champagne: ça va sans dire!


Il successo di “Champagne Experience” conferma, anche nel 2022, l’irresistibile attrattiva del re delle bollicine


Nonostante gli sporadici, timidi accenni a possibili cedimenti della sua supremazia qualitativa nello scoppiettante mondo delle bollicine, non sorge dubbio alcuno sull’irresistibile appeal che lo Champagne continua ad esercitare nei confronti di professionisti del settore ed appassionati.


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Anzi, e senza timore di eccedere in puntigliosità, è più appropriato riferirsi a gli Champagne; perché sono proprio le sue innumerevoli sfaccettature, frutto di molteplici stili e filosofie produttivi, e di diverse configurazioni del binomio vitigni – territori, a rendere questa leggendaria bevanda un’inesauribile fonte di scoperte e di piacere. In breve: unica.


courtesy uff stampa MCE

Un entusiasmo intaccabile, confermato dal grande successo riscosso da “Champagne Experience 2022”, la più grande rassegna italiana dedicata, giunta alla sua quinta edizione, ed organizzata da Società Excellence (organismo che riunisce ventuno tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini e distillati d’eccellenza). 141 produttori, e oltre 800 vini in degustazione, hanno attirato, nelle giornate del 16 e 17 ottobre, più di 6.400 visitatori al padiglione A della Fiera di Modena.


Un’affluenza in aumento rispetto all’edizione 2021, soprattutto grazie all’incremento della quota di partecipazione degli operatori professionali (dal 69% al 77%). «È stata una sfida vinta l’edizione 2022 di Champagne Experience, e non era così scontato alla vigilia», ha confermato Lorenzo Righi, direttore di Società Excellence.


courtesy uff stampa MCE

Il vicepresidente, Paolo Pellegrini, ha sottolineato il massimo impegno degli importatori, «nonostante la disponibilità sia già da mesi parecchio esigua per molte referenze», mentre il presidente, Luca Cuzziol, ha posto l’accento sulla presenza di «tanti nuovi operatori, spesso giovani professionisti che vogliono proporre nei loro locali un’attenta selezione di champagne».


L’allestimento del padiglione ha riproposto, quale necessario supporto ad un’esplorazione il più possibile mirata del mare magnum degli Champagne, la suddivisione in cinque settori: quattro corrispondenti alle macrozone del territorio di produzione (Vallée de la Marne, Montagne de Reims, Côte des Blancs, Aube – Côte des Bar), e uno dedicato alle maison di dimensioni più rilevanti, e di consolidata tradizione.


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foto: PB©

Significativa anche la presenza di Récoltant Manipulant (realtà produttive in cui si svolgono sia coltivazione che vinificazione), molti dei quali mostratisi assai disponibili, e lieti di presentare la propria gamma, e interagire con gli avventori. Una categoria che, sempre più, riscuote interesse e regala sorprese, invogliando ad un’indagine minuziosa che vada oltre la semplicistica contrapposizione alle maison, e della diatriba fra stili codificati e libertà di espressione.


E’ stata confermata anche la piena partecipazione alle masterclass di formazione e approfondimento, condotte da Alberto Lupetti (curatore della guida Grandi Champagne”, e figura di riferimento per questa materia), e da Alessandro Scorsone (miglior Sommelier d’Italia 2008).


courtesy uff stampa MCE

Si sono svolti anche numerosi, brevi incontri incentrati sulle prospettive di abbinamento fra Champagne e svariate eccellenze gastronomiche, emiliano-romagnole e non. In uno di questi, è stato trattato il connubio con le ostriche, mitizzato e assurto a simbolo di lusso, ma sempre più oggetto di contestazioni.


Ebbene, recenti studi scientifici ne confermerebbero la validità, alla luce della compresenza del “quinto gustoumami (che, nel caso degli Champagne, è ascrivibile all’autolisi dei lieviti, ed emerge gradualmente in seguito ad affinamenti in bottiglia prolungati), che sancirebbe un’efficace sinergia gustativa.


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foto: SC©

Alla luce della varietà di tipologie che caratterizza anche la famiglia delle ostriche, il modesto parere personale è che, pure in questo caso, l’abbinamento debba essere impostato e valutato in relazione ad accoppiate specifiche.


Non si ritiene che tutti quanti gli Champagne possano sostenere adeguatamente alcune varietà di mollusco, dall’aromaticità e sapidità particolarmente esuberanti, e dalla lunghissima persistenza (quale quella proposta in degustazione), ma che si debba puntare, in questi casi, su prodotti di lungo affinamento, dotati di rotondità e struttura, nonché con dosaggi medio-alti.


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foto: PB©

La rassegna ha proposto anche un ulteriore, importante focus sull’imprenditoria femminile nel mondo degli champagne, in un incontro che ha visto raccontare le esperienze dell’associazione La Transmission Femmes en Champagne. Un sodalizio che oggi unisce nove donne di riferimento da note maison; sei di loro erano presenti all’evento per raccontare la sinergia, tutta al femminile, che accomuna queste importanti realtà provenienti da regioni differenti.


C’erano Charline Drappier, Chantal Gonet, Anne Malassagne, Alice Paillard, Vitalie Taittinger, e Mélanie Tarlant, a spiegare il perché di una partnership, i motivi di una collaborazione, il significato di un nome – “La Transmission” – che letteralmente “trasporta” e comunica le diverse chiavi interpretative di una vision comune, e tutta al femminile.


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foto: PB©

“Gola ed emozione”: hanno definito così il loro territorio, e il vino più famoso al mondo verso cui si sentono protagoniste e debitrici, onorate di rappresentarlo come “elaboratrici della diversità dello Champagne”.


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foto: PB©

Vi propongo una selezione di assaggi o, per meglio dire, una “selezione della selezione”, essendosi reso necessario (in un contesto espositivo di così ampie dimensioni, e così sfaccettato) partire con una sorta di tabella di marcia.


Un’indicazione di massima che, ad ogni modo, è stata modificata in corso d’opera a favore di referenze rivelatesi di particolare interesse, talora incluse nel percorso per motivi pratici di minore affluenza. Del resto, non è una novità che gli incontri casuali siano, sovente, in grado di regalare le più gradite sorprese.


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foto: PB©

Maison classiche


Louis Roederer

importa: Sagna


foto: SC©

Collection 243

L’ultimo nato della linea che ha sostituito il Brut Premier, voluta come massima valorizzazione di uno dei fiori all’occhiello della maison, vale a dire i vini di riserva conservati in legno. E’ figlio di un’annata particolarmente calda quale la 2018, arricchita dal 31% della reserve perpétuelle iniziata nel 2012, e dal 10% di vini di riserva tradizionali. La cuvée è tripartita fra 42% Chardonnay, 40% Pinot Noir e 18% Pinot Meunier; 36 mesi sui lieviti.  Al naso spicca subito una decisa e intensa componente fruttata, declinata su frutti gialli e marmellata di agrumi, poi affiancata dalla freschezza dei fiori bianchi, e dalla fragranza del marzapane. Al sorso, un mirabile equilibrio; densità e materia sono sostenute da una freschezza dinamica e vibrante (ancor più se si considera il dosaggio a 8 g/l), e da una lunga scia salina, che solleticano con insistenza la prosecuzione della bevuta.


Blanc de Blancs 2015

Da poco è stato attuato un ritorno alle origini, vale a dire la provenienza in toto dello Chardonnay dal Grand Cru di Avize. 48 mesi sui lieviti, dosaggio di 8 g/l. Profumi delicati e raffinati, l’inconfondibile (e territoriale) impronta di pietra bagnata e salmastra è accompagnata da note di fiori bianchi e agrumi, e lievi accenni burrosi. Il sorso cattura per la spiccata cremosità e la levigatezza delle bollicine, che confluiscono poi in un’accelerazione minerale e salina tonificante e stuzzicante.


Brut Rosé 2015

62% Pinot Noir da Premiere Cru Cumières, 38% Chardonnay da Grand Cru Chouilly, 48 mesi sui lieviti, dosaggio di 8 g/l. Profumo fresco e tonico, imperniato su piccoli frutti rossi ed arancia sanguinella, ulteriormente ravvivato da spunti di erbe aromatiche; sopraggiunge, poi, una nota più dolce e avvolgente di yogurt alla fragola. Il sorso è corposo, e sprigiona una pronunciata aromaticità fruttata, ancora declinata su note fresche e succose, e affiancata dall’immancabile sapidità.


Pommery

importa: Vranken Pommery Italia


Un banco d’assaggio stranamente poco affollato ha, inevitabilmente, richiamato l’attenzione, consentendo di assaporare con calma alcune eccellenze che testimoniano come l’offuscamento di immagine degli ultimi decenni (dovuto, essenzialmente, alle vicissitudini societarie), non abbia ragione d’essere.


Disponibili le ultime due cuvée de prestige uscite, entrambe 65% Chardonnay dai Grand Cru Avize e Cramant, e 35% Pinot Noir da Grand Cru Ay, dedicate alla leggendaria donna e imprenditrice che ha reso grande la maison.


foto: SC©

Cuvée Louise 2006 Brut Nature e Cuvée Louise 2005 Brut (quest’ultima con dosaggio pari a 5 g/l), sono accomunate da fenomenali leggiadria ed eleganza, che accompagnano l’intero percorso degustativo, e che sorprendono in rapporto alla sosta di più di 120 mesi sui lieviti. I profumi sono rinfrescanti e balsamici, imperniati su fiori bianchi, timo e rosmarino, macchia mediterranea; il frutto emerge sotto forma di agrume, le note di frolla e tostatura rappresentano un contorno. Il sorso è ficcante ma affusolato e aggraziato, e regala un lunghissimo, singolare finale che oscilla fra il salino e l’amaricante. Due fulgide testimonianze del marchio di fabbrica della maison, la longevità; da riprovare almeno fra dieci anni.


Fra le grandi anteprime presenti in rassegna, Grand Cru Royal Millésimé 2009, 50% Chardonnay e 50% Pinot Noir da 7 Grand Cru, dosato a 7 g/l. Un po’ più immediato dei precedenti, ma senza alcun cedimento in eleganza; il frutto emerge con maggiore decisione, note di crema si accompagnano a tocchi iodati. Al sorso, un magnifico connubio fra struttura e distensione, con un finale assai lungo ove si alternano freschezza agrumata e spiccata sapidità. Uno sfolgorante esempio di come un vino sia in grado di regalare piacere istantaneo, ma, al contempo, possa solleticare la predisposizione all’attesa.



Vallée de la Marne


Champagne Jacquesson

importa: Pellegrini


Il colpo di fulmine sfugge alla ricerca di motivazioni, e alla trasposizione in parole; nonostante ciò, costituisce un inossidabile punto di riferimento. Proprio questo mi ha guidato al banchetto dell’azienda dei fratelli Chiquet, e all’assaggio dell’unica referenza presente in manifestazione: Cuvée n.745 Extra Brut.


foto: SC©

Nella cuvée c’è la presenza delle tre uve in parti uguali, 48 mesi sui lieviti e un dosaggio di 0,75 g/l; in gran parte è figlio della vendemmia 2017, con un 30% di vini di riserva. Un profumo inizialmente spiazzante, che ha palesato note inconsuete, meglio rivelatesi con i minuti, e delineanti una coinvolgente complessità: frutti gialli, scorze di agrumi, sbuffi affumicati, e un marcato accento balsamico di propoli. In bocca è esplosivo, succoso, quasi saporito (accenni umami e speziati); al contempo, una solida spina dorsale fresca e salina supporta una grande eleganza, e una spiccata bevibilità.


Champagne Eric Taillet

importa: Partesa


Eric Taillet (fondatore e presidente dell’Institut Meunier) si colloca fra i più appassionati artefici della valorizzazione del Pinot Meunier come protagonista, e non solo come gregario.


foto: SC©

Bansionensi 2017

100% Pinot Meunier da due parcelle di 60 anni; 48 mesi sui lieviti, dosaggio 1,5 g/l. Dal vitigno ci si aspettano intensità del frutto e rotondità, e qui si ritrovano pienamente, ma in un assetto bilanciato che non cede mai alla stucchevolezza. Il naso è rinfrescato da sbuffi balsamici, il sorso è allungato da una bella sapidità, finanche rinvigorito da una lieve percezione tannica.


Le Bois de Binson

100% Pinot Meunier, da singola parcella di 67 anni ubicata su un blocco calcareo. Assemblaggio delle due annate 2014 e 2016, 48 mesi sui lieviti, dosaggio 1,5 g/l. Un notevole esempio di complessità ed equilibrio. Al naso, alla golosità dei frutti gialli e delle note di nocciola e tostatura, si affianca l’eleganza delle spezie e del tè; il sorso rivela una bella contrapposizione fra rotondità e distensione, fra succulenza e freschezza. Lungo finale agrumato e sapido.



Montagne de Reims


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Champagne Paul Bara

importa: Bolis


Azienda di lungo corso (nata nel 1860), ora guidata da Chantale, figlia di Paul; gli undici ettari, ubicati nel Grand Cru Bouzy, sono coltivati con la massima attenzione alla sostenibilità ambientale.


Brut Reserve Grand Cru

80% Pinot Nero, 20% Chardonnay; 48 mesi sui lieviti, dosaggio 7 g/l. Profumo parimenti caldo e vibrante, con note di susina gialla e frutta candita ravvivate da sferzate agrumate e speziate. Il sorso è polposo e avvolgente, esuberante nel frutto, reso dinamico da bollicine fini e abbondanti, e da una lunga scia sapido – speziata.


Grand Rosé de Bouzy Grand Cru

70% Pinot Nero, 18% Chardonnay, 12% Bouzy Rouge; 36 mesi sui lieviti, dosaggio 8 g/l. I profumi si “colorano” decisamente di rosso; note fresche di piccoli frutti di bosco si accompagnano a sfumature di marasca più matura, e intriganti note pepate. Sorso corposo e goloso, un frutto deciso che vira verso una chiusura fresca e acidula, e sostenuto da bollicine sempre abbondanti, ma delicate.


Comtesse Marie de France Grand Cru 2012

100% Pinot Nero, 132 mesi sui lieviti, dosaggio 8 g/l. Profumi potenti, e decisamente maturi; frutti gialli, anche in confettura e canditi, croccante alle mandorle e frolla, avvolti da una lieve nota di grigliatura. Al sorso è altrettanto possente e generoso, ma in mirabile equilibrio con freschezza agrumata, sapidità e un bel richiamo speziato; lunga, e avvolgente, la persistenza.


Champagne Payelle Père et Fils

importa: Fratelli Baldazzi Champagne


Azienda ora guidata dalla terza generazione della famiglia Payelle, i cui vini traggono tutti origine (per la maggior parte, o in toto), dal Grand Cru Ambonnay, una delle culle del Pinot Noir


foto: SC©

Vieille Reserve Brut Grand Cru

80% Pinot Noir, 20% Chardonnay; 72 mesi sui lieviti, dosaggio 7 g/l. La base è costituita dalle annate 2013 e 2014, arricchite dal 38% di vini di riserva. Impostazione che conferisce intensità e calore al profumo (frutti gialli e rossi, miele, pasticceria, ravvivati da scorza d’agrume), nonché notevole corpo e ampiezza; il tutto senza pregiudicare equilibrio e bevibilità, agevolata da una incisiva salinità.


Brut Nature Grand Cru

100% Pinot Noir, 60 mesi sui lieviti, dosaggio 3 g/l. La base è costituita dalle annate 2012, 2013 e 2014, con aggiunta al 20% di vini di riserva. Esuberanza e robustezza (un po’ la firma del produttore) sono ben bilanciate da note speziate al naso (che si innestano sui toni fruttati, e tendenti al dolce), e, soprattutto, da una vibrante freschezza agrumata al sorso; non manca all’appello la chiusura salina.


Cuvée du Pomponne Brut Grand Cru 2012

50% Pinot Noir, 50% Chardonnay; 96 mesi sui lieviti, dosaggio 6 g/l. La compresenza paritaria fra le due uve conferisce numerose sfaccettature al profumo, che si completa con frutti e fiori bianchi, note tostate e lievemente burrose. Il sorso è elegante e raffinato, freschezza e salinità si fanno strada con decisione nella matericità rivendicata dal Pinot Noir, e regalano pulizia e lunga salivazione.



Côte des Blancs


Champagne Claude Cazals

Importa: Apoteca


Un’altra azienda a guida femminile, quella di Delphine Cazals (figlia di Claude), che ha ampliato la gamma produttiva con creazioni di livello assai elevato.


foto: SC©

Cuvée Vive

100% Chardonnay dai Grand Cru Oger e Le – Mesnil; 72 mesi sui lieviti, dosaggio 3 g/l. Il profumo oscilla assai piacevolmente fra toni caldi di frutta esotica e secca, e note fresche di agrumi ed erbe aromatiche. Il sorso è verticale e penetrante, succoso e dinamico nella sua vibrante freschezza agrumata e nel lunghissimo finale salino.


La Chapelle du Clos 2016

100% Chardonnay dalla porzione più giovane dell’intero vigneto; 84 mesi sui lieviti, dosaggio 5 g/l. Profumo assai fine, incentrato su fiori, agrumi e pietra bagnata, con lievi tocchi più dolci di miele e frutta secca. Il sorso potrebbe essere sintetizzato come minerale con la M maiuscola, ma con un’articolazione che va dalla percezione gessosa alla gustosità salmastra che arriva a permeare la bocca; un mix mirabile fra leggerezza e concentrazione, sostenuto da viva freschezza agrumata. Persistenza salina lunghissima.


Clos Cazals 2013

100% Chardonnay dalla porzione di vigneto cinta da mura più vecchia (circa 70 anni); 120 mesi sui lieviti, non dosato. Il profumo è dotato di ragguardevole complessità, di sentori e di toni; agrumi, fiori, note mentolate e fumè vanno a braccetto con frutta candita, miele e marzapane. Il sorso esprime concentrazione e matericità più marcate, la percezione del frutto è più decisa, ma la sinergia con freschezza e salinità rimane estremamente proficua, e lascia presagire prospettive ancora lunghe.


Champagne M. Hostomme

importa: Tannico


Non manca tanto ai festeggiamenti del primo secolo di Hostomme. Nata nel 1931 oggi produce circa 230.000 bottiglie l’anno con una qualità diffusa che colpisce.


foto: SC©

Perfect Blanc de blancs Extra Brut

dalla stilosa bottiglia bianca al calice, un fine perlage è l’elegante preludio a un percorso sensoriale piacevolissimo. Chardonnay in purezza dai profumi di biancospino e lime, corredati da erbe e pietra bagnata. I 48 mesi di sosta sui lieviti si apprezzano più in bocca, è gustoso con buonissima lunghezza e finale sapido. Rapporto qualità/prezzo sicuramente onesto. 


Blanc de blancs Grand Cru Extra Brut 2010

L’esperienza di una maison di quasi 100 anni si manifesta in questo millesimato GC tutto chardonnay con vino di 12 anni fa. Centotrentadue mesi di sosta sui lieviti che si sentono al naso e in bocca: pane in crosta che si accompagna a pesca, nocciola fiori gialli e cedro. Quanta freschezza, quasi stupefacente, davvero perfetta per ravvivare il sorso. La lunghezza è appagante, il finale di agrumi detta il tempo della piacevolezza senza sbavature. 


M08 – Blanc de blancs Grand Cru Brut Nature 2008

Un’altra espressione di uva bianca perfettamente declinata e ennesima dimostrazione di capacità nell’esaltare lo chardonnay. Pan brioche e caramella di arancia, tanta mandorla con rientri minerali, maracuja e fiori misti. Acidità quasi da brivido, un brut nature vibrante ma che, dopo un contatto di 12 anni (anni, non mesi) sui lieviti, è un biglietto da visita rappresentativo per Hostomme. Anche qui il packaging esalta il liquido, la bottiglia nero opaco è glam, attenzione a non sbagliarlo con il fratello “H08”, con pinot noir. M08 convince e vale certamente più di ciò che serve per acquistarlo.



Côte des Bar – Aube


Champagne Quentin Beaufort

Importa: Ordan


Ha fatto il suo debutto direttamente in rassegna il Brut Réserve n.13, ultima creatura del figlio di Jacques Beaufort:90% Pinot Noir da una piccola parcella situata a Polisy, coltivata in regime biologico, e 10% Chardonnay. Affinamento sui lieviti di 25 mesi, dosaggio di 5 g/l.


foto: SC©

Esuberante nel frutto, declinato su toni di ciliegia e frutti gialli maturi; per contro, il sorso regala una gradevolissima freschezza agrumata e succosa, di lunga persistenza, e una progressiva pienezza che maggiormente rivela la presenza del Pinot Noir. La struttura della Montagne non è pienamente replicabile, ma la bevibilità è notevole.


Champagne Hélène Beaugrand

importa: Première


Realtà produttiva di nicchia che coltiva vigneti sulla collina di Montgueux, “isola” di craie e Chardonnay all’interno della Côte. Hélène è la presidente delle Fa’ Bulleuses, sette donne produttrici riunite in un’associazione che ha recentemente lanciato anche uno Champagne “collettivo”, Isos.


foto: SC©

Le Grande Carré

100% Chardonnay, 36 mesi sui lieviti, non dosato. La raccolta avviene in leggero anticipo, con l’intento di preservare aromi più freschi e acidità più spiccata, trattandosi di zona più calda della media. Unitamente all’assenza di dosaggio, questa circostanza contribuisce all’ottenimento di un vino fine e slanciato, dal profumo delicatamente floreale e agrumato, e lievemente fumè, e con un sorso nettamente fresco e salino che conferisce grande bevibilità.


Derrière la Cabane

100% Chardonnay, 36 mesi sui lieviti, dosaggio 3 g/l. In questo caso, la raccolta è svolta a piena maturazione, e vi è l’impiego di una percentuale di vini di riserva. Il profumo vira su note più intense e calde di frutti esotici, il sorso guadagna in pienezza e aromaticità, pur mantenendo agilità, e l’elegante ed accattivante finale salino.


Au Coeur de Racines 2018

100% Chardonnay, 48 mesi sui lieviti, dosaggio 2 g/l. Un ulteriore step verso un incremento in maturità e complessità, con ingresso di note di tostatura e lievemente biscottate; il sorso è rotondo e quasi cremoso, e permane quella scia salina che mantiene un profilo equilibrato, e suggella l’eleganza e la bevibilità di questa peculiare linea di blanc de blancs.


Sara Comastri – Spirito Italiano writing staff
“Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico” (Goethe)

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foto: Sara Comastri
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