buon natale! (con la birra)


Tradizioni, curiosità e qualche suggerimento sulle birre di Natale

SPIRITO LEGGERO


Natale, fine anno, tempo di riepiloghi e di sondaggi… Lo sappiamo, certo, che fare un riepilogo di questo 2020 potrebbe rovinare l’atmosfera di festa e serenità a molti.


si legge (più o meno) in: 8 minuti


Siamo però per natura dei “sani polemici ottimisti curiosi e amanti delle bevande buone” ed ecco allora che anche noi ci lanciamo subito con la fatidica domanda:

Cosa bevono a Natale gli appassionati di birra?

  • Spumante (in omaggio allo spirito italiano)
  • Champagne (perché il nome conta)
  • Acqua (perché ogni tanto bisogna pur fare una pausa)
  • Birra (sempre la stessa e solita birra…)

In attesa di raccogliere le vostre risposte partiamo con la nostra colonna sonora e proviamo a fornire la nostra (di risposta).

Visto l’argomento diremmo che non ci sia granché scelta e allora… vai(!) di Stille nacht e partiamo!


Stille Nacht, heilige Nacht – canzone per bambini

Come abbiamo visto non esiste sempre la “stessa solita birra (e per giunta bionda)“, ma c’è una birra per ogni momento e per ogni stagione.

Ecco allora che, a partire da inizio novembre, per ogni appassionato che si rispetti la domanda è una sola e non è: “cosa berrò per Natale?” ma bensì “come sarà la STILLE NACHT di quest’anno?


la birra per Natale? Andiamo con ordine, please…


Ma andiamo con ordine…

Anche la birra, fin dalle origini, si è dovuta adeguare allo scorrere dei mesi nell’anno perché il processo produttivo risente del passare delle stagioni e del variare delle temperature (il “come” e il “perché” lo analizzeremo più avanti), oltreché delle usanze locali o globali.


Se l’estate è subito associata a caldo e bibite fresche dissetanti, quando diciamo inverno intendiamo subito freddo, neve, bisogno di scaldarsi, odore di caldarroste, vin brulé speziato e dolciumi vari.


foto: Gerd Altmann

Quindi anche il bere cambia e, per non perdere il proprio posto nei bicchieri e nei boccali del popolo bevitore, il mondo birraio si è dovuto adeguare.

Da una parte si è sempre cercato di trovare qualcosa di diverso per “celebrare” le varie festività, dall’altra serviva qualcosa che fosse adeguato al clima e alle usanze.


Abbiamo varie testimonianze in Inghilterra fin dal medioevo, dove a partire dal famoso Lambswool invernale (bevanda fermentata a base di mele, zucchero e miele, aromatizzato con spezie tipo noce moscata e zenzero) si passava al Wassail, una specie di vin brulé caldo speziato, spesso fatto a base sidro di mele o birra a seconda di quello che passava il convento.


foto: Couleur 

Più sotto, in Belgio, la base di tutto era quasi sempre solo birra e lo scopo, in ogni famiglia, era quello di fare qualcosa di speciale, di diverso, da offrire agli amici che venivano in casa per lo scambio degli auguri.


Caratteristiche diverse ma con stesso risultato finale: una birra più alcolica, per combattere il freddo, per scaldarsi, da potersi bere talvolta anche dopo averla messa sul fuoco.

Una birra prodotta con materie prime di pregio, perché si doveva fare bella figura con gli amici.

Una birra pastosa, intensa, saporita e riempita di spezie, frutta e tutto quanto potesse richiamare la stagione.


Sulla base di questo poi ogni villaggio, ogni famiglia aveva le sue ricette sempre diverse; così come sempre diverso era il risultato grazie alla stagionalità degli ingredienti aggiunti, che non potevano essere uguali tutti gli anni ma non soprattutto qualcosa poteva qualche volta mancare ed essere sostituito da qualcosa altro.

Usanza che funziona diventa poi tradizione e ancora oggi i paesi della birra continuano a produrre le Birre di Natale.


foto: Petra Geistler

Chiamatele Christmas Beer come nel mondo anglosassone, chiamatele Kerstbier come in Belgio, chiamatele come volete, quando la temperatura scende (e la neve anche)… tutti davanti a un bel caminetto acceso e i boccali si riempiono.


Meine stille, Stille nacht…


Oggi come oggi, non esiste praticamente un birrificio che in questo periodo dell’anno non proponga il suo prodotto speciale dedicato al Natale.

In confezioni eleganti, bottiglie di tutte le fogge e dimensioni fanno risaltare il prodotto anche in formato magnum o superiore per non perdere una fetta importante di mercato annuale.


Come avrete compreso, le caratteristiche base sono tendenzialmente quelle già descritte ma ormai, nel marasma, si trova di tutto. Talvolta frutto di nuove idee geniali, talvolta solo perché il diverso fa più colpo (e si spera che aiuti a vendere di più).

Ecco allora che, fra i tanti, un piccolo birrificio belga a inizio anni ’80 fece uscire, anche lui come tutti, la sua birra di Natale.



E’ sempre difficile spiegare (o capire) il perché certe cose diventino tradizione e diventino storia mentre altre rimangano sconosciute ai più.

In questo caso sarà stato il nome scelto (Stille nacht, giusto per richiamare, guarda caso, il Natale), sarà stata la confezione (bottiglie piccole con il farfallino sul collo, un’etichetta stile cartoon con l’omino di neve), sarà stata la qualità degli ingredienti, sarà stata la simpatia che ispira il birrificio (De Dolle Brouwers che, tradotto, significa I Birrai Pazzi), tant’è che a oggi questa è diventata l’icona del panorama birrario natalizio.


Facendo un passo indietro ecco perché, ogni anno a novembre, l’uscita della nuova Stille Nacht è attesa con ansia e trepidazione dagli appassionati di tutto il mondo.


Si scatena la corsa per accappararsela per poter essere i primi a postare i commenti, le recensioni, le critiche sulla versione dell’anno.

Dopodiché l’usanza prevede che una bottiglia vada bevuta subito ma una seconda sia messa via in cantina ad invecchiare.


E’ in effetti un prodotto ad alta gradazione alcolica, intorno al 12%, ricco di spezie e altro, artigianale, in continua evoluzione anche in bottiglia, che ben si presta ad essere tenuto al fresco per vari anni.


Difatti, una volta tornati alla bella stagione, il gioco diventa un altro: alla pari dei vini è tutto un susseguirsi di assaggi verticali delle varie annate per commentare le differenze e i cambiamenti nel tempo.


Ci sono annate che sembrano non convincere nell’immediato ma che dopo qualche anno cambiano completamente diventando spettacolari e altre viceversa.

Poi ci sono quelle che sono buone da subito e continuano a migliorare.


Insomma, che sia Natale o che sia estate, l’importante è che se ne parli e che se ne continui a parlare (della Stille Nacht…).

Ma la Stille Nacht non è l’unica birra di Natale (e, forse, non è per forza la migliore).


Perché non guardare anche più vicino?


Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, quindi cambiamo un po’ la musica e dal mucchio scegliamo 2 esempi, rigorosamente di produzione italiana e vediamo come affrontarli.

Con il tasto “play” passiamo a qualcosa di leggermente più movimentato, di più festaiolo: “Jingle Bell Rock” e permettetemi questa versione.


Achille Lauro & Annalisa – Jingle Bell Rock

Rechiamoci allora ai confini dell’Italia, ai limiti del vecchio impero austroungarico, in quel di Gorizia, dove il piccolo birrificio Antica Contea propone ogni anno la Bala de Nadal (espressione dialettale che sta ovviamente per Palla di Natale).


Ci troviamo davanti a 8,7 gradi di puro piacere, con un bel colore ambrato, una bella schiuma, profumi intensi, che vanno dalla cannella al coriandolo e tanto altro.


Complessa, da meditazione, ma interessante da bere e soprattutto da accompagnare a tutti i dolci di natale.


Va bene con tutto grazie al suo finale “dolce” ma se la utilizziamo con un bel panettone artigianale ricco di uvette e canditi è la “morte sua”.


Se questo prodotto locale non lo trovate facilmente in giro passiamo allora alla seconda proposta (e tutti gli esclusi non ne abbiamo a male, non abbiamo scelto le migliori in senso assoluto, ma 2 prodotti caratteristici e rappresentativi).


Dal mainstream artigianale italiano recuperiamo la Noel Chocolat del Birrificio Baladin in provincia di Cuneo, da loro definita esattamente Winter Seasonal Beer (giusto per ribadire ancora una volta il concetto “una birra per ogni stagione“).



Qui, come dice il nome stesso, abbiamo speziatura a base di fave di cacao criollo che tornano negli intensi profumi e al palato, ma in maniera composta, in perfetta amalgama e equilibrio con cereali, caffè frutta secca e tanto altro.

Alla fine diventa difficile dire se lascia la bocca dolce o amara perché le due sensazioni si rincorrono, si compenetrano e per lungo tempo.


Anche qui, bene da sola ma anche in accompagnamento a tutti i dolci natalizi. Poi, se vogliamo proprio esagerare, accostiamola a dei mostaccioli (o mustaccioli) campani, dove il goloso richiamo della glassa al cioccolato si sposa in maniera sublime.


Intanto Jingle bell rock è finita, ma nel bicchiere è rimasto ancora qualcosa



Avviciniamoci un po’ di più al caminetto scoppiettante e BUONE FESTE a tutti!


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foto di Mauro Bonutti
riproduzione riservata ©




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Mauro Bonutti, nasce a nordest in provincia di Gorizia, proprio sui confini della guerra fredda, nei favolosi anni ’60 e si laurea nei mitici anni ’80 in Scienze dell’Informazione quando nessuno sapeva cosa fosse un PC. Si forma come affinatore di Grappe aromatizzate di ogni tipo prima di rimanere folgorato sulla via del Belgio e delle sue birre. Da vero cultore dell’informazione (purché sia fermentata o distillata), è purtroppo costretto a lavorare in ufficio per mantenersi tutti i master su ogni prodotto alcolico non sapendo più dove sistemare i vari libri sulla materia. Il vero impegno attuale è nell’ANAG tra assaggi, docenze e giurie varie, ma il primo vero amore non si scorda mai: la Birra!