distillazione di crisi oppure no?


Dibattito in corso sulla distillazione di crisi: le giacenze di vino sono preoccupanti ma UIV è contraria alla distrazione di risorse.


Per il commercio del vino, il 2023 non prometteva sicuramente il fulgore del recentissimo passato ma adesso, alle porte dell’estate, il presente porta timore reale.


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I grandi volumi di bevanda rimasti stoccati nelle cantine a causa di un calo generico del consumo, iniziano fortemente a preoccupare il settore se, guardando l’orologio, si capisce che mancano poco più di 3 mesi alla vendemmia.


Anche l’Unione Europea ha maggiormente attenzionato la cosa, soprattutto dopo la “questione francese” e i vignaioli che a Bordeaux hanno chiesto sostegni pubblici per estirpare il 10% delle viti.


foto: Arno Mitterbacher

Intendiamoci: il fatto che la problematica riguardi principalmente i produttori massivi da GDO e quei vignaioli conferitori o vinificatori di media qualità, non può – e non deve – esimere le istituzioni dal trovare una soluzione. Il problema è capire quale… perché in ogni situazione da dirimere, ci saranno sempre degli appagati e degli insoddisfatti a posteriori.



Mentre ieri in Italia il MASAF ha riunito le principali associazione di settore, la Francia ha già aperto una campagna di sostegno alla distillazione di crisi congiunta al supporto che arriverà dall’UE in autunno.

La Spagna pare altrettanto ormai avviata verso questa soluzione per il vino rosso ma da noi non sarà così semplice e i motivi sono più di uno.



La nostra è la nazione che produce più vino al mondo ma è anche quella con le maggiori tipicità, peculiarità e singolari espressioni di micro-territori. Da noi ci sono tante bottiglie sullo scaffale del supermercato ma anche su quello delle enoteche e dei ristoranti anche di media fascia. Da noi il vino viene esportato in quota massiva ma è anche un fulcro per il turismo. Da noi ci sono aziende vinicole e distillerie, allenatori e politici, intenditori ed esperti su tutto e soprattutto sul proprio tornaconto. Da noi non ebbe un’adesione memorabile neppure la distillazione di crisi del 2020.

E potremmo continuare ancora con le cose pubblicabili su web evitando con cura quei pensieri che qui ci porterebbero alla querela.


foto: Nathan Cowley

Fatto sta che Unione Italiana Vini è uscita subito con un comunicato stampa dichiarandosi contraria alla distillazione di crisi nel caso in cui diventasse una strategia finanziata dal governo nazionale.



Regioni come Puglia, Lazio e Campania (dove vino se ne produce tanto ma dove le distillerie sono poche) hanno già manifestato la propria grande difficoltà nello smaltimento delle riserve enoiche chiedendo l’intervento nazionale con relativi fondi economici per ricorrere agli alambicchi.

UIV, pur riconoscendo e (come da loro precisato su carta) “avendo ampiamente previsto il particolare momento di difficoltà per il settore, ritiene che la misura tampone non possa penalizzare il settore drenando fondi strategici per la sua crescita. Qualora si rendesse necessaria in alcune aree del Paese, la misura della distillazione dovrebbe invece poter contare su fondi regionali stanziati ad hoc”.


foto: Martin Str

Per chi guarda e degusta con amore il prodotto, le parole di UIV sono sacrosante ma per chi fa più attenzione al mercato e ai numeri… beh, possono esserci delle comprensibili perplessità.

Unione Italiana Vini aggiunge poi concetti che, di getto, sentiamo di approvare pienamente: “la distillazione risolverebbe solo temporaneamente crepe strutturali già evidenziate sul sistema. Sarebbe opportuno approfittare del tavolo per affrontare con occhio critico dinamiche, come la sovrapproduzione, che generano distorsioni anche in termini di remunerazione della filiera”.


Dove finirà l’alcol vinicolo da merlot, cabernet e tempranillo non sappiamo. Di certo in Italia, secondo UIV, nell’ultimo triennio gli stock nelle cantine italiane sono aumentati dell’11% con produzioni. Con il, seppur lieve, calo delle vendite attuale si rischia di arrivare alla prossima vendemmia con il maggior carico di giacenze degli ultimi 20 anni.


foto: Xbqs42

Ma vale la pena togliere fondi nazionali già impegnati per la promozione e gli investimenti per destinarli in parte verso la distillazione di crisi?

Per Unione Italiana Vini non vale assolutamente pena. Voi, da che parte state?




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fonte: UIV
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