alcohol, heart & brain squid game


Medici sudcoreani studiano il legame fra fibrillazione atriale, consumo di alcol e rischio ischemico. Una ricerca condotta su 3 tipologie di pazienti

SPIRITO E FORMA


Torna la rubrica del dott. Placci che, fra articoli scientifici, epiche tradizioni curiosità, ci ricorda i tanti momenti in cui, nel bene o nel male, l’alcol si lega o si è legato alla salute psicofisica.

Buona lettura

[ndr]


tempo indicativo di lettura: 3 minuti


Alcohol, heart & brain: un test da possibile Squid game


Oggi commentiamo un articolo uscito qualche mese fa su una delle riviste più importanti di cardiologia (European Heart Journal) scritto da autori sudcoreani e riguardante l’assunzione di alcolici e il rischio di ictus nelle persone che presentano il primo episodio di fibrillazione atriale:  

So-Ryoung Lee; Eue-Keun Choi; Jin-Hyung Jung; Kyung-Do Han; Seil Oh; Gregory YH Lip, Minor rischio di ictus dopo l’astinenza da alcol nei pazienti con fibrillazione atriale incidente: uno studio di coorte nazionale basato sulla popolazione. European Heart Journal, vol 42 issue 46.


photo: Myriams-Fotos

Lo scopo di questo studio era di valutare nella popolazione sudcoreana il legame fra il “consumo di alcol e l’insorgere di ictus ischemico” a 5 anni dal primo episodio di fibrillazione atriale registrato.   


Potevano partecipare al “gioco” (a differenza della trama della serie ben nota), tutte le persone che avevano manifestato un primo episodio di fibrillazione atriale.  


original photo: Huw Gwilliam (CC BY 2.0)

Sono stati poi analizzati i comportamenti dei “giocatori” nell’assunzione di alcolici e quanti di essi venivano poi colpiti da ictus ischemico.  


Sempre Corea del Sud, sempre tre tipologie simboliche, sempre “rischio-vita” ma, per fortuna, il “gioconon si è concluso con un solo vincitore!  

Andiamo nel dettaglio…  



Lo studio, il test e la statistica


Utilizzando il database nazionale coreano sulle indicazioni e sugli esami sanitari, sono stati inclusi soggetti a cui era stata recentemente diagnosticata la fibrillazione atriale tra il 2010 e il 2016.



foto: Eva Elijas

I pazienti sono stati classificati in tre gruppi in base allo stato del consumo di alcol prima e dopo la diagnosi di fibrillazione atriale:

  • non bevitori
  • astemi dall’alcol dopo diagnosi di fibrillazione atriale
  • correnti bevitori

Su un totale di 97.869 pazienti con fibrillazione atriale di nuova diagnosi, il 51% non beveva, il 13% si asteneva e il 36% beveva abitualmente. 



A 3120 pazienti è stato diagnosticato un ictus ischemico incidente (10 su 1000 persone all’anno). Dopo 5 anni di controlli, gli astemi e i non bevitori erano associati a un rischio inferiore di ictus rispetto a bevitori “attivi”. 



E quindi…


Considerando i dati analizzati, si potrebbe pensare che l’assunzione di alcolici sia a prescindere una abitudine da evitare.  


fonte: European Heart Journal

Tuttavia, anche per ammissione degli stessi autori, queste conclusioni non sono corrette in senso assoluto perché lo studio presenta diversi “limiti” da valutare con molta attenzione. 


In primo luogo, l’assunzione di alcol potrebbe influenzare le comorbilità, come l’ipertensione e l’obesità, e queste condizioni potrebbero anche essere fattori di rischio modificabili associati all’ictus.


In secondo luogo, la quantità di alcolici introdotta è stata valutata utilizzando un questionario auto-riferito, che potrebbe essere associato dati non attendibili (anche se… in vino veritas).


Infine, l’impatto del consumo eccessivo di alcol nella popolazione generale sul rischio di ictus differisce a seconda del sottotipo di ictus (ischemico vs. emorragico, e qui veniva valutato solo quello ischemico).



Nelle conclusioni gli autori riferiscono che comunque non c’è stata una risposta definitiva alla domanda se esista una relazione a forma di U tra l’assunzione di alcol e il rischio di ictus nella popolazione con fibrillazione atriale (vale a dire l’effetto protettivo dell’alcol a basse dosi e dannoso ad alte dosi).
Tale andamento invece è già stato più volte considerato per la protezione cardiovascolare. 


Gli interventi sullo stile di vita, compresa l’attenzione al consumo di alcol, dovrebbero essere incoraggiati come parte di un approccio globale nella gestione dei pazienti con una nuova diagnosi di fibrillazione atriale per migliorare gli esiti clinici. 


photo: Quadronet_Webdesign

Che l’abuso di alcol sia da considerarsi altamente nocivo sotto tanti aspetti è ormai una indiscutibile certezza. Rimaniamo convinti che difficilmente possa essere dimostrato altrettanto per il consumo moderato e consapevole.


Fra dubbi e numerose concause di malattie, vi invitiamo ancora una volta a leggere la letteratura prodotta dopo studi e ricerche. Nel caso fosse di difficile comprensione, ci sono sempre i nostri articoli (esempio 1, esempio 2, esempi vari) che seguono il grande dibattito di questi mesi a livello internazionale.


Per l’Alcohol, Heart & Brain Squid game a eliminazione c’è ancora tempo…




torna in alto


riproduzione riservata
spiritoitaliano.net © 2020-2022




condividi l'articolo su:

Nato nel 1972, Angelo Placci è medico laureato e specializzato con lode in malattie dell'apparato cardiovascolare presso l'Università degli studi di Bologna. Attualmente lavora presso l'azienda ospedaliero-universitaria di Parma come esperto dei disturbi del ritmo cardiaco. Segue con passione l'azienda agricola di famiglia dove si impegna (nel tempo libero) a curare i propri vigneti. Lo smisurato piacere per il vino lo ha prima portato a diventare sommelier AIS e poi a seguire oggi, con particolare attenzione, ricerche e novità in campo medico-scientifico che legano l'alcol alla salute.