alla prova: la Combarbia


Moderna interpretazione della tradizione di Montepulciano. Quello di La Combarbia è un sangiovese che supera pienamente la prova.


Montepulciano: la cittadina, le sue colline e le sue valli con i borghi limitrofi, sono fra i più preziosi e caratteristici tesori storico-naturali non solo della Toscana ma dell’Italia intera


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Se parliamo di vino, il Vino Nobile di Montepulciano ha storia secolare e, in epoca moderna, un valore riconosciuto dagli atti e dalla legislazione che lo ha posto fra le prime denominazioni ufficiali a “Origine Controllata” del 1966 nonché prima DOCG a vestirne la fascetta nel 1980.


Storia che diventa automaticamente “responsabilità” e forse “peso sulle spalle”, onori ed oneri verso un mondo vitivinicolo sempre alla rincorsa dei mercati e di una innovazione che però oggi è tornata a guardare verso la ricchezza che il passato ci ha lasciato in eredità.


foto: PB©

Il nuovo millennio non è stato comunque semplice per la terra natale di Poliziano, tanto blasone in archivio ma qualche difficoltà a contenere la grande esplosione di Montalcino e la forza di un Chianti Classico evoluto nel concetto e in bottiglia.


foto: PB©

Il prugnolo gentile è rimasto così un po’ stretto fra gli altri cloni di sangiovese toscani e il Consorzio sta ultimamente recuperando la giusta e meritata visibilità attraverso iniziative che valorizzano e tutelano maggiormente il suo vino (riconoscimento della menzione “Toscana” è l’esempio più significativo).


Quello che pare ancora un po’ mancare – lo dico con l’amore e la schiettezza di toscano verace – è la “freschezza” nel messaggio comunicativo e nell’interpretazione stilistico-produttiva di alcuni protagonisti di questa denominazione che, al tempo stesso, necessita di una forte solidarietà fra tutti i primattori per tornare al posto apicale che senza dubbio merita.


foto: PB©

Ecco perché non ho avuto la minima incertezza ad accettare l’invito per conoscere meglio La Combàrbia, nata nel 2016 come evoluzione di un’azienda agricola attiva da oltre sessant’anni e frutto dell’amore di chi quotidianamente vive e ama la propria terra con spirito giovane e moderno.



Se si finisce su queste pagine – bene chiarirsi da subito – significa che siamo rimasti soddisfatti. Non saremo mai quelli che sviliscono il lavoro degli altri per avere influenza su un pubblico che cerca i voti da 0 a 10. Meglio non parlarne che parlarne male, almeno su spiritoitaliano.net.


foto: PB©

Così come cerchiamo di non farci indurre in tentazione da location esclusive, luxury hotel, ristoranti stellati o altre incantevoli sedi che ci ospitano per le presentazioni: la cornice sfarzosa può soltanto impreziosire un quadro bellissimo, altrimenti lo fa deridere.


Con grande curiosità ho voluto quindi vedere come il giovane Gabriele Florio – giovane è la prima delle sue invidiabili qualità, l’unica con i meriti da cercare altrove – abbia ritenuto valido il tempo per far incontrare la sua linea produttiva con palati esigenti e con le pietanze dell’esclusivo ristorante fiorentino “Il Palagio” – una stella Michelin, quattro in meno del Four seasons hotel che lo ospita –


foto: PB©

Gabriele Florio è quindi giovane, non giovanissimo ma giovane, e gli bastano pochi secondi per rimanerti simpatico: cortese, entusiasta della sua attività, sorriso pronto, disponibilità al racconto e al confronto, nessuna spocchia ma sguardo fiero per il suo progetto.


“Mettere in gioco” la propria gamma di rossi nelle sale del Four Seasons non è opera semplice, si deve essere o sicuri del proprio lavoro, oppure presuntuosi, oppure folli… una delle tre, non si scappa.


foto: PB©

Il progetto di Gabriele è nato innanzitutto sui vigneti ricevuti in dono familiare, andando poi a recuperare, rinnovare, aumentare le piante di proprietà.

I circa tre ettari delle origini, sono adesso diventati venticinque e più della metà si trovano in zona Cervognano, zona sud di Montepulciano, storicamente vocata al grande Nobile.


Gli occhi di Gabriele brillano mentre racconta la propria crescita, le difficoltà iniziali e i primi risultati passati anche attraverso le sperimentazioni più spinte, i tentativi per raggiungere l’obiettivo di un vino tutto suo, che fosse moderno e in piena sintonia con la grande tradizione del territorio.


foto: The Wine Linker©

L’incontro con il “guru” enologico Giuseppe Gorelli nel 2017 è stata la chiave di svolta: grande intesa sulle idee e sintonia caratteriale hanno trasformato, in pochissimi anni, un’ambizione in risultato vero.

Che la strada da percorrere sia ancora lunga, Gabriele Florio lo sa. Che i risultati raggiunti siano egregi e in piena linea con quanto sperato 5 anni fa, lo dice sicuro Giuseppe Gorelli e lo abbiamo pensato anche noi durante la degustazione.


Rivisitazione quindi dei locali e dello “stile produttivo”. Il garage delle prime sperimentazioni si è trasformato in 200 mq di stabili con oneri economici non indifferenti per un piccolo vignaiolo, la materia prima è stata maggiormente tutelata, in vigna e in cantina, grazie ai suggerimenti e alla competenza di un professionista che, per sua stessa ammissione, ha sposato il progetto perché pienamente convinto dalle potenzialità naturali e dalla consapevolezza che, partendo da zero, si possa lavorare anche meglio.


foto: PB©

Florio e Gorelli sono in pieno accordo, lo si vede, lo si respira. Certo, quando le cose vanno bene è tutto più semplice, regna la serenità quando si intuisce che la strada percorsa è quella giusta.


Guardo Gabriele e lo immagino costantemente “sul pezzo”, ha una passione smisurata, penso a quante notti insonni avrà passato nei giorni più complicati e quanto oggi sia orgoglioso di presentare i suoi vini in queste sale.



Tornando al tecnico e al “succo”, a La Combarbia oggi si fa un grande lavoro in vigna, tale da vederne i risultati già in fermentazione. Sul campo si cerca l’estremo rispetto per la natura, in cantina quello per l’uva con la massima attenzione alla vinificazione che occorre far partire il più possibile spontaneamente.


I quattro vini rossi presentati in abbinamento a un menu gourmet al ristorante “Il Palagio” del Four Seasons, sono frutto di tre concetti chiari: estremo rispetto del sangiovese, elegante sostanza e gentilezza nel calice, coerenza fra le varie etichette.


foto: PB©

Noi li abbiamo messi alla prova partendo proprio da qui e valutando sia la filosofia del lavoro fatto in soli 5 anni che il rapporto qualità/prezzo sul mercato.


In assaggio il Rosso di Montepulciano DOC 2020, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2018, il Vino Nobile di Montepulciano riserva DOCG 2016 e il Toscana rosso IGT Ics 2018.



Sfida superata, lo abbiamo detto da subito, i vini sono indubbiamente buoni con alcune espressioni già di eccellenza. Potremmo definire il risultato quasi strabiliante considerate le dimensioni aziendali, l’esperienza di pochi anni, e l’inevitabile studio limitato sull’evoluzione dei prodotti già messi in commercio.


Dal punto di vista qualitativo, al fondamentale netto dell’andamento stagionale, sono rimasto particolarmente impressionato dal Nobile riserva e dal Rosso DOC.

Le valutazioni e le ipotesi che potremmo farci sopra sono più di una e non ha senso farlo adesso. Fra le altre, c’è da considerare che il Nobile annata e Ics IGT sono entrambi 2018, una vendemmia non estremamente fortunata.



Il trait d’union è sembrata davvero l’eleganza, associata a tannini esemplari (più o meno sciolti in base alla tipologia) e un’acidità che non è parsa però così in primo piano.


Non vi è dubbio che siano tutti vini estremamente equilibrati, da poter mettere sulla tavola fin da subito nonostante il Riserva – eccellente! – e l’IGT debbano essere attesi ancora per il perfetto bilanciamento tattile.



Il prezzo sul mercato è onesto, considerate le dimensioni aziendali, la serietà del lavoro, la volontà inconfutabile di Florio di mettere in commercio vini fatti davvero bene, che diano piacere al consumatore dopo esserne rimasto soddisfatto lui stesso per primo.


Un Rosso come questo che non supera i 15 euro, credetemi, ha un rapporto qualità prezzo eccezionale. Il Nobile riserva arriva più o meno ai 50 €, non sono pochi nonostante il vino sia favoloso ma è giusto non scordarci i numeri ridotti e l’emblematica volontà di produrlo solo nelle migliori annate.


Belle etichette – conta meno ma conta anche questo soprattutto per le giovani aziende – essenziali ma con rifiniture di pregio che le decorano e le rendono ben leggibili.



Impressionante l’abbinamento con i piatti, studiato chiaramente a tavolino con lo chef Paolo Lavezzini, che ha reso l’esperienza davvero piacevolissima.


Quattro esemplari dal carattere sincero, equilibrato, con contenuti “veri” che sanno stupire in qualità con profilo moderno e pienamente rispettoso della tradizione. I vini di La Combarbia ricordano tanto le prerogative del loro appassionato “padre” vignaiolo.

Nessun imbarazzo, quindi, per il défilé su questo palcoscenico di lusso. Ad maiora.



appunti


aziendaLa Combarbia
denominazioneRosso di Montepulciano DOC
nome vino
uveSangiovese, Mammolo, Canaiolo
vendemmia2020
degustato nel2022
in sintesiManto lucente e accattivante che immerge in un floreale estasiante, con fragola ed erbe aromatiche. E’ succoso con piacevole astringenza, più sapido che fresco ma con lunga ciliegia e ritorni di rosa canina sul finale. Buonissimo.
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:pappardelle al ragù di anatra


aziendaLa Combarbia
denominazioneVino Nobile di Montepulciano DOCG
nome vino
uveSangiovese
vendemmia2018
degustato nel2022
in sintesiLievemente granato sull’esterno, attrae con profumi di liquirizia, amarena e ricordi di carne. I tannini sono già integrati e un frutto più scuro si libera in tutta la sua lunghezza. Pienamente bilanciato conclude sapido con scia aromatica di violetta.
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:tartare di chianina


aziendaLa Combarbia
denominazioneVino Nobile di Montepulciano riserva DOCG
nome vino
uveSangiovese
vendemmia2016
degustato nel2022
in sintesiUn colore concentrato pare promettere densità di sensazioni che mantiene pienamente. Apre di viola appassita e mora, vira su cacao e cardamomo con tocchi minerali. Di estratto denso e appagante, stupisce pensarlo come primo prototipo aziendale. Ha ancora buona freschezza che porta ricordi di arancia distesi su tutto un percorso gustativo che non trova ostacoli tannici ma che comunque soddisfa, eccome!
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:filetto di cinghiale al forno


aziendaLa Combarbia
denominazioneToscana rosso IGT
nome vinoIcs
uveCabernet Sauvignon, Sangiovese
vendemmia2018
degustato nel2022
in sintesiIl 70% di Cabernet Sauvignon pare dominare almeno in questa sua fase giovanile: tratto balsamico, poi mirtillo, chiodo di garofano e petali scuri appassiti. In bocca ha energia, spinta tannica e gusto decisamente fruttato. Un finale pepato lo rende intrigante, in futuro saprà allungare lo scatto e chiudere alleggerendo questo finale di alloro ed erbe che adesso lo caratterizza.
reperibilità*
valore in commercio*
rapporto qualità / prezzo
in abbinamento a:stufato di cervo





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Paolo Bini è giornalista iscritto all’Albo Pubblicisti; si è laureato in Informatica all’Università degli Studi di Firenze, città dove è nato nel 1971. L’amore per la storia, il gusto e la cultura enoica toscana lo portarono, a fine anni ʼ90, a intraprendere percorsi verso la conoscenza del vino. Oggi è sommelier professionista, degustatore ufficiale e relatore per Associazione Italiana Sommelier per cui svolge docenza ai corsi toscani e fuori regione per la formazione dei futuri sommelier AIS. Scrive e collabora per riviste generaliste e di settore, è anche chocolate taster per Compagnia del Cioccolato, assaggiatore e relatore per ANAG, l’associazione italiana vicina al mondo dei distillati. Curatore editoriale per spiritoitaliano.net.