beer breaking news & sad song


L’industriale interseca l’artigianale prima di infinito? Beer breaking news con note musicali e un teorema da dimostrare su una canzone triste. Hibu, Birra del Borgo & C

SPIRITO LEGGERO


Volete subito “stappare” prima di leggere? Fate voi, noi vogliamo partire subito subito “a palla” con le beer breaking news degli ultimi mesi.


si legge (più o meno) in: 7 minuti


Spulciando tra le notizie nel mondo della birra di quest’ultimo periodo, oltre ai risultati del concorso Birraio dell’anno scopriamo che ci sono stati altri due importanti avvenimenti su cui si sono focalizzati gli interessi degli appassionati della birra artigianale e che riportiamo semplicemente con la “fredda cronaca”, come diceva il buon Frengo/Albanese ai tempi d’oro di Mai Dire Goal :


  1. Heineken Italia ha comunicato la cessione della proprietà del birrificio Hibu ai suoi vecchi soci fondatori Raimondo Cetani e Tommaso Norsa
  2. Ab InBev comunica (via mail!) il licenziamento di 42 dei 72 dipendenti di Birra del Borgo e contestualmente annuncia la chiusura di alcune sedi e locali di pertinenza

foto: Luis Wilker WilkerNet

Poste le basi cartesiane della nostra dimostrazione (Hibu nelle ascissa e Birra del Borgo nelle ordinate o viceversa? Beh… tanto è uguale), prendiamo come riferimento spazio-temporale i miei due precedenti interventi (povera amata birra mia: favola triste e industriale vs artigianale) e proviamo a vedere cosa ne esce fuori.


La matematica sembra entrarci poco con queste notizie ma è sicuramente vero che invertendo i 2 fattori (i birrifici) il risultato non cambia.

Meglio passare allora alla nostra beneamata musica, dove, comunque si prendano le due storie, possiamo vedere che alla fine della dimostrazione altro non otterremo che una “canzone triste“, come cantava Zucchero tanti anni fa.




Teorema della birra: tentativo di svolgimento…


Ipotesi


1) ipotesi Hibu

In principio c’era Hibu, un birrificio artigianale dal 2007. Un “discreto” birrificio artigianale, che produceva buone birre e che nell’ottobre 2017, in pieno boom del “calciomercato birrario” fece gola all’industria e… gnam gnam! perse così il suo titolo di “artigianale” («ma tanto non cambia nulla» dicevano…)


C’ho una canzone triste nel mio cuore…

Sono passati più di 4 anni, la nuova realtà ha avuto vicende alterne, lo zoccolo duro dei vecchi appassionati se ne è andato, qualcuno non si è accorto di niente, qualcun altro è arrivato. Sono sicuramente cambiati i ritmi e i tipi di produzione, ma non troppo


Allegra ma non troppo… appena spunta il sole. E prendo il mio giubbotto… è una canzone soul…



Giunge però sempre il momento in cui l’industria fa i conti, fa i sondaggi, tira le somme e vede cosa esce sotto la riga del totale: con loro non si può scappare, bisogna cambiare qualcosa per mantenere competitività sul mercato.


O si smantella qualcosa o si cede. I conti devono tornare.


Ma stavolta, chissà come chissà perché, scatta la scintilla. In fondo al buio si intravede una luce. I due vecchi soci fondatori Raimondo Cetani e Tommaso Norsa che, zitti zitti e lavorando, erano rimasti sempre attivi all’interno dell’azienda, sono contattati per riprendere in mano le redini (e soprattutto la proprietà) in un percorso di continuità progettuale.



Al cuor non si comanda ed ecco allora che arriva il dietrofront, e Hibu tornerà ad essere (probabilmente) birrificio artigianale.


Bello? Sicuramente! Poetico? Quasi! Ma un fondo di amarezza in questo andirivieni, nonostante il lieto fine, ci rimane…


Sì, la strofa è da cambiare, però…

Potrebbe funzionare,
lasciandosi un po’ andare,
suonando con vigore
più avanti, fino in fondo al cuore;

senza accelerare… piano, piano…


2) ipotesi del Borgo


Birra del Borgo: e qui torniamo ancora una volta alla mia (vecchia) favola triste, resa ancora più triste da queste notizie che sottointendono ridimensionamento e soprattutto dal pensiero dei posti di lavoro che si stanno (probabilmente) perdendo.


Un “probabilmente” dettato dall’incertezza dell’esito e direttamente condizionato dai momenti di confronto, mediazione e valutazione sul da farsi.


Unico dato certo e incontrovertibile è che qui l’industria ha “fuso” e si trova adesso nella situazione di dover fare gli opportuni “rattoppi”


C’ho una canzone triste nel mio cuore

Avrai un gran da fare
caro amico Joe
hai fuso, sì, e devo riparare
qualcosa che non va

Il motore è da rifare però…

Per fortuna anche qui abbiamo il nostro “bel” però… non saranno tutte rose e fiori ma un altro lumino ce lo abbiamo.


A differenza di Hibu, Birra del Borgo è sicuramente una struttura di grandi dimensioni, con altri costi da gestire e sopportare.



Ci sono collegati dei bei locali di rappresentanza, delle belle osterie (anche se chiuse al momento) e soprattutto ci sono due stabilimenti produttivi: quello nuovo, grande e moderno che rimane in attività seppur depotenziato, e poi c’è quello vecchio storico in cui si portavano avanti i progetti alternativi (oseremmo quasi dire “artigianali”) destinato alla chiusura.



Ebbene, anche in questo caso però alla fine avremo una cessione anziché una chiusura: la parte di marchio a nome Collerosso (nome del vecchio stabilimento, lì dove osano le aquile o, meglio, dove tutto è cominciato) continuerà comunque a esistere.


Questo sarà possibile grazie a Matteo Corazza uno degli storici birrai di Birra del Borgo che in questo stabilimento è nato e cresciuto e che si propone seriamente di portare avanti quegli esperimenti “artigianali” attualmente ancora in essere ma mai ritenuti remunerativi in una ottica aziendale industriale.


Anche qui bello, ma stavolta veramente triste perché quasi sicuramente un’ altra parte e altri lavoratori non ci saranno più, veramente “sad song”…


Potrebbe ripartire lasciandolo scaldare
spingendo con vigore
più avanti, fino in fondo al cuore
senza accelerare
piano, piano…

C’ho una canzone triste nel mio cuore
(sad song)


tesi e conclusione


Andando a rileggere le nostre cose scritte, le vecchie profezie, verrebbe da concludere con un bel “io ve lo avevo detto” (scusate ma quando uno riesce ad azzeccarla deve d’altronde pur vantarsi un po’, anche perché non capita spesso), ma non è questo che ci rende felici, anzi (ripetiamolo ancora, altrimenti Zucchero si arrabbia), ci lascia tristi.


C’ho una canzone triste
nel mio cuore

La sera all’imbrunire… che non va proprio giù
a chi (a te?), a chi lo devo dire
se ci sei solo tu?
il giorno sale, (la notte, amore) va giù

E noi torniamo su
(sweet song, more song)
I’ve got a sad song
sad in my heart

In tutte queste salite e discese è complicato chiudere la dimostrazione del teorema.


original pic (mod): Gerd Altmann

A seconda del percorso che scegliamo usciamo con un risultato diverso ma visto che ogni favola deve avere la sua morale, cosa possiamo ricavare da queste due storie in cui non tutto è così semplice come sembra?


Innanzitutto non abbiamo ancora capito se ci sono vincitori e vinti.


L’industria ha sicuramente fatto un passo indietro ma prima di spingersi ad affermare che abbia fallito non dimentichiamoci che tutto gira esclusivamente intorno al business.


Razionalizzazioni e ristrutturazioni sono all’ordine del giorno, la finalità è quella del guadagno crescente. I rami secchi, o che producono di meno, si tagliano.


foto: Paul Brennan

Potrebbe pur essere, come qualcuno dice, che l’industria si sia resa conto di non dover più temere questa birra artigianale.


Forse i numeri del nemico non preoccupano più e quindi non è più il caso di investire in questa battaglia perché è già vinta in partenza, perché non c’è mai stata competizione tra i due mondi, che quindi possono continuare a convivere senza problemi e (abbiamo cominciato con la matematica e con la matematica dobbiamo finire) come due rette parallele potrebbero non incontrarsi mai se non all’infinito (ma in questo caso non è più un problema nostro): la linea delle grandi cifre e la linea di nicchia.


foto: Artturi Mäntysaari


C’è invece chi pensa che abbia perso il mondo artigianale perché da possibile spauracchio è rimasto nel suo limbo senza crescere e creare problemi.


Noi, che viviamo lontani da tutti questi numeri che non conosciamo ci teniamo però la nostra piccola vittoria: il ritorno a un qualcosa che ci piace di più, ma quanti veramente la pensano così?


foto: Elevate

La canzone è ormai finita da un po’, è ora di passare a nuove note, a nuove storie, e nel frattempo è sicuramente ora…festeggiamo!





torna in alto


riproduzione riservata ©

spiritoitaliano.net © 2020-2022




condividi l'articolo su:

Mauro Bonutti, nasce a nordest in provincia di Gorizia, proprio sui confini della guerra fredda, nei favolosi anni ’60 e si laurea nei mitici anni ’80 in Scienze dell’Informazione quando nessuno sapeva cosa fosse un PC. Si forma come affinatore di Grappe aromatizzate di ogni tipo prima di rimanere folgorato sulla via del Belgio e delle sue birre. Da vero cultore dell’informazione (purché sia fermentata o distillata), è purtroppo costretto a lavorare in ufficio per mantenersi tutti i master su ogni prodotto alcolico non sapendo più dove sistemare i vari libri sulla materia. Il vero impegno attuale è nell’ANAG tra assaggi, docenze e giurie varie, ma il primo vero amore non si scorda mai: la Birra!