60 giorni per difendersi


La Croazia piazza il punto per il Prošek con la pubblicazione in Gazzetta UE. L’Italia ha 60 giorni per difendere il Prosecco e sbarrarle di nuovo la strada


Annunciata da giorni fra clamori e proteste, ieri l’Europa ha messo nero su bianco ufficialmente la domanda di protezione croata della menzione tradizionale Prošek.


[si legge (più o meno) in: 4 minuti]


La Domanda di protezione pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C-384 di ieri 22 settembre 2021 è però, attenzione, un atto dovuto.


I Regolamenti 33 e 34 del 2019 che disciplinano la protezione delle menzioni tradizionali in Europa, prevedono infatti la pubblicazione automatica della domanda in Gazzetta una volta verificati i requisiti formali e i contenuti.


Quindi la battaglia è ancora in atto e probabilmente ancora lunga. La Croazia ha finalmente messo a segno un punto cercato per anni ma l’Italia non starà a guardare.


foto: Ryan McGuire

Non entriamo nel merito delle ragioni perché sono tante e da entrambe le parti. Sarà quindi uno scontro in cui entreranno in gioco numerosi fattori ben distanti dal sapore del vino.

La storia ormai la sappiamo e la raccontammo in sintesi a luglio alle prime scaramucce.


La definizione data all’ipotetica menzione tradizionale “Prošek” è questa: vino prodotto con uve tecnologicamente sovramature e appassite che devono contenere almeno 150° Oe di zucchero. Esso può essere rosso o bianco. Il colore può variare dal giallo scuro con tonalità di oro vecchio fino a rossastro con sfumature brune. Con la maturazione il “Prošek” sviluppa tonalità diverse a causa dell’invecchiamento ossidativo. La fragranza è descritta come un aroma di frutta sovramatura con una lieve nota di legno e un aroma di leggera ossidazione. Il gusto del “Prošek” è caratterizzato da una pienezza che deriva in gran parte dall’elevato tenore di zuccheri residui (glucosio e fruttosio) e in misura minore dall’etanolo


foto: Matthias Böckel

Il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli ha reso subito ieri in Senato un’informativa sulla Tutela della DOP Prosecco. Ne riportiamo un significativo estratto che dimostra come l’Italia non solo non si è arresa ma conta di poter vincere la battaglia finale:

«… l’Italia è prima in Europa per numero di marchi riconosciuti (838 DOP e IGP). L’Italia non produce cibo. L’Italia produce distintività e tradizione […]



All’interno dei marchi a dominazione, il Prosecco rappresenta una tipicità esclusivamente italiana nonché il caso di maggiore successo commerciale degli ultimi anni: nel 2020 sono state prodotte 500 milioni di bottiglie per 2,4 miliardi di euro di fatturato al consumo (dati 2020, Consorzio Prosecco)[…]


Nell’arco di poco più di un decennio dalla sua costituzione (2009), il Prosecco è diventata la prima DOP italiana nel comparto del vino: negli ultimi 5 anni, sia le esportazioni che il valore della produzione sono aumentate di circa il 30%, arrivando a sfiorare una quota del 25% sul valore totale nazionale delle DOP vino. […] Oggi, oltre i tre quarti delle bottiglie prodotte sono collocati all’estero. Tale effetto trainante si riflette anche nei risultati dell’export di vino del primo semestre 2021, che cresce del 15,2% rispetto al primo semestre 2020».


foto: SplitShire

Ha poi prosegito Patuanelli descrivendo le strategie da attuare:

«Sin da subito, nel corso del Comitato di Gestione europeo del 29 giugno, abbiamo espresso la netta contrarietà alla proposta, in quanto non solo la traduzione di detta Menzione corrisponde al nome della DOC “Prosecco” e delle DOCG “Conegliano Valdobbiadene-Prosecco” e “Colli Asolani-Prosecco”, protette come DOP e come tali iscritte nel relativo registro della Commissione; ma anche perché l’eventuale autorizzazione all’uso del Prosek croato avrebbe creato un pericoloso precedente di istituzionalizzazione dell’Italian Sounding. Ciò non di meno, la Commissione ha ritenuto che non sussistessero ragioni ostative alla pubblicazione della domanda.


Pur mantenendo altissima l’attenzione sulla vicenda, ci tengo comunque a rassicurarvi sul fatto che, ad oggi, non è ancora stata presa, nel merito, una decisione definitiva sulla registrazione del Prosek, dal momento che la normativa europea ci consente, in sede di opposizione, di far valere le nostre ragioni.



[…] Nei 60 giorni decorrenti dalla pubblicazione della richiesta di registrazione in Gazzetta Ufficiale faremo opposizione formale nei confronti della domanda croata. E lo faremo in modo adeguato e compatto […] Ci sono molti argomenti a sostegno delle nostre ragioni, che mi fanno ben sperare sul lieto fine della vicenda:

  • Rilevo infatti che un eventuale riconoscimento della Menzione Tradizionale Prosek si pone in contrasto con l’articolo 33, paragrafo 2, del Regolamento UE n. 33/2019, che ammette la coesistenza tra Menzioni Tradizionali, DOP e IGP soltanto per le Menzioni Tradizionali protette anteriormente al 1° agosto 2009
  • A tal riguardo, ricordo che già dai negoziati per l’adesione all’Unione europea da parte della Croazia fu avanzata da questo Paese una richiesta in tal senso e, su opposizione dell’Italia, tale richiesta venne respinta: infatti, la Menzione Tradizionale Prosek non venne iscritta nel registro della Commissione UE. 
  • Ci appelleremo, inoltre, a quanto statuito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea lo scorso 9 settembre, nell’ambito della causa C-783/19 “Comitè Interprofesional du Vin de Champagne contro GB” (nota anche come “sentenza Champanillo“), vale a dire che sussiste evocazione abusiva quando “l’uso di una denominazione produce, nella mente di un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, un nesso sufficientemente diretto e univoco tra tale denominazione e la DOP.


Pertanto, ritengo che non ci siano le condizioni giuridiche affinché esso possa essere registrato; se ciò avvenisse, infatti, verrebbe palesemente smentito un autorevole principio giuridico affermato dalla Corte di Giustizia europea e recentissimamente ribadito.


A questo settore io ribadisco il mio impegno: metteremo in campo tutte le nostre forze e le nostre energie per bloccare questa errata ed assurda decisione, che mortifica la storia e l’identità dei nostri territori e penalizza produttori e consumatori.





foto: Pexels

L’Italia ha dunque pronte le energie, la convinzione e le risorse per rispondere al punto croato. Due mesi e poi sapremo chi metterà sul tavolo il braccio dell’avversario.




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fonte: UE Commission, MiPAAF

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a cura della redazione di spiritoitaliano.net