frodi che in[g/f]inocchiano il mercato


secondo Coldiretti le frodi possono dare il colpo di grazia all’export del vino in Cina dopo il crollo del 44% delle vendite


L’analisi della Coldiretti è impietosa: l’esportazione del vino italiano in Cina nel 2020 è crollata del 44%. Colpa del Covid-19 o colpa di altro? E quanto danneggeranno le frodi scoperte recentemente?


[si legge (più o meno) in: 3 minuti]


E’ fuori di dubbio che dopo anni di costante crescita, il fatturato si è praticamente dimezzato e, tirando le somme, non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria abbia giocato un ruolo determinante sui numeri.



Ma le frodi, purtroppo, possono dare un colpo di grazia ulteriore e definitivo a quanto già emerso dalla ricerca Coldiretti (dati Istat gennaio-luglio 2020) e ovviamente messa in relazione a quanto recentemente accaduto con l’emersione di un sostanzioso traffico di vini toscani contraffatti (fra cui ricordiamo Sassicaia, Brunello di Montalcino e Chianti) da parte di una società di import-export con sedi in Italia e in Cina.


Fatti

riportiamo estratti degli articoli pubblicati da ANSA


Agenzia ANSA, 3 novembre 2020:

Falsi Sassicaia e Chianti, Nas stronca traffici Italia-Cina

“Sgominato dal Nas di Firenze un traffico di vini toscani pregiati contraffatti come Sassicaia, Brunello di Montalcino e Chianti di notissime aziende vinicole.

Stamani nelle province di Firenze, Prato e Padova, i militari del Nas di Firenze, con la collaborazione di militari del Nas di Padova e dei rispettivi Comandi Carabinieri Provinciali, a conclusione dell’indagine ‘Geminus‘ coordinata dalla procura di Pistoia, hanno eseguito quattro decreti di perquisizione nei confronti di tre indagati e di una società di import-export con sedi in Italia e in Cina.

I tre perquisiti, cinesi, sono indagati, insieme ad altre quattro persone, altri cinesi e italiani per aver prodotto, imbottigliato e commercializzato, soprattutto all’estero, vino con false indicazioni relative a denominazioni di origine geografica garantita e tipica, utilizzando in etichetta marchi, segni distintivi e caratteristiche grafiche e tipografiche che indebitamente imitano marchi registrati e il design del packaging di vini pregiati prodotti in Toscana.”


Tenuta San Guido


altra notizia nota già da giorni…

(ancòra) ANSA, 14 ottobre 2020:

Falso vino ‘Doc Bolgheri Sassicaia’, 2 arresti e 11 indagati

“Una contraffazione, organizzata a livello internazionale, del vino toscano ‘Doc Bolgheri Sassicaia’ è stata scoperta dalla guardia di finanza di Firenze.

L’inchiesta, coordinata dalla procura del capoluogo toscano, ha portato all’esecuzione di 2 ordinanze agli arresti domiciliari mentre sono 11 gli indagati a vario titolo per contraffazione internazionale del marchio e dell’indicazione geografica e ricettazione. Il giro d’affari, si spiega dalle fiamme gialle, sarebbe stato stimato in circa 400.000 euro al mese.

Secondo quanto emerso il vino che veniva imbottigliato come falso Sassicaia era acquistato in Sicilia.

Le bottiglie provenivano dalla Turchia mentre etichette, tappi, carta velina e casse erano prodotte in Bulgaria.

La guardia di finanza è comunque intervenuta prima che potesse partire la vendita sul mercato parallelo: la produzione si sarebbe attestata su circa 700 casse di vino al mese, per un totale di 4.200 bottiglie, con un introito stimato appunto in circa 400mila euro al mese. La contraffazione sarebbe stata relativa in particolare ad annate tra il 2010 e il 2015.

Diversi clienti, tra cui soprattutto cinesi, coreano e russi, avevano già fatto ordini per in migliaio di casse, pagate il 70% in meno del prezzo di mercato di quelle originali. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati a Milano 80mila pezzi contraffatti, utilizzabili per confezionare circa 1.100 casse.

Erano riusciti a riprodurre anche uno speciale ologramma anticontraffazione impresso sulle etichette originali del vino Sassicaia.”


Tenuta San Guido


Lo studio


Coldiretti, 3 novembre 2020:

Falso Sassicaia, con frodi -44% export in Cina

Il gigante asiatico – sottolinea la Coldiretti – per effetto di una crescita ininterrotta della domanda è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi.

Le bottiglie italiane – precisa la Coldiretti – sono particolarmente apprezzate tanto da attirare l’attenzione del lucroso business del falso Made in Italy agroalimentare che nel mondo vale oltre 100 miliardi di euro.

Serve tolleranza zero sulle frodi che mettono a rischio lo sviluppo di un settore che è cresciuto puntando su un grande percorso di valorizzazione qualitativa che ha portato il vino italiano a raggiungere il record storico nelle esportazioni per un valore stimato in 6,4 miliardi nel 2019 ma che ora soffre le pressioni determinate dall’emergenza Covid con un calo del 3,3% nel 2020.

Le frodi – continua la Coldiretti – mettono a rischio un motore economico che con il vino ha generato oltre 11 miliardi di fatturato lo scorso anno e offre opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone.

Con una produzione di oltre 46 milioni di ettolitri nella vendemmia 2020 che conferma il ruolo di leader mondiale davanti alla Francia – conclude la Coldiretti – la produzione tricolore è destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 % per i vini da tavola.


Riflessioni e dichiarazioni


Arriviamo dunque a concludere e darvi come al solito uno spunto di riflessione su dati oggettivi.

Non ci sono dubbi sul danno economico impressionante derivante dalle frodi a ogni livello. Il mercato cinese è uno dei più strategici per il nostro vino e sicuramente essenziale perlomeno quanto è al tempo stesso difficile.

Le contraffazioni potrebbero instaurare un clima di sfiducia in un Paese dove gli equilibri sono delicatissimi, gli affari in espansione e i competitors internazionali agguerritissimi e sostenuti più o meno anche dalle Istituzioni.

Oltretutto, vista l’incertezza di questa epoca, il danno risulta ancor più pernicioso perché quello della Cina (visti anche i dati autunnali sull’emergenza sanitaria e sull’economia) pare un mercato già in lieve ripresa e, pertanto, un attuale possibile salvagente in un mare agitato dove bonaccia e burrasca si alternano senza dare avvertimento.

Per le vostre riflessioni finali, fra bicchieri mezzi pieni e tutti vuoti, ecco le recentissime dichiarazioni di Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, e di Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, entrambi rappresentanti di marchi italiani noti a livello internazionale e parte direttamente lesa dagli ultimi avvenimenti, sull’andamento generale delle vendite in questo 2020.




Bicchiere mezzo pieno o tutto vuoto?


Bicchiere mezzo pieno nonostante il covid, questa la sintesi del 2020 del Brunello di Montalcino. “Nei primi 9 mesi del 2020 – spiega il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci – abbiamo consegnato il 20% in più di fascette da applicare alle bottiglie pronte alla vendita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una crescita che rischia di essere interrotta dalle nuove chiusure, in Italia e all’estero, proprio nel bimestre clou, che storicamente incide per il 25-30% delle vendite annuali del nostro vino di punta”.

“Un anno condizionato dal virus anche sul fronte dell’enoturismo. Secondo le elaborazioni del Consorzio su base Comune di Siena, servizio Turismo e Statistica, da maggio ad agosto il calo generale delle presenze dall’estero (che caratterizzano in media i 2/3 dei flussi) è stato dell’80%: un dato in parte controbilanciato dalla crescita degli italiani sul periodo (+24%)”.

“Tra luci e ombre l’elemento più positivo è stata una vendemmia terminata da poco con un calo produttivo tra il 5 e il 10% ma con uve sane, raccolte al giusto momento di maturazione che hanno dato vini con profumi e colori ottimi, acidità e grado alcolico ben bilanciati. Una vendemmia tra l’ottimo e l’eccellente che ci fa guardare avanti”.




“E’ necessario introdurre misure che tutelino le imprese e i loro programmi, altrimenti le risorse non saranno utili allo scopo”. Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti chiede a nome di tutte le aziende l’inserimento di criteri di elasticità e di deroghe nel decreto ministeriale che rende operativi i bandi Ocm per la promozione internazionale del vino, come già fatto per il 2019/2020.



“C’è troppa incertezza. Bene i 13,5 milioni previsti dalla Regione Toscana, ma oggi le aziende non sanno come calendarizzare gli eventi, né prevedere quali mercati saranno aperti”.

“E’, quindi, necessario un coinvolgimenti di tutti i livelli istituzionali, a partire dalla Regione, per adeguare il decreto ministeriale al periodo storico che stiamo vivendo. L’intervento della Regione coglie la difficoltà del momento, ma resta uno strumento poco efficace se le norme nazionali sull’accesso al finanziamento non sono in grado di prevedere criteri più elastici ed eventuali deroghe.

Il rischio – conclude – è che 13 milioni e mezzo di euro non vengano spesi per la scarsa adesione delle imprese, paralizzate dalla totale incertezza”.



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