anche DETA si riconverte

Ne avevamo ovviamente parlato in pieno lockdown, la situazione creatasi in questi mesi ha quasi costretto le distillerie medio-grandi a virare parte dell’attività verso la produzione di alcol denaturato e/o igienizzante.

Una soluzione impegnativa da perseguire ma che ha consentito sia di far fronte alle difficoltà di bilancio che, a maggior ragione, di venire incontro alla richiesta urgentissima per esigenze sanitarie.


Assodistil pubblicò ad aprile un elenco iniziale (da noi ribattuto) di aziende aderenti all’iniziativa e distribuite sul territorio nazionale. Una lista che da queste pagine teniamo costantemente a integrare ogni volta che ci vengono segnalate novità.


Anche la toscana Distilleria DETA ha accettato la sfida della “riconversione” lanciando sul mercato un nuovo detergente igienizzante per mani e superfici nell’ottica delle esigenze straordinarie che si sono presentate in queste settimane.

Un prodotto, costituito per il 75% da alcool denaturato, da acqua demineralizzata e olio di ricino che sarà venduto in confezioni da 5 litri presso il punto vendita aziendale.

Il direttore generale Francesco Montalbano (tra l’altro video-intervistato a distanza da spiritoitaliano.net pochi giorni fa) su questa iniziativa sottolinea che “Come molte altre imprese toscane e italiane fin dall’inizio dell’emergenza, abbiamo provato a percorrere altre strade produttive, cercando di sfruttare le nostre competenze e la nostra esperienza. Con questo spirito è nato il liquido igienizzante che sarà destinato alle aziende ed ai privati”.


Un progetto, come altri, sempre da sottolineare vista la costante difficoltà nel reperire disinfettanti e presidi di protezione personale un po’ su tutto il territorio nazionale. Senza contare poi l’aumento (qualche volta incontrollato) dei prezzi.

Interessante l’articolo del Resto del Carlino in cui è intervenuto anche il Presidente Assodistil, Antonio Emaldi.

“Prima della pandemia ne consumavamo 30 milioni di litri all’anno, ora direi cinque volte tanto. In epoca pre-Covid ci servivano 250 milioni di alcol etilico in generale, la produzione arriva a 100 milioni, il resto lo dobbiamo importare” – ha dichiarato Emaldi.

Così, per riempire il vuoto negli scaffali, si cercano strade nuove. Coldiretti ha chiesto di distillare parte del vino (invenduto)“Si potrebbero ricavare 22 milioni di litri di alcol”, fa i conti Emaldi.


fonti: Distilleria Deta, Assodistil

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