alla prova: podere 29


Valorizzazione del Nero di Troia foggiano con produzione integralmente bio certificata. Il sogno e il risultato del lavoro di Giuseppe Marrano con la sua Podere 29


Diciamocelo pure: se una professionalità nasce da una passione, è difficile riuscire ad essere sempre imperturbabili e oggettivi.


si legge (più o meno) in: 5 minuti


La deontologia ci impone un sufficiente distacco e la giusta critica. Fin qui posso, possiamo, arrivarci. Però, in tutta franchezza, ci sono distillati e distillati, ci sono vini e vini, ci sono uve e uve.


Fra i vitigni che istintivamente mi attraggono ci sono quelli che mettono fortemente alla prova la capacità, la perseveranza, la pazienza e la follia del vignaiolo.


Ne potremmo citare di esempi. L’uva ostica, quella scontrosa, ribelle o quella adattata su terreni impervi o climi al limite… alcune condizioni di viticoltura mi incuriosiscono maggiormente, attraggono il mio istinto e non credo di essere l’unico ad ammetterlo.


courtesy: Podere 29

Un esempio emblematico è l’Uva di Troia, vitigno altamente espressivo. Bizzoso, indocile e così difficile da domare; ne sono infatuato e cerco di assaggiarlo ogni qualvolta mi capiti l’opportunità.


Una scommessa che nella Puglia centrosettentrionale hanno raccolto in tanti. Alta Murgia e Daunia sono esempi paradigmatici di come si creda nel recupero di un’uva così impegnativa ma dalle peculiarità così espressive.



Un acino che ha tutto quanto serva a fare eccellenza, che in condizioni pedoclimatiche idonee può arrivare a risultati tali da fare invidia ad altre aree regionali, ma che necessita di essere seguito accuratamente sia in vigna che in cantina per non riproporre nel calice tutte le sue note scostanti e rischiare di essere austero senza nobiltà.


Insomma, quando posso l’assaggio e mi diverto a capire quanto i produttori abbiano saputo interpretarla, guidarla o domarla e, per contro, quanto invece l’abbiano subita.


courtesy: Podere 29

Ero rimasto affascinato dalla storia di Giuseppe Marrano, giovane agronomo che da pochi anni ha preso la conduzione di Podere 29 a Cerignola. I terreni che il padre acquistò quindici anni fa sono il campo di sperimentazione per riproporre la sua interpretazione della viticoltura e quei valori trasmessi dal nonno, il suo amore per la campagna e la vigna.


Regime di coltivazione integralmente biologico, produzione contenuta, la sfida non banale di Marrano è stata quella di incalanare la personalità di un vitigno altamente espressivo partendo praticamente da zero su 5 terreni di differente tessitura e quasi a livello del mare.


Nero di Troia ma anche Malvasia nera, Primitivo, Susumaniello (in sperimentazione), Minutolo: per comprendere la realtà vitivinicola odierna e rivivere il percorso di Podere 29 ci sono comunque informazioni sufficienti sui canali web e social dell’azienda (molte delle foto qui pubblicate sono di loro proprietà, ho preferito fare così).


courtesy: Podere 29

Calice alla mano, ero curioso di capire se l’avventura di Giuseppe Marrano sta veramente dando quei frutti sperati e quei risultati attesi da un’uva, l’Uva di Troia (per il Registro nazionale della Vite) o Nero di Troia (per buona parte dei produttori) che sovente non lascia spazio a previsioni ogni qualvolta si presenta in assaggio.


Risultati ne sono stati raccolti e parecchi. Guardando ai fatti e alla letteratura, è una gamma costantemente fra le più considerate nell'”Annuario dei migliori vini” di Maroni, nella guida Gambero rosso e nei riconoscimenti di TheWineHunter al Merano WF.


courtesy: Podere 29

Per me, lo sapete, non basta. Rispettando assolutamente il lavoro, ci piace avere una nostra incondizionata e disinteressata opinione e (solo se ci stimola) valutare il prodotto nell’ottica soprattutto del giusto rapporto qualità-prezzo (che poi è ciò che più conta per il consumatore educato medio).


Nero di Troia ma non solo, abbiamo valutato anche il blend con Primitivo “Unio” e il monovitigno da Minutolo “Gelso bianco”. Vini fatti prevalentemente da acini maturati nell’agro di Cerignola ma Podere 29 ha un importante appezzamento dal suolo biancastro nell’area delle saline di Margherita di Savoia composto da sassi e roccia e altamente riflettente.


courtesy: Podere 29

Nell’insieme, dei vini tendenzialmente morbidi con una buonissima gestione delle spigolosità del Nero di Troia e ottima persistenza in alcune etichette nere. Il “Gelso bianco” 2020 ha un’anima estremamente fresca, un Minutolo che non riesce pienamente a uscire con la sua aromaticità ma vibrante sulle papille.


Sicuramente è il rapporto qualità/prezzo una delle prerogative più meritorie della gamma. Si beve molto bene a un prezzo oggettivamente contenuto. Altra osservazione è la grande predisposizione all’abbinamento. Sono etichette che immagino molto più indicate per l’accompagnamento al piatto che per un mero assaggio in degustazione o la “sbicchierata”.



E’ quindi una prova sicuramente ben superata per tutto quanto sopra e anche perché, all’atto pratico, i vini sono puliti. Il titolo alcolometrico dichiarato in etichette non supera i 14% (Gelso d’Oro, 13% per Unio e Gelso nero); la sensazione è che ci sia maggior “densità” ma nonostante questo non pare proprio un alcol “subdolo” e calice dopo calice ti lascia il giusto sorriso senza premere sulle tempie.


Bere Uva di Troia rimane uno sfizio davvero incontrollabile, troppo divertente e sorprendente. E questa è un’altra declinazione: più fasciante, più setosa, più avvolgente ma certamente con un frutto centrale, protagonista e tipico.



appunti


aziendaPodere 29
denominazionePuglia Fiano IGT
nome vinoGelso Bianco
uveMinutolo
vendemmia2020
degustato nel2021
cenni di degustazione in sintesiLuminoso paglierino da cui escono profumi di cedro, ananas fresco, tanto biancospino e sfumature salmastre che non sopprimono del tutto la lieve aromaticità varietale, il timo e l’erba limoncina con albicocca fresca.

In bocca sprizza freschezza, il percorso gustativo conduce agrumi con ritorni di erbe dalla discreta persistenza. Un corpo complessivamente snello con alcol che non passa inosservato nonostante la moderata gradazione.
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:frutti di mare e piatti di entrata poco aciduli e a prevalente tendenza dolce


aziendaPodere 29
denominazionePuglia Nero di Troia IGT
nome vinoGelso Nero
uveUva di Troia
vendemmia2020
degustato nel2021
cenni di degustazione in sintesiVivido rubino-violaceo semitrasparente, dall’esordio floreale di rosa e peonia, poi visciola matura, erbe aromatiche, soffi minerali e rimandi delicati di lampone in confettura.

Morbido in entrata, dal frutto coerente e centrale, si distende con buona scorrevolezza e la tipica astringenza del vitigno è decisamente contenuta e va a bilanciare perfettamente un alcol percettibile ma ben integrato.

Buona lunghezza che, nonostante il solo l’affinamento in acciaio, riporta complessi aromi di frutta scura, maggiorana e gianduia
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:pappardelle al ragù di capriolo


aziendaPodere 29
denominazionePuglia rosso IGT
nome vinoUnio
uveUva di Troia – Primitivo
vendemmia2019
degustato nel2021
cenni di degustazione in sintesiRubino purpureo ben illuminato dai raggi di luce e da cui emergono nitide e soavi espressioni di amarena, mora gelée e rosmarino su petali di violetta dove sembrano poi posarsi cannella in polvere e origano.

Al sorso colpisce per la buona freschezza, due vitigni di grande carattere cercano di armonizzarsi con le loro prerogative principali: il Primitivo è più immediato e conduce con morbidezza i primi secondi dell’assaggio, mentre il Nero esce alla distanza con tannini ben assestati.

Il finale è appagante, giustamente durevole con ricordi di liquirizia nera e scorza di arancia.
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:agnello al forno con patate


aziendaPodere 29
denominazionePuglia Nero di Troia IGT
nome vinoGelso d’oro
uveUva di Troia
vendemmia2018
degustato nel2021
cenni di degustazione in sintesiRubino denso dalle nuance ancora giovanili che ti abbraccia intensamente e d’impeto con profumi di violetta, glicine, mirto, aneto e mirtillo maturo. Davvero espressivo al naso, non si risparmia in complessità intrecciate fra chiodo di garofano, cacao, essenze orientali e macchia mediterranea con ricordi mentolati e d’inchiostro.

E’ probabilmente un’uva stramatura quella che pervade il palato in assaggio e lo avvolge con i sapori dei piccoli frutti scuri. Sostanzialmente setoso sulla labbra, sa di poter contare su una materia prima che sciorina tannini di qualità. Una componente fenolica che perfettamente tiene a freno un alcol mai domo ma neppure protagonista primario.

Un vino masticabile di ottimo estratto e lunghezza pregiata che per molti secondi rilascia le sue note di gelso nero, cassis, pansé, chinotto, tabacco e balsamiche; davvero lunghissimo
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:spezzatino di lepre alle olive – pecorino stagionato





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Paolo Bini è giornalista iscritto all’Albo Pubblicisti; si è laureato in Informatica all’Università degli Studi di Firenze, città dove è nato nel 1971. L’amore per la storia, il gusto e la cultura enoica toscana lo portarono, a fine anni ʼ90, a intraprendere percorsi verso la conoscenza del vino. Oggi è sommelier professionista, degustatore ufficiale e relatore per Associazione Italiana Sommelier per cui svolge docenza ai corsi toscani e fuori regione per la formazione dei futuri sommelier AIS. Scrive e collabora per riviste generaliste e di settore, è anche chocolate taster per Compagnia del Cioccolato, assaggiatore e relatore per ANAG, l’associazione italiana vicina al mondo dei distillati. Curatore editoriale per spiritoitaliano.net.