champagne: défi à l’avenir


Dopo il calo significativo delle vendite nel 2020, lo Champagne è pronto alla sfida e al rilancio con nuove misure previste per le vigne e per le cantine.


Molti potrebbero obiettare che non è difficile per i “grandi” rimboccarsi le maniche e fare sacrifici per superare le difficoltà economiche dell’epoca covid.


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Certo, questo è indubbiamente vero ma non poi così scontato. Lo Champagne, considerato nella sua interezza, è una “macchina da guerra” dai numeri impressionanti che però sa anche fare squadra.

Ovvio che sono mastodontiche le differenze produttive e di fatturato fra le maison più note e i récoltant manipulant di periferia ma ormai si è creato un rigido telaio dove il “gigante”, che respira a pieni polmoni in altezza, lascia prendere sufficiente aria anche al “nanetto” che respira vicino al suolo.


E premesso che in Italia spesso terminano i vini in cantina prima delle polemiche (seppur con realtà di dimensioni e cultura ben diverse da quelle francesi), Comité Champagne sta facendo fronte compatto per resistere a una caduta significativa delle vendite che, già in calo, ha registrato alla fine del 2020 un complessivo -18% rispetto al 2019.



Il Comité comunica, con fare battagliero sulle sue pagine, che sono pronti provvedimenti e azioni per accettare la sfida dei tempi.

Tempi di incertezza dove sono stati annullati numerosi eventi pubblici, dove sono stati chiusi centri di consumo e vendita, dove l’ospitalità è venuta a mancare e dove serve una rapida adattabilità prima di rimanere invischiati al buio nel tunnel da cui occorre presto uscire.


Certo, a Reims si aspettavano un calo del 30% e poi la perdita si è fortunatamente attestata al -18% (-16% per l’esportazione) rispetto al 2019, ma le “sole” 245.000.000 bottiglie spedite nel 2020 non fanno riposare tranquillamente.

Il covid-19 ha giocato naturalmente il ruolo principale causando report in chiaroscuro sull’export: male verso l’USA, il Giappone, il Regno Unito, e malino per l’Europa continentale ma comunque molto bene (+14%) per la vendita all’Australia.

Quali interventi per correre ai ripari?

Innanzitutto la conferma di quanto deciso in estate: la variazione della resa in vendemmia e la distribuzione di questi sacrifici fra coltivatori e case vinicole: si andrà a un raccolto di 8000 kg/ha potendo anche prelevare 400 kg/ha di uva di riserva.


foto: KING LI 


Una decisione che, a detta del co-presidente del Comité Champagne e presidente del Syndicat Général des Vignerons Maxime
Toubart
, mostra responsabilità, forza, coesione e attenzione alla manodopera.

Jean-Marie Barillère, co-presidente del Comité Champagne e presidente
dell’Union des Maisons de Champagne, ha invece guardato verso gli appassionati ritenendo la scelta utile per consentire ai clienti di potersi gustare ancora qualcosa di eccellente (che rimarrà tale) in momenti in cui molti altri piaceri della vita non sono a disposizione.


Entrambi, evidenziando di come Champagne significhi forza e potere di un marchio esclusivo non hanno scordato il progetto ambizioso che da qualche anno pone come obiettivo l’abolizione dell’uso di erbicidi entro il 2025 e la certificazione ambientale di viticoltura sostenibile al 100% entro il 2030.



A questo si va aggiungendo la diffusione dei cosiddetti canali di vendita diretta al consumatore (DTC) che già sta interessando sia i grandi marchi che quelli più piccoli.

“Facile…” direte voi. Sì, forse sì, ma non scontato.



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fonte: Comité Champagne

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net