etna: grande fiducia dopo la vendemmia


Meno quantità ma uve sanissime nelle cantine dei produttori etnei. La vendemmia è finita, adesso c’è grande fiducia


L’area vitivinicola etnea è certamente una fra le più apprezzate e sotto il costante occhio vigile di chi ama l’alta qualità espressione massima del territorio.


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Lo sappiamo bene e non perdiamo l’occasione di parlarne quando possibile, anche e soprattutto tramite la voce di chi quotidianamente calpesta quel suolo, respira quell’aria, guarda gli sbuffi del Mongibello che borbotta spesso ma che alla fine dona prerogative naturali di primissimo ordine e unicità, non solo nel vino.


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Il Consorzio Etna DOC ha fatto un punto al termine di questa vendemmia e le sensazioni sono quelle di chi ha grande fiducia.


Conclusa la raccolta sui versanti del vulcano, si è registrata nel complesso una quantità lievemente inferiore al pasato ma le uve sono state portate in cantina perfettamente mature e sane.


courtesy: Etna DOC

Prima di tutto è bene riportare il commento del Direttore del Consorzio Maurizio Lunetta, perché troppo spesso si tende a generalizzare e pensare che, cosi solido e così gigante, il massiccio protegga tutti i versanti allo stesso modo e nel calice si possano riscontrare caratteristiche sensoriali uniformi all’areale. Ovviamente non è assolutamente così e ci sarebbe da studiare, visitare e degustare tanto.


«Non è mai facile avere una visione omogenea dell’andamento vendemmiale sull’Etna a causa della grande eterogeneità presente nel nostro territorio.


courtesy: Etna DOC

La presenza di terreni con caratteristiche molto differenti per via delle diverse colate laviche che si sono avvicendate nel tempo, microclimi che variano anche in modo importante a seconda dei versanti del vulcano, la posizione dei vigneti ad altitudini molto variabili, dai 400 fino ad oltre 1000 metri e infine l’età delle piante, ci restituiscono uno scenario molto frastagliato».



Fattor comune è stato però il lieve calo delle quantità ma con una integrità e qualità esemplari.

La vendemmia è iniziata sull’Etna tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, lievemente in anticipo, e come di consueto si è protratta a lungo concludendosi definitivamente fra fine ottobre e, addirittura quest’anno, inizio novembre.


La siccità ha caratterizzato i mesi precedenti la vendemmia e ha influito un po’ in tutti i versanti riducendo lievemente la quantità complessiva rispetto alla passata stagione. L’arrivo delle piogge, anche se in modo non uniforme, ha poi prolungato la maturazione delle uve e la fase vendemmiale, consentendo un’ottima maturazione fenolica e un perfetto equilibrio complessivo.


courtesy: Etna DOC

Per tirare parzialmente le somme, interessanti le opinioni di alcuni vignaioli della denominazione.



Per Nicola Gumina, Castiglione di Sicilia, sul versante Nord a 750 metri di altitudine dove trovano le condizioni ideali sia i nerelli che il Carricante: «È ancora presto per poter esprimere un giudizio completo e definitivo naturalmente, ma dai primi riscontri in cantina la qualità dei profumi ci ha veramente impressionato. È stata un’annata che ci ha fatto lavorare molto in vigna, prima a causa della prolungata siccità estiva e poi per le intense piogge di fine estate. In cambio siamo riusciti però a ottenere uve molto sane».


Rimanendo a Nord, sempre Castiglione di Sicilia, riscontri positivi sulla qualità delle uve arrivano anche da Francesco Cambria, cantina Cottanera: «La produzione è lievemente inferiore rispetto al 2020, ma la qualità è davvero elevata perché le uve sono maturate correttamente. Se le uve per le basi spumante e i bianchi sono state raccolte una decina di giorni anticipo a causa della siccità, al contrario la vendemmia delle varietà per i vini rossi si è protratta per più tempo con l’arrivo delle piogge».


Sul versante Est, uno dei terroir etnei tradizionalmente più vocati per il Carricante con vigneti su pendii anche molto ripidi che guardano al mare, Claudio di Maria della Cantina Murgo, Santa Venerina a 500 metri di altitudine, precisa: «È un’annata che sembra promettere molto bene, con i vini bianchi che hanno un profilo aromatico particolarmente intenso per via della siccità estiva, ma senza mai derogare a freschezza e bevibilità, tipica di questo versante. Anche noi registriamo un lieve calo delle quantità rispetto al 2020, ma al tempo stesso confermiamo di aver portato in cantina uve sanissime».



Anche Margherita Platania, cantina Feudo Cavaliere, con i suoi vigneti a 1000 metri di altitudine nel versante Sud-Ovest, conferma: «Le uve quest’anno sono caratterizzate da uno stato sanitario davvero eccellente e le prospettive sono molto interessanti. Anche alle nostre altitudini la siccità si è fatta sentire e quindi la quantità sarà minore. Però qui le viti germogliano più tardi e la vendemmia è tardiva: questo ci ha permesso di sfruttare le piogge autunnali che hanno consentito alle piante di riequilibrarsi. Inoltre le grandi escursioni termiche tra il giorno e la notte, tipiche di questo versante, ci hanno consentito di ottenere una maturazione equilibrata»


Notizie positive arrivano per l’Etna DOC anche sul fronte degli imbottigliamenti, tornati a crescere in riferimento anche agli anni precedenti l’inizio della pandemia.


foto: bertrandmoritz

I numeri relativi ai primi 10 mesi del 2021, parlano di oltre il 15% di Etna DOC imbottigliato in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.








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fonte: Uff stampa Consorzio di Tutela Vini Etna DOC c/o fruitecom

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net