god save the prosecco


Adesso il Prosecco in UK vende da solo più del resto dei vini fermi italiani. Dati straordinari ma per UIV servono azioni per fronteggiare il complessivo calo dell’export.


Non potevamo pretendere che il 2022 ripetesse il boom del 2021 per l’export. Nessuna preoccupazione però qualche interessante informazione arriva oggi dall’Osservatorio del vino UIV.


[si legge (più o meno) in: 2 minuti]


L’analisi svolta da Unione italiana vini su base dogane e relativa alle importazioni dei 3 mercati esteri principali per l’Italia (Usa, Germania e Regno Unito) restituisce una situazione altalenante con consegenti incognite per il futuro.


Il primo quadrimestre 2022 si è chiuso con un -1% generale in valore (pari a circa 1,3 miliardi di euro) mentre in volume si scende ancora di più: -4,1% (2,5 milioni di ettolitri in meno).


fonte: UIV

I dati emersi sono la sintesi di un forte stop nell’export dei vini fermi a cui ha fatto da contraltare la grande crescita degli spumanti.


Una tendenza ormai costante che in questi primi mesi ha portato le bolle nazionali ad un aumento complessivo del 17% a volume e 30% a valore (calando solo in Germania).



All’interno di ciò rimane straordinario il risultato del Prosecco che nel Regno Unito è riuscito a superare da solo le vendite in valore di tutti vini fermi italiani messi assieme (-8% rispetto allo scorso anno).


Considerando i re-export sul prodotto in transito soprattutto dal Belgio, UIV ha aggiunto che la crescita del Prosecco in UK rispetto al primo quadrimestre 2021 è stata del 127% a valore e del 74% a volume. Deduzione conclusiva: il Prosecco vale ormai oltre i 2/3 dei volumi di spumanti importati in Uk da tutto il mondo.



Per il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi: «Improbabile replicare le performance del 2021, un anno eccezionale che ha registrato crescite da aprile a settembre di quasi il 30%.


Questo sarebbe un anno normale, se non fosse per un conflitto che ha acuito la tensione sui costi energetici e su quelli delle materie prime secche.



Una congiuntura, a cui si aggiunge l’inflazione, che si fa difficile e che impatta mediamente sulle nostre imprese per il 20-30% in più rispetto al costo del prodotto finito.


Per questo – ha concluso Frescobaldi – sarà opportuno considerare con le istituzioni delle azioni straordinarie di strutturazione del settore in difesa di fattori esogeni sempre più frequenti e in favore di nuovi progetti di internazionalizzazione».




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fonte: Unione Italiana Vini

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net