semplici marchi commerciali ma sono espressione di popolazioni, territori, storia e tradizioni».


Nell’intervento, il ministro ha puntato il focus sulla tipicità, la bontà della dieta mediterranea, il valore della tradizione e l’opportunità di “fare sistema” fra produttori, consorzi e istituzioni visto anche la probabilissima difficoltà che avverrà in fase di relazione e dibattito fra i vari Stati per proteggere i nostri prodotti.


foto: Creative Vix

Riportiamo estratto delle dichiarazioni:


«Probabilmente non ho bisogno di ricordare a voi il primato dell’Italia in Europa con 841 prodotti a indicazione geografica. Vorrei, invece, evidenziare che il sistema delle DOP e IGP è il segno tangibile del valore della dieta mediterranea con il 70% delle denominazioni europee registrate in Italia, Francia, Spagna e Grecia.



Da oltre 30 anni, le Indicazioni geografiche sono sinonimo di tipicità, qualità e distintività dei sistemi agroindustriali europei e rappresentano la ricchezza e la diversità del nostro patrimonio enogastronomico e l’espressione delle nostre aree rurali.


Credo di potere affermare che con il vostro seminario di oggi si apre ufficialmente il dibattito sul testo del Regolamento tra produttori, consorzi e istituzioni per arrivare a definire una posizione comune e condivisa da sottoporre alle istituzioni europee durante l’iter di approvazione del Regolamento. Come ben sapete, ho già espresso più volte le mie perplessità, anche in ambito europeo, su alcuni aspetti di questo testo»


foto: Ramaz Bluashvili

Patuanelli ha proseguito: «Vorrei ribadire i tre punti fermi che ci devono guidare in questo processo di riforma: il mantenimento del legame con il territorio, il rafforzamento del sistema delle tutele e il potenziamento del ruolo dei Consorzi. Le indicazioni geografiche non sono semplici marchi commerciali ma sono espressione di popolazioni, territori, storia e tradizioni. […]


Gli sforzi dei nostri produttori devono essere difesi dalle operazioni di imitazione, evocazione e contraffazione tanto sul mercato fisico quanto su quello online. Prosek, Aceto balsamico e Bolgheri sono solo i casi più recenti di una normativa che va potenziata e resa più rapida, efficace e uniforme non solo all’interno del mercato comune, ma (soprattutto) nel mercato globale. 



Le riforme sono processi complessi ed è necessario che tutte le componenti della filiera e le istituzioni facciano sistema per portare in Europa la nostra visone strategica del futuro delle Indicazioni Geografiche. Ritengo che questo “gioco di squadra” sia decisivo per affrontare tutti i temi e le riforme che attualmente sono in discussione da parte delle istituzioni europee (leggasi: Nutriscore e BECA [nda]).»



Anche per Paolo De Castro, europarlamentare e relatore al Parlamento della proposta Ue di revisione delle Indicazioni geografiche occorre muoversi da subito coesi e con le idee ben chiare:


«La proposta di riforma del sistema delle Indicazioni geografiche presentata dalla Commissione europea deve essere migliorata, superando le criticità già eveidenziate e rafforzandone l’ambizione: rappresenta infatti una grande opportunità per consolidare la politica sulla qualità agroalimentare europea».


foto: Ray Piedra

Prosegue: «Abbiamo già iniziato un esame approfondito della proposta e ci auguriamo di arrivare, entro giugno, e con il contributo di tutti gli attori coinvolti, a definire le linee guida che saranno alla base delle modifiche che dovranno puntare a una maggiore operatività dei Consorzi, a un rafforzamento della tutela dei prodotti IG anche per contrastare il problema delle evocazioni e delle imitazioni diffuse nel mondo, e della semplificazione».


Strategia interna ma anche fra Paesi comunitari, De Castro non mira a nascondere eventuali alleanze: «I tempi che abbiamo a disposizione sono piuttosto ristretti, tuttavia con un gioco di squadra tra Paesi membri, in particolare di quelli mediterranei, possiamo raggiungere l’obiettivo della conclusione della riforma entro il secondo semestre del 2023, sotto la presidenza spagnola dell’UE».


foto: Tomas Williams

Su queste pagine vi terremo aggiornati e, fra un anno, faremo sicuramente riferimento anche all’articolo di oggi.




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fonte: Mipaaf – paolodecastro.it

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