dievole: il futuro del vino è qui


Sangiovese e trebbiano: l’essenza di un territorio chiantigiano che Dievole apre al mondo con ospitalità esclusiva e strutturata. Sempre se Dio vorrà…


“Se Dio vuole”… Questo sempre, ogni giorno, per chi crede a si affida alla trascendenza ma ormai detto anche da chi in chiesa proprio non c’è mai stato.


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Una fra le locuzioni più usate ancora, oggi quasi più per scaramanzia, ma che nei secoli ha avuto un valore profondo. Più che un modo di dire, un tempo rappresentava un convinto rinnovamento del patto di lealtà e fiducia dell’essere umano verso la divinità, uno speranzoso e deferente ringraziamento per i frutti della natura che si trasformavano in sostentamento quotidiano.


foto: PB©

Se pensiamo all’Islam, la parola stessa “inshallah” rimane una fra le espressioni comuni più proferite. E se pensiamo alla Toscana antica, più recente della Tuscia etrusca ma più antica di quella rinascimentale, la parola “dieulele” pare esprimesse più o meno lo stesso concetto.


Ci sono solide supposizioni che il toponimo Dievole si sia originato proprio grazie alla “volontà del Signore”, c’è invece la certezza assoluta che il nome “Dievole” sia comparso in un contratto del 10 maggio 1090, siglato dal notaro Bellundo, per l’affitto di una vigna.


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Fatti i conti, non penso di arrivare a vedere i primi 1000 anni di Dievole ma – dieulele – mi farei eventualmente trovare comunque pronto anche con l’auspicabile e necessario aiuto della ricerca scientifica.


A Dievole si fa quindi vino da sempre ma è dal 2012 che le cose sono radicalmente cambiate immettendosi sulla strada del grande rinnovamento e della nuova era enoica.


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Alejandro Bulgheroni è l’imprenditore argentino – dalle origini italiane – che dieci anni fa decise di acquistare la proprietà e trasformarla in un wine-resort di lusso.


Businessman del settore energetico con la grande passione per il vino e per la terra del padre, oggi possiede in Toscana cinque tenute che uniscono il Chianti classico con Montalcino e Bolgheri.


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La ABFV Italia, con Dievole, Poggio Landi, Podere Brizio, Tenute Le Colonne e Tenute Meraviglia, ha un patrimonio che, secondo una stima di pochi anni fa de Il Sole 24 ore, può raggiungere un fatturato – n.b.: fatturato – di 21 milioni di euro annui.



Dievole si trova nel comune di Castelnuovo Berardenga e si distende in circa 600 ettari su cui sorgono, al momento, 31 unità abitative fra camere e appartamenti con l’aggiunta di SPA e ristorante.


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Un luxury wine-resort costruito attorno al “gallo nero”, la tradizione toscana, i 150 ettari vitati nell’Unità Geografica di Vagliagli che annualmente vengono controllati e, se necessario, in parte rinnovati.


In vigna: la grande competenza e convinzione di Lorenzo Bernini, in cantina la mano esperta di Luigi Temperini completata dalla consulenza enologica di Alberto Temperini.


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La cantina è esplicativa: eleganza delle linee architettoniche, pulizia esemplare e ben in mostra sia le tulipe in cemento dove si vinifica, che le botti grandi in rovere di Allier non tostate.


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Un messaggio chiaro che significa rispetto della tradizione e valorizzazione scrupolosa del sangiovese che, ancor prima di arrivare nei tini, cresce su suoli studiati e “zonati” per farne emergere la massima espressione.

Un progetto “cru” che punta allo strettissimo legame azienda-uva-territorio sia sul campo – vedasi anche il Chianti Classico Petrignano – che attraverso iniziative a latere come la partnership con l’Eroica, cosa non da poco.


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Un’azienda che quindi abbraccia svariati ambiti della cultura, della società e del marketing.

Fidelio è un vigneto circolare, collocato su un poggio alle spalle del complesso residenziale, dove crescono viti selezionate. Sono vitigni autoctoni e non, recuperati in questi anni nella tenuta e che oggi sono oggetto di studio nonché strumento didattico per i giovani.


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Sangiovese, colorino, mammolo – certamente – ma anche foglia tonda e barsaglina e poi ancora moscato bianco e montepulciano: Fidelio è istruttivo e divertente.



Uscendo per un attimo dal mondo alcolico, è sacrosanto ricordare che Dievole è anche olio… e che olio! Non lasciatevi scappare l’occasione di assaggiarlo se vi capita – consiglio spassionato e ovviamente senza il minimo interesse –


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Poi c’è il wine club – il D’wine club – come in ogni azienda di livello che si rispetti e che guarda al mondo degli appassionati di ogni provenienza.

L’iniziativa del wine club mi attrae, la trovo una forma di fidelizzazione altamente strategica soprattutto per l’estero. Qui il concetto di privileged enthusiast si amplia con iniziative mirate e con una cantina appositamente dedicata.


Uno spazio degustazione che ricorda un caveau con celle-scrigno riservate ai soci “master”, una sorta di wine-locker dove è possibile conservare i vini toscani del gruppo ABFV acquistati a distanza per poi passare a ritirarli con comodo. Suggestivo, bello, bello da morire.


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Dico la verità, venendo qui a Dievole ero molto più incuriosito dall’ambiente, dalla struttura, dall’atmosfera, dalle idee, dalla filosofia.


I vini sono la naturale conseguenza, non si offenda alcuno se dico che l’assaggio per me passava in secondo piano durante la visita che ho fatto prima della scorsa vendemmia.


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Non siamo certamente davanti al piccolo vignaiolo: meno poesia; intimità e schiettezza sono da cercare altrove. La mia impressione è però che Dievole si collochi davvero molto bene nel range di quelle realtà importanti che mettono al centro la tradizione e la rendono fruibile a variegati enoturisti benestanti.


I vini delle ultime annate sono reperibili abbastanza agevolmente e il rapporto qualità/prezzo è oggettivamente buono.


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Il loro Chianti Classico è espressivo, sempre fresco e ben bilanciato. Sommato tutto, sono rimasto ben impressionato da ogni tipologia però il Gran Selezione Vigna di Sessina 2016 è davvero un vino che ha lasciato il vero segno indelebile.

Lo ha fatto non perché appartenente all’insieme apicale della Denominazione (Annata, Riserva, GS) bensì perché sintesi di corpo e nobiltà gioviale.


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Un singolo vigneto di 4 ettari a un’altitudine di 430 metri con radici che poggiano su strati di suolo riconducibili al Massiccio del Chianti: una base preziosissima su cui un’esemplare conduzione agronomica ed enologica fatta di raccolta selezionata e ridotta produzione, ha consentito di mettere in bottiglia un Chianti Classico da favola.

A corollario, l’annata 2016 che evidentemente ha dato un’ulteriore plus per raggiungere questa eccellenza dal costo in enoteca sicuramente onesto.


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Cambiando colore, devo confessare l’attrazione incontrollabile – e maggiore – per la sfida Campinovi“, ovvero: “dammi tempo e ti faccio vedere come si fa il trebbiano di eccellenza a Castelnuovo Berardenga”.


Qualche parola scambiata con Lorenzo Bernini mi è bastata per capire che questa prova, iniziata solo 5 anni fa, sarà prima o poi superata.


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Non sarà una challenge semplice, si parte dalla consapevolezza di avere le uve giuste che maturano su viti radicate su un terreno di bianchi ciottoli vicino al letto dell’Arbia.


In vigna, bassa quota e vicino al fiume, occorre saper gestire le difficoltà che arrivano facilmente dal clima imprevedibile mentre in cantina serve sempre capire bene il potenziale per valorizzarlo e spingerlo verso i massimi livelli.


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Occorrono anni per sperimentare, non è cosa banale. L’idea originaria – 2017 – di maturarlo in botte grande di rovere per un anno, nel 2020 è stata intenzionalmente armonizzata prevedendo anche l’uso di legni d’acacia e castagno.


La strada è però quella giusta, si capisce, e la mini-verticale 2017-2019-2020 è stata esplicativa ed esaustiva per immaginare il futuro di questo trebbiano di Dievole che, oltretutto, in questi giorni celebra le 30 annate del riserva Novecento confrontandone in verticale i suoi primi tre decenni.


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Concludendo, si ha piena consapevolezza del valore di questa azienda (lo dice il fatturato ma lo raccontano soprattutto i dettagli) e di quanto sarà possibile crescere ancora.

Tutto questo, ci mancherebbe…, sempre con il volere di Dio … “dieulele“.


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appunti



aziendaDievole
denominazioneChianti Classico DOCG
nome vinoPetrignano
uveSangiovese
vendemmia2019
degustato nel2022
in sintesiLa prima annata, concepito per esaltare il concetto di vigna esclusiva. Brillante in ogni fase di degustazione, con frutto distinto, al naso e nel sorso, mai lasciato solo da un corredo floreale di violetta e rimandi carnosi davvero peculiari. Ben bilanciato, tannini egregiamente inseriti in appaganti sapori di amarena, mora con delicate percezioni di agrumi e spezie sul finale
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:carne rossa alla brace

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aziendaDievole
denominazioneChianti Classico Gran selezione DOCG
nome vinoVigna di Sessina
uveSangiovese
vendemmia2016
degustato nel2022
in sintesiEstremamente tipico, un trip per il naso che ti conduce dall’arancia alla viola, dal lampone alla rosa con nitidi rientri di carne e ruggine. Ciliegia sempre in primo piano su un profilo olfattivo prevalentemente fruttato, condito con chiodo di garofano ed erbe aromatiche. In bocca è superbo, estremamente fresco, con componente tannica prevalente ma di assoluto pregio. Lunghissima espressività gustativa, sostanziosa e davvero piacevole nonostante l’evidente gioventù e la necessità di ammansire un tale potenziale di vino dalle grandi promesse
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:fagiano alla cacciatora


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aziendaDievole
denominazioneToscana bianco IGT
nome vinoCampinovi
uveTrebbiano
vendemmia2017
degustato nel2022
in sintesiDorato inconfutabile che al naso esprime dolci essenze vanigliate, di pesca matura, mandorla e rosmarino. Una ricchezza olfattiva che in bocca muove morbidezza e ricordi aromatici di mela, albicocca e, ancora, nocciola e cialda. E’ il primo Campinovi, il punto di partenza.
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:ostriche alla griglia


aziendaDievole
denominazioneToscana bianco IGT
nome vinoCampinovi
uveTrebbiano
vendemmia2019
degustato nel2022
in sintesiFratello più giovane di 2 anni che non pare somigliargli così tanto. Profuma di cedro, salvia, albicocca fresca con ricordi di miele d’acacia. In bocca l’acidità è preminente e promettente, ha verve, porta aromi di ginestra e salmastro ed ha un buon finale sapido che soddisfa senza dubbio alcuno. Giusto equilibrio per un vino che ancora resiste bene.
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:pennette ai gamberi e zucchine


aziendaDievole
denominazioneToscana bianco IGT
nome vinoCampinovi
uveTrebbiano
vendemmia2020
degustato nel2022
in sintesiLuminoso e attraente, arriva con erbe aromatiche, mimosa, frutta a polpa gialla e non è avaro di sentori tostati. All’assaggio pare il più completo dei tre e pare avere una maggior rotondità rispetto al 2019. Il trittico di diverse essenze per la maturazione (rovere, acacia, castagno) lo completa negli aromi rendendolo vellutato e un po’ meno scattante. Finale che soddisfa in persistenza e si rende affabile con note di burro su costante floreale.
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:involtini di tacchino

foto: PB©





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Paolo Bini è giornalista iscritto all’Albo Pubblicisti; si è laureato in Informatica all’Università degli Studi di Firenze, città dove è nato nel 1971. L’amore per la storia, il gusto e la cultura enoica toscana lo portarono, a fine anni ʼ90, a intraprendere percorsi verso la conoscenza del vino. Oggi è sommelier professionista, degustatore ufficiale e relatore per Associazione Italiana Sommelier per cui svolge docenza ai corsi toscani e fuori regione per la formazione dei futuri sommelier AIS. Scrive e collabora per riviste generaliste e di settore, è anche chocolate taster per Compagnia del Cioccolato, assaggiatore e relatore per ANAG, l’associazione italiana vicina al mondo dei distillati. Curatore editoriale per spiritoitaliano.net.